In ragione delle sue posizioni su alcune questioni sociali è soprannominato Il chierico rosso.Reuters.French Against Vatican Sacking of "Red Cleric" 17 January 1995
Biografia Jacques Jean Edmond Georges Gaillot è nato a Saint-Dizier l'11 settembre 1935.
Formazione e ministero sacerdotale Fin da adolescente, voleva diventare sacerdote. Dopo gli studi secondari, è entrato nel seminario di Langres.
Dal 1957 al 1959 ha svolto il servizio militare obbligatorio in Algeria, durante la guerra di indipendenza del paese. Dal 1960 al 1962 è stato inviato a Roma per completare gli studi in teologia e ottenere la laurea.
Il 18 marzo 1961 è stato ordinato presbitero. Dal 1962 al 1964 è stato inviato all'Istituto superiore per la liturgia a Parigi; nello stesso periodo ha insegnato al seminario maggiore di Châlons-en-Champagne. Dal 1965 è stato professore presso il seminario regionale di Reims. Ha presieduto numerose sessioni per attuare gli orientamenti del Concilio Vaticano II. Nel 1973 è stato nominato parroco di St. Dizier, sua città natale, diventando co-direttore dell'Istituto per la formazione degli educatori del clero (IFEC) di Parigi. Nel 1977 è stato nominato vicario generale della diocesi di Langres. Nel 1981 è stato eletto vicario capitolare.
Ministero episcopale Il 5 maggio 1982 è stato nominato vescovo di Évreux. Ha ricevuto l'ordinazione episcopale il 20 giugno successivo dal vescovo di Langres Léon Aimé Taverdet, coconsacranti il vescovo di Saint-Dié Jean-Félix-Albert-Marie Vilnet e l'arcivescovo di Rouen Joseph Marie Louis Duval.Diocese of Partenia. January 2007
Opinioni e polemiche Appena nominato vescovo e preso possesso della diocesi, Gaillot si rese protagonista di azioni che, secondo lui, gli costarono il vescovado. Nel suo primo messaggio pasquale affermò: "Cristo è morto al di fuori delle mura, come è nato al di fuori delle mura. Se vogliamo vedere la luce, il sole della Pasqua, noi stessi dobbiamo andare fuori dalle mura". A seguito di questo egli ha poi precisato che: "Non sono qui per convincere il convinto o prendersi cura del bene, io sono qui per sostenere i malati e offrire una mano a chi si è perduto. Un vescovo deve rimanere in cattedrale o andare per strada? Io ho fatto la mia scelta". In pochi mesi Gaillot aveva cominciato ad agire applicando le sue parole.
Nel 1983 sostenne un obiettore di coscienza davanti al tribunale di Évreux. Durante l'assemblea annuale della Conferenza episcopale francese, è stato uno dei due vescovi (su un totale di 110) a votare contro il testo dell'episcopato sulla deterrenza nucleare, che ha sostenuto l'idea di avere armi nucleari come deterrente legittimo.
Nel 1984 scatenò polemiche tra le numerose autorità cattoliche per via del suo rifiuto a sostenere il movimento in difesa delle scuole parrocchiali francesi.
Nel 1985 sostenne la prima intifada in Cisgiordania e nella striscia di Gaza e incontrò Yasser Arafat a Tunisi. Nel 1987 partecipò, su invito, a una sessione speciale delle Nazioni Unite a New York per il disarmo. Il primo impatto con i media è arrivato nel gennaio del 1985, quando firmò un appello a favore degli insegnanti sottopagati della scuola cattolica; tra i cofirmatari vi era anche Georges Marchais, capo del Partito Comunista Francese. L'appello è stato molto controverso e ha determinato l'inizio di una campagna della destra contro il vescovo Gaillot. All'interno della sua diocesi, il quotidiano Le Figaro guidò la campagna, descrivendo il vescovo come "uno strumento dei peggiori nemici della chiesa".
