L'8ª Armata italiana fu una grande unità del Regio Esercito che nella prima guerra mondiale prese parte alla battaglia di Vittorio Veneto e nella seconda guerra mondiale alla campagna di Russia (quando prese il nome di: Armata italiana in Russia - ARMIR). Fu l'armata che tra luglio 1942 e marzo 1943 operò sul fronte orientale, in appoggio alle forze tedesche della Wehrmacht impegnate sul fronte di Stalingrado. Al comando del generale Italo Gariboldi l'8ª Armata venne inquadrata all'interno dell'Heeresgruppe B di Maximilian von Weichs, e schierata sul medio Don a protezione dell'ala sinistra delle forze tedesche che in estate avevano dato il via all'assalto della città di Stalingrado.
Le forze di Gariboldi vennero quindi utilizzate per l'occupazione statica di un tratto del fronte del Don lungo duecentosettanta chilometri, tra Pavlovsk e la foce del fiume Chopër, dove fin dai primi giorni furono impegnate a resistere a continui e logoranti attacchi sovietici. La dislocazione definitiva delle unità italiane, rinforzate anche da alcune divisioni tedesche, terminò solo agli inizi di novembre, appena pochi giorni prima l'inizio dell'offensiva sovietica contro le armate rumene a nord e a sud di Stalingrado. Dopo aver travolto le forze rumene, il 23 novembre l'Armata Rossa accerchiò la 6ª Armata tedesca a Stalingrado, e tutto ciò finì per avere gravi ripercussioni sull'8ª Armata, la quale si trovò con l'ala destra scoperta e le unità tedesche di rinforzo inviate a sostegno altrove.
Il 16 dicembre l'armata italiana venne investita dalle forze sovietiche impegnate nell'operazione Piccolo Saturno, che travolsero il II e il XXXV Corpo d'armata italiano, e causarono lo sfaldamento totale dello schieramento italiano e del distaccamento tedesco-rumeno "Hollidt". Ne seguì una ritirata disordinata attraverso la pianura sovietica che anticipò di circa un mese il catastrofico ripiegamento del Corpo d'armata alpino a seguito della seconda offensiva invernale sovietica del gennaio 1943. Il Corpo alpino non venne toccato dall'offensiva di dicembre e a gennaio era ancora schierato sul Don, a sud della 2ª Armata ungherese; ma l'11 gennaio scattò la nuova offensiva sovietica, che travolse le difese ungheresi e tra il 15 e il 16 anche quelle del Corpo alpino. Iniziò così una ritirata di due settimane attraverso la steppa russa che comportò grosse perdite, si concluse il 31 gennaio e decretò di fatto la fine dell'intervento italiano sul fronte orientale e la fine dell'8ª Armata stessa.
Storia Le origini dell'8ª Armata risalgono alla prima guerra mondiale, quando il 1º giugno 1918 il Comando della 2ª Armata fu trasformato in Comando dell'8ª Armata, conosciuta colloquialmente anche come Armata del Montello, e schierata lungo il Piave nel tratto fra Pederobba e Palazzon. Il rilievo montuoso del Montello fu il principale obiettivo dell'offensiva austriaca del 15 giugno 1918 passata alla storia come la battaglia del solstizio, nella quale l'armata, comandata dal tenente generale Giuseppe Pennella riuscì a contenere lo sfondamento e a respingere poi il nemico oltre il Piave. Durante la battaglia di Vittorio Veneto l'armata al comando del tenente generale Enrico Caviglia assunse le funzioni di comando di gruppo di armate, in coordinamento con la neocostituita 10ª Armata del tenente generale Frederick Lambart of Cavan e costituita dal XIV Corpo d'armata britannico del maggior generale James Melville Babington con la 7ª e 23ª Divisione di fanteria e dall'XI Corpo d'armata italiano del tenente generale Giuseppe Paolini con la 23ª Divisione bersaglieri del tenente generale Gustavo Fara e la 37ª Divisione territoriale del maggior generale Giovanni Castagnola, nella quale era inquadrato il 332º Reggimento fanteria statunitense.
Il 24 ottobre 1918 all'inizio dell'offensiva finale italiana, con la "Battaglia di Vittorio Veneto", l'8ª Armata italiana, con ben quattro corpi d'armata e 14 divisioni e 2.708 pezzi d'artiglieria, ha svolto il ruolo da ariete, coadiuvata dalla neocostituita 10ª Armata su 4 divisioni di cui due del British Army; per agevolare l'attacco la 4ª Armata attaccò per prima iniziando così il suo calvario, battendosi nelle operazioni che si svolsero dal 24 al 29 ottobre 1918, perdendo ben uomini.
