Durante la Seconda guerra mondiale aiutò circa 6.000 profughi, la maggior parte ebrei, a lasciare il paese, distribuendo visti di transito per poter viaggiare in Giappone, rischiando così la sua carriera e la vita della sua famiglia. Gli ebrei in fuga erano rifugiati provenienti dalla Polonia occidentale, occupata dalla Germania, o dalla Polonia orientale, occupata dall'Unione Sovietica, e residenti della Lituania. Per le sue azioni, nel 1985 Yad Vashem lo nominò Giusto tra le Nazioni, unico giapponese ad esserne onorato.
Sugihara disse ai rifugiati di chiamarlo Sempo, la lettura sino-giapponese dei caratteri del suo nome, poiché per loro era più facile da pronunciare. In seguito, fu anche chiamato Schindler giapponese.
Biografia
L'infanzia
Chiune Sugihara nacque il 1º gennaio 1900 a Kozuchi, oggi Mino, area nella prefettura di Gifu, da padre borghese, , e madre di classe medio alta, . Era il secondo di cinque figli.
Dopo essere uscito con il massimo dei voti dalla scuola elementare ordinaria Kowatari nel 1912, si iscrisse alla scuola media di vecchio sistema di 5 gradi della prefettura di Aichi.
Il padre, recatosi per lavoro a Keijō, in Corea, voleva che Chiune, una volta diplomato, diventasse dottore e frequentasse la Keijō Medical School (attuale Università Nazionale di Seul). Tuttavia, Chiune non voleva diventare medico: così fallì volontariamente l'esame d'ingresso. Avendo studiato inglese e avendo intenzione di diventare professore, si iscrisse ad aprile 1918 al corso preparatorio in lingua inglese dell'Università di Waseda. Poiché frequentava una scuola non approvata dal padre, non ricevette più soldi, trovandosi subito in problemi finanziari. Per questo motivo iniziò a lavorare part-time, non riuscendo tuttavia a coprire né le spese scolastiche né le spese quotidiane.
Un giorno, Chiune scoprì l'esistenza di esami per studiare all'estero, indetti dal Ministero degli affari esteri, grazie all'avviso di un giornale che vide per caso in biblioteca. Si rinchiuse nella biblioteca dell'università e, dopo aver studiato intensivamente attraverso la consultazione approfondita di varie riviste di pubblicazione americana, partendo dal The Times e il Daily Mail, superò l'esame portando casi difficili come l'esposizione riguardante .
L'istituto di Harbin e il Ministero degli affari esteri manciuriano
Nell'ottobre del 1919, entrò alla scuola di associazione russo-giapponese (In seguito: Istituto di Harbin). Dopo aver abbandonato gli studi all'università di Waseda a novembre, fu inviato a Harbin, come studente a spese del Ministero degli affari esteri, dove imparò il russo. Si dice che a quel tempo Chiune si fosse imposto un addestramento speciale per impararlo. Da dicembre 1920 fino a marzo 1922, si arruolò, come soldato volontario, nel 79º reggimento di fanteria dell'esercito di stanza in Corea. Arrivò fino al grado di sottotenente.
A marzo 1923 finì gli studi alla scuola di associazione russo-giapponese. Era molto esperto di russo e, nell'esame per diventare delegato consolare di Manzhouli, ottenne complessivamente 90/100 per la lingua. Come maestro, Chiune si prese l'incarico dei corsi incentrati su grammatica, conversazione e comprensione in lingua russa e sulla situazione politica ed economica della Russia. Shirō Satō, alunno di Chiune, testimonia che fosse uno dei professori giapponesi più esperti in lingua russa. Nel 1924 fu assunto come diplomatico al Ministero degli affari esteri giapponese e, a febbraio, fu mandato a Manzhouli.
Chiune si sposò nel 1924 con Klavdija Semënovna Apollonova, una rifugiata bianca. Inoltre fu battezzato come "Pavlo Sergeevič" dalla Chiesa ortodossa russa. Questo battesimo non fu una scelta improvvisa e dovuta al matrimonio, poiché Chiune era già entrato in contatto con il Cristianesimo prima di andare in Manciuria: durante il periodo trascorso all'università di Waseda; infatti fece parte per un breve periodo dell'associazione Shinkō della Waseda Hōshien. Come specificato da Chiune, la sua famiglia non era religiosa.
