Lospedale di San Giacomo in Augusta, detto degli Incurabili (noto anche come arcispedale di San Giacomo degli Incurabili), era uno storico ospedale situato nel centro di Roma, all'indirizzo via del Corso 499, adiacente alla chiesa di San Giacomo in Augusta. Di origine medievale, fu rifondato nel Cinquecento, nello stesso periodo di altri ospedali degli incurabili presenti in altre città italiane.

L'edificio è situato tra via del Corso e via di Ripetta (ex via Leonina). A sud l'edificio costeggia via Canova (ex via di San Giacomo, poi via delle Tre Colonne), lungo la quale era situato lo studio romano del celebre scultore Antonio Canova.

Esso venne rivalutato da ospedale, solo per gli incurabili, e presidio omnitaumaturgico nel 1339, per volontà del cardinale Pietro Colonna (discendente della famiglia Colonna, già vassalli dell'imperatore Federico Barbarossa), che lo aveva requisito rivendicandolo come bene inalienabile in virtù del legame vassallatico con la dinastia imperiale. In seguito il cardinale ristrutturò l'edificio in onore di suo zio Giacomo Colonna, deceduto nel 1318. L'appellativo "in Augusta" deriva dalla vicinanza ai resti del mausoleo di Augusto, nel Medioevo divenuti roccaforte della stessa famiglia Colonna.

Nei primi anni del XVI secolo la gestione dell'ospedale venne affidata alla Compagnia del Divino Amore, già impegnata nella fondazione di altri ospedali italiani degli incurabili. La rifondazione cinquecentesca, con la promozione ad Arcispedale, fu ordinata nel 1515 da papa Leone X, mentre l'organizzazione fu riformata dall'attività di san Camillo de Lellis che qui concepì e fondò il suo Ordine. Tra i benefattori si distinse Anton Maria Salviati, che nel 1593 riedificò la grande struttura e la dotò di un fondo patrimoniale destinato esplicitamente alla sua autonomia economica: donò infine la struttura stessa alla città con il vincolo perpetuo di destinazione all'ospedalità.

Al San Giacomo Camillo de Lellis fondò l'Ordine dei Ministri degli Infermi (detti anche "Camillani") e ne redasse le Regole. Presso il San Giacomo operarono anche altri santi: Filippo Neri, Gaetano Thiene e Felice da Cantalice. Inoltre, secondo la tradizione cattolica, presso il San Giacomo avvenne un episodio della vita mistica della Serva di Dio Giuseppina Berettoni, nel 1909.

Dopo un'attività ininterrotta di 670 anni, nel 2008 la giunta regionale del Lazio dispose la chiusura dell'ospedale,. con un ordine inatteso perché giunto appena dopo lavori di ristrutturazione. Da allora la chiusura è stata contestata da diversi comitati e associazioni, tra cui Italia Nostra, insieme a molti cittadini, che del San Giacomo rivendicano l'importanza sanitaria, istituzionale, culturale e storica.

Nel 2021 il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittima la chiusura del San Giacomo con la sentenza N. 02802/2021, come risultato della lunga battaglia legale condotta da Oliva Salviati, discendente del cardinal Salviati, che ha rivendicato la volontà dell'avo della destinazione ospedaliera originaria. Tale sentenza è stata poi confermata definitivamente dalla Corte suprema di cassazione, a Sezioni Unite, con Ordinanza Numero 4386 del 13 febbraio 2023.

A inizio 2026 il presidente della regione Lazio, Francesco Rocca, ha confermato il prossimo inizio dei lavori per la riapertura dell'ospedale, sia pure con destinazione principale ad RSA, prevista entro il 2027.

