Quello che segue è un elenco delle chiese esistenti o esistite a Rieti.
Cattedrale di Santa Maria Assunta
Sant'Agnese
La chiesa e l'annesso monastero domenicano di Sant'Agnese si trovano nella via omonima, traversa di via Cintia. Il monastero è ancora oggi abitato dalle monache.
La costruzione del complesso iniziò nel 1249, con la prima pietra posta dal vescovo di Rieti Rainiero III, e terminò nel 1256.. Chiesa e monastero si trovavano in posizione diversa da quella attuale, fuori da Porta Cintia, e furono consacrati il 21 novembre 1259 dal vescovo Tommaso..
La notte del 20 agosto 1494 un'orda di migliaia di invasori provenienti da Spoleto mise a ferro e fuoco la campagna reatina e, arrivata a Sant'Agnese, uccise 17 monache bruciando la chiesa e il monastero.. Il complesso dovette essere ricostruito; stavolta fu scelto di collocarlo all'interno della cinta muraria, presso la casa natale della Beata Colomba che viveva da tempo a Perugia e ne aveva concesso la donazione alle monache. I lavori per la ricostruzione del complesso iniziarono nel 1499 ed ebbero termine nel 1545..
L'aspetto attuale della chiesa risale al 1748, quando viene totalmente rimodernata.
Sulla facciata l'unico elemento notevole è il portale, che sembrerebbe provenire dalla chiesa duecentesca distrutta nel 1494, sopra il quale si apre una lunetta con un affresco della Vergine attribuito a Bartolomeo Torresani.
L'interno della chiesa è in stile barocco. L'altare maggiore, decorato con colonne tortili, ospita il dipinto la Madonna del Rosario, Sant'Agnese, la Beata Colomba e Sant'Elena di Emanuele Alfani (1750). L'Alfani è autore anche dell'affresco La Vergine e la Beata Colomba in gloria, sul soffitto,. di sei ovali che rappresentano Santa Caterina d'Alessandria, Santa Barbara, la Maddalena, San Vincenzo Ferreri, San Francesco e San Giuseppe e di un dipinto raffigurante San Domenico (1751).
Basilica minore di Sant'Agostino
Sant'Antonio Abate
Sant'Antonio al Monte
La chiesa e l'annesso convento di Sant'Antonio al Monte si trovano appena fuori dall'abitato, arroccati sul colle San Biagio, ai cui piedi sorge il quartiere del Borgo. Dista circa cinquecento metri dalla Porta Sant'Antonio che un tempo delimitava e proteggeva il Borgo, e si raggiunge salendo per via Borgo Sant'Antonio oppure risalendo a piedi un ripido pendio costeggiato da due file di edicole della Via Crucis risalenti al XVIII secolo, decorate da formelle in terracotta. Nonostante la modesta elevazione del colle (440 metri contro i 390 del Borgo) il convento domina l'intera città di Rieti, da cui è sempre visibile guardando verso sud, e dalla sua posizione si gode di un suggestivo panorama di Rieti della Piana Reatina.
Gli ambienti del convento si snodano attorno a due chiostri principali in stile rinascimentale. La chiesa è a navata unica. Al suo interno si trovano sei piccole cappelle laterali, decorate con stucchi di Michele Chiesa di Como: nella seconda a sinistra si trovano le due tele ovali raffiguranti Santa Margherita da Cortona e Santa Giacinta Marescotti di Andrea Casali; nella terza a sinistra si trova l'affresco La Vergine, la Maddalena e San Giovanni Evangelista (1652) di Vincenzo Manenti, sul quale è adagiato un crocifisso ligneo quattrocentesco. Ma la più ricca delle sei cappelle è quella dell'Immacolata Concezione, che ospita l'omonima tela (1697 circa) di Antonio Gherardi. Nel coro è collocata la tela raffigurante San Rocco, unica opera nota di Domenico Niccoli, figlio del pittore fiorentino Lattanzio Niccoli. Sotto l'altare maggiore sono collocate le spoglie di San Vittorio martire, che vi furono traslate nel 1703 dalla catacomba di Calepodio.