Nel 1987, si recò in Sudafrica per incontrare un giovane militante anti-apartheid originario di Évreux e condannato a quattro anni di carcere dal governo sudafricano. Apparve anche in una manifestazione con militanti comunisti. Al fine di realizzare questo viaggio, dovette rinunciare ad accompagnare i pellegrini della diocesi a Lourdes, decisione che gli attirò diverse critiche. Inoltre, nello stesso anno aveva anche annunciato che i vescovi francesi "rimangono troppo preoccupati del corretto funzionamento della chiesa e delle sue strutture." Sempre nel 1987 Gaillot si recò ad Atene per mostrare solidarietà ad un gruppo di profughi palestinesi appena sbarcati.
Nel 1988, durante una sessione a porte chiuse della conferenza episcopale a Lourdes, sostenne l'ordinazione di uomini sposati. Al termine della sessione, Gaillot ha parlato alla stampa circa le discussioni tenute, esponendo anche i propri punti di vista. Promosse una revisione del celibato ecclesiastico e l'uso del preservativo, causando notevoli tensioni con la Conferenza episcopale francese. La situazione è stata aggravata dal fatto che nel parlare ai media sulla sessione, Gaillot aveva violato la convenzione sulla riservatezza. In seguito ha difeso le sue azioni precedenti, osservando che "Non ho mai rotto il voto di castità... Lo ho solo messo in discussione. Ma questo è peggio". Nello stesso anno, Gaillot ha fatto un passo senza precedenti per un vescovo cattolico: ha benedetto un'unione omosessuale in un "servizio di accoglienza", dopo che la coppia lo ha richiesto in vista della loro morte imminente per AIDS.
Nel 1989, ha partecipato a un viaggio in Polinesia francese organizzato dal movimento per la pace, chiedendo la fine degli esperimenti nucleari francesi. Nello stesso anno ha partecipato alla cerimonia del trasferimento delle ceneri del defunto prete rivoluzionario Henri Grégoire (1750-1831) al Pantheon, la necropoli dei grandi di Francia. Grégoire era stato determinante nell'abolizione della schiavitù e nella fine della discriminazione contro neri ed ebrei durante la Rivoluzione francese. La gerarchia della Chiesa cattolica si era rifiutata di dargli gli ultimi sacramenti a causa dell'accettazione di Grégoire della costituzione civile del clero. Gaillot è stato l'unico vescovo francese ad aver partecipato a questa cerimonia. In questa fase della sua carriera, il vescovo Gaillot si era guadagnato una grande visibilità, dividendo l'opinione pubblica fra ammiratori e detrattori. Il giornalista francese Henri Tincq ha scritto su Le Monde che "[il vescovo Gaillot] ha il merito di dire ad alta voce ciò che molte persone autorevoli nella Chiesa pensano in profondità."
Per tutto il 1989, ha continuato a causare notevoli tensioni all'interno della Conferenza episcopale francese, e i membri dell'episcopato hanno votato per censurarlo. L'azione disciplinare è scattata dopo che Gaillot ha rilasciato un'intervista alla rivista Lui, l'equivalente francese di Playboy. Inoltre, ha rilasciato interviste alle più importanti riviste gay e ha biasimato l'incompetenza della gerarchia cattolica per giudicare le circostanze dell'omosessualità. A questo punto, il vescovo ha offerto le sue dimissioni al papa, che avrebbe potuto sentire la necessità di rimuoverlo; nessuna azione è stata comunque presa.
Verso la fine del 1989, ha tentato una conciliazione, firmando un accordo in cui ha promesso "fedeltà" e "docilità" al papa. Questo accordo però non è durato a lungo; dopo una settimana, Gaillot si era allontanato dalla maggior parte degli altri vescovi, apparendo in televisione per criticare lo "stato debole del dibattito interno nella Chiesa" e per esprimere i suoi sentimenti di dolore in quanto non erano stati fatti progressi dopo il Concilio Vaticano II.
Nel 1991, si è opposto alla guerra del Golfo con la pubblicazione di un libro intitolato Lettera aperta a coloro che predicano la guerra ma lasciano che sia intrapresa da altri. Ha inoltre condannato l'embargo all'Iraq. Prima della fine del 1991, la Conferenza episcopale francese ha censurato Gaillot altre tre volte, l'ultima per il suo intervento ad Haiti, a sostegno del presidente ed ex presbitero Jean-Bertrand Aristide.
