Gli affreschi di Palazzo Sampieri (poi Sampieri-Talon), a Bologna, sono un'opera pittorica realizzata da Annibale, Agostino e Ludovico Carracci.
Si tratta dell'ultima impresa collettiva dei tre artisti bolognesi.
Storia
L’intervento decorativo dei Carracci nel Palazzo Sampieri, sito in Strada Maggiore a Bologna, fu voluto da Astorre Sampieri, giovane abate di Santa Lucia di Roffeno e rampollo di una potente famiglia assurta al rango senatorio nel 1590Eugenio Riccomini, L'Ercole trionfante. I tre Carracci a Casa Sampieri, Bologna, 2006, pp. 9-38..
Astorre, da poco rientrato in città dopo aver ricoperto incarichi altrove, chiamò ad abbellire la sua dimora i tre cugini ormai artisti di grido a Bologna, affermatisi anche grazie al successo ottenuto dalle decorazioni di altre case nobiliari, come gli affreschi di Palazzo Fava (Storie di Giasone e Medea e Storie di Enea) e, ancor di più, di Palazzo Magnani (Storie della fondazione di Roma), il capolavoro collettivo dei Carracci.
A differenza di queste precedenti imprese, i tre pittori in Palazzo Sampieri non dipinsero un fregio – tipo di decorazione parietale assai diffusa a Bologna consistente nella realizzazione lungo le pareti di una stanza, immediatamente sotto il soffitto, di una sequenza di scene che sviluppano un tema narrativo e sono intervallate da elementi divisori detti termini – ma realizzarono, nei tre vani in cui operarono, tre grandi scene sulla volta di ogni stanza, raffigurate in sottinsù e, sempre uno per vano, tre sopra-camini (altro elemento decorativo molto in voga in città).
Non si conoscono le ragioni di questa scelta: forse fu Astorre Sampieri a voler qualcosa di diverso rispetto al modello decorativo più diffuso oppure gli ambienti da affrescare – con le volte piuttosto ribassate – non erano particolarmente adatti a un fregio.
Nessuno dei tre Carracci si era sino ad allora cimentato con la tecnica del sottinsù. Cionondimeno ne avevano sicuramente ampia cognizione essendo, Annibale ed Agostino in specie, conoscitori e ammiratori della pittura veneziana, ove questa particolare raffigurazione prospettica era molto diffusa nella decorazione dei soffitti di chiese e palazzi. In effetti, negli affreschi di Strada Maggiore sono stati colti dei rimandi ad esempi del Veronese e del Tintoretto (artisti che Agostino Carracci aveva personalmente conosciuto), tuttavia il precedente che senza dubbio ebbe maggiore influenza su questi lavori si trova ancora a Bologna negli affreschi di Pellegrino Tibaldi, realizzati a metà Cinquecento in Palazzo Poggi, allora raro (se non unico) esempio felsineo di sottinsùAnton W. A. Boschloo, Annibale Carracci in Bologna: visible reality in art after the Council of Trent, L'Aia, 1974, pp. 63-64..
È in particolare la raffigurazione di una danza di geni affrescata da Tibaldi nella volta di un piccolo ambiente di Palazzo Poggi (adiacente alla sala con il più noto ciclo con le Storie di Ulisse dello stesso pittore) che sembra essere stato il principale punto di riferimento seguito dai Carracci nella loro ultima prova collettiva.
Notevole complemento degli affreschi di Palazzo Sampieri sono le ricchissime cornici in stucco dello scultore Gabriele Fiorini, fidato collaboratore dei Carracci, da essi già chiamato a collaborare in altri cantieri e in particolare a Palazzo MagnaniNelle foto degli affreschi dei Carracci inserite in questa voce, conformemente alle regole sul copyright di Wikipedia, le cornici del Fiorini, trattandosi di opere non bidimensionali, sono state tagliate. Il lettore può comunque ammirarle sul sito del Warburg Institute o nelle foto che illustrano l'articolo di Valeria Castelli, Ercole, Cerere e Proserpina nel ciclo decorativo di palazzo Sampieri-Talon a Bologna, ampiamente citato nella presente voce..
