La canzone di protesta (o anche canzone impegnata) è un brano musicale associato ad un movimento per un cambiamento sociale e politico. Numerose canzoni popolari possono essere considerate di protesta. Tra i movimenti sociali che hanno un gran numero di canzoni a loro legate vi sono i movimenti per i diritti civili, pacifisti, operai, controcultura, femministi, per la rivoluzione sessuale, ambientalisti.

La denuncia espressa da una canzone del genere non appartiene al singolo autore ma ad un intero gruppo di individui. Per questo motivo, il messaggio veicolato da un brano assume una rilevanza maggiore rispetto all’autore, che occupa a volte un ruolo marginale. Tuttavia, nell'età contemporanea, non sono rari i cantanti di protesta divenuti popolari in tutto il mondo. Molti fra questi artisti, inoltre, hanno anche associato alla loro carriera musicale opere di attivismo, a testimonianza del proprio impegno politico e sociale. Tra gli artisti più conosciuti del genere possiamo, citare Bob Dylan, Joan Baez, i Cantacronache, gli Inti-Illimani e Boris Vian.

Il sociologo statunitense R. Serge Denisoff considera la canzone di protesta poco funzionale, come forma di persuasione o di propaganda.R. Serge Denisoff, "Songs of Persuasion: A Sociological Analysis of Urban Propaganda Songs", The Journal of American Folklore Vol. 79, No. 314 (October – December 1966), pp. 581–589.

Nel mondo America Latina

Cile Nella storia cilena, la musica è stata utilizzata più volte per esternare sentimenti di protesta legati ai cambiamenti politici e sociali affrontati dal paese.

La Nueva Canción Chilena Nel Cile degli anni Sessanta sorse un movimento musicale noto come Nueva Canción Chilena, simile ad altri nati in America Latina nello stesso periodo. Tra i principali esponenti del movimento si possono citare Violeta Parra, gli Inti-Illimani e Víctor Jara.

Musicalmente, il genere recuperò melodie e strumenti tradizionali cileni, lontani dai modelli europei già largamente diffusi nel paese. La tematica più affrontata dagli esponenti della Nueva Canción era la denuncia contro la povertà e l'ingiustizia sociale. Il movimento cominciò presto ad ispirare studenti e intellettuali. Nei testi, venivano raccontate situazioni di disagio vissute dalle fasce più oppresse della popolazione. In Preguntas por Puerto Montt, infatti, Jara aveva attaccato direttamente il primo ministro cileno perché responsabile di un eccidio di contadini nel 1969. Alcuni brani simbolo della Nueva Canción vennero utilizzati da Salvador Allende durante la sua campagna presidenziale l'anno successivo.

In seguito al colpo di Stato del 1973, gli esponenti del movimento cominciarono ad essere perseguitati per via dei loro ideali di sinistra. Molti furono costretti a lasciare il paese, e lo stesso Jara venne torturato e ucciso.

Alcuni fra i brani più famosi legati al movimento, come El Derecho de Vivir en Paz di Victor Jara, sono considerati un simbolo e vengono ancora oggi intonati durante le proteste nel paese.

Sviluppi successivi Nel novembre 2019, il canto femminista cileno Un Violador en Tu Camino, eseguito per la prima volta durante le proteste di piazza dello stesso anno, è diventato virale in tutto il mondo.

Hong Kong L'inno non ufficiale intonato dai partecipanti durante le proteste della Rivoluzione degli ombrelli, nel 2014, fu il brano Boundless Oceans, Vast Skies, del gruppo rock di Hong Kong Beyond. Inoltre, una versione in cantonese del brano Do You Hear the People Sing?, dal musical Les Misérables, venne utilizzata come canzone di protesta simbolo del movimento. Anche in seguito, soprattutto durante i disordini e le proteste per la democrazia del 2019-2020, la musica ha continuato ad avere un ruolo fondamentale. I brani del 2014, infatti, sono stati ripresi dai manifestanti anche in questa occasione. Nel 2019, inoltre, il brano Glory to Hong Kong, scritto da un anonimo, ha cominciato a circolare online fino a divenire la canzone simbolo delle proteste di quell'anno. Nel giugno del 2020, la Cina, che detiene tuttora la sovranità sull'ex-colonia inglese, ha approvato una nuova legge sulla sicurezza, portando ad un'ulteriore privazione della libertà di espressione dei cittadini della regione. Riprodurre o intonare il brano Glory to Hong Kong è stato vietato in tutte le scuole di Hong Kong.

