Panicale (Panigàl nel dialetto della Lunigiana) è una frazione del comune di Licciana Nardi, nella provincia di Massa e Carrara.

Geografia fisica La frazione si trova all'interno del Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano, lungo la via che dalla limitrofa valle del Taverone conduce a Bagnone. L'insediamento sorge, a , sopra uno sperone di roccia, nella parte sommitale della valle del torrente Deglio (Canal dei pomi, nel dialetto locale), a propria volta tributario del torrente Civiglia, affluente di sinistra della Magra, nella quale si getta in località Masero, presso Terrarossa.

Il borgo, da circa un millennio, domina una piccola e stretta valle sulle pendici preappenniniche e guarda ad Occidente sino alla dorsale dell'Alta via dei Monti Liguri ed alla inconfondibile vetta conica del Monte Cornoviglio. Le pendici sulle quali è arroccato recano tuttora i segni di un'antica coltivazione a castagno, olivo e vite, che si è sviluppata con la tecnica locale dei terrazzamenti, introdotta forse in epoca preromana. Fu, per alcuni secoli, uno dei borghi più importanti della media Val di Magra; entrò presto in declino per lo sviluppo della vicina Licciana, strategicamente più fortunata, perché posta lungo la Via del Sale, che dal mare portava alla Pianura Padana, attraverso il Passo dell'Abbazia di Linari (oggi Passo del Lagastrello).

Origini del nome Come in altri casi, il toponimo "Panicale", nella sua variante settentrionale di "Panigale" (nel dialetto locale, il nome del borgo è Panigàl), deriva probabilmente dal latino panicu(m), a propria volta derivante da panus, "pannocchia"; il suffisso -alis dovrebbe dunque indicare un "luogo seminato a panìco", un cereale povero, simile al miglio.

Storia Età antica Non vi sono notizie sull'origine antica di Panicale. Certamente, l'area fu frequentata sin dall'età protostorica, come testimoniano i frammenti di statua stele rinvenuti, anche di recente, nella limitrofa valle del Taverone.

Altrettanto certamente, l'area fu abitata dai Liguri stanziati "circa Macram" (Tito Livio, Ab Urbe condita, Libro XL, 40-45)M. Armanini, Ligures Apuani. Lunigiana storica, Garfagnana e Versilia storica prima dei romani, Editrice Universitaria, 2015, 23 ss..

Pur in assenza di indagini archeologiche, lo attestano numerosi riscontri toponomastici, come ad esempio la diffusione in loco dei suffissi –asco/asca (v. Gabanasco, nella valle del Taverone) ed –eglia/eglio (v. Deglio; secondo la tesi più convincente, origine ligure avrebbe anche il nome Venelia - o Veneglia come si trova scritto in alcuni documenti medioevali - con cui venivano identificati la Pieve e l'abitato di Monti di Licciana NardiM. Armanini, op. cit., 363; F. Mariano, Il toponimo Venelia in località Monti di Licciana, in Atti e Memorie della Deputazione di storia patria per le Antiche Province Modenesi, XI, 1989, 325 ss.) e la presenza, in zona, dei toponimi Debbio/Debbia (che gli studiosi considerano un relitto linguistico ligure e preromano, indicativo di un'area sottoposta a una pratica rudimentale di fertilizzazione del terreno mediante incendio di residui colturali o di vegetazione spontanea) e Castellaro (Castellaro di Comano, Castellaro di Prota, Castellaro di Cisigliana, Castellaro di Licciana, Castellaro di Torre Nocciolo, ecc.)M. Armanini, op. cit., 149; L. Marcuccetti, La lingua dimenticata. Alla scoperta degli Antichi Liguri attraverso i nomi dei luoghi, La Spezia, 2008.

In particolare, proprio sopra l'abitato di Villa di Panicale, sorge il Castellaro di Monte Sant'Antonio, per il quale sono state fatte notare analogie col sistema di capanne che sfruttano le rocce naturali riscontrato a Pignone, in provincia della SpeziaM. Armanini, op. cit., 363; F. Ruschi Pavesi, Ricerche sui castellari della Lunigiana, Pisa, 1978.

Nessuno dei siti, tuttavia, ad oggi, è stato oggetto di campagne di scavo.

