La chiesa di Santa Maria Assunta in Valvendra conosciuta come la basilica di Santa Maria in Valvendra è la parrocchiale di Lovere, in provincia di Bergamo, ma è inserita nella diocesi di Brescia.

È stata per lungo tempo la più grande chiesa della diocesi di Brescia, cui Lovere fa storicamente capo, per questo motivo e per la sua conformazione a impianto basilicale viene conosciuta come la basilica..

Storia Situata in località Val Vendra, dove scorre l'omonimo torrente, venne edificata, in soli dieci anni, dal 1473 al 1483, su un imponente terrazzamento artificiale, dove vi era già un'edicola, dopo aver deviato e imbrigliato il torrente, con lo sbancamento di molto terreno sulla parte a monte e la posa di plinti a sostegno sulla parte verso il lago, per dare alla chiesa il classico orientamento liturgico con abside a est e ponendo l'ingresso principale sulla viabile urbana che nel Quattrocento passava a monte. La posizione complessa della chiesa era però considerata l'unica soluzione per l'edificazione di un edificio di grandi misure, fa considerare che vi fossero sul territorio architetti di grande esperienza ma che rimangono sconosciuti. La chiesa fu inizialmente costruita con un progetto gotico, che fu poi abbandonato. Lo storico Alessandro Sina, riteneva che i costruttori fossero i maestri comacini o i maestri campionesi, come avrebbe indicato l'inserito in un documento di compravendita del 1491: «magister Paulus pd. magistri Dominici de Vischardis de Layno lacus Cumarum». Non è rimasta testimonianza di quale fosse l'oggetto di questo acquisto e la datazione è successiva agli inizi della costruzione, ma fa parte sicuramente dell'edificio originale..

La sua costruzione fu voluta dai ricchi produttori loveresi di panno–lana che aveva un'intensa rete di commercio, come voto alla Vergine. La nuova ricchezza del territorio portò all'edificazione di nuovi palazzi a est dell'antico borgo, nella zona denominata contrata San Martino dove si allestiva il mercato cittadino. I nuovi fabbricati erano anche luogo di deposito della merce con i grandi magazzini delle ricche famiglie degli Alghisi, Barboglio, Bazzini, Bosio, Celèri, Gaioncelli, Lanze, Lollio, Dorgatti e Sbardelati e proprio queste famiglie contribuirono all'edificazione della grande basilica, come indicato negli stemmi presenti nell'aula. Contribuirono alla sua edificazione anche le predicazioni dei frati domenicani e francescani che si trovavano sul territorio per l'edificazione del convento di San Maurizio, che avevano creato un clima di maggiore spiritualità, nonché la volontà del vescovo di Brescia Domenico Dominici che aveva indetto un sinodo nel 1467 e successivamente una visita pastorale della diocesi... La concessione per la sua edificazione fu firmata il 21 marzo 1473 dal vicario Nicolò da Perugia:

Della chiesa ne avevano cura i padri francescani che nel secolo successivo vi aggiunsero i locali del convento. L'edificio di culto fu consacrato il 5 agosto 1520. Nei primi anni del Cinquecento la chiesa fu adornata di pitture da Floriano Ferramola, e nel 1515 il duomo di Brescia regalò le ante dell'organo dipinte da Bonvicino Moretto che furono inserite nella nuova cantoria posta a destra della zona presbiteriale. Nel Seicento fu terminata la decorazione sul lato a meridione dell'edificio che fu ultimato e restaurato nel 1647.

I rapporti però tra i frati e le autorità cittadine si guastarono e nel 1686 furono allontanati dalla località e sostituiti con i padri barnabiti. Il convento, con un decreto del Senato fu soppresso nel 1769. Nel 1779 l'amministrazione comunale ne acquistò i beni che erano stati requisiti dallo stato al prezzo di 10.800 lire e istituì nei locali inizialmente l'accademia Brigenti, che era stato fondato dai fratelli Ludovico e Giacomo Brigenti nel 1626 e successivamente seminario diocesano fu che chiuso nel 1820 e il complesso scolastico del ginnasio con il convitto. Durante l'invasione napoleonica la chiesa fu oggetto di ricovero dei cavalli dell'esercito almeno per sei mesi, furono rimossi gli stemmi delle famiglie nobili e solo il 17 dicembre 1800 tornarono al culto con la nuova consacrazione il 24 settembre 1801 da monsignor Giovanni Nani..

