Ereruyk (), traslitterato anche Yereruyk o Ererouk, è un sito archeologico caratterizzato dalla presenza di un'antica basilica; situato in Armenia, provincia di Shirak, nei pressi del villaggio di Anipemza. Sorge su un altopiano, lungo le sponde del fiume Akhurian che segna il confine con la Turchia, circa cinque chilometri più a sud dell'antica capitale bagratide dell'Armenia, Ani.
La basilica è considerata uno dei più antichi esempi di architettura armena riferibile all'epoca "paleocristiana" (IV-VI sec.) anche se la sua datazione, inizialmente posta al quarto secolo, è stata prima spostata al quinto secoloMurad Hasratian, Early christian architecture of Armenia, Zakneftegazstroy Ed, Mosca 2000, poi al sesto secoloPatrik Donadebian, Ereruyk : Nouvelles données sur l'histoire du site et de la basilique, Centre de Recherche d'Histoire et Civilisation de Byzance.. In effetti, non essendo la basilica citata in alcuna fonte, le datazioni proposte vanno considerate ipotetiche. Tuttavia gli studi più recenti che hanno comportato l'analisi delle caratteristiche architettoniche con l'esame della stratigrafia degli elevati, lo studio dei decori scultorei e dell'epigrafia, oltre che il confronto con chiese analoghe in Siria portano a ritenere assai verosimile la datazione al VI secoloT. Thoramanian, Niouter haykakam djhartarapetouthian matmoutian (Materiali per lo studio della storia dell'architettura armena), Erevan, 1942.
Etimologia Il nome, in lingua armena, significa tremante; secondo la tradizione popolare, il nome del tempio è derivato dalla sua soluzione architettonica unica della struttura che sembra appunto tremante sulle sue sei colonne per coloro che la osservano a distanza. Ereruyk rappresenta uno dei primi esempi di architettura religiosa armena costruita su pilastri e una delle più grandi strutture medievali ancora esistenti.
La basilica L'edificio, a tre navate, strutturato con spesse mura laterali, è una delle più grandi chiese armene dell'epoca. Dotata di portici sui lati Nord, Ovest e Sud, di due pastoforia (cappelle lunghe e strette fiancheggianti l'abside) e di due nicchie absidali esterne all'estremità dei portici laterali, in origine potrebbe essere stata coperta da capriate in legno. Il pastoforia di Nord-Est conserva ancora buona parte delle due volte sovrapposte di cui la superiore è inclinata (più alta verso la navata centrale).A. Khatchatrian, L'architectture Arménienne du IV au VI siècle, Parigi, 1971, pp.45-48;95-96
La basilica di Ererouyk presenta delle similitudini con le basiliche siriane tanto nell'impianto architettonico (alte torri angolari sporgenti sulla facciata Ovest) quanto nel decoro scultoreo (bande decorative alle finestre).
All'estremità Est della facciata Sud si trova un'iscrizione greca simile a quella della chiesa siriana di Deir Sem'an della fine del V secolo.
Con TekorT. Thoramanian, Patmakan hay djhartarapetouthioun, Tekori dachar(i) (Architettura armena storica; il tempio di Tekor), vol. I, Tiflis, 1911, pp.50-52 (fine del V secolo) e Zvartnots (VII secolo), è una delle rare chiese armene ad essere costruite interamente su uno zoccolo di 5-6 gradoni simile ad un crepidoma. Gli scavi archeologici hanno però svelato la mancanza di una piattaforma continua sotto l'edificio le cui fondamenta sono poste direttamente sulla roccia.
La basilica fungeva da santuario martiriale: un'iscrizione incisa sulla lesena posta all'angolo Nord-Est dell'abside recita: “martyrion [...] del Precursore e del Protomartire”, cioè dei santi Giovanni Battista e Stefano.D. K. Kouymjian, Ereroukj basilikaji patmoutian hetkerov (Le tracce storiche della basilica di Ererouk), vol.XLIII, Antelias, 1974, pp-296-310
Lungo i lati Sud e Nord vi sono portali a timpano, ornati di dentelli con inscritto un arco leggermente oltrepassato, modellato con una cornice a bande che poggia su due colonne sormontate da capitelli a foglie d'acanto. Le facciate settentrionale e meridionale sono decorate da lesene e fortemente caratterizzate dalla presenza di 4 ampie finestre centinate inquadrate da una cornice a fasce appiattite le cui estremità inferiori sono rivolte ad angolo retto verso l'esterno. Nella parte superiore del muro, all'altezza delle lesene, corre una cornice dentellataG. Cubinasvili, Razyskanija po armjanskoy architektury (Ricerca sull'architettura armena), Tiflis, 1967, pp.90-94.