Età medioevale Il periodo di maggior importanza del Castello di Panicale, paradossalmente, è quello con riferimento al quale si hanno a disposizione minori tracce documentaliLembi di Lunigiana. Guida alla valle del Taverone, a cura di G. Ricci, Firenze, 1983, 144.

I documenti più risalenti si trovano nel Codice Pelavicino e danno notizia, in massima parte, di atti compiuti alla presenza di rappresentanti della comunità panicalese, a conferma del rilievo da essa assunto nei primi secoli del Basso medioevo (per fare qui un solo esempio, non certo il più importante, il 3 aprile 1184, in San Basilio in Sarzana - l'antica Pieve poi sostituita dalla cattedrale di Santa Maria Assunta, dopo il trasferimento ufficiale della sede vescovile da Luni a Sarzana, nel 1204 -, il vescovo di Luni Pietro concesse l'uso del bosco di Valmaggiore, conteso con la giurisdizione di Fosdinovo, alle genti di Caprognano e Vallecchia, con un atto stipulato alla presenza, tra gli altri, di un certo “Mascarus de Panicale”)F. Comastri, op. cit., 1; Panicale compare in undici documenti del Codice Pelavicino: 37-269-308-341-374-403-434-436-475-509-539; il documento più antico è il 269 e risale al 3 aprile 1173; il 539 attesta la presenza di vari panicalesi presenti alla pace di Aulla tra il vescovo di Luni e Guglielmo Malaspina, il 25 febbraio 1201.

Alcuni hanno voluto vedere il primo riferimento a Panicale addirittura in un atto risalente all'anno 932, contenente una donazione compiuta da Bosone Marchese di Toscana (figlio del Marchese Adalberto I) in favore del Capitolo di Lucca, avente ad oggetto alcuni territori della corte di Massarosa; in tale atto compare anche la menzione di un Panicale, che, secondo altri, coinciderebbe con altro luogo, non identificato, sito in territorio lucenseE. Repetti, Dizionario geografico, fisico, storico della Toscana, vol. IV, Firenze, 1833-1845, 51.

La prima notizia certa risale all'anno 1077 ed è contenuta in un diploma con il quale l'imperatore Enrico IV conferma una serie di territori, tra i quali figura "Panigalem cum omni re Guidonis filii Dodonis" agli Obertenghi ed in particolare a Ugo e Folco, figli di Adalberto Azzo II, discendente di Oberto I, capostipite della famiglia obertenga, e ricordato quale conte di Luni nel 1050; in origine, dunque, Panicale costituì uno dei territori confermati alla famiglia obertenga (linea Estense), che nel corso dell'XI secolo avevano acquisito il controllo dei principali passi di transito verso la pianura padana (tra i quali il passo dell'Abbazia di Linari, oggi del Lagastrello, e il passo presso la Corte di Naseta, oggi del Cerreto, a lungo conteso con i Monaci di San Prospero di Reggio Emilia).

Gli Obertenghi-Estensi infeudarono il castello di Panicale ai Bianchi da Moregnano, che dominarono su una parte della Lunigiana (tra cui Panicale, Groppo San Pietro, Crespiano, Cuscugnano ed altre località) all'incirca sino alla fine del XII secolo (i documenti ricordano i signori di Panicale e di Groppo San Pietro, quali vassalli di Adalberto Azzo II e di Folco).

In questo periodo (il più importante dell'intera storia del borgo), Panicale compare in due documenti di rilievo risalenti l'uno al 12 novembre 1104 e l'altro al 10 febbraio 1119, contenenti gli atti con i quali Oddone Bianco di Moregnano ed i suoi figli, ponendo fine a una controversia durata alcuni decenni, rinunciarono ad esercitare diritti signorili sulla Curtis di Naseto, posta sul versante emiliano del passo del Cerreto, riconoscendone la proprietà in capo al monastero di San Prospero di ReggioNobili, Una scheda sulla domus lunigianese dei Bianchi da Moregnano (secoli XII-XIII), estratto da Reti Medioevali Rivista - VI - 2005/2 in .

Nel documento del 1104, tra i sottoscrittori dell'atto, compaiono anche i nomi di "Ubaldo ed Artuscio di Panicale"; l'atto di pace del 1119 venne sottoscritto nel castello di Panicale.

