La dislessia fa parte dei disturbi specifici dell'apprendimento o DSA (manuale DSM-5) ed è una condizione caratterizzata da problemi con la lettura, e la diagnosi che si formula è indipendente dall'intelligenza della persona. Diverse persone ne sono colpite in misura diversa; i problemi possono includere difficoltà nella pronuncia delle parole (disfasia), nella lettura veloce, nella scrittura a mano (disgrafia), nella pronuncia delle parole durante la lettura ad alta voce e nella comprensione di ciò che si legge. Spesso queste difficoltà vengono notate inizialmente a scuola. In caso di compromissione totale delle capacità di lettura si parla di alessìa<http://www.sinpia.eu/atom/allegato/146.pdf Società Italiana di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza - I disturbi specifici di apprendimento p.8]. Le difficoltà sono involontarie e le persone con questo disturbo hanno un normale desiderio di apprendimento.
Si ritiene che la dislessia sia causata dal coinvolgimento di fattori genetici e ambientali. In alcuni casi si manifesta in più membri della stessa famiglia come, ad esempio, a un padre e a uno o più dei propri figli. Spesso si verifica nelle persone con disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) e quando è associata a difficoltà nel fare i calcoli si parla di discalculia, un altro disturbo specifico dell'apprendimento. Può anche esordire in età adulta come risultato di lesioni cerebrali traumatiche, ictus o demenza. I meccanismi alla base della condizione sono da ricercarsi in problemi nei processi linguistici del cervello. La dislessia viene diagnosticata attraverso una serie di test di memoria, di ortografia, di visione e di capacità di lettura. Non si parla di dislessia quando la difficoltà di lettura è dovuta a un insegnamento insufficiente o a problemi di udito o di vista.
Il trattamento prevede l'utilizzo di adeguati metodi di insegnamento al fine di soddisfare le esigenze della persona. Anche se non si riesce a curare il problema alla base, è possibile diminuire il grado di sintomi. La dislessia rappresenta il disturbo di apprendimento più comune e colpisce il 3-7% della popolazione, anche se fino al 20% possono presentare sintomi di un certo grado. Sebbene la dislessia sia più frequentemente diagnosticata negli uomini, è stato suggerito che essa colpisca in realtà entrambi i sessi allo stesso modo. La dislessia si presenta in tutte le aree del mondo. Alcuni ritengono che la condizione dovrebbe essere considerata come un modo diverso di apprendimento, con vantaggi e svantaggi.
Classificazione Si ritiene che la dislessia possa avere due tipi di cause, una relativa alla elaborazione del linguaggio e un'altra riguardante l'elaborazione visiva; inoltre è considerato un disturbo cognitivo e non è un problema intellettivo, tuttavia spesso sorgono problemi emotivi a causa sua. Alcune definizioni pubblicate sono puramente descrittive, mentre altre propongono delle cause. Queste ultime solitamente coprono una vasta gamma di capacità di lettura e di deficit e le difficoltà con cause distinte, piuttosto che una singola condizione. Il National Institute of Neurological Disorders and Stroke statunitense descrive la dislessia come "difficoltà con l'ortografia, l'elaborazione fonologica (la manipolazione dei suoni) o la rapida risposta visivo-verbale". La British Dyslexia Association descrive la dislessia come "una difficoltà di apprendimento che colpisce principalmente le competenze coinvolte nella lettura accurata e fluente e nell'ortografia" ed è caratterizzata da "difficoltà di consapevolezza fonologica, memoria verbale e velocità di elaborazione verbale ".
La dislessia, o l'alexia acquisita, possono essere causate da danni cerebrali dovuti a ictus o atrofia.
