Nel periodo risorgimentale il corbezzolo fu associato all'unità nazionale italiana, per la presenza contemporanea dei colori verde, bianco e rosso nelle foglie, nei fiori e nei frutti richiamando così la bandiera d'Italia. Una guida del Reader's Digest lo definisce pianta nazionale nel periodo del Risorgimento.
Storia
Virgilio, in un passo dell'Eneide, narra di Pallante, figlio di Evandro re degli Arcadi, che, dopo essere stato ucciso da Turno, era stato adagiato su rami di corbezzolo, durante il tragitto per riportarne le spoglie al padre
Per tale motivo il poeta Giovanni Pascoli dedicò alla pianta l'ode Al corbezzolo. In essa si fa riferimento al passo dell'Eneide in cui Virgilio narra di Pallante, figlio di Evandro re degli Arcadi, che, dopo essere stato ucciso da Turno, era stato adagiato su rami di corbezzolo, durante il tragitto per riportarne le spoglie al padre.
La pianta crebbe anche rigogliosa sulla tomba del Pallante posta sul Palatino a Roma. Giovanni Pascoli vide nei colori di questa pianta una prefigurazione della bandiera italiana e considerò Pallante il primo martire della causa nazionale.
Giovanni Pascoli dedicò al corbezzolo e a Pallante versi di un altro suo componimento, il carme Inno a Roma:
L'associazione del corbezzolo con l'italianità fu ripresa anche nella pubblicistica nazionalista del periodo fascista. Nel 1942 Pierluigi Perri pubblicò un opuscolo nel quale la pianta viene interpretata in chiave patriottica e fascista.
Il corbezzolo compare inoltre nello stemma della provincia di Ancona: il ramo retto da un braccio riprende la raffigurazione presente su una moneta della colonia greca di Ancona del III secolo a.C.; lo stemma provinciale fu adottato ufficialmente nel 1870. La blasonatura dello stemma della provincia di Ancona recita:
Note
Voci correlate Corbezzolo Giovanni Pascoli Risorgimento Simboli patri italiani
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