Lo storicismo (o istorismo,.. termini entrambi derivati dal tedesco Historismus) è un approccio tipico della filosofia della storia che nasce nella cultura romantica tedesca, per sottolineare la natura storica e progressiva della realtà e dell'esistenza umana, ritenendo che il significato di ogni evento vada ricondotto allo specifico momento storico ed ambientale in cui si produce, non a verità extra-temporali.

Esso quindi vede la storia del mondo come un movimento dinamico e incessante, connotato da una successione sempre diversa di esperienze e manifestazioni dello spirito umano, ma che non hanno un andamento lineare, bensì sono generalmente rappresentabili come un circolo oppure una spirale ascendente, in continuo sviluppo, del quale cerca di scoprire le leggi.«... con questo di più che quel circolo è stato rischiarato dall'idea complementare del perpetuo avanzamento ed elevamento dell'umanità attraverso il percorso necessario, o, secondo l'immagine che piacque al vostro Goethe, del suo "corso a spirale". Questa idea è il fondamento della nostra fede nella ragione, nella vita e nella realtà» (Benedetto Croce, da una lettera ad Albert Einstein del 28 luglio 1944, cit. in )

I primi autori che hanno presentato un simile modello storicistico sono Johann Gottfried Herder nel mondo tedesco e Giambattista Vico in quello latino,Georg G. Iggers, Historicism: The History and Meaning of the Term, "Journal of the History of Ideas", Vol. 56, 1995, pp. 129-152. ma è soprattutto Hegel ad averne dato una piena elaborazione nell'ambito della cultura idealistica del primo Ottocento.

In seguito lo storicismo è passato a designare un movimento filosofico e storiografico sorto in Germania tra il XIX e il XX secolo, che rivendicava la preminenza del metodo storico su quello delle scienze naturali, ma sono diversi i significati che sono stati attribuiti al termine, spesso discordanti, essendo stato applicato all'ambito giuridico, a quello economico, alla storiografia di Niebuhr e Ranke, a uno stile architettonico, all'escatologia cristiana ecc.

In Italia Benedetto Croce fu il massimo esponente di questo indirizzo filosofico per la sua formulazione in senso idealistico, che egli preferiva denominare «storicismo assoluto». Nel post-strutturalismo americano si usa il termine «nuovo storicismo» per indicare una posizione storicista della critica letteraria, tendente a distinguersi dalla precedente «nuova critica» che a sua volta attingeva a Croce.

Diffusione e accezioni del termine

Il primo autore ad aver impiegato il termine sembra il poeta romantico Novalis,"(Eine gelegenheitliche Ursache ist Reitz) Fichtes System. Kants System. Chymische Mlethode. - Phisicalische - mechanische mathematische Methode etc. System d(er) Anarchie - Demokratie - Aristokratie - Monarchie. Artistiche Methode - artistiches System. D(as) Confusions System/Mystizism. Historism Etc.", in F. Novalis, Schriften, Vol. III, Das philosophischen Werk II, a cura di R. Samuel, H.J. Mähl, G. Schulz, Stoccarda 1968, p. 446. che parla tuttavia di historism senza alcuna attribuzione del significato che gli verrà dato in seguito.Fulvio Tessitore, Nuovi contributi alla storia e alla teoria dello storicismo, pag. 159, Edizioni di Storia e Letteratura, 2002.

In tedesco il termine Historismus fu adoperato per la prima volta in maniera consapevole da Karl Werner nel 1879, per attribuirlo a Giambattista Vico.K. Werner, Vico als Philosoph und gelebrter Forscher, Vienna, 1879.

La diffusione del termine è dovuta poi soprattutto agli studi di Ernst Troeltsch,Lo storicismo e i suoi problemi, (tre volumi), Napoli, Guida, 1993 (ed. or. Der Historismus und seine Probleme, 1922) e di Friedrich Meinecke.Le origini dello storicismo, Firenze, Sansoni, 1954 (ed. originale Die Entstehung des Historismus, 1936).

