Ebreo torinese, antifascista, politicamente impegnato nel Partito Socialista Italiano, ha condotto importanti battaglie di libertà e uguaglianza per la difesa delle minoranze e della libertà di culto.

Biografia Nato a Torino da una famiglia borghese ebraica, eredita dal padre la passione per l'avvocatura, mestiere che svolge per tutta la vita come un tecnico al servizio della giustiziaMarco Brunazzi, L’impegno politico di Guido Fubini in «Rassegna mensile di Israel», vol LXXVII n°3, sett-dic 2011. accanto ai numerosi impegni civili e politici. Discende, sia da parte materna che paterna, da famiglie che partecipano intensamente alla società e alla storia d'Italia:Piera Egidi, Incontri: identità allo specchio tra fede e ragione, Claudiana, Torino, 1998, p.199.: un bisnonno socialista, infatti, che crea una scuola cooperativa per operai a Carmagnola, un altro bisnonno banchiere di casa Savoia e finanziatore di Vittorio Emanuele II per la guerra risorgimentale del 1866. Il padre, laureato in legge e in scienze commerciali, partecipa alla prima guerra mondiale e alla guerra coloniale di Libia del 1911-1912 come Ufficiale di Marina. Dal 1922 conduce poi insieme al fratello uno studio di avvocatura.Guido Fubini, L’ultimo treno per Cuneo: Pagine autobiografiche (1943-1945), Albert Meynier, Torino, 1991, p. 42. La madre, donna intraprendente, rifiutata la vita di figlia di buona famiglia borghese, a 19 anni lavora nella tissuteria del padre, mestiere che riprende poi durante l'esilio.

Gli anni della giovinezza I primi anni di vita e di scuola di Fubini trascorrono tranquilli; frequenta il Regio ginnasio "D’Azeglio" di Torino, fino a quando all'età di 13 anni, nella primavera del 1938, viene espulso da tutte le scuole del regno d'Italia e della Libia per aver scritto “abbasso Hitler” sulla porta del bagno della scuola.Guido Fubini, L’ultimo treno per Cuneo: Pagine autobiografiche (1943-1945), Albert Meynier, Torino, 1991, pp. 110-111. È il suo primo atto politico, un gesto di protesta contro l'ingiustizia della repressione antiebraica di cui era già venuto a conoscenza attraverso i racconti di un compagno di scuola ebreo, profugo tedesco.

Esilio in Francia Poiché tutta la famiglia Fubini è laica, perfettamente integrata nella società, da sempre con un atteggiamento di omologazione nei confronti dei cittadini non ebrei, l'avvento della discriminazione fascista la trova completamente impreparata. Nella primavera del 1938 Guido Fubini viene mandato dal padre a studiare in FranciaGuido Fubini, Lungo viaggio attraverso il pregiudizio, Rosenberg & Sellier, Torino, 1996, pp. 19-26.; la famiglia lo raggiunge più tardi, nella Pasqua del 1939 a seguito della proclamazione delle leggi razziali e dell'impossibilità per il padre di continuare ad esercitare la professione di avvocato.Guido Fubini, L’ultimo treno per Cuneo: Pagine autobiografiche (1943-1945), Albert Meynier, Torino, 1991, pp. 112-113. A Nizza il padre avvia un'azienda artigianale per la produzione di tessuti. Alla nascita del governo di Vichy e con l'applicazione dello “Statut des juifs” la fabbrica viene confiscata.Guido Fubini, L’ultimo treno per Cuneo: Pagine autobiografiche (1943-1945), Albert Meynier, Torino, 1991, pp.21 e 88. I genitori riusciranno a rientrarne in possesso solo nel 1944.

Mentre i suoi genitori decidono di rimanere a Nizza, Guido e la sorella Marisa rientrano in Italia il 10 settembre 1943, a seguito dell'armistizio, alloggiando a casa dei nonni che abitano sulle colline torinesi.

L'attività antifascista Tra il 1943 e il 1945 Guido Fubini svolge attività clandestina a Milano tra le file di Giustizia e LibertàQueste vicende sono narrate in: Guido Fubini, L’ultimo treno per Cuneo: Pagine autobiografiche (1943-1945), Albert Meynier, Torino, 1991. collocandosi nel filone di socialismo liberale che ha come spirito guida quello di Carlo Rosselli. Da questo momento l'impegno politico è una costante nella vita di Guido Fubini. Il tratto caratterizzante del suo impegno è l'etica caratteristica dell'ebraismo nei confronti della giustizia e dell'eguaglianza sociale.

