Per dimensione dell'esercito romano durante la seconda guerra punica si intendono le modifiche (aumenti e riduzioni nel numero delle sue componenti militari: legioni ed alleati, oltre alla flotta militare) subìte in seguito agli eventi della guerra condotta da Roma contro il cartaginese Annibale, durata quasi un ventennio (dal 218 al 202 a.C.).

Le prime trasformazioni della Repubblica romana si verificarono già durante il conflitto, quando il senato assunse il comando delle operazioni, mostrando come sostiene il Brizzi «una visione strategica chiara nella gestione di una guerra che andava assumendo proporzioni ecumeniche finora sconosciute all'età antica». Il governo di Roma antica evidenziò capacità degne di uno stato maggiore moderno, che si tradussero nel curare ogni singolo dettaglio organizzativo, come quello di stabilire l'entità dei contingenti da inviare nei diversi settori strategici e con essi i loro comandanti; ordinare le leve e richiedere ai socii le necessarie forniture militari..

Contesto storico

Allo scoppio della seconda guerra punica, memore delle battaglie navali della prima guerra, Roma allestì una flotta di oltre 200 quinqueremi (nel 218 a.C.). La città stessa fornì 24.000 fanti e 1.800 cavalieri (pari a 6 legioni) scelti tra i cittadini romani, oltre a 45.000 fanti e 4.000 cavalieri scelti tra gli alleati (socii), che secondo Polibio rappresentavano ulteriori 9-10 legioni..

Negli anni successivi della guerra, i Romani furono costretti a mettere in campo un esercito crescente di uomini. Nel 216 a.C. furono schierati ben 80.000 fanti e 9.600 cavalieri,. pari a 16 legioni romane. Nel 211 a.C. il numero delle legioni raggiunse per quell'epoca la cifra record di 23 legioni nel 212 a.C.; .-211 a.C.. (o più probabilmente 25, come sostiene parte della critica moderna...), dislocate in Italia, Illirico, Sicilia, Sardegna, Gallia Cisalpina e di fronte alla Macedonia. Si trattava di una forza pari a circa 100.000/115.000 fanti e 7.000 cavalieri circa (sulla base dei conteggi forniti da Polibio..), a cui andava sommata la piccola squadra degli Scipioni in Spagna, la flotta dello Ionio (di 50 navi) e di Sicilia (di 100 navi).. Qui di seguito proviamo a ricostruire la dislocazione delle armate romane durante la seconda guerra punica: vinta dai cartaginesi.

Seconda guerra punica 218 a.C. Secondo quanto ci racconta Tito Livio, i Romani equipaggiarono sei legioni nel 218... Tra i Romani furono arruolati 4.000 fanti e 1.800 cavalieri; tra gli alleati 40.000 fanti e 4.440 cavalieri. A questi contingenti si aggiungevano 220 quinqueremi e venti navi veloci..

Le forze romane furono così divise fra i due consoli ed il pretore in Gallia cisalpina: A Sempronio furono date due legioni, ciascuna delle quali era composta da 4.000 fanti e 300 cavalieri, oltre a 16.000 fanti e 1.800 cavalieri degli alleati (pari a 4 alae), oltre a 160 navi lunghe e 12 navi piccole e veloci.. Con queste forze Sempronio fu inviato in Sicilia con l'ordine di passare in Africa, sempre che l'altro console fosse stato sufficiente a tenere lontano dall'Italia Annibale.. A Cornelio furono assegnate forze minori, poiché egli era supportato in Gallia cisalpina dal pretore Lucio Manlio Vulsone, a capo di un contingente non esiguo;. Cornelio ebbe infatti forze marittime ridotte, pari a 60 quinqueremi, in quanto non si riteneva possibile che il nemico sarebbe venuto via mare. A Cornelio vennero quindi date due legioni ed il corrispondente reparto di cavalleria, oltre a 14.000 fanti degli alleati e 1.600 cavalieri (pari ad oltre tre alae).. A Lucio Manlio fu affidata la provincia di Gallia, esposta anch'essa al pericolo della guerra punica, con un presidio di due legioni e 600 cavalieri romani, oltre a 10.000 fanti e 1.000 cavalieri alleati..

