Biografia
Nacque a Cutigliano in provincia di Pistoia da Francesco, maresciallo del corpo forestale originario di Pezzolo, frazione del comune di Vilminore di Scalve ubicato nella Valle di Scalve e da Maria Elisabetta Fanfani, originaria di Scavolino frazione del comune di Pennabilli quarto di cinque figli. Per seguire il padre nel suo lavoro visse all'Abetone, a Fiume, a Pisino e nel 1937 arrivò a Cividale del Friuli. A Cividale conseguì la maturità classica nel Liceo Paolo Diacono; successivamente combatté giovanissimo nell'ultima guerra. In seguito si iscrisse presso la Facoltà di Chimica dell'Università degli Studi di Padova, che fu però costretto ad abbandonare, dopo aver sostenuto un solo esame, a causa della situazione finanziaria della famiglia che non poteva sostenerne i costi. Si iscrisse quindi alla Facoltà di Farmacia nell'Università degli Studi di Urbino dove si laureò il 13 luglio 1948. Nel 1949 trovò impiego come aiuto farmacista a Milano. Nel 1950, in seguito al pensionamento del padre, la sua famiglia si trasferì ad Arezzo, mentre lui e sua moglie si trasferirono a Milano, dove, nel 1951, assunse la direzione della Farmacia Ticinese. Nel 1956 entrò, in qualità di propagandista, nella Casa Farmaceutica Carlo Erba che gli assegnò la provincia di Brescia. Nel 1959, in seguito ad un concorso, divenne titolare di una farmacia a Virle Treponti nel comune di Rezzato. Esercitò la professione di farmacista fino al 1965, anno in cui tornò a Cividale con la famiglia dopo aver preso la decisione di cedere la farmacia e di cambiare attività, dedicandosi alla carriera universitaria.
Nel tempo libero si dedicava a ricerche sull'arte e la cultura longobarda.
Esordi e primi lavori L'esordio nel campo dell'archeologia e della storia dell'arte si manifestò con la pubblicazione, nel 1966, in collaborazione con il medievalista Gaetano Panazza, direttore dei Civici Musei di Brescia, del terzo volume del Corpus della scultura altomedievale, dedicato a La Diocesi di Brescia. La sua attività riguardò da un lato studi di tipo archeologico, principalmente inerenti al periodo romano e altomedievale, con particolare interesse verso l'arte e la cultura longobarda e, dall'altro, studi riguardanti la storia economica. Collaborò, inoltre, con il Centro italiano di studi sull'alto medioevo. Nelle sue prime pubblicazioni fu seguito dallo storico Carlo Guido Mor (genero di Pier Silverio Leicht) e da Amintore Fanfani.
Il primo lavoro scientificamente importante fu la pubblicazione nel 1964 della raccolta in memoria di Gian Piero Bognetti dal titolo Problemi della civiltà e della economia longobarda pubblicato da Giuffrè Editore, la casa editrice con cui pubblicherà le sue opere più importanti fino all'inizio degli anni '80. La pubblicazione è contenuta nella collana storica Economia e storia fondata e diretta da Amintore Fanfani. L'anno dopo pubblicò la prima sintesi di anni di lavoro e di attenzione al mondo longobardo I longobardi nella civiltà e nell'economia italiana del primo Medioevo. Con il passaggio alla storia economica, i suoi lavori si indirizzarono alla nuova disciplina, con particolare attenzione all'area veneta e friulana, esordendo, nel 1966, con l'opera L'economia veronese secondo gli estimi dal 1409 al 1635.
Un'altra parte importante della sua vita fu l'attività seminariale e congressuale. A Cividale volle organizzare, nel 1983, un importante convegno scientifico su I ceti dirigenti in Italia in età moderna e contemporanea, che chiamò a raccolta studiosi nazionali e di cui curò la pubblicazione degli atti l'anno successivo.
Pur occupandosi di storia economica, scrisse i 14 volumi delle Relazioni dei Rettori Veneti di Terraferma (1970-1979), che racchiudono informazioni di tre secoli di vita nella società dei domini della Repubblica di Venezia.
Carriera universitaria Dal 1965 al 1968 fu assistente incaricato alla cattedra di Storia economica presso l'Università degli Studi di Padova, sede distaccata di Verona, ricoperta da Gino Barbieri.
