Il gimnopodismo (più comunemente scalzismo o barefooting) è uno stile di vita nel quale i praticanti adottano la scelta di non indossare calzature durante le attività quotidiane, camminando solo a piedi nudi.
Una persona che adotta questa pratica viene comunemente identificato con il nome di scalzista o barefooter.
Il gimnopodismo si radica sui campi del fitness e del benessere e non deve essere associato al feticismo del piede.
Etimologia
Il termine "gimnopodismo" deriva dall'unione dei termini "gimno" (dal gr. γυμνός «nudo; scoperto»; lat. scient. gymno) e "podismo" (der. del gr. πούς ποδός «piede»). Il termine "scalzismo", molto più utilizzato nel contesto italiano deriva da "scalzo" (lat. tardo (eccles.) excalceus, der. di excalceare (v. scalzare), secondo il sost. calceus «scarpa»). Il termine barefooting, sempre più utilizzato in quanto termine più internazionale deriva dall'inglese barefoot (bare, "nudo", "scoperto" e foot, "piede"; lett. "a piedi nudi").
Aspetti storici del gimnopodismo
Per migliaia di anni gli uomini hanno vissuto prevalentemente scalzi. In epoca antica era pratica diffusa andare in giro a piedi nudi. In molte civiltà come quella egiziana, quella indiana o quella greca non era assolutamente considerato malsano andare in giro a piedi scalzi. Durante i giochi olimpici in Grecia gli atleti partecipavano ai giochi scalzi e senza vestiti.
A differenza dei greci i romani non consideravano le calzature come facoltative, bensì come un modo per distinguere una società civilizzata (in questo caso la propria) da tutte le altre culturalmente arretrate. Il legame fra lo scalzismo e la povertà nasce durante il medioevo: se le persone benestanti potevano permettersi di acquistare costose calzature fatte a mano per le classi meno abbienti non era la stessa cosa, vivendo di conseguenza prevalentemente a piedi nudi. Durante il medioevo le classi nobiliari in genere utilizzavano per entrambi i sessi scarpe alte come grossi zoccoli per distinguersi dalla plebe. Infatti, poiché la gente povera era spesso scalza o con calzature molto leggere, avere delle calzature grosse e dalla suola molto alta evidenziava il proprio status economico e sociale. Da questo fatto storico nacque come conseguenza l'associazione dello scalzismo con il concetto di umiltà e semplicità. Poiché prima dell'industrializzazione le calzature erano fatte a mano, la procedura di fabbricazione era lunga e i materiali utilizzati erano costosi, la confezione di calzature per i bambini e per gli adolescenti ancora in fase di crescita era inusuale, poiché la maggior parte dei genitori preferiva lasciare i propri figli a piedi nudi fino alla loro maggiore età oppure comprare un solo paio di scarpe da utilizzare solo in poche occasioni formali piuttosto che comprare un capo d'abbigliamento costoso, che dopo poco tempo sarebbe reso inutile dalla crescita. Da questo fatto nasce l'associazione fra lo scalzismo e il concetto di infanzia, spensieratezza ed innocenza.
Aspetti culturali del gimnopodismo
In molti paesi del mondo mostrarsi scalzi in pubblico o non includere le scarpe nel proprio abbigliamento è una cosa assolutamente normale e completamente integrata negli usi e costumi locali. Nel periodo estivo in Australia soprattutto le fasce più giovani della popolazione frequentano aree e luoghi pubblici a piedi nudi (nelle aree più rurali del paese è consentito agli scolari presenziare a scuola senza scarpe). Anche nella vicina Nuova Zelanda è costume non indossare scarpe sia in luoghi pubblici sia in locali privati aperti al pubblico. In India le calzature sono considerate impure e vengono rimosse ogniqualvolta si entri in un luogo di particolare importanza sociale, come un tempio o un'abitazione; non è raro infatti vedere persone che camminano a piedi scalzi, indipendentemente dal loro status sociale. In Sudafrica per gli Afrikaner lo scalzismo durante i periodi caldi è parte integrante del costume locale, tanto che le linee guida riguardanti le uniformi scolastiche indicano le scarpe come accessorio opzionale. Anche in Europa nel Regno Unito lo scalzismo nei periodi caldi è socialmente accettato nelle aree urbane e in particolar modo nelle aree rurali. Nelle comunità Amish i bambini, le donne e gli adolescenti utilizzano le scarpe solo in determinate occasioni per rimanere scalzi la maggior parte del tempo. Nella cultura gitana per le donne essere scalze rientra nei canoni del proprio costume.