Sotto il falso nome di Giulio Nigra trascorre qualche mese tra la fine del 1943 e l'inizio del 1944 a Torino, periodo in cui riesce a iscriversi all'Istituto Bertola per frequentare l'ultimo anno di liceo scientifico.

Nel 1944 si trasferisce a Milano. Qui prende il nome di Guido Serra con il quale s'iscrive prima al liceo scientifico "Vittorio Veneto" dove sostiene l'esame di maturità, poi al Politecnico di Milano.

A Milano ha l'occasione di conoscere il marito di una sua professoressa liceale che aveva aderito al movimento di Giustizia e Libertà. Fubini stesso afferma che l'esempio di dignità di queste due persone lo indurrà a entrare nel Partito d’Azione e lo influenzerà nella maggior parte delle sue scelte successive.Guido Fubini, L’ultimo treno per Cuneo: Pagine autobiografiche (1943-1945), Albert Meynier, Torino, 1991, p. 70.

In seguito ad un incontro con suo cugino, in quel periodo agitatore politico che gli fornisce altre basi teoriche di democrazia e politica, entra nell'Associazione Universitaria Studentesca clandestina. Diventa rappresentante della Gioventù d'Azione, la sezione giovanile del Partito d'Azione, nel Consiglio di facoltà del Politecnico di Milano. Una delle più importanti azioni svolte da questo gruppo, da un'idea di Fubini stesso, è quella di fondare un giornalino studentesco rivoluzionario da distribuire tra gli studenti dell'Ateneo.Guido Fubini, L’ultimo treno per Cuneo: Pagine autobiografiche (1943-1945), Albert Meynier, Torino, 1991, p. 84.

Nei giorni della Liberazione il Politecnico di Milano viene occupato e Fubini diventa uno dei protagonisti della partecipazione degli studenti all'insurrezione e alla liberazione di Milano. Dopo la Liberazione, al Politecnico viene instaurata una Commissione universitaria per l'epurazione degli studenti e Fubini è nominato rappresentante del Partito d'Azione nel Comitato di epurazione studentesca.

Il ritorno in Francia Dopo la Liberazione, il 14 luglio 1945, Guido Fubini raggiunge la famiglia in Francia dove rimane fino all'inizio degli anni '50.

Parallelamente al lavoro nella fabbrica di tessuti paterna, decide di abbandonare il corso in Ingegneria per iscriversi a una Scuola di Tessitura a Lione, che frequenta tra il 1946 ed il 1947. In seguito a un diverbio con il direttore della scuola è costretto ad abbandonarlaGuido Fubini, Lungo viaggio attraverso il pregiudizio, Rosenberg & Sellier, Torino, 1996, pp. 54-55..

A Nizza dichiara la volontà di laurearsi in Giurisprudenza e nell'autunno del 1947 Fubini si iscrive all'Institut d'Etudes Juridiques di Aix En Provence. Contemporaneamente collabora con «Italia Libera», giornale ufficiale del Partito d'Azione. La laurea è conseguita nel 1950. Successivamente riprende gli studi di Legge all'Università di Torino poiché non avendo ottenuto il riconoscimento della laurea francese, è costretto a ripetere gli esami già sostenuti in Francia.

Il rientro definitivo in Italia La laurea a Torino è conseguita nel 1956 e l'esame di procuratore è sostenuto nel 1958. In questo periodo Fubini fa pratica presso lo studio legale dello zio paterno, dove aveva lavorato anche suo padre, prima di emigrare in Francia.

Nel 1956 Guido Fubini si sposa con Anna Maria Levi, conosciuta tre anni prima, che studia all'Università di Ginevra, spostandosi poi a Madrid e Londra.

Svolge l'attività di avvocato civilista nello studio via del Carmine insieme al Prof. Cottino e all'Avvocatessa Paola de Benedetti, occupandosi sempre volentieri di cause inerenti alla laicità dello Stato e alla libertà personale. In parallelo porta avanti numerose battaglie politiche nel PSI, nella Comunità ebraica torinese e poi nazionale e molte passioni, tra cui quella giornalistica che lo porta a dirigere alcuni periodici e a scrivere numerosi articoli.

