Lascetismo, o ascèsi, è una pratica che prevede l'abnegazione, l'esercizio continuo delle virtù, e il graduale distacco dal mondo e dai piaceri legati alla vita materiale. Si tratta di una prassi tipica di svariate religioni, culture e correnti di pensiero filosofico, sia laico sia religioso.In Enciclopedia Garzanti di Filosofia, ed. 1981, alla voce "Ascesi"In Enciclopedia Treccani alla voce corrispondente. In ambito religioso, l'ascetismo è volto al raggiungimento di una maggiore unione con Dio e/o ad un adempimento più fedele della sua volontà, e può comprendere svariate pratiche penitenziali e diverse forme di preghiera (specie praticata in forma mentale e di meditazione).

Il termine deriva dal greco antico ἄσκησις, áskēsis, sostantivo che originariamente significava 'esercizio ginnico', 'allenamento' (per esempio quello di un atleta in vista del superamento di una prova).

L'ascetismo nella storia Filosofia e religione greca

In Grecia l'ascetismo era praticato nelle antiche comunità religiose del pitagorismo, dell'orfismo e delle religioni misteriche.

Socrate e Platone

Socrate (469-399 a.C.) era considerato un modello di virtù. Il suo allievo Senofonte lodò il suo autocontrollo (ἐγκράτεια, enkráteia) che, a suo parere, Socrate possedeva più di ogni altro. Socrate era il più resistente nella lotta contro il freddo, il caldo e tutte le altre avversità forte del suo autocontrollo perché, senza di esso, ogni sforzo sarebbe stato inutileSenofonte, Memorabilia 1,2,1 et 1,5..

Senofonte insisteva sulla necessità di eseguire esercizi mentali e fisici come mezzo per acquisire l'autocontrollo e, secondo la sua testimonianza, Socrate affermava che, stimolando questo allenamento, anche i meno dotati potevano elevarsi al medesimo rango dei più fortiSenofonte, Memorabilia 1,6,7..

Una descrizione dettagliata dell'autodisciplina di Socrate e della sua resistenza a sopportare il dolore e la fatica fu trascritta dal suo famoso discepolo Platone nel suo dialogo il Simposio. Tuttavia, questo ascetismo filosofico fu criticato dai suoi contemporanei: il commediografo Aristofane, ad esempio, vedeva nello stile di vita che si sviluppava intorno a Socrate un fenomeno di moda aberranteLéon Robin, La Pensée grecque et les origines de l'esprit scientifique, Edizioni Albin Michel, 2014, cap. II ISBN 9782226298362 online..

Platone sosteneva la necessità di una vita semplice, non opulenta e in armonia con la natura. Egli non intendeva un ritorno alla civiltà primitiva ma la purificazione da ogni eccesso. Grazie alla purificazione, gli uomini potevano raggiungere uno stato di prudenza e di calma interiore. Solo i bisogni primari dovevano essere soddisfatti ma senza andar oltre il necessario. Come il suo maestro Socrate, Platone insisteva sull'importanza di acquisire la moderazione. Per ascetismo, intendeva esercizi intellettuali, basati sul pensiero e sulla volontà e finalizzati allaretḗ (ἀρετή) (competenza, virtù, eccellenza): si doveva "praticare la giustizia e le altre virtù". Il modo migliore per vivere era allenarsi a vivere e a morirePlatone, Gorgia 527e, Eutidemo 283a.

A quel tempo, nelle discussioni sull'educazione e la formazione del carattere, giocavano un ruolo importante il peso e la combinazione di tre fattori: le attitudini naturali, l'istruzione e l'ascesi (ἄσκησις, áskēsis) intesa come esercizio. La pratica ascetica permetteva all'anima di purificarsi da tutto ciò che era corporeo e di ritornare così all'originaria perfezione ideale che più le era connaturale. L'ascesi, secondo Platone, non è estatica contemplazione ma catartica ricerca per poter ascendere progressivamente fino a raggiungere la ConoscenzaPlatone, Fedone, 66 B e segg..

Stoicismo

Per gli stoici, "l'esercizio ascetico" gioca un ruolo speciale nel modo di vivere dei filosofi. Per essi è centrale la funzione dell'astinenza e della rinuncia.