Nel 1926 scrisse , lungo più di 600 pagine. Il libro fu stimato positivamente dal Ministero degli affari esteri: così Chiune si distinse, all'età di 26 anni, come esperto di questioni sovietiche. Dopo essere stato interprete di secondo grado all'ambasciata di Harbin dal 1924, nel 1932 divenne funzionario del Ministero degli esteri manciuriano, su richiesta del console generale Chūichi Ōhashi, suo superiore.
Nel 1933, fu incaricato delle trattative con la Russia per la cessione della ferrovia della Manciuria settentrionale (Chinese Eastern Railway), come capo della sezione russa dell'Ufficio degli affari di Stato al Ministero degli affari esteri manciuriano e capo della sezione del progetto. Dopo aver proposto alla Russia una scrupolosa valutazione della ferrovia e degli edifici ad essa connessi, la somma richiesta inizialmente dalla Russia, che ammontava a 625.000.000 di yen, fu ridotta a 140.000.000. La somma proposta valeva poco più del 10% del bilancio nazionale giapponese di quel tempo e la conclusione dell'accordo sulla vantaggiosa cessione, grazie all'intervento di Sugihara, fu un'importante vittoria diplomatica.
Durante il periodo ad Harbin, Chiune aveva avuto esperienza di casi di omicidio e rapimento di ricchi ebrei e cinesi, come il famoso caso di Simon KaspéSecret Agent of Japan, pp. 195-206. Sabine Breuillard, “L'Affaire Kaspé revisitée” in Revues des études slaves, vol.73, 2001, pp. 337-372.. Dietro questi casi c'era l'organizzazione fascista dei rifugiati bianchi, appoggiati dall'Armata del Kwantung. Kingorō Hashimoto, soldato dell'Armata del Kwantung, ordinò a Sugihara, che si trovava in una situazione finanziaria difficile, di diventare una spia, ma lui rifiutò. Riguardo al rifiuto, l'Armata del Kwantung aveva messo in giro la voce che sua moglie Klavdija fosse una spia dell'Unione Sovietica: questo fu il motivo decisivo del loro divorzio, avvenuto nel 1935. Ufficialmente, il Manciukuò era uno stato indipendente, ma, poiché di fatto era l'Armata del Kwantung a comandare, lavorare come pubblico funzionario e contemporaneamente rifiutare le sue richieste era impossibile.
Dopo il divorzio, Chiune mandò tutti i suoi risparmi ai parenti di Klavdija e così rimase nuovamente al verde, come era già successo ad Harbin. Perciò, con l'aiuto del fratello minore, trovò un alloggio economico a Ikebukuro. Dopo il ritorno in patria, Chiune sposò (1913–2008), sorella minore di un suo conoscente, e ritornò al Ministero degli affari esteri.
Dopo aver elaborato un testo di contestazione in francese per la ex Commissione Lytton, Chiune, che non aveva dubbi sull'avanzamento del Giappone in Cina, da quel momento iniziò a guardare con occhi indifferenti il "militarismo giapponese". Nelle Memorie di Sugihara si possono notare le sue dure parole: «Nel Giappone di quel periodo, i militari ormai si trovavano dappertutto e avevano portato ai massimi livelli l'oppressione. Fin dall'inizio, sono stato critico verso il modo di fare di questi militari e non volevo essere usato da loro, così l'ombra del militarismo giapponese mi ha portato al successivo servizio in Europa». E ancora scrisse: «Ho compreso i segreti di questo paese. Mi son stancato di vedere che i giovani soldati di carriera, con la loro gretta mentalità, compiano azioni e obblighino le persone». Quando Yukiko gli chiese la ragione del suo ritiro dal Ministero degli affari esteri manciuriano, Chiune, che era stato rifiutato sia dall'Unione Sovietica sia dall'Armata del Kwantung, rispose: «I giapponesi trattano crudelmente i cinesi. Non pensano che siano umani anche loro. Inoltre, non riescono a tollerarli».