Il significato con cui venne usato fa riferimento in ogni caso alle epoche e ai pensatori che a partire dal Romanticismo hanno dato avvio a una nuova concezione della storia, che ha costituito un'autentica rivoluzione nel pensiero europeo, rispetto alle teorie sociali e politiche dei secoli precedenti.

Lo storicismo romantico

Fu infatti in epoca romantica, in polemica con l'ugualitarismo cosmopolita dell'Illuminismo basato sugli schemi utopici di un'astratta ragione, che prevalse la tendenza a valorizzare le specificità storiche dei singoli popoli, con le loro peculiari vicende, tradizioni e identità, dopo che la Rivoluzione francese era degenerata nelle stragi del Terrore, e il periodo napoleonico aveva convertito gli ideali di libertà dei philosophes illuministi in una tirannide opprimente.

Si recuperò in particolare una concezione provvidenzialista della storia, secondo cui è la Provvidenza a guidare, in maniera occulta e indecifrabile, gli eventi, sicché tutto ciò che avviene, anche se in apparenza negativo, acquistava un valore di per sé. Accanto ad una visione progressista, in tal modo, lo storicismo romantico assumeva anche un atteggiamento tradizionalista e conservatore che non rinnegava gli aspetti talora più retrogradi della storia, come il Medioevo, guardati in una prospettiva finalistica e sovrannaturale.

La presa di coscienza che il progresso non segua un percorso lineare ma tortuoso, in cui si alternano avanzamenti e regressioni, condusse inoltre i Romantici alla riscoperta di Giambattista Vico (1668–1744), teorico di uno storicismo ciclico fatto di continui «corsi e ricorsi», contro il razionalismo di Cartesio ritenuto distruttore di quel «mondo ideale dei popoli che è nella storia» secondo le parole usate da Vico nella Scienza Nuova.Bianca Magnino, Romanticismo e cristianesimo: valori e problemi, pp. 161-2, Morcelliana, 1963.

In essa Vico avanzava appunto il progetto di una nuova scienza, sulla base dell'identità di verum (verità) e factum (fatto), tenendo conto che l'uomo può conoscere soltanto ciò che fa: dunque solo la storia, che è creata dall'uomo stesso, può essere oggetto di una tale scienza, non la natura che è una creazione di Dio. Ne consegue la necessità, per lo storico, di un approccio diverso da quello meccanicistico della fisica, di entrare nello spirito delle epoche passate ricreando le prospettive e gli atteggiamenti che le hanno informate, per poterle veramente capire.

In Germania, su posizioni simili, Johann Gottfried Herder (1744–1803) sosteneva che la natura umana non è statica, e dunque non può essere studiata sulla base di criteri astratti e immutabili, ma va compresa secondo i concetti dinamici dello spirito del popolo (Volksgeist) e del tempo (Zeitgeist),Thomas Klikauer, Hegel's Moral Corporation, pag. 33, Springer, 2016. in virtù dei quali essa cambia non solo tra individui appartenenti a popoli diversi, ma anche nel corso delle epoche.

Una comune insistenza su queste tematiche storiciste avvicinerà in seguito le filosofie di Vico e di Herder a quelle di Fichte, Schelling, Hegel, Marx, Cuoco, Spaventa, Spengler, Dilthey, Meinecke, Troeltsch.

Lo storicismo dialettico di Hegel e Marx

Lo storicismo viene quindi associato alla concezione della storia formulata dall'idealismo tedesco, soprattutto da Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770–1831). Rispetto all'idealismo di Fichte secondo cui la storia è come una semiretta rivolta indefinitamente verso l'Assoluto senza mai raggiungerlo, nella dialettica hegeliana ogni momento storico è espressione compiuta dell'Assoluto,Carlo Antoni, Michele Biscione, Lezioni su Hegel, 1949-1957, pag. 117, Bibliopolis, 1988.Anna Giannatiempo Quinzio, Il "cominciamento" in Hegel, pag. 195, Ed. di Storia e Letteratura, 1983. sebbene in maniera progressivamente cosciente di sè.