Il pensiero del gimnopodista La filosofia di questa comunità si basa sia sul radicamento dell'uomo nella natura, partendo dall'appoggio dei piedi nudi su di essa sia sul trovare semplicemente più comodo il non utilizzare calzature. Anche se si tratta di una scelta di vita personale ed individuale esistono nel mondo (Italia compresa) varie associazioni che promuovono questo tipo di attività anche con l'ausilio di studi ed articoli scientifici oltre alle semplici opinioni personali. Andare in giro a piedi nudi non è in alcun modo illegale o sanzionabile né in Italia né nella maggior parte degli altri paesi. Secondo lo scalzista camminare abitualmente a piedi nudi offre numerosi vantaggi alla salute, oltre ad essere molto più confortevole rispetto al camminare utilizzando scarpe chiuse poiché, in quanto la suola è composta da materiale rigido e molto poco elastico, non è la scarpa a prendere la forma del piede, ma viceversa. Lo scalzismo si basa sul concetto che i piedi umani sono nati per muoversi scalzi.
La pericolosità del barefooting legato al rischio di procurarsi ferite deriva proprio dall'utilizzo eccessivo delle calzature: fintanto che il piede rimarrà chiuso all'interno della calzatura o protetto dal contatto con il suolo da qualsiasi tipo di suola, non potrà mai irrobustirsi e diventare molto meno soggetto a tagli o usura provocati all'azione meccanica del camminare. Per quanto riguarda l'aspetto igienico i piedi scalzi si sporcano tanto quanto la suola delle scarpe; l'unica differenza risiede nel fatto che se i piedi, proprio in virtù del fatto che sono parti del proprio corpo e vengono lavati con una certa cura e frequenza, per le scarpe non è la stessa cosa, risultando quindi molto meno igieniche per il piede stesso più soggetto a contrarre infezioni e malattie fungine nell'ambiente insalubre all'interno della scarpa. Le maggiori associazioni di gimnopodisti si pongono l'obiettivo di promuovere questa pratica fornendo piattaforme educative che istruiscano dei benefici (e dei pericoli) legati al barefooting. Il primo ostacolo che un barefooter si trova davanti è quella culturale: nella società occidentale infatti è radicato il concetto che andare in giro scalzi sia sinonimo di squallore, sciatteria e povertà. In altre culture invece andare in giro scalzi è una cosa normale, tanto da arrivare a considerare le calzature come un accessorio di abbigliamento facoltativo. Poiché si tratta di uno stile di vita legato esclusivamente a migliorare il proprio comfort e la propria salute (nonché in alcuni casi legato anche a questioni religiose e culturali) le comunità dei barefooters hanno tra i loro capisaldi quello di ripudiare ogni pratica che sia legata al feticismo del piede, poiché non legate in alcun modo alla loro filosofia.
Pratica e stile di vita
Un barefooter può essere full-time, integrando tale pratica completamente all'interno della sua vita vivendo completamente scalzo, oppure part-time, ovvero ricorrendo ad apposite calzature minimali nella vita di tutti i giorni per evitarne l'utilizzo esclusivamente nei momenti più opportuni.
