La guerra contro Sigismondo (in svedese: Kriget mot Sigismund) fu un conflitto tra il duca Carlo, futuro re Carlo IX di Svezia e Sigismondo, re di Svezia e di Polonia. Durata dal 1598 al 1599, fu anche chiamata Guerra di deposizione contro Sigismondo (Avsättningskriget mot Sigismund), dal momento che la ragione principale del conflitto fu il tentativo di deporre quest'ultimo dal trono di Svezia. La guerra portò infine alla deposizione di Sigismondo, mentre il duca Carlo ottenne prima il governo e in seguito anche il trono del paese scandinavo.
Contesto storico Quando Stefano I di Polonia morì nel 1586, Sigismondo Vasa, figlio di Giovanni III di Svezia e Caterina Jagellona, fu eletto re della Confederazione polacco-lituana, nel tentativo di continuare l'alleanza polacco-svedese e con lo scopo iniziale di contrapporsi a Ivan il Terribile. Contestualmente Sigismondo giurò di cedere l'Estonia alla Confederazione, sottoscrivendo i Pacta conventa..
Quando il re Giovanni III morì nel 1592, suo figlio Sigismondo, già re di Polonia dal 1587, ascese al trono svedese. Questo scatenò presto i primi conflitti. Il duca Carlo, il più anziano figlio vivente di Gustavo Vasa e di religione luterana, non approvò l'assunzione del trono da parte di Sigismondo, suo nipote e per di più di religione cattolica, per governare un regno che riteneva gli spettasse di diritto.
Dopo la sua incoronazione a re di Svezia il 19 Febbraio 1594, Sigismondo decretò che i parlamenti (Ståndsriksdagen) non si sarebbero più potuti convocare senza il preventivo consenso del re. Nonostante questo, Carlo convocò un riksdag degli Stati a Söderköping nell'autunno 1595, in cui riuscì a imporre la sua volontà per ottenere ciò a cui mirava: il duca fu infatti nominato reggente con il parere favorevole del Riksråd, il che significava che sarebbe stato egli a governare di fatto la Svezia insieme al Riksråd durante l'assenza del legittimo re dal regno.
Poco dopo, la nobiltà del regno di Svezia e Finlandia (in finlandese: Ruotsi-Suomi, in svedese: Sverige-Finland), guidata dal neo governatore nominato proprio da Sigismondo, l'ammiraglio Klaus Fleming, respinse queste decisioni. Essi simpatizzavano per il re e consideravano Carlo un semplice ribelle. Come contromossa, Carlo istigò tra gli agricoltori della Ostrobotnia una ribellione contro Fleming e la nobiltà a lui fedele, la guerra dei Cudgel (o guerra dei club o dei bastoni; in finlandese: Nuijasota, in svedese: Klubbekriget). Fleming riuscì a sedare la rivolta, ma morì nel mese di aprile 1597. Circa nello stesso periodo, giunse nel regno una lettera dalla sede di Sigismondo in Polonia, nella quale si ribadiva che egli non avrebbe accettato Carlo come reggente. Il duca utilizzò quindi una tattica che suo padre aveva già impiegato con successo, vale a dire fingere le dimissioni dalla carica e sperare che il re non le accogliesse. Tuttavia, la risposta non fu quello che Carlo aveva sperato: il re accettò le dimissioni di Carlo e ripose il potere completo nel Riksråd.
Nonostante la difficile situazione, Carlo convocò nello stesso anno un altro parlamento illegale, questa volta nella città di Arboga. Solo uno dei Consiglieri del regno si presentò. La ragione era che il vero obiettivo di Carlo di deporre Sigismondo era ormai stato rivelato, e il popolo aveva compreso che si stava preparando una seria rivolta. Quando il duca Carlo minacciò i consiglieri assenti di severe rappresaglie, alcuni di loro persero il coraggio di opporglisi. Erik Gustavsson Stenbock, Arvid Gustavsson Stenbock, Erik Larsson Sparre, Erik Brahe e Sten Banér, per citare i più eminenti esponenti del Riksråd, si rifugiarono immediatamente presso Sigismondo.