La chiesa si presentava danneggiata e richiese lavori di restauro. La volta fu ricostruita nel 1805 e la cappella dedicata alla Madonna del Paradiso fu ultimata nel 1842 dopo il voto dei cittadini durante l'epidemia del 1836. Nel 1854 furono collocate le vetrate istoriate commissionate dalla famiglia Bosio a Pompeo Bertini. Il comune a causa delle spese necessarie per i restauri vendette nel 1890 il picchiotto del portale quattrocentesco, poi recuperato e esposto nell'Accademia Tadini.

Il tetto necessitò di un restauro a carico del comune nel 1929 e nel 1934 a spese della sovraintendenza ai Monumenti della Lombardia fu fatta la nuova pavimentazione, nello stesso tempo fu richiesto il trasferimento del titolo di parrocchiale dalla chiesa di San Giorgio.

Nel 1889 nella chiesa fu collocato il nuovo organo in sostituzione a quello del Cinquecento, ma posto nella cassa originaria realizzato da Giovanni Tonoli. La chiesa fu oggetto di un attento restauro tra il 1985 e il 2014 con il consolidamento dei portichetti e il restauro della facciata..

Descrizione Esterno

La chiesa è stata per lungo tempo la più grande della diocesi di Brescia. Sorge di fronte al cinquecentesco palazzo Bazzini, che ha l'ingresso posto proprio di fronte all'ingresso laterale dell'edificio L'edificio è posto a nord di Lovere lungo il declivio della Val Vendra, che ha una pendenza compresa tra il 10 e il 12%. Il fronte principale è raggiungibile da una gradinata in pietra simona, coperto da un porticato con tre volte a crociera ornate con graffiti, con colonnine in pietra e tre grandi fornici per lato sostenuti da colonnine, realizzati nel 1520 (un atto del 17 aprile 1497 testimonia l'acquisto di legname da parte di Marsalus de Celeriis e Bonomus Sbardelati per la chiesa di Santa Maria). Il portale in pietra è opera di Damiano Benzoni.

La chiesa è a otto metri sotto il livello stradale. La scalinata originaria è andata distrutta: quella odierna è stata realizzata nel 1957 a spese di Pietro Ottoboni. Il fronte principale a salienti del XVI secolo è a capanna, con il portico centrale e il grande oculo che illumina l'aula. Quattro contrafforti definiscono le tre parti della facciata, più alta nella parte centrale e di minore altezza nelle due laterali, che anticipano le tre navate dell'interno. Ai lati sono due aperture trilobate e molto strombate. La costruzione originale aveva caratteristiche ancora gotiche: a testimonianza restano ghiere ogivali nelle due navate minori, con chiave d'arco a costolature incrociate a losanga, la cornice di gronda con archetti trilobi pensili solo sulle facciate laterali, cinque finestre con cornici strombate con archi e stipiti sagomati, il portale minore, la cornice del portichetto laterale con unghioni e, all'interno, le navate a sesto acuto delle cappelle delle navate minori e del presbiterio..

L'ampio porticato ha lesene con capitelli che reggono l'architrave e una lunetta con un affresco dell'Annunciazione, ancora in uno stile del XV secolo.. La parte superiore della facciata ha tracce di un affresco, raffigurante lAssunta fra i santi Francesco e Antonio.

Interno L'interno, si presenta di grandi dimensioni sviluppandosi su un impianto basilicale di 80 m. di lunghezza e 50 m. di larghezza preceduto da un'ampia gradinata che rende la visione con chiarezza delle dimensioni ampie dell'aula, che inizialmente si presentava in stile tardo gotico, poi variato in sede di edificazione in architettura rinascimentale, con la volta a botte. La grandezza dell'aula voltata a botte è una novità per le località che nelle ampie chiese vedeva la volta a crociera, prendendo così spunto dall'ambiente veneziano come la chiesa di San Michele in Isola progettata dal bergamasco Mauro Codussi.

