Grazzanise, anticamente detto Asilo delle Grazie: nome dato dagli antichi romani all'odierno maggior centro abitato dei Mazzoni. Tale antichissima origine si ritrova nella vita del Comune che ha le Tre Grazie non solo nello stemma, ma con il loro nome anche fra le vie antiche del paese: via Tre Grazie, via Eufrosina, via Talia, via Aglaia. Probabilmente qui sorgeva un tempio dedicato a Venere in cui si veneravano anche le Grazie.

Localmente chiamato razzanìse, il toponimo è attestato in RDCamp. (Capua) aa. 1308-1310 «Presbiter Petrus de Gracchanisio» n. 2475, a. 1326 «ecclesie S. Johannis de Grancennisio» n. 2603, a. 1327 «A notario Petro de Graczanisio» n. 2760; deriva dall'antroponimo latino Gratianus con il suffisso di appartenenza -ènsis.

Della sua nascita le cose certe sono che al tempo dei romani il fiume Volturno era navigabile e le barche risalivano il fiume per approvvigionare Capua antica, sbarcando i loro prodotti nel porto di Casilinum (Capua moderna), fra la foce dove vi era il porto di Volturnum (Castel Volturno) e Casilinum, avevano degli attracchi intermedi per riposarsi e rifocillarsi e uno di queste stava a Grazzanise, sulla sponda nord.

Altra cosa certa è che la zona era ed è soggetta ad esondazioni del fiume, e per questo le colonie o ville e altre vestigia romane non sono presenti a sud del fiume. Da Capua moderna a Castelvolturno la zona doveva essere un luogo poco abitabile per le paludi: era un luogo geografico e di passaggio o di rifugio momentaneo. A conferma di questo si possono analizzare le sei piene del XX secolo: 1915, 1935, 1949, 1952, 1968Progetto AVI All. 1 Ing. Maria Teresa Celano, 1992 Università di Napoli; una in media ogni 17 anni, con gli argini già costruiti (tranne nella prima). Senza gli argini si dovrebbe aumentarne la frequenza presunta di un 50% e, dato che ai tempi dei romani il fiume aveva una maggiore portata di acqua che consentiva la navigazione, si deve presumere una frequenza anche più ricorrente. Questo faceva sì che nessuno potesse creare un insediamento stabile.

A nord del territorio comunale (riva destra del Volturno) sorge la località Brezza che significherebbe breccia o zona lastricata. Questo noms indica la presenza di una strada, l'Appia: infatti la strada Brezza-Capua ricalca il tracciato dell'Appia antica (larga fra 4,10 e con marciapiedi di 1-1,10  m ai lati) nel tratto che collegava Casilinum a Sinuessa (Mondragone) e i vari siti romani di questo tratto, che vanno da quello a Torre Frascale a quelli vicino Capua località "aeroporto".

Si pensa che, sulla base dei resti e delle notizie storiche, nell'attuale centro storico di Brezza vi fosse una villa romana in uso fino al IV secolo d.C. nelle cui vicinanze correva una strada lastricata, andata persa nel dopoguerra.

Il fiume rivela poi, quando è in secca, grossi blocchi in calcare, riferibili forse ad una strada basolata; inoltre c'era fra l'ansa del fiume e la chiesa di S. Martino una lunga galleria est-ovest caratterizzata da struttura in opera reticolata e nicchie, andate perse.

I secolo a.c. I romani chiamano «campo stellato» la zona delimitata dal mare ad ovest, dall'Appia a nord (tratto Sinuessa-Casilinum), dalla via Latina a est, mentre a sud "al di là del Volturno".

Cicerone, in un'orazione contro la legge agraria di Rullo, suggerisce di assegnare ai coloni più iugeri () nel campo stellato rispetto al campo campano, perché esso presentava delle terre paludose e fangose, assai poco atte alla coltura.

Era definito campo stellato perché di sera le stelle si rispecchiavano negli acquitrini ed era famoso anche per la bontà della verdura dei suoi prati.

VI secolo d.c. A Brezza vi era una stazione della via Appia che si chiamava Ad Nonum ("a nove miglia [da Capua]"); re Teodorico fece ristrutturare l'Appia dopo un periodo di abbandono per la caduta dell'Impero romano d'Occidente, dall'ex prefetto di Roma, Decio Cecina Mavorzio Basilio.

