La teurgia () è una pratica religiosa esercitata soprattutto nell'antichità greco-romana pre-cristiana, finalizzata a produrre miracoli, benefici prodigiosi,«Arte di giungere a conoscenze soprannaturali e di operare miracoli con soccorso degli spiriti o genii. Filosofi eminenti, come Giamblico e Porfirio, la coltivarono, convinti che con le invocazioni e con certe pratiche si poteva avere commercio con gli spiriti, comandarli, operare cose meravigliose. Era, in fondo, una specie di magia bianca; ma questi filosofi tenevano molto a differenziarsi dai maghi, che, dicevano, operavano col soccorso dei demoni» (Armando Pappalardo, Dizionario di scienze occulte, alla voce «teurgia», pag. 339, Milano, Hoepli, 1922). e a sviluppare poteri con cui i teurghi giungevano a identificarsi con la propria parte divina e a ottenere l'immortalità.Magia e Teurgia astrologica. Culti astrali e pratiche magico-teurgiche, a cura di Giacomo Albano, 2014.
Etimologia L'origine di questa parola è da rinvenire nel tardo latino theūrgia, dal greco antico θεουργίᾱ (theourgíā, “stregoneria”), a sua volta composta da θεός (theós, “dio”, “epiteto di un sovrano”) + ἔργον (érgon, “opera”, “lavoro”; nel senso di “attività rituale”), traducibile infine, dato il contesto storico, come «operazione divina» o, ancora, come «divinazione». Secondo Joseph Bidez,Joseph Bidez, La vie de l'empereur Julien, Les Belles Lettres, 1930. il termine fu coniato da Giuliano il Teurgo, indicato dalle fonti antiche come l'autore degli Oracoli caldaici, che è anche il primo a farsi chiamare "teurgo".Giovanni Reale, Gli scritti ermetici e gli oracoli caldaici in Storia della filosofia greca e romana, Milano, Bompiani, 2018, p. 1977. In questi testi la teurgia si differenzia dalla teologia (θεολογία, theologhía) in quanto, rispetto a quest'ultima, non si limita a discutere intorno al divino quanto piuttosto indica i riti e le pratiche per evocarlo.Eric R. Dodds. I greci e l'irrazionale, Milano, Rizzoli, 2009, p. 346. La teurgia infatti utilizza la magia a scopi mistico-religiosi, per purificare l'anima dalla materia e consentirle di ricongiungersi con la divinità.
Storia Antichità La teurgia consisteva nell'evocazione delle divinità per mezzo della telestiké (τελεστική), ovvero di rituali atti a inserire la divinità in un essere inanimato,Eric R. Dodds. I greci e l'irrazionale, Milano, Rizzoli, 2009, p. 356. o di tecniche estatiche aventi lo scopo di far incarnare per un determinato tempo la divinità in un essere umano, il dochéus (δοχεὑς). In quest'ultimo caso la pratica teurgica differiva da quella degli oracoli in quanto la divinità evocata non entrava nel corpo del dochéus per un atto spontaneo, ma in quanto specificatamente evocata da un teurgo avente questo compito, il klétor (κλήτωρ).Eric R. Dodds. I greci e l'irrazionale, Milano, Rizzoli, 2009, p. 360.
Celebrata prevalentemente all'interno dei misteri, la teurgia si attuava attraverso operazioni rituali di carattere cerimoniale - gesti ineffabili condotti con precisione e solennità - che utilizzavano simboli, formule o altro che, in senso analogico, erano adeguate ad attirare la divinità desiderata. Gli dèi infatti si identificavano con i pianeti e le stelle intesi analogicamente come piani e forze metafisiche, la cui evocazione doveva perciò agire per "simpatia". I simboli, i gesti e la lingua usata non dovevano essere comprensibili e non dovevano in alcuna maniera essere conoscibili in senso razionale. Gli stessi nomi delle divinità evocate erano in "lingue barbare" antiche o comunque sconosciute ai partecipanti.Eric R. Dodds. I greci e l'irrazionale, Milano, Rizzoli, 2009, pp. 356-358. L'efficacia del rito dipendeva dalla sospensione della razionalità umana per consentire il raggiungimento di stati d'essere superiori al piano materiale già virtualmente raggiunti grazie all'iniziazione misterica, stati d'essere che dovevano intercettare e poi identificarsi con il piano divino, potendo così agire su quest'ultimo o in quanto divenuti quest'ultimo.
