Il piano regolatore generale comunale è, in Italia, uno strumento urbanistico di pianificazione territoriale che regola l'attività edificatoria all'interno di un territorio comunale, di cui ogni comune italiano deve dotarsi, ai sensi di legge.

Può essere adottato da più comuni: in questo caso si parla di piano regolatore generale intercomunale.

Storia I primi piani regolatori

L'istituto del piano regolatore venne introdotto nel Regno d'Italia dalla legge 25 giugno 1865, n. 2359; tuttavia nessuna legge definiva la pianificazione urbanistica nelle procedure e nei contenuti, per cui ogni piano veniva elaborato in maniera autonoma, secondo norme stabilite caso per caso. I primi piani, riguardanti principalmente le grandi città, erano generalmente approvati con legge dello Stato.. Le funzioni di un piano regolatore erano sostanzialmente due: regolare le trasformazioni del tessuto costruito, ad esempio per esigenze di risanamento edilizio e igienico, oppure fornire un disegno di massima delle zone di futura espansione (i cosiddetti "piani di ampliamento")..

I piani regolatori comunali riguardarono soprattutto le grandi città: Ancona – piano Gabuzzi, Bianchi, De Bosis, Daretti del 1862Sito urbankonet.jimdofree.com, scheda Piano del 1862, approvato dal consiglio comunale nel 1861Sito www.comuneancona.it, Sul piano regolatore di Ancona Firenze – piano Poggi, 1865 Palermo – piano Giarrusso, 1885 Bologna – piano regolatore, 1889 Roma – piani Viviani, 1873 e 1892; piano Saintjust-Nathan, 1911 Milano – piano Beruto, 1889; piano Pavia-Masera, 1912 Napoli – piano di risanamento, 1885; piano De Simone, 1914 Torino – piano regolatore, 1906

La legge 1150/42 Nel corso degli anni Trenta del Novecento si assistette ad una profonda elaborazione della disciplina urbanistica, dovuta alla fondazione dell'Istituto Nazionale di Urbanistica (INU). Il principale risultato conseguito, durante il regime fascista, fu l'approvazione della legge 17 agosto 1942, n. 1150 da parte della Camera dei fasci e delle corporazioni. Questa legge riordinava e regolamentava l'intero impianto della pianificazione, diventando il riferimento normativo fondamentale in materia urbanistica, ancora in vigore al 2026; è la stessa legge che prevede il piano regolatore generale comunale, più semplicemente PRG, considerato come lo strumento principale per la pianificazione urbanistica..

La 1150/42 prescriveva l'obbligo di redigere il PRG a tutti quei comuni segnalati da un elenco del Ministero dei lavori pubblici; gli altri ne avevano facoltà, ma dovevano comunque dotarsi di un regolamento edilizio contenente il programma di fabbricazione. Inoltre il PRG, a differenza dei casi precedenti, doveva obbligatoriamente riguardare l'intero territorio comunale, mentre la sua attuazione era demandata al piano particolareggiato d'esecuzione, oppure per intervento diretto tramite licenza edilizia..

Tra gli anni '60 e '90 si susseguirono varie riforme, rendendone obbligatoria l'adozione solo negli elenchi di cui ai decreti del Ministero dei lavori pubblici, emanati nel corso degli anni; alcune disposizioni in merito sono contenute nel d.lgs. 18 agosto 2000, n. 267.

Evoluzione regionale Nella Regione Emilia-Romagna è stato sostituito dal piano strutturale comunale (PSC) introdotto con la legge regionale 20/2000, a sua volta sostituito dal piano urbanistico generale (PUG), introdotto con la legge regionale 24/2017. Nella Regione Campania è sostituito dal Piano urbanistico comunale (PUC) introdotto dalla Legge Regionale 16/2004. Nella Regione Veneto è attualmente in vigore la Legge Regionale 23 aprile 2004 n. 11 che, all'articolo 12, comma 1, prevede: "La pianificazione urbanistica comunale si esplica mediante il Piano Regolatore comunale che si articola in disposizioni strutturali, contenute nel Piano di Assetto del Territorio (PAT) ed in disposizioni operative, contenute nel Piano degli Interventi (PI)". Dal 2005 nella Regione Lombardia è sostituito dal Piano di governo del territorio (PGT). Nella Regione Puglia è attualmente sostituito dal Piano Urbanistico Generale (PUG).