Italia Nella storia italiana recente, i Canti della Resistenza possono essere considerati brani di protesta. Si tratta di canzoni dal forte impegno politico legate alla Resistenza italiana, un insieme di movimenti opposti all'occupazione nazifascista durante la Seconda guerra mondiale. Il tema principale affrontato da questi brani è la lotta per la liberazione dell'Italia e dei suoi cittadini. Il brano Bella Ciao, sebbene abbia origini molto dibattute, è fra le canzoni più conosciute sul tema della Resistenza. Bella Ciao viene ancora oggi intonata in più occasioni durante proteste per la libertà, sia in Italia sia nel resto del mondo.

Nel 1957, a Torino, si formarono i Cantacronache, un complesso di poeti e musicisti che, nelle loro composizioni, denunciavano le problematiche dell'Italia del secondo dopoguerra. I Cantacronache, così come il folk americano e gli chansonniers francesi, sono considerati una delle esperienze più influenti sulla canzone d'autore italiana degli anni sessanta e settanta.

Il cantautorato italiano di questo periodo affrontò temi legati alla contestazione giovanile e descrisse i cambiamenti politici e sociali che l'Italia affrontò durante gli Anni di piombo. Tra i cantautori più influenti vi furono Fabrizio De André, Francesco Guccini, Rino Gaetano, Franco Battiato, Eugenio Finardi e altri.

Numerose canzoni di protesta degli anni sessanta e settanta sono divenute celebri, come, ad esempio, La guerra di Piero, un brano di De André del 1964 contro la guerra. Contessa di Paolo Pietrangeli è considerato un inno del movimento del '68.

Irlanda I brani della musica tradizionale irlandese che possono essere considerati canzoni di protesta sono numerosi. Dal Settecento al Novecento sono stati spesso utilizzati per veicolare idee di protesta contro il dominio inglese sull’isola. Il loro scopo era, inizialmente, accendere uno spirito di ribellione nella gente comune. I temi affrontati sono numerosi: la libertà, la discriminazione religiosa, l'anticolonialismo, il repubblicanesimo. Gli strumenti principali utilizzati sono la chitarra acustica, il Fiddle, il Flauto, le Uilleann pipes, l’Arpa celtica e altri. Tra gli esempi più conosciuti di canzoni del genere può essere citata Erin Go Bragh, scritta nel 1920 durante la guerra d'indipendenza irlandese.

Le ballate tradizionali vennero riscoperte in seguito, a partire dagli anni Sessanta del Novecento, a causa dell'inizio del Conflitto nordirlandese (o Troubles), durato fino alla soglia del ventunesimo secolo. Il clima turbolento portò alla composizione di nuovi brani come Freedom's Sons. A questo periodo appartiene inoltre la canzone Come Out Ye Black and Tans, scritta su una rivolta avvenuta a Dublino diversi decenni prima, durante la guerra d'indipendenza: la canzone è stata resa celebre dai The Wolfe Tones con la loro versione del 1972. Nel 1972, Tommy Skelly scrisse Go On Home British Soldiers, in cui viene ripercorsa la storia della resistenza irlandese contro il dominio inglese.