Inizialmente l'ascetismo era stato pensato come ad una disciplina della mente. Meno importante di essa era l'ascesi fisica. Le pratiche corporali senza il fondamento intellettuale e senza obiettivo, erano inutili. Era disapprovato l'ascetismo superficiale e ostentato, esibito al solo scopo di impressionare gli altriJames A. Francis, Subversive Virtue. Asceticism and Authority in the Second-Century Pagan World, University Park 1995, pp. 11–13, 15–18.. La padronanza dei pensieri e degli istinti doveva liberare il filosofo stoico dalla tirannia degli stati d'animo mutevoli e offrirgli così pace interiore e libertà. L'apatia (assenza di passioni) era intesa come repressione degli impulsi distruttivi che sono origine di sofferenza come la rabbia, la paura, l'invidia e l'odio e si poneva come obiettivo ultimo, il distacco da tutti gli stimoli legati alla sensibilità.

L'apatia così raggiunta era solo un prerequisito per l'atarassia (tranquillità, assenza di disordine). L'ideale dell'ascetismo stoico ebbe vasta eco nel periodo dell'Impero romano, lo stoico Epitteto diede indicazioni dettagliate sugli esercizi da praticare. L'imperatore romano Marco Aurelio è un eminente esempio di asceta stoico. Gli stoici dell'Impero esigevano l'adempimento dei doveri del cittadino che, secondo il loro pensiero, prevedevano che anche un filosofo si sposasse e creasse una famiglia ISBN 9788845290565 Vol. I-IV ISBN 9783519042556.

Cinismo

La caratteristica principale dei cinici era un ascetismo particolarmente radicale finalizzato alla resistenza fisica, che doveva portare al consolidamento della forza di volontà e alla rinuncia dei valori e degli agi imposti dalla vita della società. I filosofi cinici conducevano una vita itinerante, i loro averi erano ridotti allo stretto necessario che poteva essere contenuto nelle loro borse e i bisogni erano radicalmente limitati a quelli primari.

Tuttavia i cinici non associavano l'ideale della povertà alla svalutazione del corpo, della sessualità e del piacere; se ci si doveva accontentare del poco che si aveva, era certamente consentito il goderne. A conferma del loro coerente rifiuto dei codici morali predominanti nella società, i cinici sostenevano e praticavano la libertà sessuale e l'immediata soddisfazione degli istinti che rende superflua l'illusione di un piacere futuro e, di conseguenza, l'emergere di bisogni non fondamentali. Si dice che Diogene di Sinope, un eminente cinico, abbia osservato che era una caratteristica degli Dei non avere bisogni e degli uomini divini avere bisogno di pocoDiogene Laerzio 6,105.

Come si è detto, la caratteristica principale dei cinici era un ascetismo profondamente radicale. Secondo la tradizione aneddotica, Diogene viveva in un barile. I cinici mantenevano la loro posizione di emarginazione dalla società e dai filosofi: il loro principale interesse era nelle funzioni corporali, non erano interessati ai doveri civici e il loro aspetto, provocatoriamente trasandato, era comunemente considerato offensivoSull'ascetismo cinico consultare: Marie-Odile Goulet-Cazé, L’ascèse cynique, Paris 1986 (in particolare p. 53–84); James A. Francis: Subversive Virtue. Asceticism and Authority in the Second-Century Pagan World, University Park 1995, p. 64–66; Richard Finn: Asceticism in the Greco-Roman World, Cambridge 2009, p. 19–25; sulla posizione di Diogene e la correlazione dell'ascetismo con la libertà sessuale: Heinrich Niehues-Pröbsting, Der Kynismus des Diogenes und der Begriff des Zynismus, Monaco 1979, p. 138–167.

Secondo Michel Foucault per molto tempo lo stile di vita dei cinici è stato tramandato alla luce dell'ascesi cristiana e del monachesimoMichel Foucault, Il coraggio della verità, Lettera internazionale: rivista trimestrale europea: 100, 2, 2009, "Quello che ci preme sottolineare qui, però, è che il modo di vita cinico sia stato tramandato, con la mediazione dell’ascetismo cristiano e del monachesimo, per lunghissimo tempo. E anche se i riferimenti espliciti al cinismo, alla dottrina, allo stile di vita cinici, così come l’uso dello stesso termine “cane”, in riferimento al cinismo di Diogene, scompaiono dalla letteratura più tarda, molti dei temi, degli atteggiamenti, delle forme comportamentali che avevano contraddistinto i cinici si ritrovano in innumerevoli movimenti spirituali del Medioevo"..

