Kleider machen Leute ("Gli abiti fanno le persone") è una novella dello scrittore svizzero dell'Ottocento Gottfried Keller. Facente parte del secondo volume della raccolta di novelle intitolata Die Leute von Seldwyla ("La gente di Seldwyla"), fu pubblicata per la prima volta nel 1874.

Premessa Seldwyla è una città svizzera immaginaria, luogo ove si svolgono i fatti narrati nelle novelle del ciclo. Ecco come la città viene descritta dall'autore:

Tuttavia, nella sua premessa al racconto in questione, Keller descrive gli abitanti di questa città come particolarmente versati nell'attività speculativa delle incessanti e frenetiche negoziazioni in titoli di qualsiasi tipo, paragonando la città, per questa particolare abilità e versatilità dei suoi abitanti in questo campo, a quello che era l'Engadina per i pasticceri, il Canton Ticino per gli stuccatori e la Savoia per gli spazzacamini.È importante rilevare, che l'autore nacque e trascorse gran parte della sua vita a Zurigo, prima piazza finanziaria della Svizzera e seconda in questo campo in Europa, solo a Londra. Persone di poche parole, gli abitanti di Seldwyla, ridono raramente e non perdono tempo a immaginare storielle divertenti ed altre amenità. Essi non vogliono saperne di politica, che, secondo loro, conduce spesso a guerre, che loro, essendo da poco arricchiti, temono più del diavolo.

La novella

Da sarto a conte Protagonista del racconto è un giovane sarto della Slesia, Wenzel Strapinski, il quale, rimasto disoccupato a causa del fallimento dell'atelier presso il quale prestava la propria opera, si mette a girovagare attraverso l'Europa, giungendo infine, in una grigia giornata di novembre, nella città di Seldwyla, affamato e senza più un quattrino in saccoccia (ove gli è rimasto l'ultimo ricordo del suo mestiere: un ditale). Nel cercar di trovare una soluzione ai suoi problemi più impellenti, pensa anche all'accattonaggio, tuttavia l'idea viene subito scartata: egli infatti indossa, sopra un vestito leggero, un pesante mantello a ruota di eccellente ed elegante fattura e calza in testa un bel berretto di pelliccia, abbigliamento irrinunciabile per l'incipiente inverno, ma del tutto inidoneo a dargli credibilità come mendicante. Sedutosi un attimo per riposarsi sull'esterno di un'elegantissima carrozza, viene invitato dal sopraggiunto cocchiere, ad accomodarsi all'interno. Considerato che sta iniziando a piovere, Wenzel non se lo fa ripetere e sale su questo lussuoso mezzo, sulle porte del quale vi è anche il ricco disegno di uno stemma nobiliare. Appena salito Wenzel, il cocchiere frusta i cavalli e a gran carriera esce dalla città e in un'oretta giunge all'arco della porta della città vicina di Goldach (anch'essa immaginaria come Seldwyla, n.d.r.) ed entra in città fermandosi di fronte all'ingresso del miglior albergo-ristorante della città, lo Zur Waage ("Alla bilancia"). Qui, ritenendo terminato il suo "soggiorno" gratuito al coperto, Wenzel scende per andarsene e riprendere il suo vagabondare, ma scopre di non poterlo fare. L'arrivo di una carrozza così elegante ha stimolato la curiosità di coloro che erano nelle vicinanze e tra lo sportello della carrozza e l'ingresso dell'albergo si è radunata una piccola folla ansiosa di veder scendere il gran signore che viaggia su un simile, lussuoso mezzo. Appena messo piede a terra, Wenzel viene quasi sospinto dagli astanti verso l'ingresso del ristorante e vi si trova dentro prima di aver deciso sul come andarsene.

