La condizione femminile in Italia si è evoluta in maniera rilevante a partire dalla fine della seconda guerra mondiale e dalla caduta del regime fascista, quando le donne hanno visto riconoscersi sempre più diritti, i quali in precedenza erano prerogativa esclusiva degli uomini, fino ad arrivare alla completa parità giuridica.

I pieni diritti tra uomo e donna in Italia sono infatti garantiti e pienamente riconosciuti in seguito all'entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana il 1º gennaio 1948.

Dal 1979, infatti, sono solo sette le donne che hanno ricoperto quattro delle cinque più alte cariche dello Stato: alla seconda carica dello Stato, quella di presidente del Senato della Repubblica, è arrivata per la prima volta Maria Elisabetta Alberti Casellati (2018-2022).

La terza carica dello Stato, quella di presidente della Camera dei deputati, è stata ricoperta, al momento, da ben tre donne: per prima è stata Nilde Iotti (1979-1992), poi Irene Pivetti (1994-1996) e Laura Boldrini (2013-2018).

La prima donna a ricoprire la quarta carica dello Stato, quella di Presidente del Consiglio dei ministri, è Giorgia Meloni (2022-in carica).

Alla quinta carica dello Stato, quella di Presidente della Corte costituzionale, come donna è arrivata per la prima volta Marta Cartabia (2019-2020), e in seguito Silvana Sciarra (2022-2023).

Dal Medioevo al Rinascimento

La struttura sociale patriarcale assegnava alla donna un ruolo subalterno nella famiglia e nella società, quindi le donne italiane hanno avuto rare occasioni per distinguersi durante il Medioevo.

La vedova poteva ereditare una posizione di potere dal proprio marito, come nel caso di Matilde di Canossa, oppure la donna colta poteva trovare opportunità nel convento, come Chiara d'Assisi e Caterina da Siena durante il XIII e il XIV secolo.

Nel Rinascimento (XV-XVI secolo) le donne restano ancora confinate ai ruoli tradizionali di "monaca, moglie, serva, cortigiana".Sara F. Matthews-Grieco (a cura di), Monaca, moglie, serva, cortigiana: vita e immagine delle donne di tra Rinascimento e Controriforma (Firenze: Morgana, 2001)

Cresce, tuttavia, la diffusione dell'alfabetizzazione tra le donne delle classi privilegiate e si apre l'occasione per un numero crescente di donne di partecipare alla vita intellettuale anche in ambito laico.

Veneziana di nascita, Christine de Pizan (1365-1440) scrive La Città delle Dame nel 1404; l'autrice descrive il genere femminile come privo di inferiorità innata rispetto agli uomini.

Gli stessi concetti saranno ribaditi un secolo più tardi da Giulia Bigolina nel romanzo Urania, il primo realizzato da una donna italiana nel Rinascimento del quale si abbia notizia.

Alcune donne fortunate per la propria posizione sociale libera dal fardello del lavoro domestico sono in grado di ottenere un'educazione o hanno un padre o un marito che permette loro di coltivare i propri talenti artistici e culturali.

Lucrezia Tornabuoni a Firenze, Veronica Gambara a Correggio; Veronica Franco e Moderata Fonte a Venezia, Vittoria Colonna a Roma, sono nobildonne che si affermano per le proprie riconosciute capacità intellettuali.

Un caso atipico è quello della poetessa Isabella di Morra che, a differenza delle sue contemporanee, non ebbe la possibilità di partecipare alla vita culturale del tempo a causa delle prepotenze familiari e la sua tragica morte ne fece un'icona dell'oppressione femminile.

Le donne forti del Rinascimento italiano, come Isabella d'Este, Caterina de' Medici o Lucrezia Borgia, uniscono l'abilità politica a interessi culturali e di patronato nelle arti. Plautilla Nelli e Sofonisba Anguissola si affermano tra le prime esponenti femminili della pittura europea, e Tarquinia Molza nella musica.

L'8 aprile 1500 l'avvocatessa Giustina Rocca (deceduta nel 1502) è la prima donna a pronunciare una sentenza arbitrale, a Venezia.

Nella seconda metà del Cinquecento la Commedia dell'arte introduce un elemento nuovo di portata dirompente e rivoluzionaria: la presenza delle donne sul palcoscenico.

