San Berillo (San Birillu in dialetto catanese) è un quartiere della zona centrale di Catania, facente parte della I Circoscrizione, (già I Municipalità, quella del Centro Storico) comprendente anche i quartieri Angeli Custodi, Antico Corso, Civita, Fortino, Giudecca e San Cristoforo.

Origini del Toponimo Il quartiere è dedicato a san Berillo di Catania, originario di Antiochia di Siria, fondatore della comunità cristiana catanese e primo vescovo dal 42 d.C., che secondo la tradizione fu inviato a Catania da san Pietro apostolo in persona e lì morì martire.

Geografia Il quartiere confina a nord con San Gaetano alle Grotte, a est con Santissimo Sacramento Ritrovato, a sud con Agnonella, a sud-ovest con Santa Teresa e San Michele Arcangelo ai Minoriti o Quattro Canti - Piano della Sigona e a nord-ovest con Spirito Santo.

Spesso alcuni di questi sono quartieri che vengono considerati un tutt'uno con San Berillo nell'immaginario dei catanesi, data la storica contiguità del tessuto urbano, e soprattutto "San Gaetano alle Grotte" e "Santissimo Crocifisso della Buona Morte", che sono stati infatti proprio quelli effettivamente colpiti dal suo Sventramento avvenuto negli anni cinquanta, più di San Berillo propriamente detto.

Storia Dopo il terremoto del Val di Noto del 1693, che rappresentò una cesura nella storia urbanistica della città, si avviò la ricostruzione di Catania, orientando l'asse viario principale nord-sud dell'abitato, verso l'Etna, cioè appunto via Etnea, e ponendo nell'incrocio dei cosiddetti "Quattro Canti" il fulcro della riedificazione.

San Berillo era un antico quartiere del centro storico di Catania, , esso sorse durante la ricostruzione della città ma non era incluso nelle mura di cinta cinquecentesche di Carlo V d'Asburgo ed era in particolare il quartiere a luci rosse della città. A seguito dello spostamento verso nord e verso est del centro di Catania, il quartiere perse importanza fino ad essere abbandonato a se stesso.

Il quartiere prendeva corpo ad est di via Etnea, da piazza Stesicoro fino alla zona dell’Armisi, considerata impropriamente facentegli parte, nella quale sorgerà la Stazione Ferroviaria Centrale nel 1869: nel XIX secolo si pensò di collegare questi due punti della città, ma, fino alla metà del secolo successivo, non venne realizzata alcuna opera del genere in tal sensoGiuseppe Arcidiacono, San Berillo di Catania: da centro a periferia, in Architettura&Città n°2 - Società, identità e trasformazione, ed. Di Baio, 2007, ISBN 8874990952 p. 87-92. Per questo motivo si pensò ad un eventuale "sventramento", giustificandolo appunto col voler collegare queste due parti di Catania con un'unica grande arteria viaria (il futuro Corso Sicilia), ma anche col voler risanare una parte della città ormai degradata, e, più in là, col concentrarci magari dei servizi bancari, finanziari e commerciali: di queste motivazioni, al di là dell'essere dei palesi pretesti, solo la prima è sembrata la più plausibile.

Nel 1882 fu affidato a Bernardo Gentile Cusa il compito di progettare il risanamento del quartiere, in modo da farci passare il viale che avrebbe dovuto collegare i due punti citati prima. Nel 1888, così, si avviò il primo Piano regolatore pel risanamento e per l'ampliamento della città di Catania.

Nel 1904 gli scavi archeologici dell’anfiteatro romano in piazza Stesicoro, diretti da Filadelfo Fichera, rappresentarono un primo accenno di programma archeologico, edilizio e sanitario per San Berillo. Invece, dall'altra parte, il "Grande Albergo", nel lato sud di piazza Giovanni Falcone, l'ex "piazza Alfredo Cappellini", risultava l'unico edificio di rilievo, mentre il resto del quartiere era costituito da case basse terranee e da un'urbanizzazione caotica e fittissima. A questo punto, l'impulso commerciale dello zolfo, avente scalo alla Stazione Centrale, fu un altro dei fattori che indirizzò i notabili catanesi verso l'ipotesi dello sventramento: obiettivi principali furono infatti anche, oltre a quelli menzionati prima, l'afflusso e il deflusso dalle stazioni, la circolazione di aria e luce diurna, l'abbattere i vicoli infetti (nel 1911 un'epidemia di colera causò molti morti) e l'isolare i grandi edifici e i monumenti.

Si susseguirono perciò una serie di progetti di piani di sventramento: nel 1913 un piano di demolizione radicale; un altro piano nel 1927; i progetti Alfa 1932 di Piccinato, Guidi e Marletta e S.P.Q.C. di Mancini, Paternò e Severino, confluiti nel "Piano Regolatore Generale" del 1934; tutti però senza risultati concreti effettivi. Lo scoppio della Seconda guerra mondiale fece riprendere in considerazione il vecchio progetto di sventramento dopo i bombardamenti, in particolare dal 1947 in poi.

Lo Sventramento di San Berillo, cominciato effettivamente a partire dal 1957, non fu comunque portato a termine interamente: infatti, a metà dell'arteria viaria di Corso Sicilia fu costruito un palazzo che di fatto divise questa strada ricavata in 2 parti, rendendo questi corsi paralleli fra loro ma solo in linea d'aria, e fu realizzata anche una piazza ad ovest di tale palazzo, cioè piazza della Repubblica. Infine, gli stessi abitanti sfollati del quartiere, vennero spostati in dei nuovi quartieri semiperiferici creati ad hoc, Nesima, Curìa e soprattutto San Leone, noto per questo anche come "San Berillo nuovo" C'è da dire, quindi, che lo sventramento, per quanto forse potesse essere inevitabile, ha indubbiamente determinato una ferita nel volto di Catania, lasciando un vuoto ancora visibile nel tessuto urbano e distruggendo tante attività lavorative e realtà artigianali importanti per l’economia della città, oltre a generare un contenzioso tra gli ex proprietari delle aree interessate e il Comune di Catania.

Stato attuale Dei primi interventi per rendere vivibile San Berillo sono stati fatti già verso il primo mandato del sindaco Enzo Bianco, verso la fine della prima repubblica, come la piazzetta che oggi è intitolata a Goliarda Sapienza. Più recentemente il quartiere sta avendo un nuovo volto, grazie a giovani imprenditori che hanno deciso di rivalutarne l'immagine investendo in locali e zone d'interesse culturale, i quali attirano quotidianamente la curiosità dei turisti e degli stessi catanesi che godono di questa ritrovata bellezza, nonostante ci sia ancora molto da fare per ristrutturare interamente San Berillo. Inoltre, è molto presente qui la comunità Senegalese e Gambiana di Catania, i cui membri sono residenti o in affitto nelle abitazioni del quartiere.

Note

Voci correlate Sventramento di San Berillo

Categoria:Quartieri di Catania Categoria:Quartieri a luci rosse