Le esecuzioni della Piazza della Città Vecchia furono un'esecuzione di massa di 27 capi della Rivolta boema che ebbe luogo il 21 giugno 1621 nella Piazza della Città Vecchia di Praga.
Dopo la rivolta protestante negli stati boemi contro gli Asburgo e la sconfitta dei rivoltosi nella Battaglia della Montagna Bianca, gli Asburgo decisero di prendersi una rivincita esemplare di fronte a tutta la popolazione, facendo decapitare nella piazza centrale del paese 3 nobili, 7 cavalieri e 17 borghesi, mentre altri ebbero pene minori o vennero perdonati infine.
Esecuzione
I preparativi per l'esecuzione iniziarono il 18 giugno. Fu innalzato sulla Piazza della Città Vecchia un palco largo ventidue passi, alto quattro gomiti e recinto da una ringhiera di legno. Questo palco fu unito con un ponticello a un balcone del municipio e ricoperto con un drappo nero. La piazza, per la sua drammaticità, fu citata in una poesia di Machar, in cui afferma che aveva un aspetto da Venerdì Santo. L'esecuzione ebbe inizio alle ore 5:00 del 21 giugno e durò quattro ore. Il primo a essere decapitato fu Joachim Andreas von Schlick. A seguire ci fu l'esecuzione di Jan Jesenius, a cui il boia, Jan Mydlář, tagliò la lingua. Fu dopo decapitato e il suo corpo squartato. La pena era decisamente peggiore rispetto alle altre per due ragioni: aveva persuaso l'Ungheria a separarsi dall'imperatore e aveva scritto un trattato politico-filosofico, Pro vindiciis contra tyrannos, che tratta il diritto del popolo alla resistenza contro un sovrano che si comporta come un tiranno, andando contro Ferdinando II, in duplice figura di re e imperatore, nei territori soggetti alla dinastia degli Asburgo.
Altri furono decapitati con la spada; ad alcuni di essi venne prima amputata la mano destra. I membri dell’Unità dei Fratelli furono impiccati, che per loro costituiva la morte più infamante. I corpi decapitati furono consegnati alle famiglie, che provvidero alla sepoltura. Dodici teste furono collocate in ceste di ferro e fissate dal boia alla Torre del Ponte della Città Vecchia. Le teste vi rimasero appese fino all’invasione dell’esercito sassone nel 1631.
Il cancelliere cittadino Mikuláš Diviš fu inchiodato alla forca per la lingua per un’ora, come punizione per aver accolto Federico V del Palatinato al suo arrivo a Praga. Alcuni nobili coinvolti nella rivolta riuscirono a fuggire in esilio, tra cui Jindřich Matyáš Thurn.
Elenco dei decapitati
Nobili Joachim Andreas von Schlick Václav Budovec z Budova Kryštof Harant z Polžic a Bezdružic
Cavalieri Kašpar Kaplíř ze Sulevic Prokop Dvořecký z Olbramovic Fridrich z Bílé Jindřich Otta z Losu Diviš Černín z Chudenic Vilém Konecchlumský z Konecchlumí Bohuslav z Michalovic Borghesi Valentin Kochan z Prachové Tobiáš Štefek z Koloděj Jan Jesenius Kryštof Kobr z Koberštejna Jan Šultys z Felsdorfu Maxmilián Hošťálek z Javořice Jan Kutnauer ze Sonenštejna Simeon Sušický ze Sonenštejna Nathanaél Vodňanský z Uračova Václav Maštěrovský z Jizbice Jindřich Kozel z Peclinovce Ondřej Kocour z Votína Jiří Řečický Michal Witmann Simeon Vokáč z Chyš Leander Rüppel z Ruppachu Jiří Hauenšild z Fürstenfeldu
Anche Martin Fruwein z Podolí era nella lista di coloro che dovevano essere giustiziati (quindi i condannati erano 28), ma venne trovato morto prima dell'esecuzione. Nonostante questo, il suo corpo fu simbolicamente decapitato.
Note
Bibliografia
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