LABEN, acronimo di LABoratori Elettronici e Nucleari, è stata un'azienda italiana produttrice di equipaggiamenti elettronici in campo nucleare e spaziale con sedi prima a Milano e poi a Vimodrone.

Nel 2005 è entrata a far parte integrante della joint venture franco-italiana Alcatel Alenia Space, diventata nel 2007 Thales Alenia Space.

Storia Dagli albori a fine anni sessanta LABEN fu fondata nel 1958, con sede e laboratori originariamente in un edificio di via Bassini a Milano, nello stesso stabile del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) - settore di Astrofisica.

Attiva da subito nel campo della progettazione, ingegneria, test e produzione di apparecchiature elettroniche in ambito nucleare come gli analizzatori di spettro multicanale o i sistemi di controllo, elaborazione dei dati e delle immagini riprese dalle gamma camere che iniziavano allora a diffondersi in medicina nucleareIMN, Notiziario elettronico di Medicina Nucleare ed Imaging Molecolare, Anno III, n. 1, 2007, pag. 9, la LABEN fu inquadrata come "divisione nucleare" della Montedel S.p.A. (acronimo di Montecatini-Edison Elettronica, divenuta poi Montedison nel 1966).

Come anzidetto, il prodotto portante storico nel settore nucleare di attività della LABEN fu quello dell'analizzatore multicanale di spettri di energia di radiazioni nucleari. Vari modelli di analizzatori furono realizzati dal Reparto Nucleare dell'azienda: dal cavallo di battaglia a 400 canali fino al più complesso Correlatron (4000 canali) e al Compact.

Questa linea di prodotto comprendeva l'intera Catena di Elettronica Lineare (preamplificatore, amplificatore lineare, analizzatore) che LABEN offriva per lo studio dei segnali provenienti da sorgenti nucleari.

A inizio anni '70 l'azienda completò la catena di strumentazione nel campo nucleare con la realizzazione (unica allora in Italia) di un Laboratorio Rivelatori a Semiconduttore per la produzione di rivelatori Ge (Li) e Si (Li) i quali, raffreddati con opportuni criostati alla temperatura dell'azoto liquido, permettevano di ottenere grandi precisioni nella misura di sorgenti di raggi X e gamma. Questi rivelatori vennero commercializzati per applicazioni di misura in centri di ricerca e per analisi spettroscopiche.

Già nei primi anni '60 estese le sue attività anche all'emergente settore spaziale, focalizzandosi sulla produzione di equipaggiamenti e circuiti elettronici stampati per i primi lanci di razzi europei oltre l'atmosfera.

Nel 1964-1967 fornì dei comparatori e dei decommutatori di tipo Pulse-Code Modulation (PCM) per delle stazioni di terra elaboranti i dati ricevuti dalla rete satellitare del neonato consorzio spaziale europeo European Space Research Organization (ESRO), oltre che delle unità di controllo dei modulatori PCM di telemetria a bordo dei primi due satelliti non stabilizzati di tale organizzazione: l'ESRO I, per lo studio della radiazione cosmica e solare e loro interazione con la Terra e l'ESRO II, volto allo studio dei raggi X, delle fasce di van Allen e il campo geomagnetico.

Nel 1966 e nell'ambito dei programmi dell'altro consorzio spaziale europeo, lEuropean Launcher Development Organisation (ELDO), contribuì alla produzione dei Satellite Test Vehicle (STV) da 1 a 3 da lanciare col primo razzo dimostratore di tale organizzazione Europa-1, sviluppando la capacità di acquisizione e analisi spettrale mediante tecniche di autocorrelazione dei dati vibrazionali di bordo trasmessi durante il lancio del veicolo.

Sempre con l'ELDO, si aggiudicò nel 1967 un contratto per un completo sistema di telemetria codificata, ancora di tipo PCM, e per il corrispondente sistema di supporto ausiliario a terra, consistente in una unità di decommutazione, sempre di tipo PCM, nonché di memorizzazione/elaborazione dei dati inviati dalla rete satellitare di tale altra organizzazione europea.