La chiesa, dedicata a Sant'Antonio di Padova, ha la sua origine nell'antica devozione della città per il santo (che da secoli si manifesta nella Processione dei Ceri). La costruzione del complesso fu autorizzata da papa Sisto IV nel 1474.. La chiesa in origine era molto semplice, con un tetto a travatura scoperta ed una finestra circolare sulla facciata. Il convento era utilizzato come infermeria e come casa di studio. Degli importanti interventi di ampliamento e ristrutturazione avvennero a metà del seicento, e nel 1692 furono costruite le sei cappelle laterali. Nel 2000 gli ultimi frati sono stati trasferiti dal convento, che è stato riorganizzato in oasi francescana ed è utilizzato per l'accoglienza di pellegrini.
San Benedetto
La chiesa e l'annesso monastero di San Benedetto si trovano in via Nuova, nel quartiere Porta d'Arci. Attualmente l'edificio è sede della "Moschea della Pace" e gestito dalla comunità islamica reatina.
Chiesa e monastero di San Benedetto sorsero nei primi anni del Trecento in una zona di recente espansione urbanistica, dovuta all'ampliamento delle Mura di Rieti con la costruzione della più ampia cinta muraria medievale. Secondo alcuniPrincipalmente Pier Luigi Galletti, in Memorie di tre antiche chiese di Rieti, Roma, 1765. Questa interpretazione è supportata dal fatto che l'altare maggiore di San Benedetto sia dedicato a San Benedetto e a Sant'Agata. il complesso sorse sulle rovine (o perlomeno nei pressi) dell'antica Basilica di Sant'Agata ad arces, chiesa la cui esistenza è attestata dalla fine dell'VII secolo. All'inizio del Cinquecento si ha notizia di una radicale ricostruzione della chiesa e del monastero.. L'aspetto attuale della chiesa risale ad un'ulteriore rifacimento del 1720. Il monastero fu ceduto al comune di Rieti l'8 febbraio 1872 e nel 1885 fu adibito a convitto femminile..
L'interno della chiesa è in stile barocco ed il dipinto più rilevante che ospita è San Benedetto che calpesta l'idolatria del pittore reatino Emanuele Alfani (1774), autore anche dei tondi che raffigurano Santa Scolastica, Santa Geltrude, la Beata Colomba, Santa Cunegonda, Santa Giustina e Santa Barbara. Sull'altare maggiore si trova lo stucco L'incoronazione della Vergine, sull'altare sinistro la tela La nascita della Vergine (prima metà del Settecento) e sull'altare destro la tela Il martirio di Sant'Agata del Gianfilippi. La cantoria e l'organo sono in legno dorato e risalgono al 1720. La campana della chiesa è molto antica e reca un'iscrizione gotica che ne data la fusione al 1304.
San Carlo La chiesa di San Carlo oggi non è più esistente.
Santa Caterina
La chiesa e l'annesso monastero benedettino di Santa Caterina si trovano in via Garibaldi, quasi di fronte alla chiesa di San Giuseppe. Il convento ha l'ingresso in via Santa Caterina n. 1, traversa di via Garibaldi, ed è oggi sede di una scuola paritaria (materna, elementare e media) gestita dalle suore oblate del Bambin Gesù.
Il complesso di Santa Caterina fu costruito a metà del Trecento, in sostituzione di un più antico monastero benedettino - sempre intitolato a Santa Caterina - di cui le monache avevano chiesto l'ampliamento.. I lavori furono autorizzati dal vescovo Biagio nel 1348 ed erano già conclusi nel 1363. Nel 1521 il vescovo Pompeo Colonna unì i monasteri di Santa Caterina, San Benedetto e Santa Scolastica.
Il suo aspetto attuale risale a fine Seicento, quando il complesso fu completamente ricostruito: i lavori per il monastero iniziarono nel 1647 e quelli della chiesa nel 1674; quest'ultima fu benedetta nel 1679 e consacrata il 28 ottobre 1681 dal vescovo Ippolito Vincentini.
Sul finire del Settecento il monastero fu soppresso. Nel 1808 i suoi beni furono incamerati da vari enti ecclesiastici (l'orfanotrofio, le maestre pie, le suore oblate Bambin Gesù e il Seminario di Rieti), l'edificio fu trasformato in istituto scolastico e affidato alle suore oblate del Santo Bambino Gesù, tuttora presente come scuola paritaria materna, elementare e media.
