La Congregazione della Misericordia Maggiore (dal 2004 ha assunto la forma giuridica di Fondazione MIA) è una fondazione di stampo cattolico, senza fine di lucro, con sede nella città di Bergamo e che opera negli ambiti caritativo, assistenziale e culturale.
Storia Le origini
Nel Medioevo il termine misericordia aveva un significato molto importante, era inteso come l'unione di due ideali che erano la misericordia e la giustizia a cui bisognava ispirarsi. I due concetti venivano pure citati sui muri delle abitazioni quali monito di virtù a cui ispirarsi nella vita quotidiana. Il Duecento fu un periodo di grande risveglio evangelico che portò alcuni laici ad approfondire l'esperienza cristiana senza far parte di ordini religiosi, ma contribuendo in varie forme assistenziali e di mutuo soccorso. La congregazione scelse, come altre in tutta Italia, l'immagine della Madonna quale figura di riferimento.. Furono molte le congregazioni che nacquero a Bergamo nel XIII secolo. Indicata nel 1135 la presenza di luoghi pii di misericordia che dovevano essere si sostegno alle famiglia bisognose, anno in cui fu approvata la riedificazione della chiesa di Santa Maria Maggiore:
LOpera Pia Misericordia Maggiore venne fondata a Bergamo nel 1265, poi solo MIA, con l'apporto dei personaggi di maggior rilievo nel contesto bergamasco del tempo e da Pinamonte da Brembate, frate appartenente all'ordine dei predicatori, e che morì l'anno successivo alla fondazione, ed è il primo indicato nell'elenco dei membri, egli scrisse il primo ordinamento detto Regola. La scrittura latina riporta molte parole abbreviate, a questo si rifà il termine MIA che sta per m(isericor)ia. Nascerà quindi con il termine completo di Misericordia per diventare successivamente solo MIA.Nel Medioevo furono moltissime le congregazioni della Misericordia che censite in una confederazione nazionale risultano essere almeno seicento
Pinamonte non fu il solo fondatore, ma sicuramente l'esaminatore, colui che doveva controllare la rettitudine dei nuovi iscritti, per primo è inserito nell'elenco degli uomini associati, elenco andato perduto, mentre quello della iscritte femminili, ancora visionabile, riporta quasi un migliaio di iscritte.. I fondatori furono molti: cun auctoritate et voluntate nella figura del vescovo Erbordo, che ne autorizzò la fondazione dando la prima indulgenza,Questo fa ritenere che da subito si voleva che avesse una riconoscenza pubblica com voluntate et consilio identificabili nei prelati più importanti della cattedrale vincenzina come l'arcidiacono Guiscardo poi vescovo,Il vescovo Guiscardo concesse l'indulgenza il 27 dicembre 1276 ai nuovi membri della fondazione l'arciprete Bertolotto, e alcuni laici, per questo ben accolta sia dal capitolo di San Vincenzo che da quello di Sant'Alessandro in Colonna..
Pinamonte, coadiuvato dal vescovo Algisio da Rosciate prima, il quale fondò nel 1253 la Milizia della Santa Croce, e dal vescovo Erbordo poi, suo confratello, scrisse la prima stesura dell'ordinamento, raccolto in dieci capitoli detti Regula del pio consorzio, e conservato presso la biblioteca civica di città alta.
La Regola o Ordinamento riporta nel proemio.:
Gli ideali della fondazione furono da subito molto seguiti, lo si può vedere anche nei dipinti presenti in quel periodo, come la raffigurazione del beato Alberto di Villa d'Ogna nella chiesa di San Michele al Pozzo Bianco personaggio dedito a opere di carità e assistenza.Vi era un forte legame tra la fondazione e i personaggi che vivevano presso San Michele al Pozzo Bianco, era infatti questa la zona di Bergamo che presentava più iscritti vi era una raccomandazione nella regola dei confratelli di san Michele che invitava a iscriversi nella fondazione MIA
Questo prevedeva la lotta all'eresia che doveva essere esercitata sia tramite l'obbedienza al vescovo sia attraverso la testimonianza di fede praticata con azioni individuali e collettive volte all'assistenza e alla carità. Il tutto doveva svolgersi mediante la raccolta di fondi da effettuarsi tra i soci, i cui proventi sarebbero stati consegnati a quattro incaricati, detti canevari, che avrebbero provveduto a farli giungere ai destinatari, ovvero tutti coloro che versavano in condizioni economiche disagiate: emarginati, vedove, orfani, malati ed infermi, che ricevevano aiuti volti alla loro sussistenza, ma anche attenzioni morali.