Nella seconda metà del ventesimo secolo, molti altri artisti popolari affrontarono il tema nella loro musica, nel tentativo di dare visibilità a ciò che stava accadendo in Irlanda del Nord. La maggior parte di questi brani, più che invitare l'ascoltatore a ribellarsi, esortano le due parti a concordare una pace e alla fine del conflitto. Paul McCartney scrisse Give Ireland back to the Irish in seguito ai fatti del 30 gennaio 1972. Il brano scalò rapidamente le classifiche britanniche pur essendo stato bandito dalla BBC. Anche un altro ex componente dei Beatles, John Lennon, pubblicò nello stesso anno il brano Sunday Bloody Sunday, in cui attaccava duramente le intenzioni colonizzatrici degli inglesi. Anche diversi artisti nordirlandesi affrontarono il tema. Fra gli altri, vi fu il gruppo punk rock di Belfast Stiff Little Fingers che, nel 1979, pubblicò l'album Inflammable Material. Nel brano Suspect Device, in particolare, è presentata in modo chiaro la situazione di emergenza che l'Irlanda del Nord stava vivendo in quel periodo. Nel 1983, il gruppo rock irlandese U2 pubblicò Sunday Bloody Sunday, un brano pacifista fra i più conosciuti sul tema. Bono, cantante del gruppo e autore del testo, la descrisse come "la reazione incredula e scandalizzata di un giovane di fronte all'odio e alla violenza". Stati Uniti All’interno della storia della musica degli Stati Uniti, la canzone di protesta ha sempre avuto una grande importanza. I temi affrontati maggiormente sono la povertà, la guerra e la discriminazione razziale e sociale. Alcuni dei brani fra i più conosciuti risalgono al 1776, anno della firma della dichiarazione d'indipendenza.

La protesta contro la schiavitù Le prime canzoni di protesta diffuse nel paese affrontavano la tematica della schiavitù e circolavano fra gli stessi schiavi. Ne è un esempio il brano Go Down Moses (Let My People Go), di forte ispirazione biblica e religiosa. Numerose canzoni di protesta si diffusero largamente soprattutto durante la Guerra di secessione. Fu allora che si iniziarono a scrivere versi da abbinare a motivi tradizionali e patriottici. Ricordiamo, ad esempio, Battle Hymn of the Republic, il cui testo fu scritto dall'abolizionista Julia Ward Howe. Il brano divenne presto un inno per le forze dell'Unione.

Il primo Novecento e la lotta per i diritti dei lavoratori La musica ha continuato ad essere un potente mezzo di protesta anche nel secolo scorso, e si è rivelata cruciale in alcuni momenti della storia americana contemporanea. Nei primi anni del Novecento, la nascita dei sindacati nel paese favorì la scrittura di testi sui diritti dei lavoratori. Nel 1905 venne fondata la IWW, associazione operaia attiva nelle principali città industriali americane. Gli operai iscritti alla IWW cominciarono presto a diffondere libretti contenenti testi di brani da intonare durante gli scioperi. Tra i maggiori autori di brani vi era Joe Hill. Il suo brano più celebre fu probabilmente The Preacher and the Slave, parodia della canzone religiosa In the Sweet Bye and Bye. Il testo scritto da Hill critica con ironia l'idea di abbandonare una causa terrena per sperare, invece, nella salvezza eterna.

La crisi del 1929 inasprì ancora di più la condizione dei lavoratori e ispirò cantautori come Woody Guthrie, destinato a divenire una delle figure più importanti del folk americano. Guthrie cominciò a girare il paese, esibendosi in numerose assemblee di lavoratori. Nel 1940, raccolse e pubblicò l'album di protesta Dust Bowl Ballads. L'anno seguente, alcuni studenti ed ex studenti universitari formarono a New York il primo gruppo folk di protesta statunitense, gli Almanac Singers. Tra i fondatori del complesso vi erano Pete Seeger e Lee Hays. Il gruppo effettuò numerosi concerti nei vari stati americani, eseguendo brani in supporto dei lavoratori e contro la guerra in Europa. Alcuni dei loro testi, inoltre, sostenevano il non-interventismo degli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale. Sempre nel 1941, gli Almanac Singers pubblicarono l'album Songs For John Doe, che conteneva sei canzoni contro la guerra, dal testo e dalla musica originali, ma molto influenzati dalle ballate tradizionali americane. Dopo soli due anni, gli Almanac Singers si sciolsero, ma l'esperienza contribuì a consolidare la fama di Guthrie e di altri cantautori come Seeger, Josh White e Cisco Houston.

Il successo del folk e la guerra in Vietnam