Con tribunale della razza si indica una commissione del Ministero per l'interno del Regno d'Italia, avente il potere di dichiarare la non-appartenenza alla razza ebraica, sottraendo dall'applicazione delle leggi razziali; operò dal novembre 1939 al giugno 1943 sotto il governo Mussolini.

Storia Il decreto del 17 novembre 1938 aveva inizialmente istituito presso il Ministero dell'interno alcune commissioni, tra cui quella incaricata di valutare le "speciali benemerenze", dal cui riconoscimento – del tutto discrezionale – poteva dipendere o meno lo sconvolgimento della vita di quanti avessero fatto domanda di discriminazione.

La discriminazione equivaleva alla non-appartenenza alla razza ebraica, e doveva essere annotata in margine all'atto di nascita della persona.Come da formula 211 approvata con decreto ministeriale 11 luglio 1939, pubblicato nel

Inizialmente la commissione abilitata a concedere benemerenze eccezionali fu composta dal sottosegretario di stato Guido Buffarini Guidi, da un vice segretario del Partito Nazionale Fascista, il giurista Vincenzo Zangara, dal capo della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, il generale Luigi Russo, e dal direttore della Direzione generale per la demografia e la razza, Antonio Le Pera.

Commissione interministeriale Otto mesi dopo, si ritenne però di costituire una commissione interministeriale, comprendente magistrati, che desse un parere per temperare la discrezionalità del ministro dell'interno nel discriminare i soggetti in astratto assoggettabili alle leggi razziali.

Composizione Era composta da un magistrato di grado 3°, con funzioni di presidente, da due magistrati di grado non inferiore al 5°, designati dal ministro di grazia e giustizia, e da due funzionari del Ministero dell'interno.

Era ubicata presso la Direzione generale per la demografia e la razza (detta Demorazza) del ministero dell'Interno, ed emetteva pareri cui il ministro doveva conformarsi. Il presidente fu il giudice Gaetano Azzariti, che il 28 luglio 1943 sarà nominato dal presidente del consiglio Pietro Badoglio ministro di grazia e giustizia. Gli altri due magistrati erano Antonio Manca e Giovanni Petraccone.

Accolse 104 delle 143 domande sottoposte al riguardo.Nicola Rondinone, Il "Tribunale della razza" e la magistratura, in .

Componente corruttiva Gli studi storici hanno accertato la forte componente corruttiva ed estorsiva delle procedure di arianizzazione a partire dai vertici stessi di questi enti, compreso lo stesso Antonio Le Pera (1890 - 1970), direttore della Demorazza.

Piero Calamandrei ricordò nel suo Diario, a proposito del Tribunale della razza competente sull'arianità delle persone con atti segreti e decisioni inappellabili: In alcuni casi, il riconoscimento di non appartenenza alla razza ebraica poteva essere revocato per "manifestazione di ebraismo", come avvenne ai danni dell'imprenditore Oscar Morpurgo.

Note

Bibliografia

Categoria:Leggi razziali fasciste