La chiesa di San Giovanni Battista del Trebbo è un edificio religioso sede dell'omonima parrocchia, situato nella frazione di Trebbo di Reno, nel comune di Castel Maggiore.

Storia

Nel XIII secolo esistevano nel Quartiere di Porta StieraPer Quartiere di Porta Stiera s'intende quella zona al di fuori dell'omonima porta della prima cinta muraria. cinque chiese parrocchiali: San Giovanni de Pollicino; Santa Maria de PollicinoNel 1276 il diritto di nomina del rettore della Chiesa di Santa Maria de Pollicino e di quella di Sant'Andrea di Pollicino apparteneva ai parrocchiani.; Sant'Andrea de Pollicino; San Marco de PollicinoIl diritto di nomina del rettore della Chiesa di San Marco de Pollicino spettava nel 1270 alla Famiglia Lambertini.; San Michele de PollicinoNel 1285 il diritto di nomina del rettore della Chiesa di San Michele de Pollicino spettava alla Famiglia Lambertini..

Nel XIV secolo il numero delle chiese parrocchiali si alzò a sei: Santa Maria de Castelario de PolicinoLa zona a settentrione di Porta delle Lame (ovvero la zona della Longara e del Trebbo), nel Medioevo, veniva detta Polesine, Pollesine, Pollese, Pollesino, Policino o Pollicino.; Santa Maria de Policino; San Micælis de PolicinoL'odierna Chiesa di San Michele Arcangelo della Longara.; Sant'Andree de Policino; San Joannis de Policino; San Matei de Policino.

Nel XV secolo, tali parrocchie furono unite a formarne due soltanto: San Giovanni Battista di Policino a ManeIl toponimo Policino a Mane deriva dal fatto che il Trebbo si trovi a levante (quindi a mane, mattina, dal momento che il sole sorge a levante, appunto) del Fiume Reno. (o del Trebbo); San Michele Arcangelo di Policino a SeraIl toponimo Policino a Sera deriva dal fatto che la Longara si trovi a ponente (quindi a sera, dal momento che il sole tramonta a ponente) del Fiume Reno. (o della Longara).

La chiesa di Policino a Mane (o del Trebbo) fu eretta nel XIV secolo in una posizione molto vicina alle acque del Reno. Ma questa prima chiesa alla fine del XVI secolo fu pesantemente danneggiata dalle acque del fiume e si decise dunque di costruire un edificio omonimo in un luogo più lontano dalle acque, il luogo dove sorge ancor oggi l'edificioVia Lame, 132 — 40013 Castel Maggiore (Loc. Trebbo di Reno)..

Il giuspatronato e l'associato jus presentandi della chiesa del Trebbo erano nel 1273 di tipo popolare. I parrocchiani del Trebbo, dunque, avevano il diritto di nomina del rettore della parrocchia, ma dovevano avere l'approvazione del vescovo. Nel 1300, quando era vescovo di Bologna Giovanni Savelli, il giuspatronato e il conseguente diritto di nomina del parroco (jus presentandi) passarono a Salinguerra Torelli III di FerraraSalinguerra era un soprannome della famiglia derivato dal Latino "Saliens in guerra" (Forte in guerra)., che diverrà nel 1301 Capitano della Lega delle città di Bologna, di Forlì ed Imola. Egli nel 1308 fu acclamato signore di Ferrara, ma nel 1310 i marchesi D'Este lo spodestarono e Salinguerra III fu costretto a fuggire. Fuggendo lasciò il giuspatronato della chiesa del Trebbo nuovamente ai parrocchiani.

Descrizione Esterno La facciata attuale della chiesa, rivolta verso oriente, fu realizzata nel 1790 dal capomastro muratore Sebastiano Brighenti sotto il rettorato del parroco don Pellegrino Torri.

La facciata è orizzontalmente divisa da una cornice rialzata. Al centro della facciata spicca il portaleLa soglia del portale era in pietra serena, oggi, invece, è in marmo. della chiesa, fabbricato dal falegname Leardo Berti e dotato di serramenti dal fabbro VillaniIl portone, coi serramenti, costò 303,10 lire.. Nelle porzioni della facciata che corrispondono alle cappelle laterali si trovano due nicchie: quella contenente la statua di san Pietro, alla sinistra del portale, e quella di san Paolo di Tarso alla destraLe due statue, realizzate dallo scultore Aldrovandi e pagate 150 lire, furono poste nelle nicchie nel 1882.. Sopra la porta maggiore è posto un timpano triangolare. Nel frontone, anch'esso triangolare, fu realizzato un tondo rialzato con, al suo interno, un bassorilievo raffigurante l'Agnello mistico con la Croce. Sulla facciata sono presenti varie lesene. In asse col portale, inoltre, è presente una finestra architravata.

