Biografia

Cesare Cremonini nacque a Cento da Mattea Pilanzi e da Matteo Cremonini, un pittore originario di Cremona - di qui il cognome, che era originariamente Zamboni - e rifugiatosi a Cento, di cui si conservano affreschi negli oratori delle chiese della Pietà e di San Rocco. Un fratello di Cesare, Giovan Battista, seguirà le orme paterne con qualche successo nelle città emiliane e in Bologna, dove morì nel 1610.

Cesare prese invece la strada degli studi umanistici: studente in legge nell'Università di Ferrara, scelse poi filosofia, allievo di Federico Pendasio, divenendo dal 1579 insegnante di filosofia naturale nello Studio ferrarese fino al 1589.Fonte: G. Tiraboschi, Storia della letteratura italiana, riferimenti in Collegamenti esterni. Cremonini tenne rapporti con la corte estense: di fronte a Leonora d'Este recitò il suo poemetto Le pompe funebri, e quando si trovò a essere oggetto di non chiarite gelosie e maldicenze da parte dei suoi colleghi dell'Università, il 20 maggio 1589 scrisse al duca Alfonso per richiedere un suo intervento.

Non risulta che Alfonso II abbia risolto i conflitti denunciati dal Cremonini, che perciò decise di trasferirsi altrove. Il 23 novembre 1590 fu chiamato a Padova per insegnare filosofia naturale in secundo loco, in sostituzione di Giacomo Zabarella, da poco defunto, mentre Francesco di Niccolò Piccolomini assumeva la prima cattedra. Il 27 gennaio 1591 Cremonini iniziò il suo corso, leggendo la prolusione Exordium habitum Patavii VI Kalendis Februarii 1591.

Contro il tentativo dei gesuiti di fondare a Padova un proprio Studio rivale dell'Università, il Cremonini si espresse il 20 dicembre 1591 con lOratione contro i gesuiti a favore della Università di Padova tenuta di fronte alla Signoria di Venezia, nella quale sostenne che Padova «per insegnare le scienze non ha bisogno dell'aiuto de' Padri Giesuiti», e paventò i rischi di dividere gli studenti in fazioni «come i Guelfi e Gibellini».In A. Favaro, Lo Studio di Padova e la Compagnia di Gesù sul finire del secolo decimosesto, 1878, pp. 489-496. L'autorizzazione all'apertura dello Studio non fu rilasciata e i gesuiti furono poi espulsi dalla Repubblica nel 1606, a causa dell'interdetto scagliato dal Papa Paolo V, cui seguì la cosiddetta Guerra dell'Interdetto.

Cremonini ebbe una famosa controversia con il suo collega Giorgio Raguseo sulla natura degli elementi, sul valore della storia delle interpretazioni di Aristotele e sulle questioni didattiche.

Difensore della medicina averroista e sostenitore della mortalità dell'anima, legata indissolubilmente al corpo umano, fu sospettato di eresia e nel 1598 venne denunciato all'inquisizione di Padova. Con l'amicoCremonini in occasione del trasferimento di Galilei da Padova a Firenze si rammaricava scrivendo: «Oh quanto harrebbe fatto bene anco il S.r Galilei, non entrare in queste girandole, e non lasciar la libertà patavina.» (Portale Galileo) e rivale Galileo Galilei, Cremonini, ad opera del collega Camillo Belloni, condivise nel 1604, con accuse diverse, una denuncia al tribunale dell'Inquisizione padovana che non ebbe alcuna conseguenza per entrambi. Galileo fu accusato di praticare l'astrologia giudiziaria e Cremonini di sostenere la mortalità dell'anima e che Aristotele avesse separata la filosofia dalla teologia. Cremonini dovette affrontare altri due processi uno nel 1608 e l'altro nel 1611 dai quali uscì indenne grazie alla protezione della Repubblica di San Marco.

Anche se molte fonti riportano che morì di peste durante l'epidemia che colpì l'Italia nel 1629-1631, risulta che morì a causa di catarro accompagnato da febbreMarco Forlivesi, «Cesare Cremonini» in Il contributo italiano alla storia del Pensiero – Filosofia, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2012..

Secondo alcuni studiosiPer esempio Andrea Pinotti, autore dell'introduzione al Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo (Milano, 2004) Galileo si ispirò a Cremonini nella scelta di Simplicio come rappresentante dell'aristotelico avversario del copernicanesimo.