In Europa
Nel 1937 Chiune andò in missione diplomatica a Helsinki, Finlandia. All'inizio voleva lavorare presso l'ambasciata di Mosca, ma l'Unione Sovietica lo dichiarò persona non grata, a causa delle sue amicizie con i rifugiati bianchi antirivoluzionari, e respinse la sua richiesta. Il Ministero degli affari esteri giapponese, proseguendo con la protesta nei confronti dell'Unione Sovietica, interrogò Chiune. Nel verbale era stato riassunto l'"avvicinamento di un rifugiato bianco da parte dell'interprete Sugihara", ma Chiune disse che non aveva avuto bisogno di mettersi in contatto coi rifugiati bianchi per raccogliere informazioni. Dopo che il governo giapponese ebbe convocato l'ambasciatore provvisorio sovietico in Giappone, gli chiese ripetutamente il motivo del respingimento di Sugihara. Fu fatto notare l'intimo collegamento con i rifugiati bianchi, ostili verso l'Unione Sovietica, anche se non esistevano prove concrete. Dato che l'Unione Sovietica non concesse la possibilità di entrare nel paese, Chiune fu costretto a cambiare la sua destinazione con la vicina Helsinki.
Nel 1939 divenne viceconsole al Consolato giapponese di Kaunas, Lituania, dove si insediò il 28 agosto. Subito dopo il suo insediamento, il 1º settembre la Germania nazista invase da ovest la Polonia: iniziò la seconda guerra mondiale. Seguendo il patto Molotov-Ribbentrop, il 17 novembre l'Unione Sovietica iniziò l'invasione da est della Polonia. Il 10 ottobre il governo lituano accettò l'ultimatum russo, con il quale veniva rivendicato il permesso di costruire basi militari e stanziare truppe. Il 15 giugno 1940 le truppe sovietiche occuparono la Lituania, instaurando la Repubblica Socialista Sovietica di Lituania.
Nel 1938, anno in cui Chiune fu inviato in Europa, Akira Yamaji, console generale di Vienna, aveva mostrato preoccupazione per l'aumento del numero di rifugiati, i quali si dirigevano verso l'Estremo Oriente a causa delle persecuzioni degli ebrei da parte della Germania nazista. Spedì allora un telegramma richiedente le direttive nel caso in cui i rifugiati ebrei si fossero diretti in Giappone e il Ministro degli affari esteri Fumimaro Konoe, il 7 ottobre dello stesso anno, inviò ordini confidenziali alle sedi diplomatiche estere. Queste direttive, definite sono di seguito riportate.
Nelle sopracitate direttive fu scritto esplicitamente che per l'estero si usava "rifugiati", dato che sarebbe stato inevitabile ricevere le critiche dei paesi esteri qualora la discriminazione degli ebrei fosse stata scoperta nel resto del mondo, mentre espressamente si rammentò che non potevano rendere pubblici gli ordini segreti, coi quali si indicava di costringere i rifugiati ebrei a rinunciare al viaggio in Giappone. Il governo giapponese svolse una doppia diplomazia: mentre mostrava all'esterno il piano di protezione degli ebrei nella cosiddetta decisione , dietro le quinte ordinava la discriminazione degli stessi.
"I visti della vita"
In Polonia e in Lituania si trovavano scuole di teologia sull'ebraismo, conosciute come Mir e Telshe, dove si riunivano studenti provenienti dal Centro Europa. Tra questi studenti c'erano Nathan Gutwirth e Leo Sternheim, originari dei Paesi Bassi, che divennero apolidi poiché la loro patria si arrese alla Germania. Gutwirth chiese collaborazione per lasciare il paese a Jan Zwartendijk, il quale su richiesta dell'ambasciatore olandese L. P. J. De Decker, a cui erano stati affidati i Paesi Baltici, si era insediato a maggio 1940 al consolato di Kaunas come console al posto del diplomatico Tillmans, simpatizzante nazista. Zwartendijk, che odiava i nazisti per la loro invasione dei Paesi Bassi, promise di aiutarli nella fuga all'estero. Gutwirth, a fine giugno, consultò Zerach Warhaftig, avvocato laureato all'università di Varsavia e leader dei rifugiati ebrei, su questo problema. Il console Zwartendijk scrisse in francese: «Tramite questo documento, il console olandese a Kaunas autorizza l'ingresso nel territorio olandese, a partire da Suriname e Curaçao, senza necessità del visto».