Sull'Appia, fra Sinuessa e Capua (antica) c'erano altre stazioni e molte di queste coincidevano con delle città: Sinuessa(Mondragone), Ad Pontem Campanum (San Ferdinando-ponte sul fiume Savo), Urbana (Torre degli schiavi), Ad Octavum (San Clemente-Torre Frascale), Casilinum (porto fluviale), Capua (Capua antica).

VII e VIII secolo d.c. Fra il 500 ed il 700 si ebbe una piccola età glaciale altomedioevale: si nota un massiccio accumularsi di sedimenti alluvionali, tali da stravolgere il paesaggio, al punto che il tracciato dell'Appia si trova in località Barrata (ad est di Sant'Aniello) a oltre di profondità, mentre verso Casilinum in località Frascariello a .D. CAIAZZA, G. GUADAGNO, F. ORTOLANI, S. PAGLIUCA, Variazioni climatico-ambientali e riflessi socio-economici nell'Alta Terra di Lavoro tra antichità ed età di mezzo, pp. 66-73.

XI secolo Fra il X e l'XI secolo è probabile, da parte dei saraceni, l'introduzione nell'Italia meridionale dei bufali provenienti dal Nord Africa (Egitto); in Terra di Lavoro arrivarono fra l'XI e il XII secolo con i Normanni. Come testimonia una cronaca del XII secolo, i monaci del monastero di S. Lorenzo ad septimum, alle porte di Aversa, usavano offrire, per la festa del santo patrono, una "mozza" (o "provatura") accompagnata da un pezzo di pane.

XII secolo Nella bolla del 1174 di papa Alessandro III all'arcivescovo di Capua Alfano di Camerota (1158-1180), vengono determinati i confini della diocesi di Capua: "In loco Arnonae ecclesiam… In loco Grazzanisi ecclesiam s. Joannis, ecclesiam S. Mariae, et ecclesiam S. Nicolai".

Alfano di Camerota era anche consigliere di Guglielmo II il Buono, re di Sicilia, e per i suoi servigi ricevette dal re molti benefici. È quindi probabile che sia di questo periodo il diritto feudale della chiesa di Capua sul casale di "Grazzanisi".

XIII secolo In Italia si ebbe un incremento demografico, molte terre furono strappate a foresta e paludi e messe a coltura.

Con la bolla del 1208 al vescovo Rainaldo di Capua, papa Innocenzo III ribadì la giurisdizione della diocesi capuana: "In loco Grazanensi, ecclesiam sancti Iohannis, ecclesiam sanctae Marie et ecclesiam sancti Maximillaui et ecclesiam sancti Nicolai."Le chiese d'Italia di Giuseppe Cappelletti, 1866.

Nel 1220 Federico II di Svevia divenne imperatore del Sacro Romano Impero Germanico; uno dei suoi precettori era il vescovo di Capua.

Nel 1234, in una pergamena sveva di Capua si menziona una località «Graczano»La vita quotidiana a Capua al tempo delle crociate di Giancarlo Bova, 2001 pag. 17.

Nel 1268, con la caduta degli svevi, ha inizio il regno Angioino.

Sul finire di questo secolo a Grazzanise comparvero le prime abitazioni per i vassalli che si occupavano delle tenute dei signori feudatari di Capua; alcuni si occupavano della produzione agricola da rivendere, altri venivano spostati da una tenuta all'altra di proprietà del signore (Arnone, Grazzanise, Cardito, Capua, Santa Maria Maggiore, Morrone, Conca, Alvignano). Questi vassalli mettevano su anche famiglia, nel casale, e dovevano tutto al feudatario; quando per vicende politiche il casale cambiava signore, loro seguivano il destino del casale, essendone parte integrante; la consistenza era di poche decine di persone all'inizio.

XIV secolo Nel 1303 la Mensa capuana diede in concessione enfiteutica a Bartolomeo di Capua il territorio contiguo di Arnone e Grazzanise: territorium casalis arnonis, et territorium casalis GraczanisiiL'Amaro della feudalità, di Anna Maria Rao, Guida Editore pag. 32. Si produceva: fieno, che si vendeva ad Aversa e che rappresentava la maggiore entrata, grano, legumi, orzo, fave, vacche, cavalli, maiali, capre, pesci dal Volturno.

Nel XIV secolo nel Rationes Decimarum ricordano il paese di Brezza menzionando la capella Sancte Mariae de Britia, la chiesa di S. Martini De Brecia e de Villa BritiaeCARTA ARCHEOLOGICA E RICERCHE IN CAMPANIA di Lorenzo Quilici e Stefania Quilici.