Pensiero Cremonini pubblicò pochi testi della sua dottrina mentre sono a noi giunte numerose trascrizioni delle sue lezioni che egli preferiva tenere oralmente al posto della forma scritta. Le trascrizioni delle lezioni tenute nello Studio di Padova e privatamente tuttavia presentano gravi problemi interpretativi che hanno impedito alla storiografia di poter avanzare una sintesi sicura del suo pensiero. Unica eccezione a questa difficoltà interpretativa il testo Lecturae exordium, letto da Cremonini in occasione della sua prima lezione in Padova. Nella prima parte dell'opera egli si rammarica che il continuo rinascere della natura, come la successione delle stagioni, dalle sue forme ormai trascorse, non susciti la meraviglia dell'uomo e lo sgomento per il continuo morire del mondo.

La strada per conoscere se stessi e raggiungere la serenità è data dalla filosofia su cui si basa la morale e la scienza. L'uomo ha avuto in dono da Dio un intelletto onnipotente che dalla conoscenza di se stesso e della natura giungerà a congiungersi con la beatitudine divina.C. Cremoninus, Lecturae exordium, p. 39

Dibattito relativo alle osservazioni di Galileo Secondo una diffusa ma falsa narrazione Cremonini fu uno di quei professori aristotelici che non solo rifiutarono pervicacemente le scoperte galileiane in nome della filosofia peripatetica ma si rifiutarono, invitati dallo scienziato pisano, di osservare direttamente nel telescopio l'esistenza delle montagne della Luna, delle fasi di Venere, dei satelliti di Giove. Questo avvenimento, tramandato come simbolo della miopia di coloro che si ritengono custodi del vero sapere, è invece ritenuto falso.Marco Forlivesi, Cesare Cremonini, Il Contributo italiano alla storia del Pensiero – Filosofia (2012), Enciclopedia Italiana Treccani

Nella lettera del 19 agosto 1610 Galilei racconta a Keplero il comportamento dei docenti dello Studio di Padova ma non fa nomi:

Ad un esame superficiale una lettera a Galilei del 6 maggio 1611 del suo amico Paolo Gualdo sembrerebbe confermare che tra coloro che rifiutarono l'osservazione con il telescopio vi fosse anche il Cremonini:

Nella successiva lettera di Gualdo a Galilei si riferisce di un colloquio con Cremonini che al rimprovero di essersi rifiutato dell'esperienza con il telescopio risponde che lo fece perché:

Marco Forlivesi ha osservato come Cremonini affermi in questo testo che gli causò disagio mirare nel telescopio e che dunque non si rifiutò di guardare ma non accettò di vedere cioè di accogliere l'interpretazione galileiana di quelle osservazioni.M. Forlivesi, ibidem Più in generale, Forlivesi sostiene che la posizione di Cremonini fu sempre coerente nel ritenere che l'interpretazione dei dati osservativi non potesse andare disgiunta dall'esistenza di una dottrina filosofico-naturale complessiva. Forlivesi rileva altresì che lo stesso Galileo, a volte, propose ipotesi circa la natura dei cieli non meno problematiche di quelle proposte dagli "aristotelici".

D'altra parte, come confermato dallo storico della scienza Enrico Bellone nella sua monografia su Galilei per i "Quaderni de 'Le Scienze'", il cannocchiale era uno strumento di fattura "artigianale" e non scientifica, in quanto non esisteva ancora una teoria dell'ottica - si dovrà attendere Newton - e le immagini erano alquanto deformate.

Opere

Le pompe funebri ovvero Aminta e Clori, Ferrara 1590. Lecturae exordium habitum Patavii VI Kalendis Februarii 1591, Ferrara, Benedetto Mammarelli, 1591.

Oratio habita Ferrariae ad Clementem VIII pro S. P. Q. Centensi, Ferrariae, 1598. Disputatio De formis quatuor corporum simplicium quæ vocantur elementa, Venetiis, 1605. Oratio habita in creatione serenissimi Venetiarum principis Leonardi Donati, Venetiis, 1606.

Oratione al serenissimo prencipe Giovanni Bembo nella sua essaltatione al Prencipato, 1616. Apologia dictorum Aristotelis, de quinta cœli substantia adversus Xenarcum, Venetiis, Meiettum, 1616. Il nascimento di Venezia, Venezia, 1617. Oratione al serenissimo prencipe Antonio Priuli nella sua essaltatione al prencipato, 1618. Il ritorno di Damone, Venezia, 1622. Oratione in nome della Università di Padova, 1624. Chiorindo e Valliero, Venezia, 1624. Apologia dictorum Aristotelis De calido innato adversus Galenum, Venetiis, Deuchiniana, 1626. Apologia dictorum Aristotelis De origine et principatu membrorum adversus Galenum, Venetiis, Hieronymum Piutum, 1627. Expositio in digressionem Averrhois de semine contra Galenum pro Aristotele, 1634. Tractatus tres. Primus est de sensibus externis. Secundus de sensibus internis. Tertius de facultate appetitiva, Venetiis, 1644. Dialectica, Venetiis, 1663. Le nubi, Venezia, Biblioteca Marciana, XIV, 47.

