Eretteo () è una tragedia di Euripide oggi perduta, ad eccezione di 25 frammentiPer un totale di circa 250 versi.. In questa tragedia, come nelle Supplici e negli Eraclidi, Euripide sceglie un soggetto di sapore fortemente patriottico, mettendo in scena un mito delle origini ateniesi in un momento in cui si preparavano i progetti di ripresa dei lavori all'edificio che avrebbe riunito ritualmente la veneranda statua di Atena Poliade e il recinto comune di Poseidone Eretteo: tutto ciò era richiamato nel dramma, imperniato tutto sulla religione civica ateniese e, dunque, decisamente politicoV. Di Benedetto, Euripide. Teatro e società, Torino 1971, pp. 145-153..

Trama Nel prologo, Poseidone racconta come, da Chione, figlia di Borea e Orizia, avesse avuto EumolpoFrr. 1-2 Jouan-Van Looy., divenuto poi re di Tracia. Il dio raccontava, poi, forse, come avesse spinto il figlio ad invadere Atene per vendicare il padre di aver perso la città nella sfida con Atena, preferitagli dagli abitanti della città come patrona. Appare, poi, Eretteo, re della città, di ritorno da Delfi, dove ha ricevuto il responso di immolare una delle sue figlie per vincere i Traci.

Dopo la parodo, di cui non restano frammenti sicuri, il re incontra un araldo dei Traci, che esponeva le rivendicazioni del suo popolo e, in seguito, discute con la moglie Prassitea a proposito del responso oracolareFrr. 4-11 Jouan-Van Looy.. Nel secondo episodio, Eretteo reincontrava la moglie, disperata nell'obbedire all'oracolo; eppure alla fine essa, pur con la morte nel cuore, acconsentiva a sacrificare una delle sue tre figlie per la patria, come spiegava in una lunga tirataConservata da Licurgo, Contro Leocrate, par. 100.:

E una delle ragazzeCtonia, secondo Igino, XLVIII e CCXXXVIII, anche se non è certo che Euripide le desse questo nome. veniva, infine, convinta all'estremo sacrificio per Atene, parata dalla madre come per un rituale processionaleCfr. Elio Aristide, I 87; frr. 13-18 Jouan-Van Looy.. Eretteo, intanto, prima di scendere in campo, incontrava il suo erede, nominato figlio adottivo nel caso morisse in battagliaFrr. 19-20 Jouan-Van Looy; i critici sono, comunque, incerti se si tratti di Xuto, Cecrope o Ione.. Un messaggero, infine, prima dell'inizio della battaglia, riferiva dell'eroica morte della figlia del re, seguita dal suicidio delle sorelle: a quel punto, in un celebre stasimo, il coro esprimeva il desiderio di vedere la fine della guerra e lo stabilirsi di una pace propizia al lavoro e alle gioie della tranquillità:

A questo punto, ci restano 119 versi in un papiroPap. Sorbonne 2428., che ci offrono un ampio squarcio del finale della tragedia: i vecchi del coro, insieme a Prassitea, attendendo l'esito della battaglia, esprimono angoscia, finché compare un secondo nunzio, che informa la regina della vittoria di Eretteo, che, comunque, è caduto nel combattimento, fatto sprofondare sottoterra dal tridente di Poseidone, furioso contro il sovrano che gli ha ucciso il figlio Eumolpo. A questo punto, i corpi delle tre principesse sono portati in scena, pianti da Prassitea e dal coro, disperati anche perché il dio del mare, per vendetta, ha inondato la piana di Atene e minaccia di far crollare il palazzo reale con un terremoto. Compare, però, ex machina, Atena, che con dure parole intima a Poseidone di cessare la sua vendetta:

La dea si rivolge, poi, a una disperata Prassitea per ordinarle di seppellire le figlie, che saranno onorate come "Dee Giacintidi" in cerimonie annuali, mentre Eretteo riceverà un santuario nel cuore della città e Prassitea stessa sarà sacerdotessa di Atena Poliade.

Note

Bibliografia V. Di Benedetto, Euripide. Teatro e società, Torino 1971, pp. 145–153. P. Carrara, Euripide. Eretteo, Firenze 1977 (edizione del Pap. Sorbonne 2428). Euripide, Fragments. VIII/2. Bellérophon-Protésilas, Paris, 2000, pp. 95–132 (testo, traduzione e commento - in francese).

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Categoria:Opere teatrali ambientate ad Atene