Il personale dell'albergo, titolare in testa, avendo visto la carrozza con cui Wenzel è giunto e l'abbigliamento di cui è vestito, decide che senz'ombra di dubbio deve trattarsi di un gran signore (e quindi di un gran cliente!) per cui fanno tutti a gara per metterlo a suo agio e preparargli quanto di meglio la casa può offrire; la sua incertezza viene scambiata per signorile riservatezza e la sua ritrosia per rispetto dell'etichetta. Gli viene così imbandito un lauto pranzo e in un primo tempo Wenzel si contiene, sbalordito da tanta fortuna, ma poi decide di seguire la corrente favorevole in cui il destino lo ha posto e dà sfogo al suo appetito. È uso che in quel locale si riuniscano tutti i pomeriggi alcuni maggiorenti della città per giocare una partita a carte e prendere il caffè. Wenzel viene invitato al tavolo e i signori presenti fanno a gara nell'offrirgli i migliori sigari e le migliori sigarette, finché viene invitato, insieme agli altri, dal Consigliere ad assaggiare il mosto del nuovo vino nella casa dov'è il suo vigneto. A Wenzel vengono affidate le redini della carrozza che porta anfitrione e invitati a destinazione e il modo con cui egli padroneggia la condotta del mezzo convince ancor più gli astanti che si tratta di persona di alto lignaggio (in realtà egli aveva imparato a condurre carrozze e relativi cavalli durante il servizio militare). Nella casa di campagna del Consigliere si riprende il gioco a carte, un gioco prevalentemente d'azzardo, con puntate in denaro. Invitato a partecipare al gioco, Wenzel si schermisce e quindi gli si chiede comunque di assistervi. Egli conosce bene il gioco, per aver assistito a numerose partite giocate dall'ufficiale cui faceva da attendente durante il servizio militare e alcuni suoi commenti molto pertinenti convincono i presenti a insistere affinché partecipi anche lui: al suo schermirsi, con il pretesto di non avere con sé contanti, rimedia l'amministratore di una grossa filanda, Melchior Böhni, che gli fa prestito della somma necessaria. Le smazzate si susseguono con alterne fortune per Wenzel (e il Böhni interviene un paio di volte per imprestargli le somme perdute) ma alla fine la fortuna volge dalla sua e Wenzel termina il gioco con una grossa somma in tasca, avendo anche già pagato il debito verso il suo creditore. Il quale è l'unico a notare che le dita di Wenzel sono piene di piccole cicatrici da punture, esattamente come si presentano quelle di chi maneggia spesso l'ago da cucito, ma non fa parola ad alcuno della sua scoperta.

Sciolta la compagnia per tempo scaduto, Wenzel si avvia a piedi verso l'albergo, quando incontra il Consigliere accompagnato dalla figlia Nettchen, una giovane in età da marito molto carina. Il consigliere gliela presenta e lo invita a casa sua, dove già vi sono gli altri amici. Così egli si trova a cenare a casa del Consigliere, seduto a tavola al posto d'onore, con a fianco la bella Nettchen. Al termine della cena qualcuno si esibisce in canti che erano di moda negli anni trenta e a Wenzel tutti chiedono di cantare una canzone polacca. Egli conosce solo una canzonaccia da osteria, due strofe di quattro versi cadauna, che aveva imparato a memoria a forza di sentirla cantare quando, in servizio militare, si trovava in Polonia, ma del cui significato non ha mai avuto la più pallida idea. Così, arrossendo, si esibisce anche lui in un canto, ottenendo grandi applausi, senza che per sua fortuna nessuno degli astanti, che non conoscendo il polacco non ne hanno capito un'acca, gli chieda la traduzione. Dice infatti la canzone, tradotta in lingua tedesca:

Una bugia per necessità e conseguenze Tornato in albergo, scopre di non aver più con sé quel poco di bagaglio che si portava dietro e nel quale vi erano tutti gli attrezzi per la toilette giornaliera, presumibilmente dimenticato nella carrozza con la quale era giunto al mattino all'albergo. Alla proposta del titolare di mandare qualcuno a cercare il cocchiere sparito, egli oppone un netto rifiuto, sostenendo di preferire che per un po' di tempo si perdano le proprie tracce, il che conferma ancor di più l'oste nella convinzione che Wenzel sia un nobile polacco, sfuggito alle autorità del suo martoriato paese, a quei tempi spartito tra Russia, Prussia e Impero Austroungarico, agitato da continue rivolte patriottiche. L'oste naturalmente si preoccupa di far saper il tutto a chi di dovere e il mattino seguente, dopo una buona dormita, Wenzel si trova sul comodino da notte un necessaire completo e nuovo, cui si aggiungono biancheria fresca e abiti, doni dei nuovi amici del giorno prima.