Alla fine, come previsto, nel 1597 scoppiò la guerra civile. Il duca Carlo fu subito in grado di assumere abilmente il controllo di gran parte dei potenti castelli del paese, e in questo modo ottenne anche il controllo di quasi tutto il regno.
Più problematica per Carlo era la situazione in Finlandia, dove la vedova di Klaus Fleming conservava il possesso dello strategico Castello di Turku (in finlandese: Turun linna, in svedese: Åbo slott). Ma dopo una serrata guerra psicologica, Carlo e i suoi seguaci riuscirono infine a prendere la fortezza. Si dice che, quando il duca entrò nella cappella del castello e vide il corpo di Klaus Fleming che giaceva in una bara, abbia esclamato: « Se tu ora fossi stato vivo, la tua testa non sarebbe in grande sicurezza ». Al che la vedova di Fleming, Ebba Stenbock, si sarebbe avvicinata al duca rispondendo coraggiosamente: « Se mio marito fosse stato vivo, Vostra Grazia non sarebbe mai entrata qui dentro ».
Quando Sigismondo venne a sapere quello che era successo in Finlandia perse la pazienza. Il re non poteva più accettare le azioni irrispettose del duca Carlo e si accinse a utilizzare la forza.
La "campagna delle salsicce" e la caduta di Kalmar Nel febbraio 1598 Sigismondo mise insieme un esercito composto di soli uomini, per lo più mercenari ungheresi e tedeschi. Inizialmente era stato proposto un esercito più grande, ma fu respinto da Sigismondo in quanto prevedeva la presenza di forze svedesi e il re preferì non rischiare di entrare in conflitto anche con loro.
Il re e i suoi consiglieri si attendevano sostegno militare dalla Finlandia e dall'Estonia svedese (patrie della nobiltà svedese precedentemente guidata dal barone Klaus Fleming). Speravano anche nell'aiuto del regno unito di Danimarca-Norvegia e delle fazioni pro-Sigismondo esistenti in Svezia. L'ambasciatore Samuel Łaski fu inviato in missione diplomatica presso questi paesi, ma la Danimarca non mostrò alcun interesse a offrire la sua partecipazione.
Nel mese di maggio, gli uomini di Sigismondo iniziarono la loro avanzata verso nord. L'esercito si riunì a Marienburg (l'odierna Malbork), dove il livoniano Jürgen Farensbach fu nominato comandante. L'esercito si sarebbe dovuto trasportare da Danzig (Danzica) in Svezia su navi svedesi, ma gli Stati del Regno di Svezia declinarono l'invito: rifiutarono di concedere a Sigismondo l'utilizzo delle loro navi fino a quando egli sarebbe rimasto al comando di un esercito straniero. C'era infatti un sospetto diffuso contro Sigismondo e i suoi guerrieri cattolici. Alla fine gli Stati promisero di proteggere il duca Carlo e gli altri che si sarebbero ribellati contro il re.
Dal momento che gli svedesi si erano rifiutati di collaborare per il trasporto, Sigismondo fu costretto ad acquistare o appropriarsi con la forza di un numero sufficiente di navi. Appena preso possesso di un centinaio di imbarcazioni, l'esercito fu in grado di iniziare la sua spedizione verso la Svezia. A causa di venti sfavorevoli, il viaggio attraverso il mare richiese molto più tempo del previsto. Di conseguenza divenne impraticabile l'opzione precedentemente concordata di un attacco coordinato tra le truppe finlandesi e i soldati polacchi di Sigismondo. I soldati finlandesi, comandati dal governatore Arvid Stålarm il Giovane, sbarcarono infatti nell'Uppland una settimana prima di Sigismondo. Mentre i finlandesi invadevano la provincia svedese, il duca Carlo era in marcia verso Kalmar: immediatamente si diresse verso Stoccolma per difendere la città.
