L'inizio della preistoria nell'attuale territorio della Repubblica Argentina si verifica con i primi insediamenti umani nell'estremo sud della Patagonia, circa 13 000 anni fa. Le prime civilizzazioni agro-ceramiche si stabilirono nel Nord-Est andino dal XVIII secolo a.C. Le prime narrazioni storiche furono registrate per mezzo di quipu dall'Impero Inca nella seconda metà del XV secolo.
La storia scritta di ciò che oggi è l'Argentina inizia con l'arrivo dei cronisti spagnoli nella spedizione di Juan Díaz de Solís nel 1516 al Río de la Plata, fatto che segna l'inizio della dominazione spagnola nella regione. Nel 1776 la corona spagnola crea il Vicereame del Río de la Plata, entità che riunisce diversi territori a partire dalla quale, con la Rivoluzione di Maggio del 1810, inizia un processo graduale di vari stati indipendenti, tra cui quello che portò il nome di Province Unite del Río de la Plata. Con la dichiarazione dell'indipendenza del 9 luglio del 1816 e con la Battaglia di Ayacucho del 9 dicembre 1824, conclusasi con la sconfitta militare dell'Impero spagnolo, si formalizzò quello che a partire dall'organizzazione come uno Stato federale nel 1853 si conosce oggi come Repubblica Argentina.
Epoca precolombiana Il territorio dove sorge l'attuale Argentina era relativamente poco popolato prima della colonizzazione europea. Le tribù diaghite della zona nord-occidentale vivevano ai confini dell'Impero Inca in espansione; i Guaraní vivevano più ad est presso i grandi fiumi; la regione del Chaco era popolata dalle etnie degli Qom'lek (o Toba), Wichì e Lule-Toconotè; nel centro (Regione Pampeana) vivevano gli Het o "pampas"; nelle Sierras Pampeanas di Córdoba i "Comechingones"; ad ovest, nella regione andina, vivevano gli Huarpe e i mapuche; nella Patagonia i patagoni (guenaken-ahoniken) e nella Terra del Fuoco i selknam ("ona"), yagan e mannekenk.
L'era coloniale spagnola
Gli europei arrivarono nel 1502 grazie all'esploratore fiorentino Amerigo Vespucci e in seguito con Sebastiano Caboto. Il navigatore spagnolo Juan Díaz de Solís esplorò il territorio dell'attuale Argentina nel 1516. La Spagna stabilì una colonia nel sito di Buenos Aires nel 1580 come parte del Vicereame del Perù. Le prime colonie fondate in Argentina confinavano col territorio peruviano nell'allora estesa provincia di Tucumán.
Nascita dello Stato-nazione (1806-1852)
Nel contesto delle Guerre napoleoniche, nel 1806 e 1807, le forze militari britanniche si impegnarono nelle cosiddette invasioni del Rio de la Plata, le quali furono respinte. Fu creata una rottura con il diritto internazionale nella colonia spagnola, con la destituzione del viceré sostituito da uno eletto dalla popolazione locale e non designato del re di Spagna.
Gli echi della Rivoluzione francese e della Guerra d'indipendenza americana ispirarono idee liberali in America Latina. La Rivoluzione di Maggio del 25 maggio 1810 diretta principalmente per Manuel Belgrano a Buenos Aires costituì il primo governo formato nella sua maggioranza da criollos nelle Province Unite del Río de la Plata.