La facciata Ovest è caratterizzata da due finestre analoghe a quelle della facciata, con differenti elementi decorativi e, nella parte alta della facciata, da una trifora che illuminava la navata centrale.
Le decorazioni scolpite a basso rilievo sugli architravi e sui capitelli dell'abside e delle absidiole alla testa dei portici settentrionale e meridionale, danno molto rilievo al motivo emblematico e apotropaico della croce “di Malta” (a 4 bracci uguali) inscritta in un medaglione, talvolta accostata da animali e/o fiancheggiata da alberi. Il medaglione centrale con la croce è spesso completato da due medaglioni laterali a rosone o margherita. I capitelli che coronano le semicolonne dei portali sono decorati con una stilizzazione delle foglie d'acanto, caratteristica della degenerazione di questa forma decorativa romana antica nelle culture paleocristiane.
La basilica doveva essere dotata di una decorazione dipinta di cui non restano che poche tracce, soprattutto nella finestra absidale e su una composizione in parte cancellata sull'architrave del portale Ovest della facciata Sud.Autori Vari, Architettura armena dal IV al XVIII secolo, Milano, 1968Autori Vari, Architettura medievale armena, Roma, 1968, pag.78F. W. Bissing, Der persische Palast und die Turmbasilika, Studien zur Kunst des Ostens, Hellerau, 1923, pp.40-57G. N. Cubinasvili, Bolnjskij Sion (Sion di Bolnisi), Tiflis, 1940, pag.149P. Cuneo, Le basiliche paleocristiane armene, Corsi di cultura sull'arte ravennate e bizantina, Faenza, 1973, pp.222-233F. De' Maffei, Armenien, Berlino, 1968, pag.341Sirarpie Der Nersessian, Armenia and the Byzantine Empire, Cambridge, Mass., 1945, pp.63;86Sirarpie Der Nersessian, The Armenians, Londra, 1969, pp.101-102O. Kh. Ghalpakhtchian, G. A. Sarkisian, A. V. Vlasov, Architektura armenii (Architettura armena), vol. III, Mosca-Leningrado, 1966, pp. 208-212V. M. Haroutiounian, S. A. Safarian, Pamjatniki Armjanskovo zodcestva (I monumenti dell'architettura armena), Mosca, 1951, pp.35-36G. Hovsepian, Hay djhartarapetouthioun(i) Strzygowoskou nor ashkhathiamb (L'architettura armena secondo gli studi di Strzygowski), vol. I-II, Vagharshapat, 1921-1922, pp.291-292A. I. Jakobson, Ocerk istorii zodcestvenii V-XVII vekov (Saggi di storia dell'architettura armena dal V al XVII sec.), Mosca, 1950, pp.12-17A. Khatchatrian, Annexes des églises byzantines a plan central, Actes du XII° Congrès International des Etudes Byzantines, vol. III, Beograd, 1964A. Khatchatrian, L'architecture arménienne, Vostran vol. I, Parigi, 1948-1949, pp.35-51H. Koepf, Armenische Architektur, Vienna, 1969D. K. Kouymjian, Armenian Architecture (IVth-VIIth Centuries): A Reassessment on the Occasion of an Exhibition, Beirouth, 1973, pag.15R. Krautheimer, Early Christian and Byzantine Architecture, Baltimora, 1965, pp.213-214N. Ja. Marr, Ererujkskaja bazilika, armjanskij chram V-VI vv. (Basilica di Ererouk, un tempio armeno dei secoli V-VI), vol. XVIII, San Pietroburgo, 1907N. Ja. Marr, Materialy k istorii amjanskovo iskusstva v Sirake, Kamsarakanovskij period. Ererukskaja bazilika (Materiali per lo studio della storia dell'arte della regione di Shirak. Periodo dei Kamsarakan. La basilica di Ererouk), vol. III, San Pietroburgo, 1909, pag. 1091N. Ja. Marr, Novije archeologiceskije dannye o prostrojkach tipa Ererujskoj baziliki (Nuovi documenti circa la struttura della basilica di Ererouk), vol. XIX, San Pietroburgo, 1909, pp.64-68N. Ja. Marr, Ereruiskaja bazilika, armyanskij chram V-VI vv. v okrestnostjach Ani (La basilica di Ererouk, il tempio armeno del V-VI sec. vicino ad Ani), Erevan, 1968St. Mnatsakanian, Nikoghayos Mar(i) yev haykakan djhartarapethoution(i) (Nicola Marr