Storia

Le origini

La ristrutturazione dell'Ospedale avvenne nel XIV secolo per volontà del cardinale Pietro Colonna, dinastia di fidecommissi, sin dai tempi del Barbarossa, degli Hohenstaufen i cui esecutori testamentari eressero la ristruttura iniziale nel 1339. In particolare, le volontà di Pietro vennero condotte dai suoi nipoti Giacomo, vescovo di Lombez, e Giovanni, che si interessarono della costruzione dell'ospedale. La memoria del fondatore è ricordata nell'iscrizione lapidea nel cortile dell'ospedale, che recita:

L'ospedale di San Giacomo in Augusta fu, così, il terzo ospedale ad essere edificato nella Roma del Medioevo: il primo fu infatti l'ospedale di Santo Spirito in Saxia, seguito dal San Salvatore, divenuto poi ospedale di San Giovanni in Laterano anche questo fondato da un cardinale della sua famiglia. Pietro, con la fondazione dell'ospedale, intendeva onorare la volontà dello zio, Giacomo Colonna, che aveva notato che i malati incurabili, piagati e bisognosi di lunghi tempi di degenza, venivano sistematicamente rifiutati dagli altri due ospedali: in tal modo, Giacomo intese anche riscattare l'onore della sua casata, scomunicata da Bonifacio VIII a seguito del cosiddetto "schiaffo di Anagni".. Anche il nome dell'ospedale è un riferimento alla casata dei Colonna: essa, infatti, aveva ricavato la loro roccaforte dal vicino Mausoleo di Augusto.

Il San Giacomo fu dunque edificato lontano dal centro abitato. La posizione in prossimità di uno scalo portuale (il Porto di Ripetta) consentiva un facile accesso per le navi di approvvigionamento di viveri e medicinali e per chi giungeva in città via fiume. La sua ubicazione permetteva, inoltre, di assistere anche i pellegrini provenienti dalla vicina porta principale della città, la settentrionale Porta Flaminia, o porta del Popolo, i quali giungevano in città stremati al termine di lunghi viaggi a piedi dalla Cassia e dalla Flaminia,

Il San Giacomo fu inizialmente posto sotto la diretta tutela dell'ospedale di Santo Spirito e conferito in commenda, finché un secolo dopo, nel 1451 con la morte del commendatario cardinale Jean le Jeune, durante il pontificato di papa Niccolò V, passò all'autorità della Compagnia di carità verso i poveri e gli infermi di Santa Maria del Popolo.. Nel 1512 Ettore Vernazza ottenne, a Roma, l'approvazione dei capitoli della compagnia del Divino Amore: questo fu il primo passo verso l'istituzione in Roma di un ospedale per gli incurabili sul modello genovese.

La rifondazione cinquecentesca Leone X: l'elevazione ad Arcispedale

Nel 1515 l'Ospedale fu oggetto di una rifondazione ed elevato a rango di Arcispedale"Arcispedale...significa essere a capo degli istituti di simil genere ed avere facoltà di aggregarli e renderli partecipi delle indulgenze che esso gode", Morichini, op. cit., p.12. in seguito all'emanazione della bolla Salvatoris Nostri Domini Jesu Christi da parte di papa Leone X, in cui si sanciva esplicitamente la trasformazione a ricovero per malati incurabili di tutte le classi sociali e senza distinzione di sesso, con particolare attenzione alla cura del "morbo gallico" (sifilide)"d'ora in poi l'ospedale di San Giacomo prenda il nome dei poveri incurabili e dia ricovero, nutrimento e cura ad uomini e donne affetti da qualunque male infettivo ed incurabile, compreso il morbo gallico, eccettuata la lebbra e la peste." (Cit. dalla Bolla Pontificia Salvatoris Nostri)., una nuova malattia che conobbe una rapida diffusione tra Quattro e Cinquecento e che si manifestò in forma di una grande pandemia su scala europea, portata in Italia forse dai soldati di Carlo VIII durante la Guerra d'Italia del 1494-1498, da cui il nome del morbo stesso.

