La televisione in Giappone debuttò il 1º febbraio 1953 quando la Nippon Hōsō Kyōkai (NHK), la società concessionaria in esclusiva del servizio pubblico radiotelevisivo, diede il via alle trasmissioni regolari seguita da lì a poco dalle prime emittenti private commerciali. I primi test di trasmissione furono condotti tuttavia già nel 1926, mentre il primo segnale sperimentale fu emesso nel 1939. A causa dello scoppio della seconda guerra mondiale questi primi tentativi di trasmissione furono portati avanti tuttavia solo per pochi mesi.
La televisione a colori fu introdotta nel 1960 e durante gli anni del boom economico essa rimpiazzò la radio come principale fonte di intrattenimento e informazione per i giapponesi. Ancora oggi la televisione rappresenta il mezzo di comunicazione di massa più seguito, nonostante la prorompente ascesa di Internet.
Oltre alla NHK, finanziata dal pagamento di un canone televisivo annuale, in Giappone vi sono altri cinque importanti network televisivi commerciali, che fanno invece affidamento sulle entrate pubblicitarie: Nippon News Network (NNN), Japan News Network (JNN), Fuji News Network (FNN), All-Nippon News Network (ANN) e TX Network (TXN).
Storia La fondazione della Nippon Hōsō Kyōkai e le ricerche di Kenjirō Takayanagi
A seguito delle prime trasmissioni via radio, divenute realtà a partire dalla seconda metà degli anni venti del XX secolo, divenne sempre più urgente la creazione di una istituzione centrale per la gestione dei servizi di radiodiffusione che potesse raggiungere tutto il territorio nazionale. Per volere del Ministero delle comunicazioni le stazioni locali di Tokyo, Osaka e Nagoya furono così fuse nel 1926 in un'unica organizzazione nazionale chiamata Nippon Hōsō KyōkaiL'acronimo in lingua inglese NHK venne utilizzato soltanto a partire dalla fine della seconda guerra mondiale. Vedi .. Subito dopo la sua istituzione, altre quattro stazioni nacquero in altrettante regioni, ovvero Hokkaidō, Tōhoku, Chūgoku e Kyūshū, con le prime trasmissioni che presero il via nel novembre del 1928. Nel 1930 la Nippon Hōsō Kyōkai fondò la Science & Technology Research Laboratories (STRL) con l'obiettivo di sviluppare un apparecchio televisivo sulla scia delle invenzioni di Paul Gottlieb Nipkow e Vladimir Koz'mič Zvorykin.
Nello stesso periodo anche l'ingegnere Kenjirō Takayanagi volse il proprio interesse agli studi sulla televisione dopo aver preso conoscenza della nuova tecnologia su una rivista francese. Egli sviluppò un sistema simile a quello di John Logie Baird, utilizzando il disco di Nipkow per scansionare il soggetto e generare segnali elettrici. Ma a differenza di Baird, Takayanagi compì il passo importante di utilizzare un tubo a raggi catodici per visualizzare il segnale ricevuto, riproducendo con successo il carattere イ nel dicembre 1926. Nel 1928 la sua ricerca fece un ulteriore passo avanti, quando riuscì a riprodurre l'immagine di una persona con una risoluzione di 40 linee a una velocità di aggiornamento di 14 fotogrammi al secondo. Negli anni trenta Takayanagi e il suo team di ricerca svilupparono un impianto televisivo completamente elettronico facendo ricorso all'uso di una versione riveduta dell'iconoscopio. A ciò seguì l'invenzione di un videoricevitore in grado di riprodurre immagini con una risoluzione di 441 linee a 30 fotogrammi al secondo, a quel tempo il migliore sulla piazza.