e l'architettura armena), Erevan, 1969, pp.57-65S. Mnatsakanian, N. Stepanian, Architectural monuments in the Soviet Republic of Armenia, San Pietroburgo, 1971, pag.46E. Neubauer, Armenische Baukunst vom vierten bis vierzehnten Jahrhundert, Dresda, 1970, pp.12-14A. Sahinian, Isskustvo Armenii (L'arte dell'Armenia), vol. II, Mosca, 1973, pp.97-98A. Sahinian, Kasakhi Bazilikayi djhartarapetoutioun(i) (L'architettura della basilica di Kasakh), Erevan, 1955, pp.87-99A. Sahinian, Haykakan djhartarapetouthioun(i) vagh feodalizmi darashrdchanoum, IV-VI dd. (Architettura armena durante le prime ere del feudalesimo, sec. IV-VI), vol. II, Erevan, 1964, pp.105-110A. Sahinian, Les basiliques a trois nefs de l'époque paleochrèttienne de l'Arménie, Bergamo, 1975J. Schwieger, Neue Wege zur Erforschung von Ursprungsfragen altarmenischer Kirchenbauten, Vienna, 1927, pag.253V. V. Sleev, Iskusstvo Armenii (L'arte dell'Armenia), vol. II, Mosca, 1960, pag.77J. Strzygowski, Die Baukunst der Armenier und Europa, Vienna, 1918j. Strzygowski, Origin of Christian Church Art, Oxford, 1923, pag.69M. Thierry, L'architecture arménienne du IV au VI siècle, Parigi, 1971, pp.457-458N. M. Tokarskij, Architektura drevnej Armenji (Architettura antica dell'Armenia), Erevan, 1946, pp.49-53N. M. Tokarskij, Po stranicam istotij Armjanskoj architektury (Lungo le pagine della storia dell'architettura armena), Erevan, 1973E. Utudjian, Mission technique en Arménie, Parigi, 1962, pp.101-108E. Utudjian, Armenian Architecture 4th to 17th Century, Parigi, 1967, pag.35
Altri resti La vasta area archeologica che circonda la basilica comprende anche, oltre a numerosi frammenti scultorei, soprattutto delle steli, disperse tutto attorno alla basilica, una cinquantina di pietre tombali a sella su plinto ed i resti di diverse costruzioni: a) un muro di cinta a contrafforti ed esedre a Nord ed a est della basilica; b) in basso, a Nord-Est, nel vallone, le vestigia di un edificio voltato, un tempo interpretato come una cisterna ma corrispondente più verosimilmente ad un mausoleo, verosimilmente menzionato da N. Marr come dedicato a san Teodoro; c) a Sud della basilica, un numero insolitamente elevato (tra sei e otto) di piedistalli a gradoni che supportavano dei monumenti commemorativi a stele crucifera, attorno ai quali era stato realizzato un cimitero che ha funzionato per un lasso di tempo molto lungo, dal tardo antico fin quasi ai nostri giorni; d) leggermente più lontano, a Ovest e a Sud della basilica, i resti di tre o quattro muri che un tempo chiudevano il vallone, senz'altro per trattenere l'acqua ma anche, probabilmente, con funzione di viadotto; f) due stanze rupestri scavate nella parete rocciosa, a Nord della basilica. Stato di conservazione ed interventi realizzati Il sito di Ererouyk ed i suoi territori circostanti furono strettamente legati alle sorti della città di Ani come dimostra un'iscrizione posta sul lato Est della chiesa di San Giovanni ad Ani, datata attorno al 1200 in cui il generale Zakaré dichiara di aver ricevuto in dono il villaggio Lagaj situato di frontre al monastero ed Ererouyk "con tutte le sue terre e la primavera dei giardini fioriti". Tra il 1200 ed il 1600 non si trova alcuna notizia su Ererouyk che tra il 1600 e il 1700 doveva essere già abbandonata come dimostrerebbero due iscrizioni greche, probabilmente realizzate da viaggiatori dell'epoca, che N. Marr narra di aver trovato all'interno della basilica. A metà ottocento risalgono i primi studi e rilievi della basilica (H. Shakhatounyan, 1842; H. Abich, 1844; G. Alishan, 1881) che riportano una situazione molto simile all'attuale (fatta eccezione per la torre Sud Ovest, ora completamente crollata).