Il 31 ottobre 1968 conseguì la libera docenza in Storia Economica. Nello stesso anno divenne libero docente di Storia economica nell'Università Ca' Foscari di Venezia, sulla cattedra di Gino Luzzatto, periodo nel quale assunse anche la direzione dell'Istituto di Storia Economica Gino Luzzatto della Facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Venezia. Qui inizia la pubblicazione della prima collana Studi e Ricerche. Il primo numero Cinquant'anni di Storia economica a Ca' Foscari esce nel gennaio 1970 e ricostruisce la storia di Ca' Foscari; il secondo, a distanza di cinque mesi contiene una trattazione su Economia e società nella Repubblica veneta tra '400 e '700; il terzo Sei temi di storia economica secondo la documentazione d'archivio è una raccolta miscellanea con saggi di alcuni suoi collaboratori. Il 1 novembre 1970 venne chiamato dall'Università degli Studi di Trieste a ricoprire la cattedra di Storia Economica nella Facoltà di Economia e Commercio, prima come professore straordinario e, dal 1º novembre 1973 come ordinario, dopo aver pubblicato, nel 1968, due opere di analisi storico economica, Consumi e tenore di vita di una famiglia borghese del 600 e Struttura e politica sociale in una Comunità veneta del '500. Nel 1972 curò l'opera in onore di Paolo Lino Zovatto, studioso di archeologia e arte paleocristiana e altomedievale a Brescia, contenente una raccolta miscellanea su archeologia, arte, cultura, istituzioni ed economia tra il periodo paleocristiano e il XIX secolo.
Dal 1970 al 1981 assunse la direzione dell'Istituto di Storia Economica dove diede il via alla pubblicazione delle già citate Relazioni dei Rettori veneti di Terraferma. Nel 1972 pubblicò Strutture sociali e sistemi economici precapitalistici, un lavoro di dieci temi di storia che fa il punto sulle tendenze della storiografia, che racchiude i risultati dei suoi studi sul metodo d'indagine della storia economica per il periodo antico e per il periodo moderno, utilizzando la sua conoscenza del mondo romano e del sistema longobardo per leggere il divenire storico occidentale.
Si è impegnato nello studio della lingua slovena, stringendo rapporti intellettuali con gli storici sloveni e pubblicando propri contributi sulle loro riviste.
Il 1 novembre 1981 fu trasferito, su sua richiesta, all'Università degli Studi di Udine sulla cattedra di Storia Moderna e Contemporanea nella Facoltà di Lingue e Letterature Straniere, fino al 1991. Dal 1981 al 1990 diresse l'Istituto di Storia di Udine che riorganizzò dal punto di vista didattico e scientifico, curando una collana di volumi che dal 1982 al 1987 produsse 15 titoli. Dal 1 novembre 1991 chiese la collocazione nel fuori ruolo volontario per cinque anni a causa di motivi legati alla salute. Morì tre anni dopo a seguito di una grave malattia. Il 10 maggio 2019 si è svolta una giornata di studi in suo ricordo dal titolo Una cultura nuova per una nuova civiltà europea. Amelio Taliaferri: l'eredità culturale. Nel trentennale della morte, il 13 maggio 2024 nell'ambito della Setemane de culture furlane si è tenuta una conferenza in suo ricordo, organizzata dall'Associazione dei Toscani in Friuli Venezia Giulia e dalla Società Filologica Friulana, dal titolo Amelio Tagliaferri. Un economista, storico e archeologo italiano
Attività archeologica
Tagliaferri fu promotore di scavi archeologici, specialmente nel cividalese, come le due campagne di scavo della necropoli di Santo Stefano in Pertica, nel 1987 e 1988, al fine di incrementare le conoscenze sulla Cividale longobarda e rinnovare il repertorio del Museo in vista della mostra tenutasi nel 1990. Fu patrocinatore di mostre, pubblicazioni e studi di carattere archeologico. Fu molto interessato alla ricerca di superficie, consistente nel rilevare sul terreno le tracce di insediamenti, fortificazioni, fornaci, fonderie, strade, ecc. per ricostruire la storia antica del territorio e delle popolazioni antecedenti. Negli ultimi anni di vita trascorse gran parte del suo tempo alla ricerca di tracce superficiali della presenza dell'uomo, sia sul territorio friulano (nella vasta zona fra il fiume Tagliamento e l'arco alpino orientale) sia su quello umbro-toscano (nell'alta valle del Tevere), luogo d'origine della madre, attraverso sopralluoghi e ricerche sul campo. L'indagine nell'Alta Valtiberina, per mezzo della ricerca di superficie, interessò oltre 400 insediamenti romani. Come frutto di queste ricerche, nel 1991, viene pubblicato Romani e non romani nell'alta valle del Tevere, che relazionò lo stesso anno durante il convegno L'Alta Valle del Tevere tra epoca romana e medioevo tenutosi a Pieve Santo Stefano, a cura di Tommaso Fanfani con interventi di Giovanni Cherubini, don Antonio Bacci e la presenza di Amintore Fanfani.
