Il santuario di Sant'Antimo Prete e Martire si trova a Sant'Antimo, nella città metropolitana di Napoli e diocesi di Aversa. Esso si affaccia in Piazza della Repubblica, piazza principale del paese.

Storia

Il santuario di Sant’Antimo Prete e Martire, che sorge nel centro storico cittadino, è un monumento di fede, di arte e di storia innalzato alla memoria del santo sacerdote Antimo, martirizzato l’11 maggio 305 nella persecuzione dell’imperatore Diocleziano.

Il primo nucleo risale, secondo una consolidata tradizione, all’anno 816, quando, durante una battuta di caccia in questi luoghi, il duca bizantino Antimo di Napoli, fermatosi a riposare, ebbe in sogno il martire Antimo che gli chiese dii costruire una cappella in suo onore.

Il primitivo oratorio fu in seguito ampliato ed elevato a parrocchia. L’ampliamento portò la chiesa ad assumere un impianto architettonico a croce latina con l’altare maggiore posto ad oriente.

Agli inizi del XVIII secolo la vecchia struttura della chiesa fu rifatta dalle fondamenta da Guglielmo Moschetto, secondo il progetto realizzato dall’ingegnere Andrea Canali, che prevedeva un costo di tremila e quattrocento ducati. I lavori sarebbero dovuti cominciare l'8 giugno 1719, ma, inaspettatamente, gli Eletti dell’Università decisero di sottoporre il progetto ad un altro ingegnere, Antonio Guidetti, il quale, dopo aver misurato la chiesa, ritenne inappropriato il disegno del Canali che non aveva rispettato le giuste proporzioni. Si propose, quindi, di realizzare un nuovo progetto da parte del Guidetti, che fu approvato il 28 giugno 1719. Egli ruotò la chiesa di 90° trasformando la struttura a croce latina in un nuovo ampliamento che non può essere rivendicato agli schemi a croce latina o a croce greca, e nemmeno a quello più generico a pianta centrale, poiché l'asse nord-sud è più corto rispetto a quello est-ovest. I lavori iniziarono il 1 luglio 1719 e furono affidati all’imprenditore Angelo Antonio Moschetto, che si impegnò a terminarli in tre anni. Nell’ottobre del 1721 al Moschetto subentrò l’imprenditore Vincenzo Pomaro di Succivo, già attivo nella chiesa dello Spirito Santo l’anno precedente, il 1720. I lavori si conclusero nel 1724 e il 27 ottobre 1725 fu stipulato l’appalto con i Farinaro di Aversa per i lavori in stucco di una parte della chiesa con l’impegno di terminarli entrò la metà del 1726. Il 17 luglio 1727 fu stipulato un altro appalto con Giuseppe Pepe di Napoli e il genero Carmine Farinaro per completare il resto della chiesa.

La facciata della vecchia chiesa era suddivisa in due ordini sovrapposti, a tre ordini di lesene; ai lati si elevavano due piccoli campanili identici. Il corpo centrale culminava in una sorta di timpano triangolare. La nuova facciata fu realizzata negli anni ’20 del XX secolo su interessamento del parroco Francesco Varano. Il disegno fu realizzato dagli ingegneri Mollo e Verde, che si rifecero, per un terzo ordine, alla facciata della chiesa dei Girolamini in Napoli; i lavori furono portati a termine nel 1924 sotto la direzione dell’ingegnere Antimo D’Amodio. Il disegno lasciò sostanzialmente invariata la facciata precedente aggiungendo però un terzo ordine culminante in un timpano spezzato al cui interno è collocata un'edicola con la statua in pietra del santo patrono Antimo; le due nicchie, invece, poste nel secondo ordine, accolgono le statue dei santi apostolo Pietro e Paolo. Lavori di consolidamento e restauro furono poi avviati, sempre sotto la direzione di Antimo D’Amodio, in seguito ai danni provocati dal sisma del 23 luglio 1930 in cui l’edificio rimase gravemente danneggiato. Altri lavori di restauro furono realizzati dopo quindici anni dal parroco Amodio Chiariello, il quale provvide anche a far sistemarne gli scalini di accesso e a fare pavimentare il sagrato in pietra vesuviana. Dalla visita del vescovo Pietro Ursini del 2 ottobre 1597 si ha una descrizione della struttura della vecchia chiesa a croce latina che ospitava unici cappelle più l’altare maggiore; nella navata erano disposte otto cappelle, due nel transetto e una da cui si accedeva dal transetto. Sulla parete settentrionale della navata vi erano quattro cappelle, al termine della navata.