In Europa nel frattempo venivano condotti i primi test di trasmissione regolare di programmi televisivi, con la Germania pronta a trasmettere in diretta le imminenti olimpiadi di Berlino del 1936. Un anno più tardi fu deciso che i Giochi successivi si sarebbero tenuti a Tokyo, e la STRL fu posta a capo del progetto televisivo dell'evento. Lo stesso Takayanagi e altri importanti ingegneri dell'epoca presero parte al programma e, nonostante le olimpiadi fossero state ufficialmente cancellate nel luglio del 1938, la ricerca sulla televisione proseguì, alimentata dallo zelo di coloro coinvolti nel progetto. Il 13 maggio 1939 un segnale TV sperimentale fu emesso dall'antenna della STRL alla nuova Brodcasting Hall di Uchisaiwaichō, sita a 13 km di distanza. Questo rappresentò il primo esperimento televisivo pubblico condotto attraverso l'uso di onde radio in Giappone.
L'inizio delle trasmissioni regolari e fine del monopolio NHK
Gli esperimenti continuarono fino alla fine del decennio. Le attrezzature esistenti vennero migliorate e furono realizzati nuovi sistemi di illuminazione insieme a telecamere più piccole e leggere per catturare le immagini in movimento. Una varietà di produzioni come film, varietà, show musicali e sceneggiati televisivi (come la commedia familiare Yūge-mae, il primo dorama della storia) videro la luce, ponendo le basi per lo sviluppo dell'industria televisiva ed elettronica nel secondo dopoguerra. Durante il conflitto, tuttavia, la ricerca sulle apparecchiature televisive fu sospesa e le aziende elettrotecniche lasciarono il campo alla produzione di armi, munizioni e altri prodotti per uso bellico. La stessa Nippon Hōsō Kyōkai, che fino ad allora aveva mantenuto una certa indipendenza dal governo, con l'aumento del controllo militare sulle istituzioni finì per diventare una semplice arma di propaganda dello Stato..
Dopo la guerra le forze di occupazione impartirono precise istruzioni sulla libertà di parola e di stampa in Giappone, dettando le regole per giornali ed emittenti.. Nel 1950 il sistema radiotelevisivo giapponese fu oggetto di una riforma, che rese la Nippon Hōsō Kyōkai una società indipendente sostenuta dal canone pagato dagli ascoltatori e contemporaneamente aprì il mercato alle trasmissioni di carattere commerciale.. Il 1º settembre 1951 la prima emittente commerciale, la CBC Radio "Joar" di Nagoya, iniziò a trasmettere, seguita poco dopo dalla NJB di Osaka.. Successivamente numerose altre emittenti ottennero i diritti di trasmissione (tra queste ABC Radio, RKB Radio, KBS Kyoto e Radio Tokyo) e nel 1952 si contavano diciotto radiostazioni private operative. Si entrò così in una nuova era, che vedeva da una parte l'emittente pubblica NHK e dall'altra le emittenti commerciali finanziate dalle entrate pubblicitarie. Questo sistema di coesistenza sarebbe proseguito anche dopo l'avvento della televisione, nonostante l'iniziale riluttanza della NHK a rinunciare al proprio monopolio radiotelevisivo..
Nel 1948 la NHK aveva ripreso il proprio programma di ricerca ma da allora non erano stati fatti grandi passi avanti nella effettiva fornitura del servizio al pubblico. Il 26 maggio 1951 la Camera dei rappresentanti richiese al governo l'autorizzazione a far partire finalmente le trasmissioni televisive nel Paese e il 2 ottobre dello stesso anno l'emittente privata Nippon Television (NTV) ottenne la licenza di trasmissione, precedendo di pochi mesi la NHK. Quest'ultima cominciò la propria regolare programmazione televisiva il 1º febbraio 1953, trasmettendo per circa sette ore dalle 2 alle 8:45 della sera.; il 28 agosto dello stesso anno anche la Nippon Television, la prima televisione commerciale, divenne operativa.. Le due emittenti entrarono immediatamente in competizione proponendo ai telespettatori palinsesti dagli stili e contenuti differenti: se la NHK insisteva su programmi culturalmente elevati adatti alle classi sociali più alte, la NTV puntava più decisamente alla massa.. Inizialmente l'alto costo dei ricevitori ne frenò la diffusione, allorché alla fine di marzo 1954 si contavano solo 17.000 abbonati a fronte di più di undici milioni di radioascoltatori. Per ovviare a questo problema i televisori vennero installati nei centri delle città, nelle stazioni ferroviarie e nei parchi, attirando un gran numero di persone e contribuendo a diffondere la cultura televisiva nel Paese.
