Eletto Presidente della Generalitat de Catalunya nel 2016, dopo un'esperienza da sindaco di Gerona (2011-2016) e una lunga carriera giornalistica, è membro del Partito Democratico Europeo Catalano e dunque fermo sostenitore dell'indipendenza catalana. In seguito al referendum sull'indipendenza del 1º ottobre 2017, il 27 ottobre dello stesso anno dichiara l'indipendenza della Catalogna dalla Spagna; ciò determina l'immediata applicazione, da parte del Primo ministro spagnolo Mariano Rajoy, dell'articolo 155 della Costituzione, in base al quale la Catalogna viene commissariata e Puigdemont destituito con tutto il suo governo. Denunciato per ribellione, sedizione e appropriazione indebita di denaro, per sottrarsi all'arresto Puigdemont si rifugia in Belgio insieme ad altri quattro ex consiglieri. In seguito alla vittoria nelle elezioni regionali del 2017, il neo-presidente del Parlamento catalano Roger Torrent (ERC) annuncia l'intenzione di voler nuovamente Puigdemont nel ruolo di Presidente della Generalitat, cosa però impossibile data l'assenza dello stesso dalla Catalogna (e al suo posto viene eletto Quim Torra). Dal 25 marzo al 6 aprile 2018 si è trovato in stato d'arresto in Germania presso il penitenziario di Neumünster. Alle elezioni europee del 26 maggio 2019 viene invece eletto europarlamentare: tuttavia, non essendo rientrato in Spagna per giurare, il suo mandato viene riconosciuto dal Parlamento europeo solo in seguito a una sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea nel dicembre 2019.

È considerato dagli indipendentisti il presidente dell'autoproclamata "Repubblica Catalana", la quale però non dispone di istituzioni o di qualche effettività, né gode di alcun riconoscimento giuridico o diplomatico.

Biografia

Carles Puigdemont è nato il 29 dicembre 1962 ad Amer da Xavier Puigdemont i Oliveras e Núria Casamajó i Ruiz, pasticcieri, secondo di otto fratelli.. Il nome gli venne dato in onore di suo nonno, Carles Casamajó, combattente della guerra civile spagnola scomparso, e mai ritrovato, nel 1943 dopo l'esilio in Francia.. Suo bisnonno e suo zio furono entrambi sindaci di Amer.

Da giovane lavorò nella pasticceria di famiglia e suonò il basso in un gruppo pop rock locale, manifestando però presto una passione per il giornalismo: a sedici anni, mentre studiava presso il collegio monastico di Gerona, era già reporter per il giornale Diari de Girona, occupandosi prevalentemente di cronaca sportiva, mentre pochi anni dopo fondò il giornale Espelt. In seguito iniziò a studiare filologia catalana all'Università di Girona, ma non si laureò per dedicarsi alla carriera giornalistica.

La notte tra il 24 e il 25 gennaio 1983 fu vittima di un grave incidente automobilistico quando, sulla strada di ritorno da Girona ad Amer, la sua SEAT Marbella andò violentemente a sbattere contro un camion: lo scontro gli lasciò diverse cicatrici in volto tutt'oggi visibili..

Carriera giornalistica Iniziò la carriera giornalistica come corrispondente di Amer per il Diari de Los Sitos. Nel 1982 venne assunto dal quotidiano El Punt, collegato al partito politico Convergenza e Unione, come correttore di bozze, dove divenne, in seguito, capo redattore. In quegli anni cominciò a seguire corsi sul giornalismo elettronico e sull'utilizzo delle nascenti reti sociali, specializzandosi successivamente in ambito tecnologico. Promosse, inoltre, vari progetti di comunicazione su Internet per la provincia di Girona.