Le campagne militari condotte dai generali José de San Martín e Simón Bolívar tra il 1814 e 1817, incrementarono le speranze di indipendenza che fu dichiarata finalmente a Tucumán il 9 luglio 1816. Lo Stato Argentino considera San Martín come il proprio maggior eroe militare della sua indipendenza, e gli rende onore con il titolo di "Padre della Patria"
Dopo aver sconfitto gli spagnoli, gli unitarios e i federales iniziarono un lungo conflitto per determinare il futuro della nazione. Nel 1820, con la battaglia di Cepeda iniziò un periodo di autonomie provinciali e guerre civili. L'unione tra le province si conservò solo grazie ai cosiddetti "trattati interprovinciali". Le guerre intestine tra le province, principalmente sorte a partire dalle città coloniali con un cabildo, si succedettero per più di quaranta anni. I caudillos provinciali dominarono la scena politica a metà del XIX secolo e governarono i propri territori con eserciti privati. Nel 1826, il Congresso nominò il primo presidente costituzionale Bernardino Rivadavia, di tendenze centraliste. La perdita dell'attuale Uruguay in favore del Brasile, provocò le dimissioni di Rivadavia, sostituito da Manuel Dorrego, partitario dell'autonomia delle province, che risolse il conflitto con l'Impero Brasiliano riconoscendo l'indipendenza della Banda Oriental. Gli unitarios sollevati da Juan Lavalle fucilarono Dorrego. Questo fatto accese di nuovo la guerra civile tra unitari e federali. Nel 1829 Juan Manuel de Rosas, federale, assume il governo della provincia di Buenos Aires, mantenendo al potere dal 1829 al 1832 e successivamente dal 1835 al 1852. Rosas fu infine destituito dopo una rivoluzione comandata dal generale Justo José de Urquiza, appoggiata da Uruguay e Brasile. Finalmente, nel 1853 fu approvata la Costituzione argentina, tranne per alcune modifiche, tuttora in vigore.
Verso l'Argentina moderna (1853-1880)
Con l'opposizione di Buenos Aires, de facto uno stato indipendente, Urquiza organizzò il Congreso Constituyente de Santa Fe (1852), che nell'anno seguente approvò una Costituzione di carattere repubblicano, rappresentativo e federale, elaborata secondo un modello di Juan Bautista Alberdi. Urquiza fu proclamato presidente della Confederazione, sebbene sorgessero difficoltà tra le province e Buenos Aires; nel 1856 la popolazione ammontava circa a 1.830.000 abitanti, dei quali 71.000 italiani.Argentina su Alphabeto
Proclamata la Costituzione, Santiago Derqui fu eletto presidente e Urquiza e Bartolomé Mitre furono nominati governatori di Entre Ríos e Buenos Aires. Nuovi dissensi interni aprirono le ostilità e nella battaglia di Pavón (1861), Mitre sconfisse Urquiza, e fu quindi nominato presidente costituzionale per un periodo di sei anni; nel 1868 sarà seguito da Domingo Faustino Sarmiento. Nel 1865, l'Argentina si vide coinvolta in un conflitto che opponeva il Paraguay al Brasile. Mitre si unì con le truppe brasiliane e uruguaiane e questi tre eserciti sconfissero il maresciallo paraguaiano Francisco Solano López (1870).
Nel 1871 una proposta di legge tendente a creare una nuova capitale nel centro esatto del paese, in modo da superare le divergenze tra le varie provincie, prevedeva di realizzare una nuova città denominata "Rivadavia" nel territorio della Provincia di Cordoba, sul Rio Tercero, comprendente le città di Villa María e Villa Nueva. Approvata dal Senato, la proposta venne bocciata alla Camera.¿VILLA MARIA O VILLA NUEVA, FUERON CAPITAL DE LA REPÚBLICA? da trasladodelacapital.blogspot.com
A Sarmiento successe Nicolás Avellaneda (1874), che si impegnò a conquistare i territori ancora controllati dagli indigeni. Durante il decennio successivo, il generale Julio Argentino Roca impose l'autorità del governo nazionale sulle pampas sconfiggendo le popolazioni indigene a cui appartenevano tali territori nella cosiddetta Campagna del Deserto; nel 1884, quando finì questo sterminio, gli indigeni erano ridotti a 30.000 unità. Il 20 settembre del 1880, il Congreso Nacional dichiarò Buenos Aires capitale della Repubblica.
La Repubblica Conservatrice (1880-1916) Si succedettero alla presidenza Julio A. Roca (1880), quindi Miguel Juárez Celman (1886), che si dimise nel 1890 in conseguenza della rivoluzione, soffocata, guidata da Leandro N. Alem. Lo sostituì il vicepresidente Carlos Pellegrini. Dopo di lui salirono al potere Luis Sáenz Peña (1892), José Evaristo Uriburu (1895), Julio Argentino Roca (1898), Manuel Quintana (1904), José Figueroa Alcorta (1906), Roque Sáenz Peña (1910), Victorino de la Plaza (1914).