Gaillot ha causato polemiche con una serie di altre azioni. È stato spesso condannato dai confratelli per le sue numerose apparizioni televisive che giustificava affermando che se la gente avesse trovato interessante un vescovo, chiaramente avrebbe trovato interessante la Chiesa.
Oltre a questo, il vescovo Gaillot ha anche assunto un atteggiamento indulgente con le donne che avevano abortito volontariamente, sostenendo che non era qualificato per giudicare una persona che si trova in un tale scenario.
Nel 1994, l'arcivescovo di Rouen Joseph Duval, presidente della Conferenza episcopale francese, ha tentato di convincere Gaillot a cessare le sue azioni; questi però gli ha risposto ritirando la sua offerta di dimissioni, affermando che lo scenario non può ridursi alla stessa risposta data dal Vaticano nel caso di monsignor Raymond Hunthausen, arcivescovo di Seattle, ritiratosi nel 1991 prima dei 75 anni a causa delle polemiche nate da alcune sue affermazioni.
Al culmine della controversia che il vescovo Gaillot ha causato durante il suo mandato come ordinario di Évreux, il vescovo si è abbandonato a un'aspra campagna denigratoria. Egli ha bollato l'arcivescovo Duval come un "ayatollah" che cerca di imporre "uniformità ideologica" in seno alla Conferenza episcopale francese. Inoltre, ha paragonato lo stile di leadership del cardinale Bernardin Gantin, prefetto della Congregazione per i vescovi, a quello della Stasi della Germania Est.
A sostegno del forte desiderio di Gaillot di raggiungere l'"esiliato" è il fatto che nel momento in cui ha lasciato l'incarico presso la diocesi di Évreux aveva visitato più prigioni di ogni vescovo della storia della Francia.
Rimozione Il 12 gennaio 1995, Jacques Gaillot è stato convocato per un incontro in Vaticano con il cardinale Bernardin Gantin. Gli è stata offerta la scelta di dimettersi dalla sua sede e di diventare vescovo emerito di Évreux, o di essere rimosso d'ufficio. In quest'ultimo caso, gli sarebbe stata assegnata la sede titolare di Partenia. Gaillot ha scelto di non dimettersi; ha lasciato il Vaticano e, tornato in Francia, ha tenuto una conferenza stampa, fornendo un breve comunicato stampa per spiegare gli eventi:
La sede di Partenia, nel deserto dell'Algeria, non esiste più, in realtà, dal V secolo, quando quelle terre facevano parte della provincia romana di Mauretania. Tale nomina lo ha privato di ogni responsabilità pastorale. Gaillot continuò a operare via Internet, come un "vescovo virtuale".
Gaillot non ha mai acquisito uno stemma o un motto episcopale sia prima sia dopo la rimozione, sostenendo che queste insegne sarebbero più tipiche della nobiltà che della Chiesa.
Reazione alla rimozione La rimozione ha suscitato una risposta emotiva da parte di migliaia di persone in tutta la Francia e nel resto del mondo. Ventimila persone, tra cui la madre di Gaillot, hanno partecipato alla sua ultima messa da ordinario diocesano presso la cattedrale di Évreux e sono rimaste per strada a protestare contro la decisione del Vaticano. I manifestanti si sono uniti sotto la guida del sindaco comunista della città e hanno marciato per le strade sotto la pioggia. Essendo la cattedrale piena, molte persone sono rimaste fuori per l'ultima messa del vescovo. In diocesi ha lasciato croce, mitra e pastorale.
La scelta di rimuovere Gaillot dalla carica di vescovo ordinario di Évreux è stato ampiamente considerato un errore sia dai laici sia dal clero, e anche da molte persone non religiose che vedevano Gaillot favorevolmente. Dopo la sua rimozione, quarantamila persone hanno scritto lettere all'ufficio della cattedrale di Évreux, molte di queste sono state poi trasmesse in Vaticano. Gaillot è stato percepito favorevolmente da un numero significativo di persone, in particolare grazie al suo ministero aperto a tutti gli uomini senza distinzione. Inoltre, era diventato una figura di rilievo nazionale dopo le sanzioni prese contro di lui.Christianity Today. Deposed Bishop Invents Online Diocese , 29 April 1996