Combattere l'antisemitismo è un tema caro a Fubini che affronta in tanti libri e articoli. La sua idea della rinascita dell'antisemitismo in Italia è originale, affonda le radici non nel lungo periodo quanto piuttosto nell'ultimo mezzo secolo. Questo può essere considerato il testamento ideologico di Fubini, una messa in guardia alle Comunità ebraiche e una speranza per il futuro. Riassunta con le sue stesse parole:

L'Intesa tra UCEI e Stato del 1987 La maggiore battaglia portata avanti da Fubini è quella per la firma di un'Intesa che regoli il rapporto tra lo Stato italiano e l'Unione delle Comunità ebraiche italiane in attuazione dell'articolo 8 della Costituzione. L'Intesa viene siglata il 27 febbraio 1987.

Antefatto personale Le origini di questa Intesa della quale Guido Fubini è il maggior promotore si possono ricondurre agli anni della sua gioventù. In quel periodo inizia a indicarei suoi punti di vista in merito all'uguaglianza-diversità tra appartenenti alle fedi religiose. In particolare si trova in contrasto con le idee del padre secondo il quale in nome dell'uguaglianza ci si doveva omologare. Questo implicava che Guido avrebbe dovuto frequentare gli scout laici e non quelli ebrei. Il punto di vista di Guido era opposto: in nome dell'uguaglianza tra fedi sceglie di iscriversi all'associazione ebraica, esattamente come facevano cattolici e protestanti. Secondo l'avvocato l'uguaglianza non si crea uniformandosi al laicismo, ma attraverso l'espressione di se stessi con modalità analoghe a quelle con cui le altre fedi possono esprimere loro stesse.

Quella di Fubini è una battaglia per l'eguaglianza e per il diritto alla diversità.

Gli scopi dell'Intesa Il percorso che porta alla stesura dell'Intesa è lungo e complesso e vede non pochi contrasti tra chi, nell'Unione delle comunità israelitiche, vuole l'omologazione e chi l'uguaglianza. Il lavoro di Fubini è quello di avviare gli accordi, lavorare al corpo del negoziato attraverso un contributo tecnico-giuridico e promuovere il dibattito all'interno dell'ebraismo italiano.

Gli scopi posti da Fubini per l'Intesa sono plurimi: Superare i decreti regi degli anni '30: le Comunità israelitiche erano infatti ancora regolate dai decreti del 1930 e 1931 che prevedevano che le Comunità fossero organizzate secondo il modello degli enti locali. Questo faceva sì che vi fosse un'appartenenza automatica e di fatto obbligatoria alla Comunità ebraica di residenza, salvo esplicita rinuncia.Giorgio Sacerdoti, L’intesa tra Stato e Unione delle Comunità Ebraiche del 1987 e la sua attuazione, in A. Nardini (a cura di), Dall’accordo del 1984 al disegno di legge sulla libertà religiosa. Un quindicennio di politica e di legislazione ecclesiastica, Roma, 2001. p.329. Adeguare l'assetto delle Comunità ebraiche ai principi della Costituzione: la prima questione da risolvere riguardava l'articolo 8 della Costituzione che al comma 3 prevede la regolamentazione dei rapporti tra le confessioni religiose e lo Stato mediante delle specifiche Intese. Altre questioni da risolvere riguardavano alcuni punti di netto contrasto tra i decreti degli anni '30 e la Costituzione, come il fatto che non era consentito il voto alle donne.Dario Tedeschi, La lunga strada per l’Intesa con lo Stato, in «Rassegna mensile di Israel», vol LXXVII n°3, sett-dic 2011. Salvaguardare l'identità ebraica, la libertà religiosa e il pluralismo nell'ebraismo: l'Intesa per Fubini si pone anche di risolvere i problemi di libertà religiosa che sorgono dal conflitto tra legge dello Stato e legge ebraica, cioè tra la Costituzione italiana e il diritto ebraico portatore di un sistema giuridico, culturale e di valori.Stefania Dazzetti, Libertà e identità dell’ebraismo italiano nel contributo di Guido Fubini, in «Rassegna mensile di Israel», vol LXXVII n°3, sett-dic 2011.

Il percorso verso il negoziato