La bolla stabiliva le finalità e l'organizzazione dell'ente, analogamente ad uno Statuto, così come le disposizioni economiche e spirituali. Il papa destinava anche una parte dei beni dell'ospedale al mantenimento delle "oneste fanciulle povere"La destinazione di parte dei fondi alla dotazione di fanciulle indigenti era una forma di assistenza sociale diffusa nello Stato della Chiesa anche in altri contesti assistenziali (in particolare, nei conservatorii e nelle opere pie cfr. ), con vari obiettivi, tra cui quello di arginare il fenomeno della prostituzione e, indirettamente, la diffusione della stessa sifilide. precisando, infine, che il San Giacomo doveva divenire "il primo tra gli ospedali dei poveri". L'ospedale cominciò, dunque, a governarsi in autonomia, guidato da quattro guardiani affiancati da due sindaci con funzioni di revisori dei conti. Altre figure tipiche erano i "visitatori" (visitatores), che avevano il diritto, condiviso con i sindaci, di raccogliere i malati per le strade, procedendo eventualmente al ricovero. Quest'ultimo poteva anche essere coatto: in tal caso, il ricoverato era esentato da tutte le imposizioni fiscali. Infine, l'arcispedale era presieduto da un "cardinale protettore", come pure avveniva negli altri ospedali romani.

L’elevazione ad Arcispedale istituiva per il San Giacomo un primato giuridico su tutti gli ospedali degli Incurabili in Italia e all’estero, oltre che particolari privilegi. Leone X tuttavia andò oltre la pianificazione dell’ampliamento della struttura: egli concepì infatti la rinascita dell’antico ospedale, all’epoca quasi isolato in un’area non urbanizzata, come il perno dello sviluppo urbanistico dell’area del Campo Marzio secondo un archetipo di città ideale rinascimentale dalle forme regolari e armoniose. Il risultato della politica urbanistica intorno al San Giacomo sarà il futuro Tridente.

Leone X stabilì la gratuità dell'assistenza a tutti i malati: questo pose fin dall'inizio dei problemi per la sostenibilità economica della costosa struttura, che ottenne anche notevoli agevolazioni fiscali"Il detto Archispedale è libero ed esento da tutti li datij, gabelle, o presente, o future, in tutte le robbe necessarie per governare gli infermi. Leone X.", (Compendio delli priuileggi esentioni et indugenze [sic] concesse da diuersi pontefici all'archiospitale di S. Spirito in Sassia di Roma e suoi membri, Santo Spirito in Sassia, Emil Vorsterman, 1584.) (come nell'esenzione sui dazi del vitto). La maggiore fonte di finanziamento fu dunque da subito ottenuta dalle elargizioni dei privati donatori (lo stesso papa Leone X fu tra questi) e dalle rendite dei diversi beni che furono attribuiti all'ospedale stesso, spesso tramite lo strumento dell'enfiteusi con vincolo ad edificandum nel contesto della progettazione del Tridente, una delle maggiori realizzazioni urbanistiche del XVI secolo.Giada Lepri, Alcune considerazioni sulla nascita del Tridente romano e sul ruolo di Raffaello e Antonio da Sangallo il Giovane, in Centri di fondazione e insediamenti urbani nel Lazio (XIII-XX secolo): da Amatrice a Colleferro, «Storia dell’Urbanistica», 9/2017, pp. 247-267 Leone X inoltre stabilì che la mancata pubblicazione delle donazioni da parte del Notaio fosse considerato reato di "falsità", punibile anche con la scomunica. Il ricorso esplicito alla carità cristiana dei privati per il funzionamento della sanità, che si stava riaffermando come modello di gestione economica per gli ospedali e le opere pie, permise effettivamente al San Giacomo di distinguersi come ente ospedaliero di rilievo anche internazionale.

Pochi anni dopo, nel 1529, il San Giacomo fu affidato al primo nucleo romano dei Frati minori cappuccini.

Primi benefattori L'Ospedale si sosteneva finanziariamente grazie a lasciti e donazioni da parte di esponenti di famiglie notabili, tra cui diversi religiosi, e dalle annesse proprietà immobiliari e terriere conferite per questo scopo: era infatti importante assicurare la gratuità del servizio a chiunque: solo secondariamente, e in misura minore, si faceva riferimento alla fiscalità generale. Tra i maggiori donatori del secolo XVI vi furono il futuro papa Paolo IV e i cardinali Bartolomé de la Cueva y Toledo, che ne fu protettore dal 1562 su nomina di Pio IV, terminando l'ufficio con un lascito ben 80.000 scudi, e Clemente D’Olera con la sua intera eredità..

Camillo de Lellis