La chiesa contiene oggi, dopo il rifacimento della prima metà del XVIII secolo, sette cappelle più il presbiterio..

Descrizione La navata centrale La navata centrale, che si conclude in un presbiterio, presenta un soffitto a cassettoni realizzato nel 1725 da Antonio Villano di Giugliano e da Antonio e Giuseppe Tornincasa, padre e figlio, di Sant'Antimo e rifinito con stucchi, pittura a guazzo e oro zecchino da Giovan Battista Russo e Nicola Panzera di Aversa su disegno dell'architetto Antonino Notarnicola. Al centro del soffitto è collocata una tela di Nicola Malinconico rappresentante il Martirio di Sant'Antimo.

Nei pennacchi posti sugli archi che immettono nelle navate di destra e di sinistra e nel presbiterio sono collocate tele con scene desunte dall’Antico Testamento. Sulla cantoria, costruita nel primo decennio del XX secolo, ha sede l’organo settecentesco in precedenza allocato sul pilastro centrale sinistro avente di fronte il pulpito ligneo con rifiniture dorate e il busto a mezzo tondo di Sant’Antimo, il quale fu realizzato nel 1868 a devozione di Domenico Amodio; allo stesso anno risale anche il crocifisso ligneo del pulpito donato da Domenico Di Biase.

L’organo fu realizzato negli anni 1782-83 da Biagio e Nicola Di Rosa, padre e figlio, di Cardito, per la somma di seicento novanta ducati. Nello stemma posto sulla sommità dell’organo vi è rappresentato l’Ostensorio, simbolo del SS. Sacramento, con S. Antimo sul lato destro e la Madonna, sotto le sembianze dell’Immacolata Concezione su quello sinistro ad indicare che l’opera fu realizzata con il concorso della confraternita del SS. Sacramento e Purgatorio, della Cappella della Immacolata Concezione, e della Cappella di Sant’Antimo cui si aggiunse anche il Pio Monte di S. Anna e S. Giuseppe.

All’inizio della navata sono poste due acquasantiere in marmo. La vasca è settecentesca, mentre nel 1894 è stata posta, a devozione di Diego D’Arienzo, su ciascuna di esse, un’edicola marmorea retta da due putti con la raffigurazione del santo martire Antimo. Allo stesse benefattore si devono anche i quattro lampadari in vetro della navata e un paliotto ligneo per l’altare maggiore con la raffigurazione centrale del busto di S.Antimo.

Il presbiterio Realizzato nella prima metà del XVII secolo, il presbiterio accoglie un altare in marmi policromi dove è possibile ravvisare, su entrambi i lati, racchiuso in uno scudo sormontato da corona, lo stemma della Confraternita del SS. Sacramento. L'altare, smontato e rimontato, fu retrocesso nell'attuale posizione nel primo ventennio del XX secolo occupando la zona originariamente riservata al coro; sulla sommità del tabernacolo oggi si può vedere un Crocifisso ligneo databile al XIX-XV secolo. Fino al 1976 l’area presbiteriale era delimitata da una balaustra in marmi policromi i cui marmi furono utilizzati per realizzare la mensa e l’ambone.