Anno(inizi) Esercito consolare (1) Esercito consolare (2) Gallia cisalpina Sicilia Sardegna Spagna Campania Apulia Grecia eMacedonia Piceno Etruria Lucania Roma TOTALE218 a.C.P. Cornelio Scipione. (cos.),2 legioni + 3 alae(Spagna poi la Gallia cisalpina)Ti. Sempronio Longo (cos.),2 legioni + 4 alae(Sicilia ed Africa)Lucio Manlio Vulsone (praetor)2 legioni + 2 alaevedi esercito consolare (2)nessun comandovedi esercito consolare (1)nessun comandonessun comandonessun comandonessun comandonessun comandonessun comandoGaio Atilio Serrano?. (praetor urbanus)1 legione + 1 ala di alleati6(-7) legioni + 40.000 fanti e 4.440 cavalieri alleati

217 a.C. A Roma si procedette all'elezione dei consoli per il 217 a.C. Si trattava di Gneo Servilio Gemino e Gaio Flaminio Nepote...

Vennero quindi arruolate nuove legioni per fronteggiare la situazione. La minaccia punica appariva davvero preoccupante e venne decisa la mobilitazione di almeno 11-13 legioni in totale: una venne inviata in Sardegna, due in Sicilia, due vennero poste a difesa di Roma, due vennero mandate in Spagna. Rinforzi arrivarono anche alle quattro legioni accampate nella Gallia Cisalpina e indebolite dalle perdite subite contro Annibale nella battaglia della Trebbia e alle guarnigioni della penisola.. Vennero inviate inoltre richieste di aiuto anche a Gerone II, tiranno di Siracusa, il quale mise subito a disposizione dei Romani 500 Cretesi e 1.000 peltasti..

Flaminio, al quale erano toccate in sorte le legioni che svernavano a Placentia, mandò al console uscente Sempronio Longo un editto affinché conducesse l'esercito alle idi di marzo negli accampamenti di Ariminum..

Anno(inizi) Esercito consolare (1) Esercito consolare (2) Gallia cisalpina Sicilia Sardegna Spagna Campania Apulia Grecia eMacedonia Piceno Etruria Lucania Roma TOTALE217 a.C.Servilio Gemino (cos.),2 legioni + 2 alaeFlaminio Nepote (cos.),2 legioni + 2 alae......nessun comandoP. Cornelio Scipione (procos.) insieme al fratello Gneonessun comandonessun comandonessun comandonessun comandonessun comandonessun comando... (praetor urbanus)1 legione + 1 ala di alleati13 legioni

216 a.C.

215 a.C. Per il 215 a.C. furono eletti consoli Postumio Albino, che era assente in quanto amministrava la provincia della Gallia cisalpina, e Tiberio Sempronio Gracco che in quel momento ricopriva la carica di magister equitum.. Furono poi eletti come pretori, Marco Valerio Levino per la seconda volta, Appio Claudio Pulcro, Quinto Fulvio Flacco e Quinto Muzio Scevola.. Fatte queste nomine, il dittatore tornò presso il suo esercito che stava svernando nei pressi di Teanum Sidicinum, mentre lasciò a Roma il maestro della cavalleria..

E mentre si stava provvedendo a una nuova riorganizzazione e distribuzione dei comandi delle armate romane, giunse la tremenda notizia di una nuova disfatta, nella quale era stato coinvolto il console designato, Postumio Albino. Egli era caduto in battaglia e l'intero suo esercito era stato completamente annientato in Gallia.. Tiberio Sempronio convocò prontamente il senato, esortandolo a non cedere di fronte a sventure minori, quando il coraggio di Roma non si era piegato dopo il disastro di Canne. La guerra contro i Galli doveva essere sicuramente posticipata. Alla vendetta si sarebbe dopo aver sconfitto Annibale..

A Fulvio Fiacco venne attribuita la pretura urbana, mentre a Valerio Levino fu affidato l'incarico di giudicare le controversie fra stranieri. Ad Appio Claudio toccò la provincia di Sicilia ed Muzio Scevola quello della Sardegna, mentre Claudio Marcello ottenne il proconsolato, poiché dopo la battaglia di Canne, fu il solo fra i generali romani ad aver condotto felicemente in Italia la guerra..