Oltre agli affreschi, il Sampieri commissionò ai Carracci tre grandi tele, da collocare come sovrapporta in ognuna delle stanze oggetto della campagna decorativa, raffiguranti episodi evangelici in cui Cristo colloquia con delle donne: Cristo e la Samaritana al pozzo (di Annibale), Cristo e la Cananea (di Ludovico) e Cristo e l'adultera (di Agostino). Tutti e tre i dipinti si trovano oggi nella Pinacoteca di Brera a MilanoDonald Posner, Annibale Carracci: A Study in the reform of Italian Painting around 1590, Londra, 1971, Vol. II, nn. 77, 78 e 79, p. 33..
Nessuna fonte o documento noto comprova in modo diretto la datazione dell'impresa eseguita per l'abate Sampieri. Tuttavia un significativo termine ante quem è fornito da un'incisione - attribuita a Francesco Brizio o a un giovanissimo Guido Reni - tratta dalla Samaritana di Annibale (British Museum), che reca la data del 1595. La conclusione dell'intera campagna decorativa è stata di poco anticipata rispetto a tale termine dallo storico dell'arte Hans Tietze - in uno studio di inizio Novecento - che la colloca al 1593-1594. Proposta accettata in modo sostanzialmente unanime dagli studi successivi.
Stando a questa datazione, in Strada Maggiore i tre Carracci lavorarono per l'ultima volta insieme. Poco dopo la conclusione di questo lavoro, infatti, Annibale si trasferì a Roma dove rimase sino alla morte, Agostino lo raggiunse poco dopo per poi spostarsi nuovamente a Parma, dove morì, mentre Ludovico rimase a Bologna divenendo l'incontrastato caposcuola dell'ambiente artistico cittadino.
Descrizione
Protagonista degli affreschi di Palazzo Sampieri è Ercole cui sono dedicate quattro delle sei scene complessive. La presenza di Ercole nelle decorazioni cinquecentesche di dimore gentilizie è tutt'altro che rara (esempi se ne trovano a Palazzo Te a Mantova, a Villa d'Este a Tivoli, nel Palazzo Farnese di Caprarola per citare solo alcuni precedenti) ed è connessa all'affermarsi in epoca rinascimentale di una visione del semidio quale personificazione allegorica della virtù che sconfigge il vizio, a sua volta simboleggiato dalle tante creature mostruose che l'eroe sottomette nel corso delle sue fatiche.
Anche l'impresa decorativa dei Carracci da questo punto di vista non fa eccezione, comparendovi Ercole (specie nelle scene dei soffitti) chiaramente come esempio virtuoso.
Non casualmente pertanto diverse riprese dagli affreschi di Palazzo Sampieri si trovano nel Camerino Farnese, prima grande impresa artistica di Annibale Carracci a Roma, che è un'ulteriore raffigurazione - e tra le più significative iconograficamente - delle storie di Ercole come allegoria morale della vittoria del bene sul malePer l’analisi dell’iconografia del Camerino Farsene, ivi compresi i riferimenti agli affreschi Sampieri, si veda John Rupert Martin: Immagini della virtù: the paintings of the Camerino Farnese, in The Art Bulletin, vol. 38, n. 2, 1956, pp. 91-112. Lo storico è tornato sulla questione nella successiva monografia del 1965 The Farnese Gallery. Il capitolo III del volume è dedicato al Camerino..
Il precedente del Tibaldi in Palazzo Poggi, oltre alla già osservata influenza sull'inquadramento prospettico degli affreschi Sampieri, venne ripreso anche sul piano più strettamente stilistico. Le muscolose figure dei dipinti carracceschi, in primis quella di Ercole, sembrano infatti modellate sui giovani nudi del Tibaldi (a loro volta chiaramente di derivazione michelangiolesca), poggiati sui cornicioni illusionistici della sala, ove sono raffigurate le Storie di Ulisse, giovani atleti anch'essi scorciati in sottinsù.
Oltre al Tibaldi, tra gli altri possibili riferimenti dell'ultima prova congiunta dei Carracci è indicata anche una serie di ottagoni con temi tratti dalle Metamorfosi di Ovidio dipinti dal Tintoretto, nel 1541, per la decorazione del soffitto di un palazzo venezianoAnna Stanzani, Annibale frescante a Bologna nei palazzi, Fava, Magnani e Sampieri, in D. Benati e E. Ricomini (curatori), Annibale Carracci, Catalogo della mostra Bologna e Roma 2006-2007, Milano, 2006, p. 443..
