La 10ª Armata del Regio Esercito è stata una grande unità del Regio Esercito Italiano che nella prima guerra mondiale ha preso parte alla battaglia di Vittorio Veneto e ha operato sul fronte nordafricano nel corso della seconda guerra mondiale. All'inizio del secondo conflitto mondiale era schierata sul confine orientale della Libia e successivamente in Egitto e venne completamente annientata nel corso dell'operazione Compass, conclusasi con la battaglia di Beda Fomm.

Prima guerra mondiale La 10ª Armata venne costituita il 14 ottobre 1918. Dopo la battaglia di Caporetto nel novembre 1917 il Regio Esercito venne riorganizzato da Armando Diaz. Nell'estate del 1918, dopo la battaglia del Solstizio il Regio Esercito ha proseguito nella sua riorganizzazione e in preparazione dell'offensiva italiana prevista per la fine del mese di ottobre il 14 ottobre fu costituita la 10ª Armata, posta al comando del tenente generale Frederick Lambart of Cavan del British Army e costituita dal XIV Corpo d'armata britannico e dall'XI Corpo d'armata italiano. Il XIV Corpo d'armata britannico al comando del maggior generale James Melville Babington era costituito dalla 7ª e dalla 23ª Divisione di fanteria, mentre l'XI Corpo d'armata italiano del tenente generale Giuseppe Paolini aveva alle sue dipendenze la 23ª Divisione bersaglieri del tenente generale Gustavo Fara, la 37ª Divisione territoriale del maggior generale Giovanni Castagnola e il 332º Reggimento fanteria americano.

Nel corso della battaglia di Vittorio Veneto la 10ª Armata ha operato in coordinamento con l'8ª Armata del "Montello" del tenente generale Enrico Caviglia.

Al termine del conflitto il Comando della 10ª Armata venne sciolto il 18 novembre 1918 per essere ricostituita il 15 ottobre 1939 alla vigilia dell'entrata in guerra dell'Italia nel secondo conflitto mondiale e, destinata a operare in Africa Settentrionale.

L'inizio delle operazioni La 10ª Armata venne ricostituita il 15 ottobre 1939 al comando del generale Francesco Guidi, che essendo stato nominato senatore del Regno d'Italia venne sostituito dal generale di corpo d'armata Mario Berti.

La 10ª Armata era schierata in Cirenaica, mentre in Tripolitania era schierata la 5ª Armata con il X, XX e XXIII Corpo d'armata a difesa del confine libico-tunisino e della fascia costiera nord occidentale della Libia, assicurando l'interdizione della direttrice del Gebel e di quella costiera Zuara-Sabratha, fino alla piazzaforte di Tripoli. Subito dopo l'armistizio con la Francia la 5ª Armata cedette il XXIII Corpo d'armata alla 10ª Armata attuando con i due Corpi d'armata rimasti la difesa costiera e di alcuni nodi stradali e punti sensibili della Tripolitania.

Dopo una serie di rinvii, dovuti principalmente al fatto che il Maresciallo Rodolfo Graziani, alla guida del Comando Superiore FF.AA. "A.S.I.", si rendeva conto, sul posto, delle difficoltà di un'avanzata di truppe per la massima parte appiedate nel deserto.

Il 13 settembre 1940 le forze disponibili costituite principalmente della 10ª Armata, cui si anche aggiunse un corpo d'armata della 5ª Armata, che ormai non correva più rischi di attacchi dalla Tunisia, attraversarono il confine con l'Egitto, superando il 15 settembre il passo di Halfaya e occupando il 16 settembre Sidi el Barrani, dove l'offensiva venne fermata. A questo punto era necessario assicurare i rifornimenti idrici alle truppe avanzanti, quindi fu iniziata la costruzione di un acquedotto per poter proseguire verso Marsa Matruh.

Organici e schieramento della 10ª Armata al 10 giugno 1940 10ª Armata (generale Mario Berti) colonnello del genio Guido Lami XXI Corpo d'armata (generale di corpo d'armata Renzo Dalmazzo) 62ª Divisione fanteria "Marmarica" (generale di divisione Ruggero Tracchia) 63ª Divisione fanteria "Cirene" (generale di divisione Carlo Spatocco) XXII Corpo d'armata (generale di divisione Enrico Pitassi Mannella) 64ª Divisione fanteria "Catanzaro" (generale di brigata Nicola Spinelli) 4ª Divisione CC.NN. "3 gennaio" (generale di divisione Fabio Merzari) riserva d'armata 1ª Divisione libica (generale di divisione Luigi Sibille) Gruppo Battaglioni Paracadutisti (ten. col. Goffredo Tonini) Battaglione paracadutisti libico "Diavoli Neri" Battaglione Paracadutisti Nazionali della Libia

Ufficiali generali in campo Dopo la morte di Italo Balbo (28 giugno 1940) il maresciallo Rodolfo Graziani assunse il comando di tutte le forze nell'Africa Settentrionale e divenne governatore della Libia il 1º luglio.