Nel 1993 intraprese una serie di viaggi per gli Stati dell'Unione europea al fine di raccogliere vari pareri da parte della stampa internazionale sulla Catalogna dal punto di vista storico, dalla rivolta di Prats de Molló (1926) ai Giochi della XXV Olimpiade (1992): il risultato fu, l'anno dopo, il libro Cata... que? Catalunya vista per la Premsa internazionale ("Cata... cosa? La Catalogna vista dalla stampa estera"), pubblicato in associazione col settimanale Presència, nel quale vengono affrontati molti temi della storia catalana come la figura di Josep Tarradellas, l'indipendentismo, l'uso della lingua e le relazioni con la Spagna.

Fu, dal 1999 al 2002, direttore dellAgencia Catalana de Notícies. Nel 2004 fondò il mensile in inglese Catalonia Today, del quale fu direttore generale fino al 2016, quando lasciò l'incarico alla moglie. È attualmente membro dell'Associazione dei giornalisti catalani e ha pubblicato diversi saggi sulla comunicazione e le nuove tecnologie.

Carriera politica

Inizi Fin da giovanissimo strenuo sostenitore della causa indipendentista,. Puigdemont fu un membro fondatore della sezione di Girona della Joventut Nacionalista de Catalunya ("Gioventù nazionalista di Catalogna"); nel 1983 si iscrisse al partito Convergenza Democratica di Catalogna, nel quale resterà fino al suo scioglimento nel 2016.

Nel 1992, in occasione delle Olimpiadi di Barcellona, fece parte di un'organizzazione di nazionalisti catalani vista come parte della cosiddetta "Operation Garzón", pur non condividendone alcuni aspetti. Tra il 2002 e il 2004 fu il direttore della Casa della Cultura di Girona. Nel 2006, infine, fu eletto deputato del Parlamento della Catalogna, impegnandosi così a tempo pieno nella politica.

Sindaco di Girona

Nel 2007, Puigdemont si presentò alle elezioni comunali a Gerona come rappresentante della coalizione Convergenza e Unione, sostituendo il precedente candidato Carles Mascort (ritiratosi dopo alcune minacce di morte), ma perse e rimase all'opposizione. Tuttavia, alle successive elezioni comunali, il 1º luglio 2011, riuscì a rompere l'egemonia del Partito dei Socialisti di Catalogna, che durava da trentadue anni, e a essere eletto sindaco (alcalde in spagnolo e in catalano) della città. Durante il suo mandato, però, non ebbe la maggioranza assoluta (31.53%), e dovette stipulare accordi con le altre fazioni politiche. Tra le proposte del suo programma politico vi erano forti investimenti nel settore turistico, la promozione del Temps des Flors e l'apertura della città come ambientazione di alcune scene della serie TV Il Trono di Spade.

Appena due settimane dopo, il 15 luglio, dopo una conferenza dell'assessore alla Sanità, fu aggredito da un gruppo di manifestanti contrari ai tagli effettuati in quel settore.

Nel 2012 venne denunciato dallo Stato per uso improprio di denaro pubblico per aver comprato dei treni speciali della Renfe Operadora in occasione della manifestazione per l'indipendenza catalana tenutasi nel settembre di quell'anno.

Nel maggio 2015 venne rieletto sindaco. A luglio subentrò a Josep Maria Vila d'Abadal come presidente dellAssociació de Municipis per la Independència ("Associazione dei comuni per l'indipendenza"). Il 27 settembre fu nuovamente eletto deputato al Parlamento catalano nella lista indipendentista Junts pel Sí ("Insieme per il Sì"), arrivando terzo (dopo Lluís Llach e Anna Caula). A novembre venne indagato dall'Audiència Nacional per il suo sostegno alla dichiarazione di inizio del processo di indipendenza catalana, conseguenza del processo partecipativo di qualche mese prima.

Presidente della Generalitat de Catalunya

Il 9 gennaio 2016, a causa di una grave crisi del governo di Artur Mas, vengono indette nuove consultazioni, con due giorni di tempo per trovare un nuovo Presidente; nel caso non si fosse trovato un candidato capace di mettere d'accordo il JxSí e il CUP, si sarebbe andati a elezioni anticipate.. Il nome proposto è quello di Carles Puigdemont, che il giorno dopo viene eletto Presidente della Generalitat de Catalunya con 70 voti a favore, 63 contrari e due astenuti. L'elezione di un indipendentista dichiarato, favorevole alla secessione ma contrario alla convocazione di un referendum unilaterale sulla questione, riaccende il dibattito sulle secolari aspirazioni indipendentistiche della Catalogna dalla Spagna.