Definizione
Vi sono alcune variabilità nella definizione della dislessia. Alcune fonti, come ad esempio lo statunitense National Institutes of Health, la definiscono espressamente come un disturbo dell'apprendimento. Altre fonti, tuttavia, la definiscono semplicemente come l'incapacità di leggere nel contesto di una intelligenza normale e distinguono tra dislessia evolutiva (un disordine dell'apprendimento) e la dislessia acquisita (perdita della capacità di leggere causata da danni al cervello). L'ICD-10, il manuale della diagnosi medica usata in gran parte del mondo, comprende diagnosi separate per la "dislessia evolutiva" (81,0) e per la "dislessia e alexia" (48,0). DSM 5, il manuale della diagnosi psichiatrica utilizzato negli Stati Uniti, non definisce specificamente la dislessia, giustificando questa affermando che "le molte definizioni di dislessia e discalculia rendono la definizione di questi termini non utile come nomi di un preciso disturbo o nei criteri diagnostici". Invece esso annovera la dislessia in una categoria chiamata disturbi specifici di apprendimento. Un'autorevole definizione è proposta dall'International Dyslexia Association.
Questa definizione sottolinea come la dislessia non sia una malattia ma una neurodivergenza, come definito dall'Associazione Italiana Dislessia.
Storia
Il concetto di "cecità della parola" (in lingua tedesca: Wortblindheit) fu espresso per la prima volta dal fisiatra tedesco Adolf Kussmaul nel 1877.Alan Beaton, Dyslexia, Reading and the Brain: A Sourcebook of Psychological and Biological Research, p. 3 (Psychology Press, 2004). La dislessia come condizione patologica fu identificata per la prima volta alcuni anni dopo dal medico tedesco Oswald Berkhan nel 1881, anche se il termine è stato coniato sei anni più tardi da un altro medico tedesco, Rudolf Berlin, un oculista di Stoccarda. Egli utilizzò "dislessia" per riferirsi al caso di un ragazzo che aveva una grave difficoltà nell'imparare a leggere e scrivere, pur mostrando un'intelligenza e capacità fisiche normali in tutti gli altri aspetti della vita quotidiana. Nel 1896, W. Pringle Morgan, un medico britannico di Seaford, East Sussex, pubblicò una descrizione di un disturbo di apprendimento specifico per la lettura, in una relazione al British Medical Journal dal titolo Congenital Word Blindness. Venne descritta la distinzione tra i tipi di dislessia fonologica e di superficie senza formulare alcuna ipotesi eziologica per quanto riguarda i meccanismi cerebrali sottostanti.
Epidemiologia
Non è nota la percentuale di persone affetta da dislessia, ma è stata stimata essere dal 5% al 17% della popolazione. Nonostante venga diagnosticata più frequentemente nei maschi, molti ritengono che colpisca entrambi i sessi allo stesso modo.
Al mondo esistono diverse definizioni di dislessia, ma nonostante le differenze significative nei sistemi di scrittura, la dislessia si verifica in diverse popolazioni. La condizione non è limitata alla difficoltà nel convertire le lettere nei suoni e i dislessici cinesi possono avere maggiori difficoltà nel convertire i caratteri cinesi nei loro significati.
L'ipotesi dell'elaborazione fonologica tenta di spiegare perché la dislessia si verifichi in un'ampia varietà di lingue. Inoltre, la relazione tra la capacità fonologica e la lettura sembra essere influenzata dall'ortografia.
Manifestazione della dislessia
La dislessia si può presentare in modalità molto diverse da soggetto a soggetto. Di seguito vengono presentate le caratteristiche più comuni relative alla decodifica della singola parola o del testo scritto. Queste possono non essere tutte presenti contemporaneamente.