Caratteristiche Può esser redatto da un singolo comune o da più comuni limitrofi e contiene indicazioni sul possibile utilizzo o tutela delle porzioni del territorio cui si riferisce. Non è obbligatorio, ma ove la legge lo imponga i comuni italiani sono tenuti a nominare i progettisti entro 3 mesi dalla data in cui essa sorga, e ad adottare il piano nei successivi 12 mesi e a presentarlo alla regione italiana di competenza per l'approvazione entro due anni dalla data del decreto che ha disposto l'obbligatorietà. Ha validità a tempo indeterminato, sino alla sua sostituzione o modifica.

Articolazione e contenuto Si articola generalmente in: piano strutturale comunale; piano operativo comunale; regolamento urbanistico edilizio. Tra i contenuti principali possiamo annoverare: rete principale delle infrastrutture. Contenuti del P.R.G. L'art. 7 della legge "fondamentale" n. 1150/42, stabilito che il P.R.G. deve essere esteso a tutto il territorio comunale, ne fissa i contenuti: rete delle principali comunicazioni stradali, ferroviarie, navigabili e relativi impianti; zonizzazione del territorio comunale; aree destinate a formare spazi ad uso pubblico; aree da riservare a edifici pubblici o di uso pubblico; vincoli da osservare nelle zone a carattere storico, ambientale, paesistico; norme per l'attuazione del piano. Per integrare questo elenco ricordiamo che la legge n. 765/1967 introduce altre disposizioni relative a: limiti inderogabili di densità edilizia, altezza, distanza tra i fabbricati, ecc.; obbligo di riservare nelle nuove costruzioni appositi spazi per parcheggi in misura di 1 m² ogni 20 m³ di costruzione (in seguito elevati a 2 m² ogni 20 m³); al di fuori dei centri abitati devono essere osservate determinate distanze a protezione del nastro stradale. Il P.R.G può essere espresso mediante tre sottolivelli di pianificazione territoriale che sono: Piano strutturale Comunale (P.S.C.), Regolamento Urbanistico ed Edilizio (R.U.E.), Piano operativo Comunale (P.O.C.). Il P.S.C. delinea le scelte strategiche di assetto e sviluppo e tutela l'integrità fisica ed ambientale e l'identità culturale del territorio (trent'anni) valuta la consistenza, la localizzazione e la vulnerabilità delle risorse naturali e antropiche e ne indica le soglie di criticità fissa i limiti e le condizioni di sostenibilità degli interventi e delle trasformazioni pianificabili; individua le infrastrutture e le attrezzature di maggiore rilevanza; classifica il territorio comunale in urbanizzato, urbanizzabile e rurale; individua gli ambiti del territorio comunale; definisce le trasformazioni che possono essere attuate attraverso intervento diretto. Il R.U.E. contiene la disciplina generale delle tipologie e delle modalità attuative degli interventi di trasformazione nonché delle destinazioni d'uso; contiene le norme attinenti alle attività di costruzione, di trasformazione fisica e funzionale e di conservazione delle opere edilizie, nonché la disciplina degli elementi architettonici ed urbanistici, degli spazi verdi e degli altri elementi che caratterizzano l'ambiente urbano contiene inoltre la definizione dei parametri edilizi e urbanistici e le metodologie per il loro calcolo, la disciplina degli oneri di urbanizzazione, le modalità di calcolo delle monetizzazioni delle dotazioni territoriali Il P.O.C individua e disciplina gli interventi di tutela e valorizzazione, di organizzazione e trasformazione del territorio (cinque anni) la delimitazione, l'assetto urbanistico, le destinazioni d'uso, gli indici edilizi; le modalità di attuazione degli interventi di trasformazione l'indicazione delle trasformazioni da assoggettare a specifiche valutazioni di sostenibilità e fattibilità e ad interventi di mitigazione e compensazione degli effetti: la definizione delle dotazioni territoriali da realizzare o riqualificare e delle relative aree, nonché gli interventi di integrazione paesaggistica; la localizzazione delle opere e dei servizi pubblici e di interesse pubblico programma la contestuale realizzazione e completamento degli interventi di trasformazione e delle connesse dotazioni territoriali e infrastrutture per la mobilità. Documenti che contribuiscono a formare il P.R.G. In mancanza di precise indicazioni da parte della legge urbanistica nazionale, provvedono a questo scopo le leggi urbanistiche regionali. In generale un P.R.G. è formato dai seguenti elaborati: cartografia in scala opportuna; testo delle norme tecniche di attuazione; relazione illustrativa. L'insieme della cartografia può essere costituito da: tavola d'inquadramento del P.R.G. nel contesto regionale (scala 1:25000 o 1:50000); una o più tavole dell'intero territorio comunale (scala 1:10000 o 1:5000); una o più tavole relative al centro edificato (scala 1:2000 o 1:1500); altri elaborati per eventuali indicazioni di dettaglio (scala 1:1000). Formazione e validità del P.R.G. La formazione del P.R.G. avviene su delibera del Consiglio Comunale che può affidare l'incarico di redigerlo ad un professionista (o gruppo) esterno o, in alternativa, al proprio Ufficio Tecnico. La formazione di un P.R.G. si articola in due fasi: fase delle analisi conoscitive; fase progettuale. Nella prima fase si raccolgono informazioni e dati relativi alla situazione esistente nel territorio da pianificare sia dal punto di vista paesistico-ambientale che della struttura insediativa e produttiva in tutte le sue componenti. Ciò costituisce il presupposto per delineare un quadro puntuale dello stato di fatto del territorio da pianificare onde pervenire alle scelte di piano. Queste sono principalmente scelte politiche di competenza degli Amministratori locali, mentre spetta ai progettisti del piano individuare le modalità tecniche per la loro attuazione. In base alla legge n. 1150/1942 il P.R.G. ha validità illimitata. Nel corso della sua validità il P.R.G. può essere soggetto a varianti oppure può essere sostituito da un P.R.G. di nuova formazione. Nella pratica corrente il P.R.G. ha, invece, validità limitata nel tempo e comunque condizionata dalle previsioni dei P.T.C., qualora esistano.