Nel 1967 fornì a ESRO un sistema di supporto a terra del satellite con orbita altamente eccentrica HEOS-1 (HEOS-A)ESRO, General Report 1967, pag. 44. dedicato allo studio del plasma, del vento solare e dei raggi cosmici e della loro interazione con la magnetosfera terrestre. A questo seguì nel 1969 la realizzazione del codificatore di telemetria a bordo del suo successore HEOS-2 (HEOS-B)ESRO, General Report 1969, pag. 112.

La stessa tipologia di fornitura, cioè apparati di test e supporto a terra più modulo completo di telemetria di bordo, fu richiesta alla LABEN per il satellite ESRO IVESRO, General Report 1969, pag. 107, indirizzato allo studio della ionosfera e della penetrazione delle particelle solari nella magnetosfera terrestre.

Nel biennio 1968-69 i tecnici furono impegnati in varie missioni in Australia, dove si tentò invano di lanciare il razzo europeo dell'ELDO Europa-1 dal poligono di Woomera: i lanci furono afflitti da diversi problemi che portarono alla esplosione degli stadi del vettore prima di raggiungere l'orbita prefissata. .

Altri campi di impiego tra gli anni '60 e '70 furono i primi minicomputer per le applicazioni scientifiche e l'automazione industrialeCommissione delle Comunità Europee, Studio dell'evoluzione della concentrazione nel settore della costruzione di macchine per ufficio in Italia, CECA - CEE - CEEA, Bruxelles, 1976, pag. 58 e apparecchi per la biomedica, come l'analizzatore elettronico d'ampiezza LABEN Spectroscope a 400 canaliAnnuario dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) , Seminario di elettronica biomedica, pag. 984.

Gli anni d'oro: dagli anni settanta agli anni ottanta Nel 1968 l'azienda, sotto la direzione tecnica e scientifica del direttore generale, il fisico Umberto Pellegrini, intraprese la progettazione del LABEN 70, un minicomputer per applicazioni scientifiche ed industriali, presentato nel 1970 al prezzo base di $ 12000.

Un'altra versione successiva ma meno diffusa del minicomputer fu il LABEN 701.

La LABEN cessa la propria attività di produzione nel campo dei minicalcolatori nel 1974 e ciò ebbe come conseguenza una ristrutturazione del personale che determinò il taglio di gran parte del settore dell'automazione industriale, pari a oltre 160 degli allora 360 dipendenti. L'attività si concentrò quindi su due linee di prodotto principali: la strumentazione di misura e controllo terrestre, per uso nucleare e scientifico: analizzatori per particelle e relativi moduli di controllo/interfaccia basati sull'allora standard Computer-Aided Measurement And Control (CAMAC); l'elettronica digitale per l'aerospaziale, focalizzandosi via via sul comando/controllo/elaborazione dati nel segmento spaziale di volo (satelliti artificiali di osservazione in orbita bassa, sonde interplanetarie, esperimenti in orbita bassa su piattaforme e razzi, osservatori e telescopi orbitali ed extra-atmosferici).

Attività nel settore spaziale

Il settore spaziale divenne l'attività preponderante con abbandono progressivo dell'impegno nel nucleare, anche a causa del mutamento dello scenario italiano rispetto all'uso dell'energia atomica, culminato nel referendum abrogativo del 1987.

Riorganizzatasi l’Agenzia Spaziale Europea con differenti ambizioni e impulso verso l'attività spaziale dei paesi europei membri (anche con un nome diverso, passando dalle separate ESRO e ELDO all'unica ESA), anche l’industria italiana si iniziò a concentrare su tale settore, che richiedeva sempre più l’uso dell'elettronica digitale per i primi satelliti e missioni europee di quegli anni. Cominciarono così gli impegni più importanti anche per la LABEN, di volta in volta associata a consorzi internazionali che comprendevano le maggiori società sistemistiche di satelliti inglesi, tedesche e francesi: gli apparati elettronici digitali sviluppati a Milano riguardarono sia i sistemi telemetrici principali dei satelliti e delle sonde per il controllo da terra, sia i controlli automatici in volo degli strumenti e degli esperimenti scientifici ivi installati.