Nell'ultima parte degli anni cinquanta le emittenti commerciali TBS, Fuji TV e TV Asahi andarono ad aggiungersi alla già presente NTV. Per la fine del 1956 la NHK aveva invece perfezionato la sua rete di diffusione raggiungendo, oltre a Tokyo, Nagoya e Osaka, anche Sapporo e Fukuoka. Nel Kantō, benché ogni emittente commerciale avesse installato le proprie antenne trasmittenti, il governo varò la proposta di costruire un'unica grande torre in grado di trasmettere il segnale in tutta la regione. Nel 1958 fu così inaugurata la Tokyo Tower, simbolo del periodo di grande crescita economica che interessò il Giappone in quegli anni.
Proprio il benessere economico del secondo dopoguerra e l'abbassamento dei prezzi dei televisori furono tra i fattori determinanti della diffusione a livello nazionale della televisione, che la portarono a diventare in breve tempo uno dei beni materiali di maggior importanza per le famiglie giapponesi insieme al frigorifero e alla lavatrice.
L'avvento della TV a colori
Dopo Stati Uniti e Cuba il Giappone fu il terzo paese al mondo a introdurre la televisione a colori. Le prime trasmissioni presero il via il 10 settembre 1960 utilizzando lo standard NTSC, scelto per le sue capacità di rendere disponibile i contenuti a colori anche per i possessori di un televisore in bianco e nero. La programmazione a colori era inizialmente incentrata su film stranieri, eventi sportivi in differita e brevi programmi educativi, a causa dell'inadeguatezza dell'attrezzatura delle stazioni televisive. Nel 1964 le emittenti si adoperarono in modo da trasmettere i Giochi della XVIII Olimpiade che si sarebbero svolti a Tokyo nell'ottobre di quell'anno, affidandosi per la diretta al satellite geostazionario Syncom 3. Quest'ultimo non fu tuttavia il primo satellite ad avere trasmesso un programma televisivo attraverso il Pacifico, in quanto il satellite Relay 1 trasmise il primo programma dagli USA al Giappone nel novembre 1963, in occasione dell'assassinio del presidente Kennedy.
Eventi di tale portata e interesse generale, come anche il matrimonio dell'allora principe ereditario Akihito nel 1959, contribuirono alla rapida popolarizzazione della televisione come nuovo mezzo di comunicazione di massa. Il numero di televisori in bianco e nero venduti superò alla fine degli anni cinquanta i 2 milioni. Occorse invece più tempo per emergere ai nuovi apparecchi ai colori, a causa soprattutto dei prezzi alti, e solo 1.200 pezzi furono venduti nell'anno in cui le trasmissioni a colori ebbero inizio. La domanda crebbe, comunque, appena i prezzi scesero e il volume di produzione aumentò: dalle 4.000 unità del biennio 1962-1963 si passò agli 1,28 milioni del 1967 e agli oltre 6,4 milioni del 1970.. Nel novembre 1975 il numero di apparecchi televisivi posseduti dalla la popolazione generale si attestava sui 46 milioni circa, di cui 32 milioni erano televisori a colori.
Nel frattempo si affacciò nel panorama televisivo anche l'ultima e la più piccola delle principali emittenti commerciali giapponesi, TV Tokyo, che cominciò nel 1969 come canale dedito a programmi culturali ed istruttivi prima di imporsi successivamente anche nel campo dell'intrattenimento generale, con una particolare attenzione rivolta agli anime..
L'era della TV satellitare e dell'alta definizione
Nel 1973 la Commissione per le attività spaziali lanciò il programma sperimentale di trasmissione via satellite affidandone lo sviluppo alla NASDA e la gestione alla NHK. Cinque anni più tardi fu lanciato il primo satellite giapponese per la trasmissione diretta (DBS), denominato BSE o Yuri, ma i primi test iniziarono solamente nel 1984 mediante il satellite BS-2a.. Quest'ultimo a differenza dei suoi predecessori consentiva la ricezione del segnale anche da piccole antenne paraboliche di 40 o 60 centimetri di diametro, adatte all'uso domestico.