Il 31 gennaio 1919 il Comando venne provvisoriamente sciolto, per poi essere ricostituito il 15 febbraio, quando il Comando della 9ª Armata venne trasformato in Comando dell'8ª Armata. Il 1º agosto il comando dell'armata venne trasformato in Comando Regie truppe Venezia Giulia, che venne sciolto il 31 dicembre del 1919.
Ricostituito a Milano il 25 gennaio 1940 come Comando 8ª Armata ebbe inizialmente alle dipendenze il VI e il XIV Corpo d'armata. Il 12 giugno 1940, subito dopo l'entrata in guerra dell'Italia nel secondo conflitto mondiale, l'8ª Armata venne dislocata a Bologna, con il XIV Corpo d'armata a ridosso della frontiera nord-orientale, tra Trento e Belluno, ed il VI Corpo d'armata a sud della via Emilia, tra Modena ed Ancona. Il 21 agosto, ceduto il XIV Corpo d'armata alla 2ª Armata, ricevette in cambio il V Corpo d'armata, schierato nel settore sud della frontiera con la Jugoslavia, tra Monte Grosso e il Mare Adriatico.
Sciolta il 31 ottobre 1940 venne ricostituita il 1º aprile 1942; nella prima decade di giugno il II Corpo d'armata e il Corpo d'armata alpino, destinati insieme al Comando dell'8ª Armata sul fronte russo, iniziano il loro trasferimento per unirsi al Corpo di spedizione italiano in Russia (CSIR) già zona d'operazioni, che sarebbe stato a sua volta inquadrato nell'8ª Armata.
L'8ª Armata tra luglio 1942 e marzo 1943 operò sul fronte orientale, in appoggio alle forze tedesche della Wehrmacht impegnate sul fronte di Stalingrado. Al comando del generale Italo Gariboldi l'8ª Armata venne inquadrata nell'Heeresgruppe B di Maximilian von Weichs, e schierata sul medio Don a protezione dell'ala sinistra delle forze tedesche che in estate avevano dato il via all'assalto della città di Stalingrado.
Inquadramento storico della campagna di Russia
La prospettiva di inviare sul fronte orientale ulteriori forze a potenziare la presenza italiana nacque già nell'estate del 1941, mentre ancora doveva svolgersi il trasferimento completo dello CSIR. Benito Mussolini il 14 luglio ordinò ufficialmente al generale Mario Roatta, capo di stato maggiore del Regio Esercito, di iniziare i preparativi per organizzare un ulteriore corpo d'armata per il fronte russo, e sei settimane dopo Mussolini sollecitò Adolf Hitler perché approvasse l'invio di ulteriori truppe. I tedeschi erano generalmente indifferenti alle proposte italiane, e rimandarono per parecchio tempo la decisione. Nel frattempo il 15 novembre i comandi militari italiani diedero disposizione di approntare per la primavera successiva altri due corpi d'armata da inviare al fronte orientale (il II e il XVIII) radunati sotto il comando della futura 8ª Armata.. Le motivazioni che spinsero il capo del fascismo italiano alla decisione di rinforzare la presenza italiana a fianco dell'alleato tedesco erano fondamentalmente le stesse che lo spinsero a inviare nell'estate del 1941 il CSIR: acquistare "peso" nei confronti degli altri due alleati dell'Asse, Romania e Ungheria, che parteciparono con cospicue forze all'invasione dell'Unione Sovietica; riequilibrare i rapporti con la Germania dopo la disastrosa esperienza della "guerra parallela" in Grecia e le sconfitte nel Mediterraneo e Nordafrica, e infine partecipare alla spartizione delle zone conquistate e alla successiva avanzata in Medio oriente che il leader prospettava dopo la vittoria in Unione Sovietica..