All'interno della chiesa si trova il dipinto Il martirio di Santa Caterina d'Alessandria (1591), cominciato da Tobia Cicchini dell'Aquila, e concluso dopo la sua morte da Giovan Antonio Torelli. Sull'altare dedicato alla trasfigurazione si trova la tela omonima (1595) di Giovanni Giacomo Pandolfi da Pesaro, e il quadretto della Madonna addolorata, copia di un'opera di Carlo Dolci. Altro dipinto ospitato nella chiesa è La Madonna delle grazie tra San Benedetto e Santa Scolastica, risalente a fine Seicento. Nella legnaia della chiesa è conservato un affresco del Quattrocento che rappresenta Gesù crocifisso tra le due Marie, San Giovanni e Santa Caterina..
Santa Chiara
La chiesa e l'annesso monastero di Santa Chiara (già Santo Stefano) si trovano nella via omonima, che costituisce la parte iniziale di via San Francesco, a breve distanza da via Garibaldi. Il convento ospita tuttora delle monache clarisse, ed è sede di una mensa per i poveri.
Le origini del complesso risalgono al 1289 quando papa Niccolò IV, che in quel periodo aveva fatto di Rieti la sede papale, eresse presso la chiesa di San Francesco l'ordine delle terziarie francescane secondo la regola di Elisabetta d'Ungheria. Con questo atto il papa esaudì la richiesta di quattro nobildonne reatine che avevano chiesto di potersi ritirare a vita monastica ed ebbero in concessione anche la casa natale del beato Angelo Tancredi.
Le religiose presero il nome di monache di Santa Chiara ed erano colloquialmente dette "bizzoche". Alla divisione dell'ordine tra osservanti e conventuali, deliberarono il passaggio agli osservanti. Fino al Cinquecento le monache ebbero la libera uscita, ma su loro richiesta Gregorio XIII le dichiarò pienamente monache del terz'ordine obbligandole alla clausura.
Inizialmente per le funzioni religiose le monache utilizzavano la chiesa di San Francesco, ma dopo qualche anno grazie alle elemosine e ai lasciti dei benefattori riuscirono a costruire presso la casa una piccola chiesa, che dedicarono a Santo Stefano in ricordo di un terreno a loro donato, chiamato "tenuta di Santo Stefano".
A metà del Quattrocento la chiesa fu ricostruita con dimensioni maggiori.. Ma anche la nuova chiesa divenne presto insufficiente, e grazie alla cospicua donazione concessa nel 1566 dal morente dottor Paolo Buonamici di Casperia si poté provvedere ad ampliarla ulteriormente. I lavori iniziarono nel 1567 e terminarono nel 1570; nel 1594 fu consacrata dal vescovo Giulio Cesare Segni.
Nel febbraio 1872 chiesa e convento furono cedute al Comune di Rieti.. Successivamente il complesso tornò alla diocesi e nel 1930 la chiesa fu completamente restaurata.
All'interno della chiesa si trova un monumento al benefattore Buonamici e l'altare della Madonna della neve, con un quadro a sugo d'erba del Settecento di scuola romana. Vi si trovava anche un bassorilievo in pastiglia considerato miracoloso che rappresentava la Vergine col bambino, originario della chiesa più antica e trasportato in quella nuova nel 1601; oggi si trova al Museo civico.
San Domenico
San Donato
La chiesa di San Donato si trova nel quartiere di Porta Cintia, con la facciata su via Cintia ed il fianco destro in via San Donato. Attualmente è sconsacrata ed è sede di un negozio di ottica.
La prima notizia della chiesa risale all'anno 1153.. Nel Quattrocento la chiesa fu frequentata dalla beata Colomba, che abitava nelle vicinanze, e si racconta che proprio qui una mattina, essendo il prete in ritardo, essa abbia ricevuto l'eucaristia per mano di un angelo.
Nel 1560 l'altare maggiore risultava essere dedicato a San Donato ed era presente un solo altro altare, dedicato alla Vergine.. Nel 1661, in seguito all'epidemia di peste che aveva colpito la città nel 1657, il vescovo di Rieti Odoardo Vecchiarelli istituì una confraternita di secolari intitolata alla beata Colomba, protettrice dalla peste, che aveva sede in San Donato.. In questa occasione fu eretto nella chiesa un terzo altare dedicato alla Beata Colomba.