Isabella Andreini è la prima attrice ad acquisire una popolarità europea nella Compagnia dei Gelosi, tra il 1578 e il 1604, in Italia, Francia, Polonia, Spagna, Germania, e Inghilterra. Con il teatro (e quindi il melodramma e la danza) si apre per le donne un intero mondo di nuove opportunità.

Dal Rinascimento all'età napoleonica

All'inizio del Seicento, le donne italiane intellettuali sono ormai una presenza affermata nella cultura del tempo, anche se il fenomeno resta limitato alle classi privilegiate e non si traduce in provvedimenti legislativi; la loro attività resta confinata ai loro salotti di casa.Ross, Sarah Gwyneth, The Birth of Feminism: Woman as Intellect in Renaissance Italy and England (Cambridge, MA: Harvard University Press, 2010), p. 2.

Tra queste donne ci sono le compositrici Francesca Caccini, Eleonora Baroni e Angela Teresa Muratori e le pittrici Lavinia Fontana, Fede Galizia e Artemisia Gentileschi.

In questo periodo, tuttavia, i diritti delle donne sono ancora molto limitati: l'11 settembre 1599 Beatrice Cenci, nobildonna romana, viene giustiziata per parricidio, nonostante fosse esasperata dalle violenze e dagli abusi sessuali paterni.

Nel 1678 Elena Lucrezia Corner è la prima donna in Italia a conseguire una laurea accademica, in filosofia, all'Università di Padova e la prima donna al mondo a ricevere un dottorato.

Al di fuori del contesto familiare, le donne italiane del Seicento continuano a trovare opportunità nei conventi e ora per la prima volta anche nel teatro musicale, a cominciate da Anna Renzi (descritta come la prima diva della storia dell'opera) e Barbara Strozzi.

Aurora Sanseverino fu invece una figura di spicco del Regno di Napoli a cavallo tra il seicento e il settecento, donna eclettica ammirata dalla società napoletana e nota per il suo grande mecenatismo.

Nel Settecento con l'Illuminismo si apre alle donne italiane anche il campo delle scienze e della filosofia: Clelia Grillo Borromeo, Giuseppa Eleonora Barbapiccola, Laura Bassi, Anna Morandi Manzolini, Maria Gaetana Agnesi, Maria Angela Ardinghelli e Cristina Roccati.

Soprani e primedonne italiane continuano ad essere famose in tutta Europa: Francesca Cuzzoni, Faustina Bordoni, Vittoria Tesi, Caterina Gabrielli, Lucrezia Agujari, Giovanna Sestini e Brigida Banti.

Sui palcoscenici europei trovano successo anche l'attrice Silvia Balletti e le danzatrici Giovanna Bassi e Teresa Bandettini.

Tra le donne celebri del Settecento italiano ci sono anche la pittrice Rosalba Carriera; le compositrici Maria Margherita Grimani e Maria Teresa Agnesi Pinottini; la giurista Maria Pellegrina Amoretti; la scrittrice ed editrice Elisabetta Caminer.

La rivoluzione francese e l'età napoleonica offrono per la prima volta alle donne italiane la possibilità di essere politicamente impegnate, come nel caso dell'attivista Olympe de Gouges.

Già nel 1799 a Napoli, la poetessa Eleonora Pimentel Fonseca svolge un ruolo da protagonista nella Repubblica Napoletana; pagherà con la condanna a morte questo suo impegno il 20 agosto dello stesso anno. Tra le altre donne del Risorgimento abbiamo anche Carolina Arienti.

Il Risorgimento (1815-1871)

Il Risorgimento è il primo evento della storia italiana nel quale la partecipazione femminile sia apertamente ricercata e riconosciuta.Antonietta Drago, Donne e amori del Risorgimento (Milano, Palazzi, 1960).

Nella prima metà del XIX secolo, alcuni dei salotti più influenti in cui i patrioti, rivoluzionari e intellettuali italiani si incontrano, sono diretti da donne, come ad esempio Bianca Milesi, Metilde Viscontini Dembowski, Teresa Casati, e Cristina Trivulzio di Belgiojoso.

Particolarmente rilevante è la presenza femminile nel movimento mazziniano, da Sara Levi Nathan a Antonietta De Pace e Giuditta Bellerio Sidoli.