La congregazione si riuniva ogni due settimane presso la chiesa di San Vincenzo al fine di raccogliere le elemosine tra i confratelli, appartenenti per lo più a ceti elevati, e di ascoltare le predicazioni. Era presieduta da un organo di governo laico facente capo ad un ministro, coadiuvato da dodici consiglieri eletti mediante un meccanismo che ne garantiva l'alternanza. A questi si aggiungeva anche il partone, figura scelta tra i canonici del duomo, che aveva la funzione di far rispettare la regola della congregazione e di regolare i rapporti con le autorità.. Nel tempo furono ben 130 le congregazioni della Misericordia indipendenti sul territorio di Bergamo, come indicato nell'elenco redatto da Angelo Roncalli ricostruito delle relazioni delle visite pastorali di san Carlo Borromeo nel 1575 nella diocesi di Bergamo.
Il Medioevo In età comunale, dalla seconda metà del XII secolo, il comune di Bergamo era caratterizzato dal conflitto tra popolo e aristocratici. Dai primi decenni del Duecento, il comune era governato dalla parte popolare, in particolare modo dalla Società del popolo, che aveva tra i principali esponenti la famiglia guelfa dei Rivola, mentre il partito aristocratico era guidato delle famiglie ghibelline Suardo e Colleoni. In questo contesto fatto di lacerazioni e divisioni, la MIA riuscì a far convivere al proprio interno elementi, laici ed ecclesiastici, appartenenti a fazioni opposte e di differente estrazione culturale e sociale, rendendosi di fatto un'istituzione super partes.
A Castel Goffredo, in provincia di Mantova, nel 1288, sorse una congregazione chiamata Congregazione della Misericordia di Santa Maria e Sant'Erasmo che si rifaceva alla Congregazione della Misericordia Maggiore di Bergamo. Ebbe la sua sede nella Chiesa di Santa Maria del Consorzio. Nel Trecento erano molti i beni e i possedimenti della MIA che ritenne di dover incaricare un notaio di fiducia che sapesse tenere l'inventario dei beni, fu quindi nominato Girardo Soiari. Di lui rimane testimonianza di grande fedeltà alla fondazione, non solo come notaio ma anche come associato; questi andava nelle case dei malati e degli appestati della peste del 1360, e raccoglieva le ultime volontà portando conforto incurante della malattia, venendo contagiato e morendo di peste, di lui rimane il primo inventario: bona et res immobilia, ficta et possesiones consorcii Misericordie Maioris domine Sancte Marie de Pergamo..
Dopo aver assorbito, nel 1305, il Consorzio del Santo Sepolcro o consorzio dell'ospedale di Astino, che confluì nella MIA portando in dote il Monastero di Astino e i terreni circostanti, noti come Valle di Astino, nel corso del XIV secolo la congregazione poté contare su un numero sempre maggiore di lasciti e acquisizioni che la portarono a garantirsi ingenti possedimenti fondiari nella pianura bergamasca, su tutti quelli presso Verdello minore e Boltiere. Quest'ultimo venne ottenuto tramite il lascito dei maestri Lorenzo e Giacomo de Apibus degli Artifoni di Almenno (risalente al 1337), che in cambio vincolava la congregazione a impegnarsi al fine di permettere ai ragazzi indigenti di accedere agli studi letterari e religiosi.