L'azienda contribuì a Cos-B, lanciato nel 1975 e primo di una serie di telescopi spaziali dell'ESA dedicato allo studio dei raggi gamma e all'osservazione di alcune particolari sorgenti di raggi X, mediante la fornitura di apparecchiature per la elaborazione dei dati telemetrici a terra e per il controllo del carico scientifico, nonché di alcuni pezzi del sotto-sistema di radiofrequenza quali gli encoder.

Le competenze ingegneristiche vennero impiegate anche sui satelliti realizzati interamente in Italia, a partire dal primo satellite geostazionario sperimentale per le telecomunicazioni SIRIO-1, frutto della collaborazione tra il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e una cordata di aziende italiane consorziatesi col nome Compagnia Italiana Aerospaziale (CIA), lanciato nel 1977 e per il quale la LABEN provvide al sistema di telemetria principale di bordo.

Nella seconda metà degli anni '70 iniziò lo studio per la realizzazione delle unità terminali remote di comunicazione per uso nello spazio a bordo di un veicolo, le Remote Terminal Unit (RTU), e relativi apparati di test, al fine di standardizzare la comunicazione della unità di controllo centrale, la Central Terminal Unit (CTU), con le periferiche disposte sul bus di comunicazione avionico interno. Le RTU divennero una linea di prodotto specialistica fino alla metà degli anni '90 quando furono progressivamente dismesse in quanto integrate nelle CTU stesse, a loro volta uno dei prodotti aziendali principali nei decenni successivi.

La LABEN fornì e qualificò il sistema di conversione in time-division multiplexing (TDM) dei time-tag degli impulsi laser nell'esperimento LAser Synchronisation from Stationary Orbit (LASSO), per instradarli verso il canale di housekeeping di trasmissione verso terra, che dovevano servire a una dimostrazione della sincronizzazione degli orologi atomici mediante impulsi laser scambiati a bordo del satellite meteorologico dell'ESA SIRIO-2. SIRIO-2 fu lanciato il 9 settembre 1982, ma non raggiunse mai l'orbita geosincrona di destinazione a causa di un malfunzionamento meccanico della turbopompa del terzo stadio del razzo vettore Ariane 1 (lancio LR-05).

Il contributo all'osservatorio a raggi X EXOSAT di ESA lanciato nel 1983 si concretizzò nella collaborazione con l'allora Matra Marconi Space di Tolosa alla costruzione dei Focal Plane Assembly (FPA) e dell'elettronica dell'esperimento.

Il cambio sede a Vimodrone

Nei primi anni '80, sfruttando le competenze maturate sui computer miniaturizzati ad uso terrestre nel decennio precedente, la LABEN collaborava in secondo piano anche a progetti italiani al di fuori dell'ambito prettamente spaziale, come il collaudo dei motori dell’aereo da combattimento Tornado, costruito a Torino.

Di quegli anni anche le forniture di apparati per le stazioni di controllo terrestre alla costruenda base di lancio italiana di Malindi (Kenya) e allo spazioporto europeo di Kourou (Guyana francese).

Con la forte crescita del settore spaziale italiano negli anni '80, anche l'azienda si ingrandì fino ad impiegare nel 1985 circa 270 dipendenti, pari al 9% dell'allora industria spaziale nazionale (3120 addetti), che era raddoppiata nel primo quinquennio di quella decade; figurava quindi quarta nelle prime cinque aziende spaziali italiane come numero di dipendenti: Selenia (1065), Telespazio (612), Aeritalia settore Spazio (550), LABEN e BPD (230). Le vendite della LABEN nel 1984 si aggiravano intorno a 1 milione di dollari.

Nel 1985 avvenne il trasloco a Vimodrone in una nuova sede aziendale con annessa una più capiente camera bianca per l'integrazione degli equipaggiamenti di volo.

Il rapporto con le Università e Centri di Ricerca