"Scarsa discriminazione di grafemi diversamente orientati nello spazio"Il soggetto mostra chiare difficoltà nel discriminare grafemi uguali o simili, ma diversamente orientati. Egli, ad esempio, confonde la "p", la "b", la "d" e la "q"; la "u" e la "n"; la "a" e la "e"... Nello stampato minuscolo (con cui è scritta questa pagina e tutti i testi dei libri scolastici) sono molte le coppie di grafemi che differiscono rispetto al loro orientamento nello spazio, per cui le incertezze e le difficoltà di discriminazione possono rappresentare un impedimento alla lettura. "Scarsa discriminazione di grafemi che differiscono per piccoli particolari"Il soggetto mostra difficoltà nel discriminare grafemi che presentano somiglianze. Egli, ad esempio, può confondere la "m" con la "n"; la "c" con la "e"; la "f" con la "t"; la "e" con la "a"... questo succede specialmente se si tratta di una scrittura in corsivo o in script. "Scarsa discriminazione di grafemi che corrispondono a fonemi sordi e fonemi sonori"Il soggetto mostra difficoltà nel discriminare grafemi relativi a fonemi con somiglianze percettivo-uditive. L'alfabeto è composto di due gruppi di fonemi: i fonemi sordi e i fonemi sonori, che risultano somiglianti tra loro, per cui anche in questo caso l'incertezza percettiva può rappresentare un ostacolo alla lettura. Le coppie di fonemi simili sono le seguenti: {| style="width:100px; height:200px; background:transparent; color:black; cellpadding="4" border="0" |- align="center" | F | V |- align="center" | T | D |- align="center" | P | B |- align="center" | C | G |- align="center" | S sorda | S sonora
"Difficoltà di decodifica sequenziale"Leggere nella lingua italiana richiede al lettore di procedere con lo sguardo in direzione sinistra-destra e dall'alto in basso; tale processo appare complesso per tutti gli individui nelle fasi iniziali di apprendimento della lettura ma, con l'affinarsi della tecnica, la difficoltà diminuisce gradualmente fino a scomparire. Nel soggetto dislessico, invece, talvolta ci troviamo di fronte a un ostacolo nella decodifica sequenziale, che può essere data da due fattori, spesso presenti contemporaneamente: i "saltelli" oculari Normalmente per leggere si muove lo sguardo "a saltelli" sul rigo da destra a sinistra, ogni fissazione include circa 4 caratteri, tra un saltello e l'altro passano circa 240 millisecondi. Talvolta si fa qualche marcia indietro, alla fine del rigo si sposta lo sguardo all'inizio del rigo successivo. Si decodifica il significato durante le pause. Per questo la velocità di lettura è influenzata dalla frequenza d'uso delle parole, dalla complessità generale del testo, dall'interpretazione di ciò che si è letto immediatamente prima, ecc. Nei dislessici i saltelli sono molto più lenti e meno "flessibili". Proprio come capita ai balbuzienti… Spesso i ragazzi dislessici hanno difficoltà nella percezione dell'orientamento delle linee, o nell'identificazione delle differenze in stimoli simmetrici… pur avendo una normale acuità visiva. o la mancanza del concetto di orientamento (di sé, del grafema e della parola) nello spazio. Per cui si manifestano con elevata frequenza i seguenti errori: Omissione di grafemi e di sillabeIl soggetto omette la lettura di parti della parola; può tralasciare la decodifica di consonanti (ad esempio può leggere "fote" anziché "fonte"; oppure "capo" anziché "campo"...) o di vocali (può leggere, ad esempio, "fume" anziché "fiume"; "puma" anziché "piuma"...) e, spesso, anche di intere sillabe (può leggere "talo" anziché "tavolo"; "paro" anziché "papavero"...). In alcuni casi capita che questi soggetti leggano la prima parte della parola, mentre la seconda se la inventino o immaginino (vedi "Prevalenza della componente intuitiva", subito sotto). Salti di parole e salti da un rigo all'altroIl soggetto dislessico presenta evidenti difficoltà a procedere sul rigo e ad andare a capo, per cui sono frequenti anche "salti" di intere parole o di intere righe di lettura. Inversioni di sillabeSpesso la sequenza dei grafemi viene invertita provocando errori particolari di decodifica della sillaba (il soggetto può, ad esempio, leggere "li" al posto di "il"; "la" al posto di "al", "ni" al posto di "in"...) e della parola (può leggere, ad esempio, "talovo" al posto di "tavolo"...).