Ha compiuto la sua attività artistica come pittore, scultore, architetto, designer, regista, scenografo, docente,. definendosi un «ricercatore artistico multimediale».Archivio Nato Frascà, Materiali vari, Biografie, Scheda di presentazione dell'autore, 2001.
Le fonti storiche È l’autore stesso la fonte principale della sua biografia e della sua opera: in un'intervistasi tratta del testo Prove generali. Dialogo a due voci tra Nato Frascà e Giovanna dalla Chiesa, dove l'artista ripercorre le tappe principali della sua esperienza di vita, gli incontri fondamentali, i propri riferimenti culturali, le serie di opere prodotte. rilasciata in occasione di una delle sue ultime mostre antologiche,la mostra Nato Frascà. Da Frascà a Frascà: dipinti, disegni, strutture 1959-2003, tenuta fra il febbraio e il marzo del 2004 alla Galleria Santo Ficara di Firenze, curata da Giovanna dalla Chiesa. in un libro-catalogo compilato negli anni ’70,Immagine ovvia e nuovo simbolo. Una ricerca diagonale. Nato Frascà: opere dal 1960 al 1975 viene stampato in occasione della mostra personale itinerante tenuta a partire dalla Galleria della Trinità di Roma nel maggio del 1975; il volume racchiude scritti, appunti, dichiarazioni dell'autore, testimonianze dei critici Giulio Carlo Argan, Enrico Crispolti, Paul Hefting, Luigi Lambertini, Pierre Restany e contributi degli artisti Ico Parisi, Joachim Pfeufer e Edward Carlos Plunkett. nel suo testo teorico principale L’Arte, all’ombra di un’altra luce e nei suoi numerosi scritti, diari, appunti, conservati presso l’omonimo Archivio.L'Archivio Nato Frascà, costituito nel 2006, è un archivio privato, dichiarato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Soprintendenza Archivistica per il Lazio «di interesse storico particolarmente importante» (dec. 20/9/2010). È stato censito nella , pp. 110-111.
Biografia L’infanzia e l’adolescenza di Frascà sono funestati dalla incarcerazione del padre Paolo Frascà da parte degli occupanti nazisti nella prigione di via Tasso e successivamente dalla morte alle Fosse Ardeatine., p. 22 La famiglia Frascà, al pari delle altre famiglie romane coinvolte, ha vissuto la lacerante ricerca dei corpi dei congiunti e il loro riconoscimento. Si vedano le pp. 249-268 e, in particolare, i paragrafi Donne che cercano e Seppellire i morti. Traccia di questo dramma indelebilericordato in Giovanna dalla Chiesa, Alle origini della creazione. La parabola storica, umano-artistica di Nato Frascà, in viene espresso dall’autore nella serie Orrori della guerra.La riproduzione digitale della serie di disegni Orrori della guerra del 1956-58 è stata presentata alla Biblioteca di Buscate (VA) in occasione del Giorno della Memoria del 2011.
Gli anni ’50: dalla figurazione all’Informale
Dopo essersi diplomato al Liceo Classico, si iscrive alla facoltà di Architettura dell'Università La Sapienza di Roma, frequentandola per tre anni; dal 1950 si dedica completamente alla pittura.; Nel 1955 vince la borsa di studio per il Corso di Scenografia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, tenuto da Virgilio Marchi.Archivio Nato Frascà, Materiali vari, Biografie, Nato Frascà - Curriculum vitae (stampa di testo digitale, 11 maggio 2001).Contemporaneamente collabora con le riviste Bianco e Nero e Filmcritica, dove vengono pubblicati suoi disegni.Collezione digitale di Bianco e Nero . Si vedano i numeri 7 e 11 del 1955 e 1, 5-6, 7 e 8 del 1956.Dagli inizi figurativi dei primi anni '50, la pittura di Frascà, con influssi da Goya e Rouault, si sviluppa in senso espressionista, sia nei ritratti e nelle composizioni ancora figurative, sia nelle prime composizioni astratte. Nel 1958 si tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Schneider di Romal'esposizione è recensita da Sandra Orienti, in Cronache, febbraio 1958. La Orienti nota le derivazioni espressioniste e da Rouault. e lo stesso anno vince il suo primo premio, a Milano.Premio San Fedele, 3º premio. Citato a partire da 60 artisti astratti, catalogo della 312ª mostra della Galleria Numero, Firenze, 1961.Alla fine degli anni '50 e fino al 1960 attraversa un'intensa stagione informale, esponendone gli esiti alla sua seconda mostra personale alla Galleria Odyssia di Roma, presentato dalla critica Marisa Volpi.