Note

Bibliografia Galileo Galilei, Opere (ediz. naz.), ad Indicem; Alessandro Tassoni, Lettere, a cura di Pietro Puliatti, Bari 1978, nn. 176, 179, 184, 187, 441; Giovanni Vincenzo Imperiale, Musaeum historicum et physicum, Venetiis 1640, pp. 172–174; Francesco Arisi, Cremona literata, Parma-Cremona 1702-41, III, pp. 41–43, 371; Naudaeana et Patiniana, Amstelodami 1703, pp. 53–55, 182-183; Giovanni Mario Crescimbeni, Dell'istoria della volgar poesia, Venezia 1730-31, V, p. 128; Ferrante Borsetti, Historia alini Ferrariae Gymnasii, Ferrariae 1735, II, pp. 204 s.; J. Guarino, Ad Ferrariensis Gymnasii historiam... supplementum et animadversiones, Bononiae 1741, II, p. 65; Ferrante Borsetti, Adversus supplementum et animadversiones, Venetiis 1742, p. LXVII; Iacopo Facciolati, Fasti Gymnasii Patavini, Padova 1757, III, pp. 275 s., 280; Giovanni Francesco Erri, Dell'origine di Cento, Bologna 1769, 1, pp. 283–86; II, p. 38; Girolamo Tiraboschi, Storia della letteratura italiana, Venezia 1822-25, VII, pp. 588–591; Ernest Renan, Averroès et l'averroisme, 2, Paris 1861, pp. 408–413, 476-480; Francesco Fiorentino, Pietro Pomponazzi, Firenze 1868, pp. 331–338; Antonio Favaro, Lo Studio di Padova e la Compagnia di Gesù sul finire del secolo decimosesto, in Atti del Reale Istituto veneto di scienze, lettere ed arti, s. s, IV (1877-78), pp. 401–535; Domenico Berti, Di Cesare Cremonino e della sua controversia con l'Inquisizione di Padova e di Roma, in Memorie della Reale Accademia dei Lincei, classe di scienze morali, storiche e filologiche, s. 3, II (1878), pp. 273–299; Leopold Mabilleau, Étude historique sur la Philosophie de la Renaissance en Italie: Cesare Cremonini, Paris 1881; Antonio Favaro, Galileo Galilei e lo Studio di Padova, Firenze 1883, ad Indicem; Antonio Favaro, in Archivio veneto, XXV(1883), pp. 430–450 (rec. di Mabilleau, 1881); Franz Heinrich Reusch, Der Index der verbotenen Bücher, Bonn 1885, II, pp. 408 s.; Lino Sighinolfi, Il possesso di Cento e della pieve e la legazione di Cesare Cremonini a Clemente VIII in Ferrara, in Atti e memorie della Regia Deputazione di storia patria per le province di Romagna, s. 3, XXV (1906-7), pp. 423–467; Atti della nazione germanica artista nello Studio di Padova [1553-1615], a cura di Antonio Favaro, Venezia 1911-12, ad Indicem; Atti della nazione germanica dei legisti nello Studio di Padova, a cura di B. Brugi, I, Venezia 1912, ad Indicem; J. Roger Charbonnel, La Pensée italienne au XVIe siècle et le courant libertin, Paris 1919, pp. 230–274; Vincenzo Spampanato, Nuovi documenti intorno a negozi e processi dell'Inquisizione (1603-1624), in Giornale critico della filosofia italiana, V (1924), pp. 97–137, 216-61, 346-401, spec. 113-18, 223-30; Giorgio Spini, Ricerca dei libertini, Roma 1950, pp. 11, 146-150; Luigi Firpo, Filosofia italiana e controriforma, Torino 1951, pp. 45 s., 52; Pietro Savio, Il nunzio a Venezia dopo l'Interdetto, in Archivio veneto, s. 5, LV-LVI (1955), pp. 55–110, specie 67-71; Giuseppe Saitta, Il Pensiero italiano nell'Umanesimo e nel Rinascimento, Firenze 1961, 11, pp. 436–454;