Rilevante fu la scoperta di un bronzetto romano raffigurante il dio fanciullo Horus-Arpocrate appoggiato al tralcio di una vite matura, ritrovato tra i resti superficiali di una villa rustica in un insediamento nei pressi di Orzano (Udine), oggi conservato nel Museo archeologico nazionale di Cividale del Friuli.
Promosse gruppi di lavoro sul campo costituiti da giovani ai quali insegnò l'amore per la ricerca e l'entusiasmo per la vita accademica.
La mostra sui Longobardi
Nel 1972 propose di allestire a Cividale del Friuli una mostra sui Longobardi. Il progetto piacque ai maggiori storici e specialisti europei di quel tempo come Joachim Werner di Monaco di Baviera, I. Bona di Budapest, J. Svoboda di Praga, Carlo Guido Mor e Mario Brozzi di Cividale del Friuli. Immediato appoggio e totale disponibilità furono anche dati da Aldo Rizzi, direttore dei Musei Civici di Udine e da Antonio Comelli, Presidente della Giunta Regionale.
Il primo passo fu il restauro della collezione longobarda, conservata nel Museo cividalese. Seguirono, nel 1987 e 1988, le due campagne di scavo nella necropoli di Santo Stefano in Pertica, affidate a Paola Lopreato. Nel frattempo si rivolse, coadiuvato dall'amico e collega Bruno Polese, a musei nazionali ed esteri al fine di disporre di altro materiale da esporre per arricchire il repertorio museale.
La mostra venne allestita a Udine e dislocata in due sedi distinte: Udine e Cividale. Il Comitato ristretto era costituito da Giancarlo Menis, Giuseppe Bergamini, Carlo Guido Mor, Amelio Tagliaferri e Luigi Pavan coordinatore. La gestione della sede udinese fu affidata Gian Carlo Menis e la sede cividalese a Tagliaferri. Collaboratore scientifico della mostra fu anche il principe Ottone d'Assia. Nel frattempo curò il trasloco di tutto il materiale del Museo, archivio e biblioteca dalla vecchia sede di Palazzo de Nordis alla nuova sede nel palazzo dei Provveditori Veneti, da poco restituito all'originale splendore a cura dell'architetto Domenico A. Valentino, soprintendente per i Beni Ambientali, Archeologici, Artistici e Storici della Regione Friuli-Venezia Giulia dal 1986. Completato il trasferimento, in seguito ad un primo lavoro di riordino e catalogazione dei reperti la mostra venne allestita con l'assistenza dello studio degli Architetti Avon. I due contenitori della mostra furono individuati nel Palazzo dei Provveditori a Cividale del Friuli e nella Villa Manin di Passariano. La mostra I Longobardi: grandezza e splendore di un popolo d'Europa venne inaugurata il 2 giugno 1990 dall'allora Presidente del Senato Giovanni Spadolini.
La chiusura della mostra era stata programmata per i primi giorni di ottobre, ma visto il grande successo e l'eccezionale partecipazione di pubblico, in particolare nella sede di Cividale, la data fu prorogata all'11 novembre 1990. Si chiuse, dopo 23 settimane, nel corso delle quali aveva raggiunto visitatori complessivi nelle due sezione nelle quali era suddivisa.
È ricordato tuttora come uno dei più autorevoli esperti della civiltà longobarda.
Attività scientifica