La parete di fondo del presbiterio termina in una scenografia a timpano spezzato sulla cui sommità sono poste due figure muliebri realizzate in stucco, che rappresentano due delle tre virtù teologali: a destra la Speranza, a sinistra la Fede. Sulle lesene ci sono due statue, sempre in stucco, raffiguranti a destra S. Paolo e a sinistra S. Pietro. Al centro è posta la tela raffigurante La gloria di S. Antimo realizzata da Paolo De Majo nel primo trentennio del 1700. Sulle pareti laterali sono poste simmetricamente due tele polilobate e due nicchie. Le tele raffigurano una Lo sposalizio mistico di S. Caterina d’Alessandria attribuita a Ludovico Vaccaro e l’altra La vergine del Carmine e Santi, il cui autore potrebbe appartenere alla cerchia del De Majo, se non essere lui stesso, almeno nella fase esecutoria di alcuni personaggi quali la Vergine, oppure il fratello maggiore Ludovico, anch’egli allievo di Solimena; nelle due nicchie sono presenti a sinistra la Madonna del Carmine (sec. XIX) con mani, piedi e testa di legno (il bambino è stato rubato nel 2010 e sostituito con una copia similare) e la statua lignea di S. Anna (sec. XVII-XVIII). Allo stesso periodo della realizzazione di questa statua si può affiancare un'altra statua lignea a mezzobusto, raffigurante S. Gioacchino con Maria bambina, esposta solo nella festa del Santo; entrambe sono riconducibili alla bottega di Gioacchino Colombo, scultore padovano, che operò a Napoli dal 1678 al 1731. Il soffitto fu, invece, affrescato da Raffaele Iodice nel 1927 con la rappresentazione in un ovale dell’Ingresso di S. Antimo in Paradiso.

La navata di sinistra La navata di sinistra presenta quattro cappelle dedicate nell’ordine alla Sacra Famiglia, alle Anime del Purgatorio, alla Madonna del Rosario e al Crocifisso. Sulla navata si elevano due cupole, di cui quella anteriore è la più grande. Sui pennacchi della cupola maggiore sono raffigurate scene desunte dalle opere di misericordia ed inerenti al culto dei morti realizzate da Raffaele Iodice.

Sui pennacchi della seconda cupola, invece, vi sono raffigurati angioletti che recano nelle mani i simboli della Passione del Signore, mentre sul tamburo sono presenti angeli di chiara impronta settecentesca.

Dalla seconda cappella si accede, da una posta sulla parete di sinistra, alla vecchia sacrestia, oggi sala destinata valle attività parrocchiali, mentre dalla porta che si apre sulla parete di destra si accede ai locali dell’ufficio parrocchiale e della nuova sacrestia realizzata negli anni 50-60 del XX secolo. Sulla porta d’ingresso vi è un affresco raffigurante Cristo che ammira la Città eterna, mentre nella volta è rappresentato l’Agnello dell’Apocalisse con i sette sigilli.

Cappella della Sacra Famiglia La prima cappella di sinistra, oggi intitolata alla Sacra Famiglia, è delimitata da una balaustra e presenta al centro il Battistero in marmo con la vasca risalente al XVI secolo. Il Battistero fu trasferito in questa cappella negli anni cinquanta del XX secolo dalla prima cappella della navata di destra.

Sulla parete si aprono tre nicchie che conservano le statue di S. Giuseppe (sec. XIX-XX), del bambino Gesù (sec. XIX), e di Maria.

La nicchia che ospita il Bambino Gesù è racchiusa da una bella cornice marmorea la cui elegante fattura dei rilevi manieristici potrebbe farla datare alla fine del XVI secolo.

La statua della Madonna, recentemente restaurata, risale alla prima metà del secolo XVII ed è interamente in legno con gli arti superiori snodabili. Essa, che raffigura l’Immacolata Concezione ed oggi fa parte del gruppo statuario della Sacra Famiglia, fu posta in questa cappella agli inizi del XX secolo. Precedentemente era allocata nella seconda cappella della navata destra dove troneggiava dall’altare a lei dedicato.

Cappella delle Anime del Purgatorio La seconda cappella di sinistra ospita un altare in marmi policromi della Confraternita del SS. Sacramento ed è dedicato alle Anime del Purgatorio. In questa cappella sono presenti tre quadri: la Vergine che soccorre le anime del Purgatorio, la Madonna di Loreto e la Madonna dell’Arco. Ai lati della pala centrale si aprono due nicchie che ospitano due mezzibusti lignei raffiguranti San Gennaro a sinistra e Santa Teresa d’Avila a destra dia autore ignoto del XVIII secolo.

La pala d’altare, sormontata da una bella zinefre in legno e oro zecchino con uno stemma centrale su cui è raffigurata la Madonna del Carmine, rappresenta La Vergine che soccorre le anime del Purgatorio (sec. XVIII); essa reca in basso, al centro, la firma di Antimo Storace che potrebbe essere identificato come il committente, mentre l’attribuzione dell’opera va sicuramente data a Domenico Antonio Vaccaro.