Alcune donne si distinguono anche sui campi di battaglia, da Luisa Battistotti Sassi (combattente nelle Cinque giornate di Milano) a Colomba Antonietti (caduta nella difesa della Repubblica romana), da Anita Garibaldi (la moglie di Giuseppe Garibaldi) a Rosalia Montmasson (che partecipa alla Spedizione dei Mille come infermiera) a Antonia Masanello e Giuseppa Bolognara Calcagno (che si uniscono ai combattenti garibaldini come soldatesse).

Il Regno d'Italia (1861-1946)

Dall'Indipendenza al periodo fascista (1861-1922) Il nuovo Stato unitario esalta ed idealizza le madri e le spose del Risorgimento (prima fra tutte Adelaide Cairoli), ma non concede alcun diritto alle donne. Il voto (anche amministrativo) è precluso.

Il diritto di famiglia, disciplinato dal 1865 dal Codice civile "Pisanelli", è improntato sulla supremazia maschile e preclude alla donna, attraverso la richiesta dellautorizzazione maritale, ogni decisione di natura giuridica o commerciale.

L'articolo 486 del Codice Penale del 1859 del Regno di Sardegna, esteso ora a tutta Italia, prevedeva una pena detentiva da tre mesi a due anni per la moglie adultera, mentre puniva il marito solo in caso di concubinato (in vigore fino al 1968)..

Comincia subito la battaglia per l'acquisizione di una parità di diritti e del suffragio femminile in Italia. Già nel 1864 Anna Maria Mozzoni, pioniera del movimento femminile in Italia, denuncia le discriminazioni legali cui la donna è sottoposta attraverso la pubblicazione di "La donna e i suoi Rapporti Sociali in Occasione della revisione del Codice Italiano".

Nel Codice di Famiglia del 1865 viene stabilito che le madri non avevano il diritto di esercitare la tutela sui figli legittimi, né tanto meno quello ad essere ammesse ai pubblici uffici.

Se sposate, non potevano gestire i soldi guadagnati con il proprio lavoro, perché ciò spettava al marito. Venne perciò istituita l'obbligazione maritale per vendere o meno dei beni (fino al 1919).

Nel 1867 il deputato Salvatore Morelli presenta il primo disegno di legge per consentire il Suffragio Universale; la proposta è respinta con voto della Camera dei Deputati. Nonostante il fallimento della proposta di legge, egli è considerato il padre del femminismo italiano e il deputato delle donne.

Nel frattempo nascono i primi giornali e le prime associazioni femminili. Nel 1868 Gualberta Alaide Beccari comincia la pubblicazione della rivista La donna a Padova.

Sul fronte dell'Istruzione, le donne ottengono nel 1874 l'accesso ai licei e alle università, anche se in realtà molte scuole continuarono a respingere le iscrizioni femminili (nel 1900 le donne iscritte nelle Università furono 250, mentre nei licei 287).

Il Regio Decreto del 1875 dell'allora ministro della pubblica istruzione Ruggero Bonghi e del suo successore Michele Coppino dell'anno successivo sanciscono formalmente per le donne la possibilità di iscriversi all'Università.

Nel 1879 la giornalista Anna Maria Mozzoni fonda a Milano una Lega promotrice degli interessi femminili, per rivendicare il suffragio femminile; mentre nel 1877 Ernestina Paper, una ebrea di origine russa trasferitasi in Italia, è la prima donna a laurearsi in Italia, in medicina.

Dopo di lei e fino al 1890 le donne che in Italia conseguirono una laurea saranno una ventina appena; molte delle professioni rimangono comunque precluse.

Laureatasi nel 1881 in giurisprudenza, Lidia Poët diventa il 9 agosto 1883 la prima donna iscritta all'Ordine degli Avvocati, ma l'iscrizione è revocata per ordine della magistratura, per esservi riammessa ufficialmente solo nel 1920.

Le donne laureate aumenteranno a 237 nel decennio successivo. Le accademiche italiane di fine Ottocento, dall'astronoma Caterina Scarpellini all'archeologa Ersilia Caetani Lovatelli (prima donna a entrare nell'Accademia dei Lincei nel 1879), appartengono ancora a quelle generazioni di donne erudite che si sono formate al di fuori dell'ambito universitario.