Nella cultura dello scalzista viene dissuasa ogni forma di estremismo in quanto si è consapevoli delle barriere sociali e delle barriere fisiche che impediscono di essere scalzo in determinate situazioni, come durante lavori pesanti o in condizioni meteorologiche estreme (lo scalzista infatti non considera le calzature inutili ma facoltative). L'obiettivo dello scalzista è praticare tale attività nella vita di tutti i giorni, come andare scalzo al lavoro, al supermercato, al ristorante, a scuola e più generalmente in tutte le situazioni o luoghi pubblici dove per motivi più culturali che legali è considerato tabù. Nella vita dello scalzista l'igiene e la cura personale sono molto importanti poiché senza tali attenzioni la pratica, sempre dal punto di vista igienico, non sarebbe più salutare dell'utilizzare scarpe chiuse, ma sarebbe invece ben più pericolosa. Nella filosofia dello scalzista non vi è il ripudio completo delle scarpe: il suo percorso inizia facendo a meno delle calzature nei luoghi dove più si sente a suo agio per andare progressivamente, acquisendo sempre più esperienza, a ribaltare la situazione utilizzando le scarpe solo in determinati e circoscritti luoghi e vivere scalzo per il resto del tempo. Solo in determinate situazioni un individuo può aspirare a diventare un barefooter a tempo pieno, rinunciando completamente alle scarpe.
Gimnopodismo e salute
Sui piedi grava l'intero peso del nostro corpo e su di essi si impernia la nostra deambulazione. Essi inoltre giocano un ruolo importante su tutti i nostri movimenti, poiché su di essi si fa perno.
Tuttavia le calzature, oltre ad essere raramente ben modellate sui piedi (la cui forma varia da persona a persona, e spesso dal destro al sinistro nella stessa persona), tolgono sensibilità e, sulla base di quanto detto prima, è facile immaginare quanto ciò si può riflettere in una catena di delicati equilibri muscolari e scheletrici del nostro corpo.
L'impronta di un piede normale dovrebbe essere di forma grossomodo triangolare, con un vertice corrispondente al calcagno, mentre le scarpe hanno solitamente una forma rastremata anteriormente, ovvero l'opposto della naturale geometria del piede. La compressione da ciò derivante sulle dita del piede, il blocco di un qualsiasi movimento di esse, fa sì che la muscolatura di queste si indebolisca. Ciò cambia completamente il corretto equilibrio di tutto il corpo, il cui baricentro si sposta in avanti, con effetti negativi sulle ossa dell'intero scheletro. Tale situazione peggiora con le scarpe femminili a tacco alto, in quanto il peso del corpo, anziché gravare sul calcagno, che normalmente dovrebbe sostenere la maggior parte del carico, si sposta sulle ossa delle dita, assai più delicate, con conseguente affaticamento, sino a provocare forme di artrite o artrosi.
Altro aspetto è l'alterazione della percezione da parte dei meccanorecettori del piede, che sono preposti ad identificare la distribuzione delle pressioni gravanti nei vari punti di questo, e di conseguenza, di fornire le corrette informazioni al sistema nervoso che deve dare le giuste informazioni alle catene muscolari che regolano il nostro equilibrio. La scarpa modifica la pressione sui meccanorecettori del piede, le informazioni da questi trasmesse al sistema nervoso centrale vengono alterate e, pertanto, le catene muscolari vengono regolate in maniera errata, anche in questo caso con conseguenza negative sulla salute.
Di conseguenza la scarpa impedisce il normale e corretto movimento dei piedi, ne indebolisce la muscolatura, fa sì che il carico non si distribuisca sul calcagno, ma che gravi sull'avampiede, e pertanto predispone a difetti posturali, che in Occidente colpiscono quasi l'80% della popolazione. Altri problemi che a ciò conseguono sono dolori alle ginocchia, alle anche, alla schiena.
La scarpa inoltre sopprime la sensibilità tattile del piede, che non percepisce più la qualità del terreno (o in misura molto ridotta), e rende l'incedere meno sicuro, i piedi non assumono più la posizione ottimale, il passo diviene meno cauto con conseguenti contraccolpi sul corpo.