Puigdemont si insedia come Presidente il 12 gennaio, destando scalpore giurando fedeltà solo al "popolo catalano" e non al Re Felipe VI e alla Costituzione spagnola. Il giorno seguente annuncia la composizione del suo Governo e la nomina di Oriol Junqueras (leader di ERC) come suo vice.

La nuova legislatura affronta inizialmente diversi problemi a causa del dissesto delle finanze pubbliche, tanto che nel giugno 2016 la CUP rifiuta di approvare il bilancio dello Stato; in risposta, Puigdemont annuncia un voto di fiducia per fine settembre. L'8 luglio partecipa all'ultimo congresso del CDC, che viene sciolto per fondare, due giorni dopo, il nuovo Partito Democratico Europeo Catalano, con l'obiettivo di rendere la Catalogna uno Stato indipendente membro dell'Unione europea.

Il 29 settembre, nel discorso tenuto in occasione del voto di fiducia annunciato a giugno, Puigdemont annuncia l'intenzione di convocare un referendum popolare per l'indipendenza catalana entro il settembre 2017, indipendentemente dal parere del Governo spagnolo e in contrasto con quanto da lui stesso precedentemente appoggiato. Grazie a questo annuncio, il Presidente riacquista la fiducia della CUP (ma perde il supporto del CSQP, dubbioso sulla possibilità economica dell'iniziativa), venendo confermato in carica con 72 voti su 135.

Referendum per l'indipendenza catalana

Preparativi Nel dicembre 2016, Puigdemont convoca il Pacte Nacional pel Referèndum per cominciare ufficialmente i preparativi per il referendum indipendentista. In seguito, insieme al suo vice Junqueras e al consigliere per gli affari esteri Raül Romevae, comincia quindi la campagna elettorale per presentare il referendum e pubblicizzarlo anche al di fuori della Catalogna. In particolare, il 24 gennaio 2017, tiene un discorso in catalano davanti al Parlamento europeo nel quale comunica i motivi e le ragioni per le quali la Catalogna vuole essere riconosciuta come Stato indipendente e sostiene l'intenzione catalana di voler far parte dell'Unione Europea. In conclusione, annuncia che entro la fine dell'anno «la Catalogna deciderà liberamente del proprio futuro tramite un referendum legittimo, legale, con tutte le garanzie democratiche, efficace e vincolante».

Il 22 maggio 2017 Puigdemont si reca a Madrid per incontrare il Primo ministro spagnolo Mariano Rajoy e cercare un accordo condiviso sul referendum, inutilmente. A questo punto si inaspriscono definitivamente i rapporti tra Spagna e Catalogna, e le ostilità vengono messe provvisoriamente da parte solo dopo l'attentato di Barcellona del 17 agosto, in seguito al quale, il 26 agosto, Puigdemont, Rajoy e Re Felipe VI hanno manifestato insieme contro il terrorismo.

A giugno, Puigdemont annuncia il 1º ottobre (quarant'anni esatti dal rientro in Catalogna di Josep Tarradellas, primo presidente della Generalitat del post-franchismo) come data ufficiale del referendum e determina inoltre che, a differenza della consultazione del 2014, questo referendum sarà vincolante in quanto strumento «sostenuto da una larga maggioranza politica e sociale» della Catalogna. Il 6 settembre il Parlamento catalano approva la legge regionale istitutiva del referendum con 72 voti a favore (Junts pel Sí e CUP), 11 astenuti (Catalunya Sí que es Pot - Podemos) e nessun voto contrario. I rappresentanti dei partiti contrari al referendum e all'opzione separatista (PP, PSC-PSOE e Ciudadanos), infatti, non partecipano alla votazione, abbandonando l'aula per non dare alcun avallo a un atto che considerano illegale.