Quanto alla spettanza dei singoli affreschi a ciascuno dei Carracci, sostanzialmente incontroversa è l'attribuzione delle scene dei soffitti. Per quel che riguarda i camini, invece, mentre è ampiamente condivisa l'individuazione di quello di mano di Ludovico, collocato nella prima sala, qualche dubbio permane sull'assegnazione di quelli delle altre due ad Annibale ed Agostino. Sembra comunque prevalere l'attribuzione al maggiore dei fratelli del camino della seconda sala e ad Annibale di quello della terza.
Prima sala
Sul soffitto è raffigurata, racchiusa in una ricca cornice ottagonale - scena unanimemente assegnata a Ludovico Carracci - l'apoteosi di Ercole accolto da Giove nell'Olimpo.
Il nerborutissimo eroe ascende verso il re degli dèi che, appollaiato sull'aquila che ne è simbolo, gli porge il braccio destro mentre col sinistro regge la pelle del leone di Nemea da Ercole già consegnatagli. I simboli di varie costellazioni (del Leone, della Lira e la Corona Boreale) sono sparsi nell'affresco a sottolineare l’ambientazione celeste dell’evento.
Oltre alla complessiva ascendenza tibadelsca si è colto nel dipinto, e in specie nella figura di Giove, un chiaro riferimento al Dio Padre (o Cristo secondo altra interpretazione) che si vede nella Visione di Ezechiele di Raffaello, opera che fu a lungo a Bologna ove venne molto copiata ed era quindi ben nota agli artisti locali. In effetti la similitudine delle due figure sedute su un'aquila (presente in Raffaello come simbolo tetramorfico) appare chiaramente percepibile.
Nella parte inferiore dell'affresco della volta si legge in un'iscrizione in latino: «GLORIA PERPETUUM LUCET MANSURA PER ÆVUM» che rimanda alla memoria perpetua garantita dalla gloria e quindi all'immortalità che le sue gesta eroiche hanno guadagnato ad Ercole assunto in cielo da Giove.
Tale iscrizione peraltro è ripresa pressoché letteralmente da un epillio - il Culex - parte della Appendix VergilianaValeria Castelli, Ercole, Cerere e Proserpina nel ciclo decorativo di palazzo Sampieri-Talon a Bologna, in Figure, II, Bologna, 2014, pp. 33-46..
Sempre a Ludovico spetta l'affresco sulla fuga del camino che raffigura Cerere - identificata da una corona di spighe - alla ricerca di sua figlia Proserpina rapita da Plutone. In primo piano la dea incede con delle torce in ogni mano (non è inusuale che nelle decorazioni di camini compaia del fuoco), mentre in secondo piano è raffigurata la scena del ratto. Due obelischi sopra i quali volteggiano degli esseri fantastici simboleggiano le porte degli inferi che Plutone si accinge a varcare portando con sé Proserpina.
In un cartiglio della cornice l'iscrizione latinaLe iscrizioni relative alle scene sui camini sono contenute in dei cartigli inglobati nelle cornici a differenza di quanto non sia per gli affreschi dei soffitti dove il testo scritto è apposto sulla superficie dipinta. A causa dell'assenza delle cornici nelle foto della voce (cfr. nota n. 3) le iscrizioni associate agli episodi raffigurati sui camini non sono qui visibili. recita: «USQUE MANET GLORIA FORMÆ» forse riferendosi alla bellezza di Proserpina destinata a rimanere, alludendo alla possibilità poi concessa alla figlia di Cerere di fare ritorno sulla terra ad ogni primavera.
L'affresco con Cerere mostra diverse assonanze con un altro dipinto (anche in questo caso si tratta della decorazione di un camino) eseguito poco prima dallo stesso Ludovico, raffigurante Alessandro Magno e Taide che incendiano Persepoli.
Seconda sala
Nell'affresco della volta – spettante ad Annibale – anch'esso racchiuso in un’articolatissima cornice del Fiorini, Ercole è fronteggiato da una figura femminile di spalle, ma con il capo rivolto all'indietro, che si libra in volo. La donna, personificazione della Virtù, sta spostando delle nuvole: in tal modo rimuove l’ostacolo che impedisce all'eroe di proseguire. Ercole infatti, protendendosi da uno spunzone di roccia, sembra pronto a seguire la Virtù lungo la via del cielo che questa gli ha appena sgombrato.