Nel frattempo, tre leader protestanti, Nicolaus Olai Bothniensis, Laurentius Paulinus Gothus e Ericus Jacobi Skinnerus, tentarono di fermare i lealisti finlandesi di Sigismondo. I tre religiosi furono in grado di ottenere il sostegno degli agricoltori dell'Uppland e, dopo alcuni scontri di secondaria importanza, gli uomini di Stålarm preferirono ritirarsi. Questi erano inoltre minacciati dalla marina del duca Carlo, e fu loro ordinato di non farsi più coinvolgere da quel momento in nessuna grande battaglia. Questi scontri, seppur di scarso valore militare, sono rimasti famosi e spesso ricordati in Svezia con il curioso nome di Korvtåget (campagna o crociata delle salsicce), perché i contadini catturarono le borse dei soldati finlandesi, che trovarono piene di salsicce. La "campagna delle salsicce" fu comunque una vittoria minore per il duca Carlo. La più grande minaccia veniva da sud.
Alla fine di maggio 1598 Sigismondo sbarcò sul suolo svedese nei pressi di Avaskär, un minuscolo villaggio nel Blekinge, a sud di Kalmar. Il re esordì pacificamente con l'invio a Kalmar di Łaski al fine di avviare dei negoziati. Il suo compito era quello di convincere i comandanti della città ad aprire le porte al legittimo sovrano. Tuttavia, la missione diplomatica non portò da nessuna parte. A questo punto il re radunò i suoi soldati e marciò su Kalmar. L'esercito si fermò appena fuori dalla città. Il piano era quello di spaventare i comandanti e indurli a farlo entrare in città. Per rendere il suo messaggio ancora più terrificante, Sigismondo minacciò la città con pene severe e affermò che in caso di disobbedienza avrebbe privato la nobiltà della città dei suoi figli. La propaganda funzionò bene e Sigismondo fu in grado di fare il suo tanto agognato ingresso a Kalmar il 1º agosto.
Gli eventi decisivi - Anno 1598 Dopo la caduta di Kalmar, il duca Carlo si trovò ad affrontare tutta una serie di nuovi pesanti problemi. L'esercito della Corona polacca attirò nuove leve svedesi mentre Stoccolma, priva di adeguata difesa militare, fu presa facilmente con l'aiuto della nobiltà e degli ufficiali del Götaland. Dopo questo evento, la cavalleria dell'Uppland si unì a Sigismondo, e nuove forze furono mobilitate alla causa del re in Finlandia ed Estonia.
Nel frattempo si muovevano anche le diplomazie del continente. Un gruppo di inviati provenienti dal Brandenburgo, dalla Prussia e dal Meclemburgo, iniziarono una spola di tre settimane avanti e indietro tra il duca Carlo e gli acquartieramenti di Sigismondo, cercando di salvaguardare la pace. Nonostante gli sforzi essi non riuscirono nell'intento. L'11 agosto Sigismondo navigò con la sua fanteria fino al Castello di Stegeborg. La cavalleria si diresse verso la stessa meta via terra. A questo punto la situazione di Carlo non era certo delle migliori. Gli unici spiragli luminosi erano la recente fuga di Göran Nilsson Gyllenstierna, l'ex comandante di Stoccolma, dalla città, e il rifiuto della marina svedese di unire le proprie forze a quelle polacche.
Intanto Łaski aveva preso anche il Castello di Stoccolma e Sigismondo poteva ora vantare il pieno controllo della città, la chiave per la Svezia. Tuttavia, durante la navigazione Sigismondo e la sua flotta furono colpiti da una violenta tempesta: centinaia di uomini furono sbalzati in mare e perirono. Questo incidente cambiò radicalmente la situazione. Improvvisamente il re si trovava in una posizione pericolosamente esposta. Il 22 agosto sbarcò a Stegeborg con solo 100 uomini, in una posizione oltretutto aggravata dalla presenza dell'esercito di Carlo accampato nelle immediate vicinanze. A parziale consolazione di Sigismondo, il resto dei suoi uomini aveva comunque preso il controllo delle fortezze di Älvsborg, di quella di Gullberg e di altre parti del paese. Nella zona intorno Stegeborg, il duca Carlo si era invece ritirato a Linköping, da dove era in grado di bloccare i rifornimenti alle truppe di Sigismondo. Il re, dal canto suo, poteva ora contare in tutto su circa 4/ uomini in armi, grazie al supporto delle truppe che lo avevano raggiunto dopo la sua sfortunata navigazione..