Due novità diedero slancio alla creazione della moderna nazione argentina alla fine del XIX secolo: l'introduzione di tecniche moderne in agricoltura e l'integrazione dell'Argentina nell'economia mondiale. Gli investimenti stranieri e l'immigrazione europea diedero impulso a questa rivoluzione economica. Gli investimenti, principalmente provenienti dal Regno Unito, furono destinati a aree come lo sviluppo ferroviario e portuale. Gli immigrati che lavoravano per sviluppare le risorse dell'Argentina — specialmente nelle pampas occidentali — arrivarono da tutta l'Europa, così come dagli Stati Uniti d'America. Tra gli anni 1880 e 1929 l'Argentina raggiunse una grande prosperità economica. L'economia fu orientata sempre più all'esportazione di materie prime e all'importazione di prodotti manifatturieri.
Il governo di Roca e quelli che seguirono furono allineati con gli oligarchi argentini, specialmente fino al 1916, quando la legge Sáenz Peña sul suffragio universale maschile permise il trionfo elettorale dei suoi rivali tradizionali, i radicali, guidati da Hipólito Yrigoyen. I radicali, che avevano guidato diversi tentativi rivoluzionari contro il regime fallace e miscredente e che avevano propagandato l'astensione per combattere le frodi elettorali, aprirono le porte alla classe media argentina in espansione.
Il Centenario All'inizio del XX secolo l'Argentina mostrava una economia in crescita, prospera e moderna, sebbene con grandi disuguaglianze regionali e sociali.
Nel 1910 cadeva il centesimo anniversario della Revolución de Mayo, passo iniziale per l'indipendenza. Il governo argentino, presieduto da José Figueroa Alcorta, decise quindi di organizzare le festività del Centenario, come un avvenimento internazionale al quale avrebbero partecipato personalità da tutto il mondo.
Arrivarono a Buenos Aires la Infanta Isabella di Borbone-Spagna, il presidente del Cile Pedro Montt e rappresentanti di numerosi paesi. I presidenti di Bolivia e Brasile erano assenti a causa delle cattive relazioni diplomatiche che intercorrevano con l'Argentina.
Buenos Aires fu al centro dei festeggiamenti. Si succedettero diverse cerimonie organizzate dal governo e private, con la partecipazione del mondo della cultura, di militari, studenti e comunità di origine straniera.
Si tennero sfilate militari, manifestazioni civiche, una rappresentazione di gala nel Teatro Colón. Monumenti furono eretti e si ricominciò l'edificazione del Congresso e della Corte Suprema.
Si organizzarono conferenze internazionali e un'esposizione di belle arti. Molti giornali pubblicarono sezioni speciali dedicate all'evento, tra le quali la più importante fu quella del quotidiano La Nación.
Il 25 maggio, all'alba, un corteo di studenti si diresse al Río de la Plata per vedere il sorgere del sole. La mattina dopo, in Plaza de Mayo si collocò la prima pietra del monumento alla Rivoluzione di maggio e nella Plaza de los dos Congresos ci fu una riunione di studenti. Alle tre del pomeriggio ci fu una sfilata militare.
Naturalmente, parallelamente ai festeggiamenti, i sindacati espressero il proprio scontento per la situazione di disuguaglianza sociale ed economica. La CORA e la FORA, dirette dalle correnti socialista, sindacalista rivoluzionaria e anarchica, misero in atto manifestazioni di protesta e minacciarono di indire uno sciopero generale. Chiedevano l'abrogazione della Ley de Residencia, che consentiva al governo di espellere gli stranieri senza un giusto processo. Il governo impose lo stato di assedio e la polizia represse i manifestanti. I partiti operai si frammentarono e lo sciopero non si concretizzò. Per la classe alta, l'atto del Centenario fu una dimostrazione del potere e della grandezza che durerà attraverso gli anni.
Il radicalismo al potere (1916-1930)
Con l'arrivo al potere, il radicalismo presentò, più che un programma di governo, una dichiarazione di principi: la Causa contro il Regime, la Riparazione Storica, il recupero dell'etica, il rispetto del Federalismo.
Tra i punti focali della dottrina radicale si trovava il concetto della "causa contro il Regime". "La causa" era la causa radicale, e le sue idee erano l'onore del paese, la purezza del suffragio, la riorganizzazione del paese, la democrazia, e il rispetto della Costituzione e delle leggi.