Neopitagorici e Neoplatonici

In epoca imperiale i neopitagorici rappresentavano una forma completamente diversa dell'ideale ascetico. Nei circoli neopitagorici era diffuso l'ideale dell'astinenza sessuale del filosofo per la durata dell'intera vita, come si può evincere dalla biografia dell'asceta neopitagorico Apollonio di Tiana scritta da Filostrato all'inizio del III secoloPer l'ascetismo dei neopitagorici consultare James A. Francis: Subversive Virtue. Asceticism and Authority in the Second-Century Pagan World, University Park 1995, p. 83–129..

Il neoplatonismo ha dominato la filosofia della tarda antichità e fin dagli inizi era orientato all'ascesi. Per i neoplatonici era fondamentale l'obiettivo di liberare l'anima dalla prigione del corpo e restituirla alla sua dimora puramente spirituale. Il prerequisito per questo obiettivo era eliminare i desideri legati al corpo. Il neoplatonico Porfirio riferisce che il senatore romano Rogatiano fu così colpito dalla dottrina neoplatonica che rinunciò alla sua dignità senatoria, a tutti i suoi beni e liberò tutti i suoi schiaviPorfirio, Vita Plotini 7. La lettera di Porfirio a sua moglie Marcella è uno scritto esortativo, protreptikos, per uno stile di vita filosofico ascetico.

Gnosi

In alcune antiche comunità gnostiche, le pratiche ascetiche come astinenza sessuale, digiuno e astinenza dalla carne, erano considerate necessarie per la salvezza; alla base di questo pensiero c'era il rifiuto radicale del mondo.

Anche il manicheismo, una religione sorta nel III secolo e influenzata dal pensiero gnostico, sottolineava la necessità di uno stile di vita in astinenza. I manichei esigevano dai loro seguaci (in latino electi, eletti) l'astinenza sessuale per tutta la vita, una vita caratterizzata dalla povertà e da frequenti e rigorosi digiuniPer l'ascetismo dei manichei consultare Jason BeDuhn: The Battle for the Body in Manichaean Asceticism; Vincent L. Wimbush, Richard Valantasis, Asceticism, New York/Oxford 1995, p. 513–519.

Giudaismo

In origine il giudaismo aveva pochi tratti ascetici poiché il mondo, creazione di Dio, era considerato positivamente e il piacere non era visto con sospetto. Alcune prescrizioni di astinenza temporanea e di moderazione del piacere previste dal Tanakh, non erano radicate in un pensiero ascetico ma in antiche pratiche magiche. Queste pratiche includevano la credenza che il rapporto sessuale profanasse il culto e pertanto veniva proibito ai sacerdoti prima degli atti rituali. Era proibito anche il consumo di vino prima del servizio sacrificale. Per prepararsi a ricevere una rivelazione divina, si praticava il digiunoLudwig Markert: Askese. II. Altes Testament. In: Theologische Realenzyklopädie, Vol. 4, Berlin 1979, p. 198 s.; Bernhard Lohse: Askese und Mönchtum in der Antike und in der alten Kirche, Monaco/Venna 1969, p. 79–87..

La formazione di una mentalità ascetica iniziò con l'introduzione del digiuno penitenziale collettivo, che veniva ordinato pubblicamente come espressione di pentimento per placare l'ira di Dio ed evitare il suo giudizio. Nasceva, così, l'idea che il digiuno collettivo o anche individuale fosse gradito a Dio e quindi aumentava l'efficacia delle preghiere o faceva sì che Dio rispondesse finalmente a una preghiera precedentemente non esaudita; il digiuno divenne un'opera meritoria per la quale si sperava di essere ricompensatiHermann Strathmann: Askese I. In: Reallexikon für Antike und Christentum, Vol. 1, Stuttgart 1950, p. 749–758, 751 s..