L'Irreligiosità negli Emirati Arabi Uniti è rara, essendo stimato solo fino al 4% l numero di persone segnalate con "credenze empie" secondo un sondaggio Gallup; è inoltre illegale nel paese, con gli apostati dall'Islam che rischiano forti sanzioni tra cui la condanna massima consiste nella pena di morte secondo la legge anti-blasfemia esistente.. In questa situazione, vi sono state forti domande e dubbi riguardanti la libertà di religione presente negli Emirati Arabi Uniti.
L'ateismo nella regione è principalmente presente tra gli stranieri espatriati e in un numero molto limitato di giovani del luogo. Secondo il sultano Sooud Al-Qassemi (commentatore di affari arabi), a causa del fatto che Islam sia nato nella penisola arabica più di 1400 anni fa, la regione del Golfo Persico gode di una lunga storia e tradizione islamica che è fortemente associata con l'identità nazionale. In tal modo, qualsiasi presa di distanza o di critica della religione "equivale a una presa di distanza dall'identità nazionale". Al-Qassemi osserva che l'uso dei social media via Internet rimane il più forte mezzo di espressione per gli atei del Golfo, fornendo al contempo l'anonimato; un pioniere tra i blogger dell'area è l'ateo cittadino degli Emirati Ahmed Ben Kerisha, che è conosciuto nella blogosfera araba per aver sostenuto punti di vista atei ed opinioni secolari.
Note
Voci correlate Discriminazione verso gli atei Irreligiosità in Arabia Saudita Irreligiosità nel mondo
Emirati Arabi Uniti Categoria:Religione negli Emirati Arabi Uniti