Nel 1387 un tale Marcutius Luce di Grazzanise donò un pezzo di terra alla chiesa di S. Leonardo de Caraczulis di Capua, per essere liberato dal carcereLa vita quotidiana a Capua al tempo delle crociate di Giancarlo Bova, 2001 pag. 76.

Ci dovevano essere varie fattorie di signori di Capua di Aversa o Napoli, anche in affitto, erano distanti anche vari chilometri l'una dall'altra, con una massa di persone che ci lavoravano: per mietere il fieno, grano per allevare buoi, oche, maiali e cavalli. Una parte delle persone era fissa, un'altra stagionale, ma lo stesso dimorava nella fattoria nel periodo d'impiego.

Queste fattorie erano date in eredità o in dote ai figli, quindi ad esempio la famiglia di Raimondo di Capua al momento del matrimonio dava il proprio casale di Grazzanise in dote al figlio; questo dopo qualche anno si costruiva la sua casa vicino alla tenuta, ma anche vicino alla chiesa già costruita, che fungeva da crocevia per incontri periodici, poi con l'arrivo di qualche artigiano, era nato il paese; per funzioni sociali e amministrative facevano riferimento a Capua.

XV secolo

Michele Attendolo, condottiero di ventura di parte angioina, cugino di Muzio Attendolo Sforza, nella sua azione per conquistare Capua assediandola, si accampa a Grazzanise il 30 e 31 luglio costruendo un ponte sul Volturno e si pone su un lato della città, mentre Jacopo Caldora si colloca sul fronte opposto l'11 e 12 agosto 1435.

È datata 6 febbraio 1461 una lettera di Antonio da Trezzo, ambasciatore milanese da Grazzanise al duca Francesco Sforza: egli seguiva l'esercito aragonese nei suoi spostamenti.Dispacci Sforzeschi da Napoli di Francesco Storti.

L'8 febbraio 1461 re Ferdinando I di Napoli (regno 1458-1494) re di Napoli, dopo essere stato sconfitto dagli Angioini a Sarno il 7 luglio 1460, fuggito verso Napoli, si accampò a Grazzanise, poi da lì si spostò ad AcerraSocietà napoletana di storia patria, Deputazione napoletana di storia patria, Archivio storico per le province napoletane, Napoli, 1903 - Annotazioni sull'elemento: v.28 (1903) Originale disponibile presso la Biblioteca Pubblica di New York.

È di questo periodo la denominazione "Mazzone" cioè Mazzone delle rose: essendo il territorio ricco di rose, "Mazzone" sarebbe la trasformazione delle parole Massa, Maison o Mansum.

Nel 1480, durante il regno di Re Ferrante, il paese visse un periodo di crescita. A conferma di ciò, gli annali di Grazzanise raccontano che la particolare benevolenza del sovrano verso il paese fu dovuta anche al miracolo di Santa Massimiliana Bona, una ragazza che viveva da eremita nel bosco nei pressi del paese e molto religiosa. Re Ferdinando I era solito venire a caccia nel bosco dove la ragazza viveva ed un giorno non riuscì a catturare un grosso cinghiale, ma la ragazza, secondo la leggenda, accortasi del desiderio del re, con l'aiuto della preghiera riuscì nella cattura del pericolosissimo cinghiale, terrore del paese. Il re le donò alla ragazza quanto terreno fosse riuscita a circondare col suo rocchetto di filo e il boschetto dove aveva catturato il cinghiale. Questo episodio è affrescato nelle chiese parrocchiali.

XVI secolo Il regno di Napoli era governato da un viceré spagnolo che aveva nelle sue mani tutti i poteri civili e militari.

Nel 1525 è parroco della chiesa madre di san Giovanni tal Guglielmo Milioli da Capua. Nel marzo 1531 si verifica una piena del Volturno.

XVII secolo Ai primi del Seicento, il casale di Grazzanise risulta di proprietà della Mensa arcivescovile di CapuaL'Amaro della feudalità di Anna Maria Rao, Guida Editore pag. 25.

Nel 1616 vengono costruiti i Regi Lagni sotto il Filippo III di Spagna (regno 1598-1621), il viceré Pedro Fernández de Castro diede l'incarico a Domenico Fontana di progettarli e realizzarli: il tratto di Grazzanise si chiama "canale fiumarella", è di e va dal Voltuno al Clanio.