La pratica religiosa teurgica fu riassunta negli Oracoli caldaici, opera attribuita a Giuliano il TeurgoLa paternità di tale opera è probabile ma non certa. Così Dario Mariano Cosi: Angelo Tonelli chiosa richiamandosi alla tradizione sapienziale e visionaria trasmessa oralmente e poi appuntata per iscritto: , vissuto nel II secolo, durante il regno di Marco Aurelio. Anche se le pratiche magiche sono precedenti a Giuliano il Teurgo, gli Oracoli caldaici rappresentano la prima opera scritta giunta a noi, seppur in forma di frammenti, che tratta di teurgia. Il testo inoltre presenta forti affinità con la filosofia neopitagorica e medioplatonica.Giovanni Reale, Gli scritti ermetici e gli oracoli caldaici in Storia della filosofia greca e romana, Milano, Bompiani, 2018, p. 1970.
La teurgia ebbe notevole influenza sul tardo neoplatonismo.Alessandro Linguiti, Le scuole neoplatoniche in Storia della filosofia antica, direzione scientifica di Mario Vegetti e Franco Trabattoni, vol. 4: Dalla filosofia imperiale al tardoantico, a cura di Riccardo Chiaradonna, Roma, Carocci, 2016, p. 219. Così anche l'imperatore romano Giuliano, nel IV secolo, prima ancora di vestire la porpora imperiale e avvertito da Eusebio di Mindo rispetto alla teurgia praticata da Massimo di Efeso rispose piccatamente: «Tu puoi restare fermo sui tuoi libri, io so dove andare». Quindi Giuliano si recò da Massimo di Efeso in Atene e venne così iniziato ai misteri eleusini. Per i suoi studi Giuliano chiese al suo amico Prisco di spedirgli una copia del commentario del filosofo neoplatonico e teurgo Giamblico su Giuliano il Teurgo. A tal proposito commentò di essere avido della filosofia di Giamblico e che nulla al mondo poteva stargli al pari.Eric R. Dodds. I greci e l'irrazionale, Milano, Rizzoli, 2009, p. 351. Celebre teurgo dell'antichità fu anche il filosofo neoplatonico Proclo.Eric R. Dodds, La teurgia in I greci e l'irrazionale, trad. it., Milano, Rizzoli, 2009, p. 352.
Medioevo La pratica della teurgia tese a scomparire contestualmente alla chiusura delle scuole filosofiche e teologiche non cristiane avvenuta nel 529 d.C. con la pubblicazione del Codex Iustinianus, emesso dall'imperatore cristiano Giustiniano, il quale proibiva qualsiasi dottrina filosofica o pratica religiosa non cristiana.
Nel Medioevo cristiano tali pratiche vennero demonizzate e considerate «malefiche» e inaccettabili, giacché l'avvento del Cristianesimo implicava l'eclissi di tutti i «daimones» pagani, che a loro volta erano considerati maschere degli angeli caduti insieme a Lucifero. La pratica teurgica venne sostituita dallars goetia, locuzione derivata da una parola greca che significa «stregoneria», «magia nera» essa al contrario della teurgia, che traslava l'operatore sul piano della divinità, evoca le entità nel piano fisico (avendo perso le conoscenze e l'iniziazione misterica l'operatore era impossibilitato alla teurgia dovendo accontentarsi della mera evocazione), ad essa ovviamente si contrapponeva la liturgia sacramentale cattolica, considerata come la nuova e la vera teurgia, ovvero l'opera salvifica e santificatrice di Dio nella mediazione dei suoi sacerdoti.
Rinascimento In seguito al Concilio di Firenze e all'arrivo in Italia da Bisanzio del filosofo neoplatonico Giorgio Gemisto Pletone, le dottrine teurgiche furono oggetto di una riscoperta nell'Occidente cristiano e trovarono un terreno fertile di sviluppo nell'Umanesimo dell'Accademia neoplatonica fiorentina, diretta da Marsilio Ficino.
Ebbero un certo sviluppo quindi presso molti filosofi rinascimentali legati all'ermetismo, venendo assimilate a una sorta di magia bianca, ma furono osteggiate dalla Chiesa, perciò restarono perlopiù appannaggio di cerchie ristrette di studiosi.