La fondazione MIA si trovò a gestire molte proprietà dovendo quindi provvedere a modificare l'organizzazione per evitare che vi entrassero ad amministrare interessi personali. L'8 marzo 1394 furono convocati gli iscritti in una assemblea extrastatutaria dove si decise che nessun consigliere poteva votare se stesso e i propri parenti, proibendo che fossero rieletti il ministro e i quattro canevari uscenti, diventando questi ben sette di cui uno generale. Questa decisione presa in modo tanto determinata fa presupporre che vi erano stati casi di interessi privati troppo evidenti. Serviva tornare all'originale progetto della fondazione MIA basata sulla carità. La nuova Regola fu scritta da un giudice.. Se nel primo secolo della fondazione vi era una massiccia presenza femminile, dal 1339 non fu più permesso alle donne di iscriversi.Se nell'intenzione della fondazione del 1265 c'era la volontà di permettere a tutti i bergamaschi di farne parte, questo porterà l'associazione a diventare comune alle altre, se non per la mole immensa di beni che doveva gestire.
Con il tempo anche il comune instaurò un rapporto sinergico con la MIA, tanto da garantirle il proprio appoggio politico-economico, delegandole funzioni nel campo della pubblica assistenza e della cosa pubblica. In tal senso un passo fondamentale si ebbe nel 1449 quando lo stesso comune di Bergamo, considerando il cattivo andamento economico della fabbrica della basilica di Santa Maria Maggiore, decise di affidare alla congregazione la conclusione dei lavori e la gestione della stessa. A questa situazione però si oppose il clero locale, in prima fila il vescovo Giovanni Barozzi, che chiese la revoca dell'assegnazione. La MIA si rivolse quindi alle massime autorità politiche ed ecclesiastiche del tempo, ottenendo l'appoggio sia della Repubblica di Venezia che di papa Niccolò V, il quale emise un'apposita bolla nella quale sancì l'autonomia della basilica e del consorzio dalla giurisdizione vescovile. Tuttavia nemmeno questo bastò per dirimere definitivamente la questione, tanto che la Congregazione decise di far demolire il battistero, opera di Giovanni da Campione, presente in Santa Maria Maggiore e di farlo riedificare nel vicino duomo, al fine di impedire al Vescovo di entrare nella basilica durante le sue visite pastorali.
Quindi la MIA affiancò alle mansioni caritatevoli e assistenziali anche quelle inerenti alla gestione della basilica stessa, che comportarono interventi di recupero e miglioramenti artistici. Le attività, in continua espansione, aumentarono al pari delle donazioni, tanto da costringere la MIA a trasferire la propria sede, originariamente collocata in zona Sant'Eufemia, nella vicinia di San Salvatore, in un edificio che poteva comprenderne tutte le funzioni. A partire dal 1460 si presentò un'altra disputa, questa volta con il condottiero Bartolomeo Colleoni, il personaggio più in vista della città in quegli anni. Questi decise, unilateralmente, di far demolire la sagrestia della basilica al fine di farvi costruire la sua cappella funebre, in seguito nota come Cappella Colleoni. La controversia si risolse qualche anno più tardi, con il Colleoni che fece ricostruire, a sue spese, una nuova sagrestia in posizione dislocata rispetto alla precedente, e donò una cospicua somma alla congregazione.
L'età moderna Il Quattrocento vide la città e il territorio di Bergamo particolarmente colpito dalle lotte tra i guelfi e i ghibellini fino alla prima metà, nonché, pur se la dominazione veneta era stabilita in città, vi era ancora molto interessamento da parte dei Visconti di Milano. Malgrado tutto questo la fondazione MIA continuò la sua attività caritativa. Nel 1498 fu redatto il nuovo statuto. Esso aboliva completamente le assemblee plenarie, sostituendole con incontri tra i componenti di un direttivo. I membri di quest'organo erano figure, portanti il titolo di presidenti, parte delle più importanti famiglie presenti nell'amministrazione comunale.