I comandanti di divisione e di corpo d'armata erano rappresentativi delle deficienze tipiche del Regio Esercito di quell'epoca, cominciando dal comandante, Rodolfo Graziani, un ufficiale specialista nella lotta anti-guerriglia e d'annientamento tipica delle guerre coloniali italiane del XX secolo, impreparato alla guerra moderna, violento (e responsabile di numerosi crimini di guerra in Libia alla fine degli anni 1920 e in Etiopia a metà degli anni 1930), molto retorico (amava la citazione latina), capace di sfruttare a suo uso e consumo la stampa e la propaganda, compromesso con il regime. Dal momento in cui sostituì Balbo tempestò Roma per ottenere di più di tutto (cannoni, carri, aerei, armi, munizioni, camion) sottolineando le deficienze dell'armata, ma senza avere chiare priorità per risollevarla. Come governatore della Libia si intromise in ogni decisione tattica e strategica dei suoi sottoposti, pur non visitando quasi mai il fronte (contraddicendo quel poco di buono, dal punto di vista militare, che pareva incarnasse, visto che in precedenza aveva sempre comandato dalla prima linea), esautorando quasi completamente il generale Berti, con cui era in pessimi rapporti. Durante l'operazione Compass perse completamente il contatto con la realtà, dando ordini contraddittori ai suoi sottoposti e praticando lo scarica-barile verso tutti, soprattutto verso Berti.

Costui era impreparato per un comando così importante, cui era stato promosso per rimuoverlo dal ministero della guerra, soprattutto era completamente nuovo per l'Africa, che non conosceva. Era un teorico, non privo di capacità intellettuali, poco amato però dagli alti comandi (cui aveva dato fastidio durante la partecipazione italiana alla guerra di Spagna, avanzando diverse critiche sull'uso dei materiali e la strategia italiana), la sua conoscenza della guerra moderna, e di movimento, era superiore alla media dei comandanti italiani, per le sue esperienze in Spagna (dove aveva comandato per un certo periodo di tempo il contingente italiano), che però non era stato capace di ridurre a nuove norme tattiche e strategiche, a differenza dei tedeschi. Sovente malato, le sue capacità (buone o cattive che fossero) non ebbero modo di svilupparsi perché non era tenuto in alcun conto dai suoi superiori, e in particolare dall'opera demolitrice di Graziani.

Giuseppe Tellera, che lo sostituì brevemente, era probabilmente il miglior ufficiale generale presente nel teatro di operazioni, buon conoscitore della logistica, poco carismatico ma, comunque, amato dai sottoposti per l'atteggiamento paterno e attento, tendeva a comandare (fatto raro per gli ufficiali generali italiani dell'epoca) recandosi sovente in prima linea, fattore che più tardi gli sarà fatale. "Fu l'unico che conservò un briciolo di dignità e buon senso nella caotica ritirata lungo la Cireanica"Andrea Santangelo, Operazione Compass, la Caporetto del deserto, Salerno Editrice, 2013, p. 44.

Enrico Pitassi Mannella, al comando del XXII corpo, aveva sostituito proprio il 10 giugno il popolare e abile generale Umberto Somma, si rivelò poco pratico di guerra di movimento e inesperto per il comando di un corpo d'armata (aveva, fino a quel momento, comandato solo per due anni una divisione di fanteria in Albania), ma molto coraggioso, buon artigliere e competente in alcuni combattimenti minori, diretti di persona, attorno a Tobruk, avendo avuto più tempo a disposizione per imparare la guerra moderna si sarebbe probabilmente rivelato un comandante efficace, ma fu travolto dagli eventi.

Sebastiano Gallina, al comando delle fanterie coloniali, era un ufficiale molto anziano, legato alle esperienze del primo conflitto mondiale e delle guerre coloniali, legato a Graziani, ne condivideva i metodi brutali verso gli indigeni e un certo pressappochismo tattico. Impazzì dopo la cattura da parte inglese e fu rimpatriato nel 1943.

Annibale Bergonzoli era un ufficiale pluridecorato delle guerre coloniali e della prima guerra mondiale, molto popolare tra le truppe, presso le quali era conosciuto col soprannome di "barba elettrica", molto coraggioso, completamente inesperto nei combattimenti manovrati e meccanizzati.

Medesimo problema riguardava anche Carlo Spatocco, molto più schivo e meno attento alla propaganda della sua immagine e allo charme verso i suoi sottoposti, quest'ultimo però era anche mal visto dal regime, sentimento che ricambiava.

Infine merita una menzione Pietro Maletti, ufficiale legatissimo a Graziani, capace di trasformare i suoi raggruppamenti libici e Ascari in reparti scelti, anche se impreparati alla guerra moderna, godeva di enorme ascendente sulle sue truppe ed era, personalmente, estremamente coraggioso e capace di combattere in prima linea, incurante della propria sicurezza; era però anche brutale e responsabile di non poche atrocità durante la campagna d'Etiopia.