A questo punto seguì una relazione di Tiberio Gracco riguardo al numero di fanti e di cavalieri, cittadini ed alleati, che si trovavano a militare sotto le insegne del dittatore; ne seguì una di Marcello riguardo alla consistenza del suo esercito.. Fu chiesta inoltre la consistenza delle milizie che si trovavano in Apulia sotto il comando del console Terenzio Varrone. E poiché si ritenne di non essere in grado di costituire due eserciti consolari tanto efficienti per una guerra così importante come quella gallica e annibalica contemporaneamente, il Senato deliberò dì trascurare per quell'anno il settore della Cisalpina, mentre a Tiberio Gracco fu assegnato l'esercito del dittatore.. Riguardo agli altri eserciti presenti in Italia:

venne deliberato che quei soldati di Marcello che provenivano dai reparti fuggiti a Canne, fossero trasferiti in Sicilia dove poter prestare il loro servizio militare, fino a quando fosse durata la guerra in Italia;. I soldati malati provenienti dalle legioni del dittatore furono mandati in Sicilia, non stabilendo per questi ultimi un numero obbligatorio di anni di servizio militare superiore agli anni del servizio regolare.. Vennero assegnate le due legioni urbane al console Fabio Massimo,. che avrebbe sostituito lo scomparso Postumio Albino; furono richiamate dalla Sicilia due legioni, permettendo al console ancora da eleggere, di prelevare da queste ultime, quanti soldati gli risultassero necessari per completarne i ranghi.. Al console Terenzio Varrone venne prorogato per un anno il comando che aveva avuto in Apulia, mentre le forze presenti nella sua armata furono confermate.. Fu quindi incaricato di fare le leve nell'agro Piceno e rimanere in questa regione a sua difesa.. Il console Tiberio Sempronio fissò il giorno in cui si dovevano trovare raccolte a Cales le due legioni urbane e che da qui sarebbero state condotte agli accampamenti di Claudio Marcello, a Nola sopra Suessula.. Le legioni che si trovavano a Cales e che costituivano in buona parte l'esercito di Canne, furono trasferite dal pretore Appio Claudio in Sicilia, mentre quelle siciliane ebbero l'incarico di presidiare Roma.. Claudio Marcello fu inviato a comandare l'esercito al quale era stato fissato il giorno per l'adunanza a Cales, con l'ordine di condurre con sé le legioni urbane.. Prese possesso quindi degli accampamenti che stavano a difesa di Nola, sopra Suessula. Tito Mecilio Crotone fu mandato da Appio Claudio per prendere in consegna il vecchio esercito e condurlo in Sicilia.. A Otacilio Crasso fu assegnato in Sicilia con l'incarico di comandare la flotta.. I consoli si divisero fra loro gli eserciti, toccando a Fabio quello di Teanum, che in passato era stato comandato dal dittatore Giunio Pera; a Sempronio, gli schiavi arruolatisi volontariamente, oltre a più di 25.000 alleati. Al pretore Valerio Levino furono assegnate le legioni di ritorno dalla Sicilia ed il senato deliberò che si recasse in Apulia per farsi consegnare da Terenzio l'esercito; gli venne quindi ordinato di inviare a Taranto l'esercito di Terenzio con qualche luogotenente.. Sempre a Valerio furono date venticinque navi con le quali potesse difendere la costa fra Brindisi e Taranto.. Al pretore Fulvio Flacco vennero date venticinque navi per proteggere le spiagge più vicine a Roma..

Howard Scullard stima che nel 215 a.C. furono mantenute in mare circa 200 navi da guerra e 50.000 uomini di equipaggio..

E mentre questi avvenimenti accadevano in Italia, in Spagna la guerra procedeva piuttosto attivamente e con esito favorevole ai Romani. I due comandanti, Publio e Gneo Scipione avevano diviso l'esercito tra loro, in modo che a Gneo toccasse quello di terra e a Publio quello di mare..