I Malaspina subentrarono agli Estensi, quali dòmini dei Bianchi da Moregnano, con ogni probabilità alla fine del XII secolo. In un documento risalente al 25 febbraio 1201, relativo ad un arbitrato tra il vescovo di Luni Gualtiero e Guglielmo Malaspina, si trova una chiara testimonianza del subentro dei Malaspina agli Estensi nel dominio sui feudi dei Bianchi da Moregnano; in tale atto, tra le altre cose, il vescovo si impegnò a non prestare più consiglio né aiuto "a quelli di Moregnano, o di Panicale o di Calice o di Giovagallo" contro il Marchese, certificando il sostanziale riconoscimento dell'autorità dei Malaspina sui vecchi possedimenti dei Bianchi ("ne det consilium vel auxilium illis de Moregnano, vel de Panigale, vel de Calese, vel de Giovagallo contra marchionem, vel ad mallum eius vel morum").

Il passaggio alla sfera d'influenza dei Malaspina può dirsi senz'altro compiuto nel 1275, quando Panicale fu assegnato al Marchese di Olivola e da quest'ultimo ceduto in pegno al Marchese di VillafrancaEugenio Branchi, Storia della Lunigiana feudale, ristampa anastatica Pistoia, 1897-8), Bologna, 1981, vol. II. Non è chiaro, peraltro, se, nel corso del XIV secolo, la signoria dei Malaspina su Panicale fosse esercitata direttamente, o mediante un rapporto di vassallaggio.

Panicale fu formalmente assegnato, il 25 ottobre 1355, a Federico Malaspina, figlio di Obizzino, insieme con Villafranca, Virgoletta, Battalasco, Licciana, Montevignale, Monte Simone, Castevoli, Villa, Brugnato, Stadomelli, Cavanella, Beverone e Suvero e, se si esclude la breve parentesi della conquista genovese, rimase sotto il dominio dei Marchesi di Villafranca sino al 1500Eugenio Branchi, op. cit., vol. II, 615.

Da questo momento in poi, la storia di Panicale fu indissolubilmente legata a quella di Licciana. Il ricordo di un'originaria preminenza, peraltro, è all'origine di una rivalità tra i due borghi mai sopita nel corso dei secoli.

La Lunigiana, a partire dal secolo XIV, per la sua posizione strategica di cerniera tra il mare e la pianura Padana, fu oggetto di appetiti e di contese tra le maggiori potenze italiane, che premevano sui confini: prime fra tutte, Milano, Genova e Firenze.

In questo quadro, si collocano senz'altro i fatti che coinvolsero il marchesato di Villafranca e, con esso, il borgo di Panicale.

Che si trattasse di una vendetta privata, di un isolato fatto di sangue, ovvero di un incidente “provocato ad arte” per consentire a Genova di estendere il proprio dominio risalendo la Magra (ipotesi, quest'ultima, di certo più credibile, nel contesto italiano dell'epoca), sta di fatto che, nel 1416, quattordici uomini, su mandato del Marchese di Villafranca Gabriele Malaspina, trassero in agguato e uccisero Oderico Biassa, luogotenente del Vicario della Spezia Alerame Grimaldi, recatosi sul confine del territorio genovese per eseguire la condanna nei confronti di alcuni individui macchiatisi di delittoE. Branchi, op. cit., vol. II, 55 ss. e 615 ss..

Trattandosi di uccisione di un magistrato della Repubblica, l'occasione non avrebbe potuto essere più ghiotta per espandere il dominio in territorio lunigianese: la reazione del doge Tommaso Fregoso non si fece attendere e, nello stesso anno, il condottiero Battista Fregoso, fratello del doge, invase e sottrasse al Malaspina l'intero territorio del marchesato di Villafranca, tra cui Panicale, che rimase sotto il dominio genovese sino al 1449 (furono sottratti al Malaspina "quindici castella" - ossia Brugnato, Villafranca, Beverone, Stadomelli, Suvero, Rocchetta, Castiglione, Virgoletta, Panicale, Santa Caterina, Licciana, Terrarossa, Montevignale, Calice e Madrignano - e "rovinatene le fortezze, eccetto quelle di Brugnato, Villafranca, Beverone e Stadomelli, nelle quali lasciò presidio [...]"E. Branchi, op. cit., vol. II, 56; dunque, secondo il Branchi, anche la fortezza di Panicale subì gravi danni per effetto della conquista genovese).