Interno La navata centrale della chiesa è coperta da una volta a botte unghiata. Essa è dipinta con le seguenti opere realizzate nel 1887 dal pittore Celestino Govoni: Visita della Madonna a Sant'Elisabetta, madre di San Giovanni BattistaRappresentazione del Secondo mistero gaudioso del Rosario.; San Giovanni Battista fanciullino nel deserto; La figlia di Erodiade, Salomè, con la testa del Battista; Putto con la trombaLa tromba rappresenta la Fama.; Putto col ramo di pescoIl ramo di pesco rappresenta la salvezza.; Putto con la spadaLa spada rappresenta la giustizia.; Putto con le cateneLe catene rappresentano la mortificazione corporale.; Putto con la palmaLa palma rappresenta il martirio.; Putto con la croce di canna col cartiglioIl bastone da viandante sormontato da una piccola croce con la scritta Ecce Agnus Dei è un attributo fondamentale di San Giovanni Battista.. Ai lati della volta sono presenti degli angeli che portano in mano motti riguardanti la vita del BattistaDon Enrico De Maria scrisse: "[...] al di sopra dei cornicioni che sostengono la navata centrale, vi sono dei bruttissimi fanciulletti che nelle intenzionalità del pittore vorrebbero essere angeli che portano in mano motti riguardanti la vita del Battista [...]".. I motti sono i seguenti: Exsultavit infans in utero (Il bambinoIl bambino è San Giovanni Battista. esultò nell'uteroL'utero è quello di Sant'Elisabetta, madre del Battista.); Benedictus fructus ventris (Benedetto il frutto del ventreIl ventre è quello di Sant'Elisabetta, madre del Battista.); Erat in desertu (Si trovava nel desertoCon questo motto si fa riferimento al soggiorno di San Giovanni Battista nel deserto.); Confortabatur spiritu (Confortato nello spirito); Decollavit eum in carcere (Lo decollò in carcereErodiade aveva divorziato dal fratello del sovrano della Galilea Erode Antipa ed aveva sposato quest'ultimo. Poiché il divorzio non era ammesso dalla Legge ebraica, San Giovanni Battista si sentiva in dovere di protestare verso Erodiade per la sua condotta. Per queste proteste Giovanni Battista venne incarcerato da Erode Antipa. Ad Erode piaceva ascoltare il carcerato e per questo non l'aveva mai fatto uccidere. Ma durante la festa del suo compleanno, egli disse a Salomè (la figlia di sua moglie): "Chiedimi qualsiasi cosa ed io te la darò". Salomè, dopo essersi consultata con sua madre (che voleva liberarsi del Battista), chiese ad Erode la testa del Battista. Egli, dunque, a causa della parola data pubblicamente, con dispiacere, acconsentì e fece decollare il Battista.); Attulit caput eius in disco (Trasportò il suo capo su di un vassoio); Joannes est nomen eius (Giovanni è il suo nome); Benedicta inter mulieres (Benedetta fra le donne); Manus Domini erat cum illo (La mano del Signore era con lui); Herodes muteabat Joannem (Erode temeva Giovanni); Herodias insidiabatur illi (Erodiade lo insidiò); Repleta spiritu sancto (Ripieno di Spirito Santo).

Arco trionfale Divide la navata centrale dal presbiterio un arco trionfale ornato con un cartiglio decorativo con dipinte le parole pronunziate da Gesù Cristo in onore di San Giovanni Battista: Non surrexit majorNon sorse [nessuno] maggiore [di Giovanni Battista].(Mt. 11,11). Il cartiglio è sormontato da alcuni angeli scolpiti in altorilievo che reggono la raggiera dorata, simbolo della Santissima Trinità. Le decorazioni dell'arco trionfale furono realizzate dallo scultore Gaetano Lollini (n. 1700 — †. 1769).