Gli anni '60: da Parigi, al Gruppo Uno al Rebis
Vengono realizzate le serie dei Neri, delle Orme, dei Muri, con uso insistito di neri, grigi, bruni, fitti impasti, graffi, emblemi, ed elementi materici mescolati al colore.. Alcune di queste opere vengono dedicate ad Albert Camus, uno dei riferimenti costanti dell'artista.Giovanna dalla Chiesa, Alle origini della creazione, pp. 172-173. Parallelamente all'attività artistica, Frascà lavora nel cinema come arredatore, costumista, scenografo, collaborando, tra il 1957 e il 1961 con Mauro Bolognini, Carlo Ludovico Bragaglia, Mario Camerini, René Clément, Gianni Franciolini, Raffaello Matarazzo, Dino Risi, Roberto Rossellini. Anche Archivio Nato Frascà, Cinema e documentari, Cinema, Elenco collaborazioni con registi (4 fogli manoscritti). È alla fine del 1960 che risale la prima visita di Giulio Carlo Argan allo studio di Frascà., dove sono pubblicate quattro lettere di Argan. Ed è grazie all'appoggio di Argan e di Palma Bucarelli, direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, che Frascà ottiene una borsa di studio del governo francese per giovani artisti.Archivio Nato Frascà, Carteggi e lettere, Lettera di presentazione di Giulio Carlo Argan (1961); Lettera di presentazione di Palma Bucarelli (1961). Poco prima della partenza per Parigi viene chiamato da Michelangelo Antonioni, che deve terminare le riprese del film L'eclisse, per realizzare la scenografia dei primi 16 minuti del film.. E' pubblicata anche una foto di Antonioni che discute con Frascà, all'esterno della casa in cui si svolgono le scene iniziali. Nel corso del dialogo tra gli attori Monica Vitti e Francisco Rabal si intravede un'opera di Frascà. Il soggiorno a Parigi dura un anno, nel quale Frascà ha modo di frequentare lAtelier 17 di Stanley William Hayter., studio di incisione di livello internazionale, dove avevano sperimentato il loro segno artisti come Pablo Picasso e Joan Miró.Stanley William Hayter, in sito Enciclopedia Italiana Treccani Ha occasione di conoscere Alberto Giacometti, Alberto Magnelli, Hans Hartung, Alexander Calder, César, Arman, ed in particolare Jean Fautrier, che costituiva per Frascà un punto di riferimento fondamentale; stringe amicizia con i giovani artisti Eduardo Arroyo, Pierre Restany e ritrova Pasquale 'Ninì' Santoro che era stato suo compagno di liceo.; Pasquale Santoro, in sito Accademia di San Luca Il clima di libertà respirato a Parigi, le occasioni, gli incontri, la possibilità di potersi dedicare completamente all'attività artistica favoriscono un liberarsi del segno, che diviene sempre meno descrittivo e sempre più «energetico-emozionale», come nelle serie dei Tracciati.. Successivamente, i percorsi liberati dal segno, tendono spontaneamente a creare e a fluttuale in un proprio «contenitore spaziale» che via via assume una conformazione ovoidale, o ellissoidale, come nella serie degli Ovoidi.; Nel 1962, rientrato a Roma con l'amico Santoro, fonda, con Achille Pace, Nicola Carrino, Giuseppe Uncini, Gastone Biggi, il Gruppo 1.; Gruppo 1, attivo dal 1962 al 1967, e, dalla fine del 1965 formato da Carrino, Frascà e Uncini., ha un'intensa attività teorica, progettuale ed espositiva, nazionale ed internazionale.; è supportato da Argan, che, assieme a Bucarelli e a Nello Ponente, cura la presentazione della prima mostra ufficiale del Gruppo, alla Galleria Quadrante di Firenze.Giulio Carlo Argan, Sei pittori romani, Palma Bucarelli, Un impegno etico, Nello Ponente, Nuova volontà di costruzione, in Gruppo Uno, catalogo mostra Galleria Quadrante, Firenze, 1963. Il testo è pubblicato nella rivista mensile della Galleria, Rispetto ai gruppi di ricerca, italiani ed europei, nati a partire dalla fine degli anni '50, Gruppo 1 condivide le necessità della discussione e della ricerca operativa collettive,si vedano le dichiarazioni del Gruppo Dichiarazione di poetica (1963) e La poetica della percezione (1964) e Spazio Geometria Strutture Collaborazione (1965), in ma ha una propria specificità; spesso accomunato alle tendenze dell'arte "cinetica" o "optical", se ne discosta sia nell'elaborazione teorica, che nell'uso dei mezzi artistici; ; Mariastella Margozzi, Arte programmatica, arte cinetica. Categorie e declinazioni attraverso le poetiche, in che, come in Biggi e Frascà (e, prima, in Pace e Santoro) sono in parte quelli "tradizionali" del colore, del pennello e della tela.. Frascà, dal 1962, quando la densa materia segnica sembra essersi raffreddata ed appaiono griglie, forme geometriche elementari, larghe campiture di colore,Palma Bucarelli, Un impegno etico, in Gruppo Uno, catalogo mostra Galleria Quadrante, Firenze, 1963 sperimenta colori fluorescenti (che allora erano usati nella segnaletica, anche pubblicitaria) e smalti-argenti (utilizzati principalmente nelle decorazioni per scenografie teatrali).Filiberto Menna, in Gruppo Uno e Antonio Calderara, presentazione mostra Galleria Libreria Guida, Napoli, 1966; Dal 1963 inizia la serie degli Strutturali, in cui l'intersezione diagonale di linee di colore (talvolta su strisce di carta trasparente) crea delle strutture in cui viene indagato il problema della percezione, della sua ambiguità e delle possibilità percettive che l'opera d'arte mette in movimento nel fruitore. Questa ricerca, partita dal colore e dalla bidimensione, si orienta, negli anni successivi, alla tridimensione e allo studio che la luce determina al contatto con particolari volumi, originati sempre da linee diagonali indagate all'interno del quadrato prima e del cubo poi, dando vita alle serie delle Gabbie e dei Modulari Cubici.; Tra il 1965 e il 1966 Frascà realizza il film sperimentale KAPPA, con la fotografia di Alberto Grifi, che «rappresenta il primo importante sforzo (anche dal punto di vista economico e dei tempi di lavorazione) da parte di un artista, di confrontarsi con la macchina-cinema». Nato Frascà: i moti dell’inconscio, in KAPPA viene girato in due mesi, ma il montaggio ne richiede nove di lavorazione:. il discorso narrativo viene frantumato e le immagini dei protagonisti, talvolta colte a loro insaputa durante le riprese, sono interpolate da immagini storiche di repertorio, testi di libri, pagine di fumetti, sequenze da film e programmi televisivi, oppure dilatate con particolari effetti ottici,. con quello "sguardo espanso" che contraddistingue e caratterizza il cinema sperimentale.. Il trattamento del sonoro, in cui insistono suoni, voci, rumori, il battito cardiaco e il respiro di Frascà, viene affidato al compositore Aldo Clementi,. con inserzioni di vocalizzi della figlia Anna, in omaggio a John Cage. Immagini e sonoro compongono un effetto spesso spiazzante e talvolta sono in fuorisincrono: per Frascà infatti KAPPA «è il viaggio senza categorie temporali e spaziali ... di ognuno di noi; che registra, provoca, immagina, vive, reagisce a vari livelli: tanti quanti ne avrà messi in gioco, cioè scatenati». Nel 1966 con la serie degli Strutturali varianti sperimenta la curva nella tridimensione, anche sulla base di studi architettonici effettuati sulla linea di Borromini, costruendo una struttura costituita da strisce di alluminio rivestite di plastica fuorescente e rifrangente, in una serie di doppie curve opposte, concave e convesse;; uno di questi esemplari viene esposto alla Biennale di Venezia del 1966. Descrizione delle opere in mostra, in XXXIII Biennale di Venezia, GRUPPO 1: CARRINO FRASCA’; UNCINI, Venezia 18 giugno 1966 (pieghevole).