Come in un bel sogno, Wenzel si aggira per le vie di Goldach, guarda meravigliato le ricche dimore decorate con stemmi. Ecco che vede passare una carrozza condotta dalla bella figlia del Consigliere, che lo saluta amabilmente. Quest'incontro segnerà il suo destino.

Tormentato dai debiti, egli decide nuovamente la sorte e partecipando a una lotteria riesce a vincere una considerevole somma, che gli consentirebbe di andarsene e ripagare da lontano i suoi debiti.

Vestito elegantemente in nero, egli compare a una festa da ballo, annunciando di dover partire. Alle sue parole la bella Nettchen cambia colore, gli nega la danza e lascia la sala. Egli la segue e cerca di calmarla e non appena le tende le braccia, lei gli si avvinghia al collo piangendo.

Qualche giorno dopo Wenzel si reca dal Consigliere per chiedergli la mano della figlia e il padre acconsente, raccontandogli che la figlia aveva fin da piccola desiderato sposare un polacco o un grande pianista e che fino ad allora ella aveva respinto ogni pretendente del luogo e che lui aveva nuovamente dovuto rispedire a casa il saggio, capace e ricco Melchior Böhni, che lei aveva sempre respinto solo perché porta dei favoriti rossi e fiuta tabacco da una tabacchiera d'argento. Si rallegra quindi del fatto che ella, sposandolo, diverrà contessa.

Smascherato

Il fidanzamento viene celebrato il più presto. Essendo ancora inverno, Wenzel invita l'alta società di Goldach in un locale fuori città, tra Goldach e Seldwyla, dotato di sala da ballo, da raggiungersi in slitta. L'organizzazione della festa gli costa la metà di quanto ha vinto alla lotteria e l'altra metà la spende per il regalo di fidanzamento a Nettchen. Così si forma un convoglio di slitte, che, essendo periodo di carnevale, sono tutte riccamente decorate e in testa alle quali vi è la slitta dei fidanzati, denominata Fortuna, dal nome della dea romana. Chiude il corteo la semplice slitta di Melchior Böhni, che rientra da Seldwyla ov'era stato impegnato.

Nello stesso tempo ecco arrivare da Seldwyla un corteo di slitte addobbate come carri allegorici: una colossale Fortuna, seguita da un enorme caprone, da un gigantesco ferro da stiro, un'altrettanto gigantesco paio di forbici, con sopra una tavola recante il motto Leute machen Kleider ("La gente fa i vestiti") e l'ultima slitta, ove sotto il motto Kleider machen Leute ("I vestiti fanno la gente") si trovano imperatori, re ed altri dignitari, tutte persone in costume. Si tratta palesemente di un corteo mascherato di membri della corporazione dei sarti di Seldwyla. Questi chiedono ai partecipanti al fidanzamento il permesso di esibirsi in una danza, permesso che viene loro accordato. Solo nella mente di Wenzel s'insinua un oscuro presentimento, mentre Melchior Böhni gli si avvicina e dichiara ad alta voce che si tratta di un gruppo originario di un'altra città, Seldwyla.

Divertiti, gli ospiti del ballo di fidanzamento seguono la pantomima dei seldwylesi. Essa inizia con un innocente elogio dell'arte della sartoria, che rende imponenti figure insignificanti. Quindi entra un ballerino in costume da Strapinski, prima con un mantello a ruota e un cappello di pelliccia, quindi con una giacca da conte, che egli stesso indossa, mettendosi a camminare impettito come un uomo del gran mondo. Qui si ferma improvvisamente la musica quindi il ritratto vivente si para innanzi a Wenzel e lo apostrofa nel sopravvenuto silenzio di tomba:

Per giunta il sarto stringe innocentemente la mano al suo ex collaboratore, poi riprende il suo posto in fila con gli altri seldwylesi, la musica riprende e il "treno" dei sarti marcia cantando.