Dopo l'iniziale indifferenza, il 29 dicembre 1941 Hitler comunicò a Mussolini di aver accettato le sue richieste di invio di ulteriori forze in Unione Sovietica. Ciò era ovviamente legato al fatto che l'operazione Barbarossa, nonostante le grandi vittorie, non si era risolta in modo decisivo, e il dittatore tedesco prospettò per il 1942 nuove offensive per le quali avrebbe avuto bisogno delle truppe dei Paesi alleati.. All'inizio del 1942 iniziarono dunque i preparativi per allestire una nuova armata che dopo il suo trasferimento al fronte avrebbe avuto sotto il suo comando anche il CSIR (che avrebbe assunto la denominazione di XXXV Corpo d'armata), e dato che il Comando supremo della Wehrmacht manifestò il desiderio che le nuove divisioni italiane avessero il miglior equipaggiamento possibile, anche a discapito di quelle già dislocate nei Balcani o in Italia, a Ugo Cavallero non rimase altra scelta di attingere direttamente alle scorte e convogliare le risorse verso la nuova 8ª Armata piuttosto che in Nordafrica.. Il Comando dell'8ª Armata entrò in funzione il 1º maggio 1942, e aveva sotto le sue dipendenze il II Corpo d'armata con le divisioni di fanteria "Cosseria", "Ravenna" e "Sforzesca", e il Comando del Corpo d'armata Alpino con le divisioni alpine "Cuneense", "Julia" e "Tridentina". All'armata venne inoltre assegnata la divisione di fanteria "Vicenza", destinata alla sicurezza delle retrovie, due raggruppamenti di camicie nere ("23 Marzo" e "3 Gennaio"), mentre l'equipaggiamento di armi e veicoli consisteva in 224 mitragliatrici da 20 mm, 28 cannoni da 65/17, 600 pezzi d'artiglieria, 52 cannoni contraerei moderni da 75/46, 297 cannoni anticarro da 47/32 (di cui 19 semoventi) a cui si aggiunsero 36 pezzi da 75/32 del 201º Reggimento artiglieria motorizzato e 54 cannoni anticarro da 75 forniti dai tedeschi non appena questi vennero a sapere della vulnerabilità delle divisioni italiane agli attacchi dei carri armati.. L'armamento fu il meglio che il Regio Esercito poteva effettivamente offrire, e anche se la mobilità e la potenza di fuoco non erano certamente ottimali, l'8ª Armata non era di certo "carne da macello", considerando poi che le divisioni tedesche sul fronte avevano anch'esse grossi problemi nel parco automezzi ed erano generalmente molto provate e con organico incompleto. A parte i carri armati più moderni che erano riservati al fronte africano, l'8ª Armata disponeva delle artiglierie più moderne disponibili, mentre gli oltre 12.000 automezzi avrebbero garantito la mobilità dell'artiglieria e dei servizi logistici, anche se la maggior parte delle truppe non poté comunque essere motorizzata. Si può dunque affermare che la costituzione di questa nuova armata pesò notevolmente sull'Italia, considerando che l'industria bellica avrebbe potuto mantenere in efficienza solo venti divisioni combattenti, e la metà di queste erano già dislocate in Nordafrica. Fu perciò inevitabile che la preparazione delle forze destinate in Russia andò decisamente a discapito degli altri teatri..
Al comando dell'armata fu scelto il generale Italo Gariboldi, ufficiale di stato maggiore di grande esperienza, che aveva ricoperto posizioni di comando in Nordafrica a fianco delle forze tedesche e come governatore generale della Libia. Mussolini scelse Gariboldi molto probabilmente perché di grado maggiore rispetto a Giovanni Messe (il comandante del CSIR che era considerato il naturale comandante della nuova 8ª Armata) e perché di maggiore anzianità di servizio. Influirono inoltre anche le rivalità interne allo stato maggiore dell'esercito, dato che Messe molto probabilmente cominciava a crescere troppo in popolarità e considerazione nel Paese, cosa che secondo il ministro degli Esteri Galeazzo Ciano, rappresentava il vero motivo per cui venne scelto Gariboldi.. Dopo l'approvazione di Wilhelm Keitel, il 1º maggio 1942 Gariboldi assunse a tutti gli effetti il comando dell'8ª Armata, e il 17 giugno il II Corpo iniziò il viaggio verso il punto di ritrovo a Char'kov, mentre il Corpo alpino il 14 luglio partì verso Izjum, Gorlovka e Rykovo. Tuttavia lo schieramento venne completato solo a ottobre con l'arrivo della "Vicenza"..
Ordine di battaglia Gruppo d'armate B: Generaloberst Maximilian von Weichs
8ª Armata italiana Comandante d'armata: generale Italo Gariboldi