Elaborati 1. Stralcio di P.T.C. (Piano territoriale di coordinamento), scala 1:25000 2. Descrizione dello stato attuale, scala 1:25000 3. Progetto di P.R.G. Il P.R.G. è una sorta di progetto architettonico a scala urbana e diventa poi legge. Comprende: Piano di viabilità, scala 1:5000 Piano di azzonamento, zonizzazione, scala 1:5000 4. Tavola di delimitazione e computo aree (residenze, attività produttive ed aree ad uso pubblico), scala 1:5000 5. Tavola dei piani attuativi, localizzano le aree oggetto di strumenti attuativi. 6. Edilizia scolastica oggetto del D.M. del 1975, scala 1:5000 7. Norme tecniche di attuazione, consentono la specificazione e il dettaglio della zonizzazione 8. Relazione tecnica illustrativa 9. Stima sommaria dei costi, non prevista dalla legge Il decreto interministeriale 2 aprile 1968 n. 1444 aggiunse altre due tavole: 10. Zone omogenee oggetto della zonizzazione, perimetrate ed evidenziate 11. Verifica del rispetto degli standards urbanistici.

Tipologia dei piani attuativi I piani regolatori possono prevedere l'utilizzo di strumenti più dettagliati per definire i nuovi interventi previsti. I piani attuativi possono essere di vario tipo: piano particolareggiato (P.P.); piano edilizia economica popolare (P.E.E.P.); piano di lottizzazione convenzionata (P.L.C.); piano per gli insediamenti produttivi (P.I.P.); piano di recupero (P.d.R.). I piani attuativi quali P.L.C. e P.d.R. possono essere di iniziativa sia pubblica che privata, mentre i P.P., P.E.E.P. e P.I.P. sono esclusivamente pubblici.