Anziché sussistere in una dimensione trascendente e astorica, la verità per Hegel scaturisce dalla storia stessa, attraverso un percorso dialettico e razionale, fatto di tesi contrapposte che trovano una sintesi ad un grado di coscienza superiore. Si tratta di un progresso che però non procede linearmente per gradi continui, ma attraverso il passaggio di ostacoli, necessari all'evoluzione. Hegel sosteneva infatti che lo Spirito era «in guerra con se stesso», e perciò doveva «superare se stesso come il suo ostacolo più formidabile».

Mentre secondo lo storicismo idealistico la storia è il luogo in cui si sviluppano e si manifestano dialetticamente le idee nella realtà, ed è quindi lo strumento principe della conoscenza più vicino alla filosofia,Ernst Troeltsch, Lo storicismo e i suoi problemi, vol. II, pag. 388, trad. it. a cura di Giuseppe Cantillo , Napoli, Guida Editori, 1989. secondo Karl Marx (1818–1883) invece la storia finora percorsa è stata lotta di classe, autoliberazione dell'uomo attraverso la dialettica. Per lui la storia (intesa come storia umana) è ancora il frutto di valori e movimenti in una dialettica triadica, da intendere però come risultato delle condizioni materiali che li generano, non considerandoli quindi come manifestazioni di uno Spirito assoluto e trascendente, ma conseguenze di realtà materiali strutturali. Questo tipo di storicismo applicato all'economia consiste quindi nel materialismo storico, sebbene sia questione ancora dibattuta se Marx sia da considerare uno storicista. In favore di questa tesi cfr. Livio Sichirollo, Marxismo come storicismo, Leo S. Olschki, 1963.

La logica con cui questa verità si rivela nella storia è per lo più vista come compresenza e funzionalità reciproca di progresso e rovina, in polemica con l'Illuminismo.

Lo storicismo tedesco In seguito lo storicismo è passato a designare un movimento filosofico e storiografico tedesco, sorto sull'onda del grande fiorire di studi storici che caratterizzò la Germania dopo la metà del XIX secolo, e che già aveva visto l'affermazione della scuola storica del giurista Savigny: pur contraria all'impostazione hegeliana, questa si opponeva alla codificazione di leggi statiche come quelle giusnaturaliste, sostenendo che il diritto dovesse nascere dallo spirito del popolo, e quindi seguirne lo sviluppo storico.

Il maggiore esponente dello storicismo tedesco fu Wilhelm Dilthey (1833–1911), il quale rivendicava la preminenza del metodo storico su quello positivistico delle scienze naturali (Naturwissenschaften), perché capace di studiare le idee e le istituzioni come entità organiche, nel loro divenire interiore, anziché farli derivare da processi deterministici. Adoperando le categorie trascendentali di Kant alle scienze dello spirito (Geisteswissenschaften), delle quali intendeva fondare l'autonomia, Dilthey si propose di compiere una «critica della ragione storica», sostenendo che i fenomeni storici andassero colti nella loro unica e irripetibile individualità, non ricorrendo a leggi universali: andavano quindi approcciati attraverso un'intima connessione capace di diventare «esperienza vissuta» (Erlebnis), che unisse il soggetto con la materia oggettiva di studio in un circolo ermeneutico.

Altri esponenti dello storicismo tedesco come Max Weber (1864–1920) attenuarono l'incompatibilità tra il metodo storico e quello delle scienze naturali, affermando la validità di talune generalizzazioni intese come «tipi ideali», ossia strumenti creati per accentuare unilateralmente alcuni aspetti di fenomeni storico-sociali, e poterli così comprendere meglio.

Anche Oswald Spengler (1880–1936) attinse dalle scienze naturali per descrivere la storia delle civiltà, concepite non più in un'ottica di progresso, ma come organismi viventi con un loro ciclo vitale. Con lui lo storicismo divenne una sorta di relativismo, perché i valori in apparenza assoluti portati avanti dalle società nel loro sviluppo, assumono invece un carattere relativo al di fuori del loro contesto. Il tema della decadenza, da lui affrontato nel Tramonto dell'Occidente (1922) si inseriva nel clima di incertezza conseguente alla prima guerra mondiale in cui lo storicismo cominciava ad apparire superato.