Mondo moderno La teurgia, dopo secoli di decadenza, ebbe un revival nel corso del XIX secolo e gli inizi del XX secolo, con il tentativo di ricostruzione attuato da parte di ordini pseudo-iniziatici quali l'Hermetic Order of the Golden Dawn e l'Ordo Templi Orientis. Nell'ultimo secolo poi questa teurgia ottocentesca ha avuto una sua parziale riproposizione nelle religioni neopagane, come ad esempio la Wicca (con il rito del Drawing Down)Margot Adler, Drawing Down the Moon: Witches, Druids, Goddess-Worshippers, and Other Pagans in America Today, Viking, 1979. ed il Druidismo.
Pratiche e rituali Statue e simboli: la telestiké
La telestiké consisteva in un insieme di riti con cui si consacravano (τελεῖν, telein) e si animavano le statue delle divinità, allo scopo di ricevere oracoli. Le statue erano cave e al loro interno venivano inseriti, a seconda dei casi, animali, piante o pietre che erano in relazione con il dio. Ogni divinità aveva infatti un rapporto di "simpatia" con alcuni elementi del mondo animale, vegetale o minerale, i quali conservavano al loro interno dei simboli (σύμβολα, symbola), cioè una traccia della loro causa divina e che quindi garantiva una relazione con essa. I simboli erano nascosti all'interno della statua, e solo il telestes (τελεστής), l'officiante, ne era a conoscenza. Talvolta venivano usate anche gemme incise o formule magiche, i cosiddetti charakteres (χαρακτῆρες); questi ultimi potevano essere scritti, appunto, oppure pronunciati, ma la pronuncia corretta era un segreto riservato al teurgo e trasmesso oralmente. Tra i charakteres rientravano, per esempio, le sette vocali (simbolo dei sette dèi planetari), i nomi e gli appellativi delle divinità (che Giuliano diceva di avere ricevuto direttamente dagli dèi) e i cosiddetti "nomi barbari" (ὀνόματα βάρβαρα, onomata barbara), cioè i nomi degli dèi in lingue barbare, che perdono il loro potere se tradotti in greco.
Nella consacrazione della statua di Ecate veniva adoperata anche una trottola magica (στρόφαλος, strophalos), formata da una piastra d'oro con al centro uno zaffiro, su cui erano incisi caratteri mistici. Il teurgo la faceva ruotare mediante una correggia di cuoio, pronunciando formule magiche: ruotandola verso l'interno, si invitavano gli dèi; ruotandola verso l'esterno, invece, si liberavano le divinità dall'incantesimo.Giuliano il Teurgo, Oracoli caldaici, a cura di Angelo Tonelli, Milano, Rizzoli, 2008, p. 19. Le trottole erano chiamate anche iunghes (ἴυγγες), termine con cui negli Oracoli caldaici sono indicate le intuizioni del Padre, spinte dalla sua volontà.Oracoli caldaici fr. 76. C'era dunque una stretta connessione tra le trottole magiche e i livelli superiori della metafisica caldea: attraverso di esse era possibile non solo evocare una divinità, ma anche provocare tempeste o alterare la volontà di un'altra persona.John F. Finamore, Sarah Iles Johnston, The Chaldaean Oracles, in The Cambridge History of Philosophy in Late Antiquity, vol. 1, edited by Lloyd P. Gerson, Cambridge, Cambridge University Press, 2010, p. 172.
L'esperienza medianica Una seconda pratica consisteva nel fare incarnare temporaneamente una divinità in un corpo umano, cioè nel dochéus. Poco sappiamo su come avvenisse esattamente il rituale. Due figure erano coinvolte: il klétor, che evocava la divinità (o forse addirittura la costringeva), e il dochéus appunto, che invece la ospitava. Entrambi si preparavano al rituale purificandosi con l'acqua e con il fuoco, e indossavano particolari chitoni con cinture diverse a seconda del dio da evocare. Il docheus inoltre indossava una ghirlanda magica e altri symbola. Le fonti antiche sono in disaccordo sui metodi utilizzati per indurre la trance, ma Dodds ritiene che probabilmente «gli agenti efficaci erano psicologici, non fisiologici».Eric R. Dodds. I greci e l'irrazionale, Milano, Rizzoli, 2009, p. 361. D'altra parte, non tutti potevano essere medium, ma i più adatti erano ritenuti le persone giovani e semplici.Eric R. Dodds. I greci e l'irrazionale, Milano, Rizzoli, 2009, p. 362.