Presbiterio Il presbiterio è rialzato rispetto alla navata. Per ascendere al presbiterio, infatti, bisogna salire un gradino di marmo bianco di Carrara. L'altare maggiore è di marmo, mentre il ciborio è di alabastro d'Egitto. Lo sportello del tabernacolo è dorato e decorato con l'immagine del Redentore. Nel 1975 il presbiterio fu trasformato secondo le nuove disposizioni del Concilio Vaticano II.

Cupola e pennacchi del presbiterio La cupola e i pennacchi del presbiterio furono dipinti nel 1861 dal pittore Sante Nucci (n. 1821 — †. 1896), sotto il rettorato del parroco don Pietro Spisani. Al centro della cupola si possono osservare: la Colomba dello Spirito Santo; Dio Padre col globo terrestre sotto la mano sinistra; Cristo risorto; Vergine Immacolata. Intorno alla Trinità, invece, si trovano: tre angeli che reggono la palma del martirio e la corona d'oro; San Pietro Apostolo; San Paolo di Tarso Apostolo; San Matteo Apostolo ed Evangelista; San Marco Evangelista; San Luca Evangelista; San Giovanni Apostolo ed Evangelista; Angeli in gloria che sorreggono il Paradiso; RutRut è il personaggio biblico che ha dato il nome al Libro di Rut. Era la bisnonna di Re Davide.; Re Davide che suona l'arpa; Mosè con le tavole dei Dieci comandamenti. I dipinti dei quattro pennacchi rappresentano: La nascita del BattistaSant'Elisabetta tiene in braccio il Battista.; La predicazione nel deserto di San Giovanni Battista; Il Battesimo di Cristo da parte del Battista nel Giordano; Il martirio di San Giovanni Battista.

Coro Nel coro è presente la pala d'altare San Giovanni Battista nel deserto di Giovan Francesco Gessi, scolaro di Guido Reni. Il quadro, restaurato nel 1837 da Vincenzo Rasori (1793—1863) e da Antonio Muzzi (1815—1894), rappresenta San Giovanni Battista nell'atto d'indicare ai discepoli il RedentoreIl Redentore è la figura piccola a destra.. Il quadro fu fatto prima del 1647 sotto il rettorato di don Tommaso Mariani. In alto, in un ovale, si trova l'Agnello con la croce, simbolo del Battista. La volta del coro fu dipinta da Sante Nucci (1821—1896). Il campanile, prima del 1887, occupava la zona del coro, che allora non esisteva, spostando il campanile, dunque, fu anche realizzato il coro, nel 1887.

Cappelle laterali Nella chiesa vi sono sei cappelle laterali, tre per lato: Cappella di San Giuseppe, già di Gesù Nazareno (prima a destra); Cappella della Beata Vergine Immacolata (seconda a destra); Cappella della Madonna del Santissimo Rosario (terza a destra); Cappella del Fonte Battesimale, già di sant'Antonio abate o di Sant'Anna (prima a sinistra); Cappella del Sacro Cuore di Gesù, già della Madonna delle Grazie, già di Sant'Antonio Patavino, già di San Vincenzo Ferreri (seconda a sinistra); Cappella del Santissimo Crocefisso, o del Cristo agonizzante, o degli Agonizzanti (terza a sinistra).

Cappella di San Giuseppe La Cappella di San Giuseppe è chiusa da una balaustra di ferro guarnita in ottoneLe balaustre della Cappella di San Giuseppe e di quella dell'Immacolata furono realizzate nel 1874.. Fino al restauro del 1859 la cappella era dedicata a Gesù Nazareno. Fino al secondo dopoguerra dietro all'altare era presente il Transito di San GiuseppeLucio Massari (attribuito), Transito di San Giuseppe, inizî del XVII secolo; San Giuseppe è steso su di un letto tra le figure di Gesù (a sinistra) e di Maria (a destra), dietro Maria si vede la mezza figura di San Michele Arcangelo con in mano la bilancia, mentre in alto si possono osservare due angeli pronti ad accoglier l'anima di San Giuseppe attribuito a Lucio Massari. Nel secondo dopoguerra Giuseppina Burzi ved. Masotti regalò L'adorazione dei pastoriL'adorazione dei pastori non è stato rintracciato., un quadro di maggiori dimensioni e dunque il Transito di San Giuseppe fu spostato sulla parete laterale. Ad oggi nella cappella è posta una statua di San Giuseppe col Bambino.