La struttura prevede tre navate divise da dodici colonne cilindriche poggianti su basamenti e complete di capitelli in stile quattrocentesco ma completi di stucchi bicromi bianco e oro di foggia seicentesca. La navata centrale sormontata da una volta a botte, che ha un'ampiezza di 50 m. poggiante sulle colonne in stile toscano e che riprende quella della chiesa di Sant'Andrea di Mantova del 1470, ed è unica, nella sua ampiezza, della provincia bergamasca.. La volta è completamente affrescata da Floriano Ferramola.

Sulla navata di sinistra si aprono le sette cappelle realizzate nel XVI secolo a pianta esagonale con volta a ombrello a eccezione di due che hanno subito variazioni che hanno rimosso le nervature barocche, che hanno sostituito semplici altari. L'aggiunta delle cappelle in un periodo successivo all'edificazione della chiesa è visibile esternamente dalla serie di contrafforti e dalle finestre. La loro dedicazione confermerebbe la costruzione ad opera dei frati francescani, quindi in data successiva al 1514, quando vengono autorizzati all'uso della chiesa. Un atto di procura testimonierebbe che la chiesa era ancora in fase di costruzione il 15 gennaio 1515..

Le decorazioni dell'aula sono state eseguite per quando riguarda la navata nel Cinquecento e nel secolo successivo nel presbiterio anche se conservano un'unità di stile iconografico, che come avveniva nel Medioevo doveva condurre l'osservatore alla Biblia pauperum.

Le navate Le raffigurazioni sono inserite in rapporto all'importanza, vi sono quindi nella navata sinistra sulle pareti le sibille con i motti che erano ben lontani dall'annuncio evangelico, sulla navata destra i profeti e sulla cornice di volta i padri e i dottori della chiesa. I personaggi sono raffigurati in copia: Baruc con Zaccaria, Ezechiele e Daniele, Osea e Michea, Abacuc e Amos, Gioele e Abdia, Giona e Sofonia, Aggeo e Malachia. mentre in quella centrale dove spicca sull'arco trionfale l'''Annunziazione gli apostoli, ognuno di loro dipinto sulle dodici colonne, e i loro simbolo sulle semicolonne agli angoli della navata,. I dottori della Chiesa sono raffigurati sopra le arcate della controfacciata. I santi Agostino, Ambrogio, Gerolamo e Gregorio sono posti alle estremità con santi. Il ciclo è completato con i medaglioni raffiguranti i dodici apostoli.

La decorazione furono dipinti da Floriano Ferramola quando l'edificio era già stato completato e la navata centrale fu la prima riportando sotto il medaglione di san Mattia la scritta 1514 OPVS FLORIANI FERRAMOLAE/C [vis]BRIXIAE.

Le cappelle Sul lato sinistro della basilica vi sono nove cappella, l'ottava e la nova fanno parte del progetto originale. Prima cappella La prima cappella era dedicata a san Giovanni Battista e conserva la pala datata 1575 di scuola bergamasca raffigurante la Madonna col Bambino tra i santi Giovanni Battista e Caterina d'Alessandria, in stile moroniano, inserita in uno sfondo raffigurante un paesaggio montano. Nella parte inferiore a sinistra vi è dipinto lo stemma della famiglia Gaioncelli che ne aveva il giuspatronato e che aveva commissionato il dipinto. La famiglia Ardenghi subentrò poi nell'amministrazione della cappella. Vi si conservato tre tele ottocentesche lavori di Antonio Guadagnini rappresentanti la Natività di Maria, Presentazione di Maria al tempio e Incoronazione della Vergine. provenienti dalla quinta cappella. Nel 1936 la cappella fu completata con il battistero e completata con affreschi nel 1960.. Seconda cappella