Laccusa del sangue è un archetipo antisemita secondo il quale gli ebrei berrebbero sangue umano, in particolar modo di bambini, durante la Pesach per scopi magici e rituali, o medicamentosi. Quest'accusa ebbe origine nel 1144 in Inghilterra e poi si diffuse in tutta l'Europa cristiana durante il Medioevo ed in età moderna, diventando uno dei più noti temi propagandistici dell'antisemitismo.
Secondo lo storico Walter Laqueur, dal XII al XX secolo si contano in totale circa 150 casi di bambini morti in circostanze poco chiare, in cui le comunità israelite locali vennero accusate di aver ucciso dei bambini o ragazzi. Come conseguenza di queste accuse, era frequente il verificarsi di processi condotti con il metodo della tortura, di pogrom, linciaggi e stermini ed espulsioni di ebrei. Là dove accaddero questi fatti, la percezione che i cattolici locali avevano degli ebrei peggiorò notevolmente:
La diffusione della credenza contribuì, nel corso del XIX secolo, alla creazione e alla diffusione dello stereotipo calunnioso della pratica del sacrificio umano come caratteristica dell'ebraismo, cosa questa che divenne una componente organica della propaganda antisemita.
In epoca contemporanea l'accusa del sangue venne ripresa nella Germania nazista, in Polonia, raggiungendo anche il mondo arabo-islamico che finora era rimasto esente da questo fenomeno. L'accusa si trova oggi in diverse ideologie complottiste.
L’omicidio rituale è una pratica condannata dall’ebraismo, come illustrato dall’episodio biblico di Isacco, e anche la presenza di sangue nei cibi è severamente vietata dai precetti religiosi ebraici. Gli studiosi non hanno identificato un'origine precisa di quest'accusa, per la quale sono state fatte delle congetture: Israël Jacob Yuval, studioso israeliano, ha ipotizzato che all'origine dell'accusa vi fosse il fraintendimento dei gesti degli ebrei presi di mira durante i pogrom: per esempio, durante la Crociata dei tedeschi avvenuta in Renania nell'XI secolo, i cristiani uccisero tramite tortura moltissimi ebrei, finché alcuni ebrei vennero visti uccidersi fra di loro prima di essere presi dai cristiani Ariel Toaff, studioso israeliano, non esclude che vi fossero delle frange di fanatismo all'interno delle comunità ebraiche aschenazite d'Europa; questa ipotesi è stata contestata in quanto non sono state prodotte prove documentali dirette.
Contesto religioso ebraico
Le descrizioni antisemitiche del sacrificio umano nell'accusa del sangue risultano essere contrarie agli insegnamenti dell'ebraismo: i Dieci comandamenti ad esempio vietano espressamente l'omicidio, sebbene in altri libri (Giosuè 6:21, 8:24,25) si narrino diversi stermini causati dal popolo ebraico ai danni di intere città come Gerico; l'utilizzo del sangue (animale o tanto più umano) nella gastronomia è severamente proibito dal Casherut e il sangue ed altri liquidi emessi dal corpo umano vengono ritualmente considerati come impuri (Libro del Levitico 15).
Il Tanakh (lAntico Testamento) e l'insegnamento rabbinico ritraggono il sacrificio umano come una delle principali malvagità che separavano i pagani di Canaan dagli ebrei (Libro del Deuteronomio 12:31; Secondo libro dei Re 16: 3), Agli ebrei venne sempre vietato d'impegnarsi in tali riti e vi era una severa punizione per chi lo faceva (Libro dell'Esodo 34:15; Levitico 20:2; Deuteronomio 18:12, Libro di Geremia 7:31). Viene inoltre vietata la pulizia rituale per i sacerdoti quando essa viene compiuta all'interno di una stanza ove si trovi un cadavere umano (Levitico 21:11).
L'accusa del sangue nel Cristianesimo L'accusa di fare sacrifici umani per riti religiosi risale all'antichità, quando inizialmente venivano calunniati i cristiani di versare sangue umano per i loro riti.
Dal Medioevo fino al XX secolo, l'accusa fu invece indirizzata dai cristiani verso gli ebrei. Gli studiosi hanno sottolineato che l'accusa del sangue viene formulata relativamente tardi, cioè solo dopo l'anno Millecento, malgrado il fatto che l'antisemitismo fra i cristiani fosse molto forte anche prima: i grandi predicatori e padri della Chiesa hanno scritto diverse invettive contro gli ebrei, accusandoli di diversi peccati, ma nessuno di loro ha mai accusato gli ebrei di infanticidio rituale prima del XII secolo in Inghilterra. Sulla genesi di questa accusa tardiva sono state fatte delle congetture.
È dimostrato storiograficamente che la cosiddetta "accusa del sangue" comparve con finalità antiebraica nel XII secolo in Inghilterra per poi diffondersi, con notevoli variazioni, in tutta Europa. È possibile un ruolo dei cantastorie nella trasmissione. L'accusa era incentrata sulla credenza che gli ebrei, durante i loro riti, in particolare durante la pasqua, uccidessero un bambino cristiano al fine di usarne il sangue per la preparazione del pane azzimo.
XII secolo
Il primo caso documentato si ebbe nella città di Norwich, nella contea di Norfolk in Inghilterra: la mattina di Pasqua del 1144 venne rinvenuto il cadavere del dodicenne Guglielmo (William), presumibilmente morto per un'aggressione. Il corpo fu seppellito e, un mese dopo, durante un sinodo ecclesiastico locale, il padre di William accusò alcuni ebrei del posto di aver ucciso suo figlio. Gli accusati vennero convocati dal vescovo Eboardo per discolparsi, ma lo sceriffo di Norwich, per evitare disordini tra ebrei e cristiani, impedì agli ebrei di recarsi dal vescovo e invitò anzi gli ebrei accusati a rifugiarsi nel castello di Norwich. Quattro anni dopo, un monaco benedettino, Tommaso di Monmounth, arrivò a Norwich e, venuto a conoscenza della storia se ne interessò, fino a far divenire la vittima dell'omicidio irrisolto un martire cristiano. Per alimentare la devozione verso il presunto santo locale, compose anche un'opera agiografica della vittima, Vita et Miracula S. Wilelmi Norwicensis, nella quale il monaco forniva una propria ricostruzione dei fatti: il 20 marzo 1144, William sarebbe stato condotto presso una casa di ebrei, dove sarebbe stato legato e torturato, trafitto con una corona di spine e infine ucciso con una ferita al fianco destro, con una modalità che ricordava il martirio di Gesù di Nazareth; il cadavere sarebbe poi stato lavato e, infine, abbandonato nella foresta dove era stato poi, effettivamente, ritrovato. A riprova della sua tesi, il monaco indicava un testimone, un certo Teobaldo, il quale, a suo dire, era un ebreo convertitosi al cristianesimo proprio grazie all'intercessione di William, il quale era ormai in Paradiso; spinto dallo spirito di William, Teobaldo aveva deciso di raccontare la sua storia, non solo per rivelare la dinamica dei fatti, ma anche per avvisare il mondo di una vera e propria congiura ebraica contro l'intera umanità, in quanto, sempre secondo Teobaldo, gli ebrei avevano la consuetudine di riunirsi annualmente a Narbona, in Francia, per organizzare i loro sacrifici umani ai danni dei cristiani e stabilire ogni anno una località ove eseguire l'omicidio; per il 1144 sarebbe stata scelta appunto Norwich. Non è chiaro se questo Teobaldo sia esistito veramente, ma comunque, con questo documento, Thomas di Monmounth gettava le basi per quello che sarebbe divenuto uno dei canard più infamanti per la comunità ebraica.
Si ebbero poi altri casi simili: nel 1168, a Gloucester, sempre in Inghilterra, scomparve un bimbo di nome Harold e la comunità di ebrei locale venne accusata di averlo rapito e di averlo crocifisso il Venerdì santo in spregio alla religione cristiana.
Nel 1171, un caso simile si ebbe in Francia, a Blois nella Valle della Loira, all'epoca sotto la corona inglese. Un valletto cristiano afferma di avere visto un ebreo calare il cadavere di un bambino nelle acque della Loira. Non si trova nessun corpo, ma 32 ebrei vengono processati e condannati al rogo.Nel 1180, re Filippo II di Francia conquistò tutta la Valle della Loira e nel 1182 espulse gli ebrei dal suo regno, accusandoli di causare diverse calamità. Filippo II interrompeva una politica di tolleranza adottata in particolare dal suo predecessore, e confiscando i beni degli ebrei riusciva a rimpinguare le casse dello Stato, svuotate dalle guerre di conquista
Nel 1187 si ebbe un caso a Gerusalemme, allora governata dai Crociati cristiani.
XIII secolo
thumb| Varnerio di Oberwesel, sedicenne ucciso in Renania, venerato come santo dalla Chiesa cattolica dal 1755 al 1994
Nel 1235, a Fulda, nell'attuale Assia in Germania, alcuni ebrei furono accusati dell'omicidio di cinque bambini rapiti ai genitori mentre essi erano a messa durante il Natale; la folla inferocita uccise quasi tutta la comunità ebraica di Fulda; del caso si interessò l'imperatore Federico II di Svevia, che istituì una commissione la quale si espresse negando la fondatezza delle accuse contro la comunità ebraica e i pochi ebrei sopravvissuti al linciaggio vennero quindi discolpati. Nel 1247 a Valréas, in Provenza (Francia), la comunità ebraica fu accusata di aver crocifisso una fanciulla, sempre per scopi rituali
A seguito di questi eventi, Papa Innocenzo IV promulgò alcune bolle inviate ai vescovi di Francia e di Germania. In riferimento al caso di Valréas, il papa scrisse nel 1247 all'arcivescovo di Vienne per esigere la liberazione degli ebrei ancora detenuti e la fine delle persecuzioni; in una seconda bolla comunicò che non era possibile accusare gli ebrei «di far uso di sangue umano nel loro rito; e benché nell'Antico Testamento sia stato loro prescritto di non far uso di qualsivoglia sangue, e men che mai di sangue umano, tuttavia, presso Fulda e in parecchie altre località, molti ebrei sono stati uccisi sulla base di un sospetto di questo genere; con l'autorità della presente lettera, vogliamo assolutamente impedire che ciò si ripeta»Archivio Segreto Vaticano, Reg. Vat. 21, fol. 405r-v e, nella bolla del 5 luglio 1247, ribadì che alcuni cristiani, nonostante «la Sacra Scrittura […] dica – non uccidere – e proibisca agli ebrei nella solennità pasquale qualsiasi omicidio, falsamente li accusano di comunicarsi nella stessa solennità con il cuore di un bambino assassinato, e si pretende che ciò sia prescritto dalle loro leggi, mentre è manifestamente il contrario. Se in un luogo viene trovato un cadavere, a loro viene con malizia imputato l'omicidio. Col pretesto di questa e altre simili favole vengono perseguitati, e, contrariamente ai privilegi benignamente loro accordati dalla Santa Sede apostolica, contro Dio e la giustizia, senza processo e senza regolare istruttoria, li spogliano di tutti i loro beni […]. Quindi, temendo il proprio sterminio, gli Ebrei stimarono di dover ricorrere alla prudenza della Sede Apostolica».Archivio Segreto Vaticano, Reg. Vat. 21, fol. 442r.