La chiesa di San Panfilo è un edificio religioso che si trova nel comune di Tornimparte, in provincia e arcidiocesi dell'Aquila, dichiarato monumento nazionale dal 1902.
Storia
La chiesa parrocchiale sita nella frazione di Villagrande, sede del municipio, è dedicata a Panfilo di Sulmona. La sua costruzione viene fatta risalire attorno al XII secolo, anche se l'edificio è documentato per la prima volta nel privilegio di papa Innocenzo III all'abate di Collimento (23 aprile 1215). L'impianto romanico originale ha subito modifiche nel corso dei secoli. Profondi rifacimenti strutturali erano già stati messi in atto a seguito del terremoto dell'Aquila del 1461 e del terremoto dell'Aquila del 1703.
L'intervento più importante si ebbe però nell'ultimo decennio del XV secolo con l'esecuzione nell'abside di un ciclo di affreschi realizzati da Saturnino Gatti. La documentazione d'archivio testimonia le varie tappe che videro il pittore aquilano impegnato nei lavori di pittura della chiesa di San Panfilo: il 23 maggio 1489 Saturnino riceve quarantacinque fiorini per realizzare gli affreschi, nel 1490 lo stesso pittore sottoscrive l'impegno a dipingere la cappella della chiesa. A febbraio del 1494 due importanti maestri, Silvestro da Sulmona (Silvestro dell'Aquila) e Sebastiano di Cola da Casentino, sono chiamati «ad adpretiandum picturam», ad apprezzare cioè l'opera che a quel punto doveva essere completa. Ciò che si evince da questi documenti è che il Gatti si dedicò alla realizzazione dei dipinti dell’abside tra il 1491 e il 1494.
A seguito di interventi sulla struttura condotti nel 1922, la scena della Crocifissione del ciclo absidale, è parzialmente caduta per l'apertura di una finestra nella zona posteriore della parete. Importanti restauri sugli affreschi dell'abside si ebbero negli anni cinquanta per riparare i danni provocati dall'incendio scoppiato nella notte tra il 5 ed il 6 ottobre 1958. Nel 1972 il restauro condotto dal Provveditorato regionale alle Opere Pubbliche ha recuperato, per quanto possibile, le cromie originali e ha liberato gli affreschi da pesanti interventi della prima metà del Novecento. Ulteriori lavori di consolidamento e restauro sono stati effettuati a seguito del sisma del 1985.
Descrizione
Esterno Il sagrato della chiesa è rialzato di sei gradini rispetto al piano stradale ed è in lieve pendenza. Nella parte più alta di esso si può ammirare la facciata caratterizzata da conci squadrati di epoca romana, divisa orizzontalmente da un portico a capanna sorretto da tre pilastri e, a destra, da un muro che chiude lateralmente il lato adiacente alla strada. Gli affreschi sotto il portico, sulla parete esterna dell'edificio, sono fatti risalire alla seconda metà del XIV secolo e rappresentano una Madonna in trono tra quattro santi stanti a figura intera, incorniciati da una struttura dipinta costituita da colonnine a fusto liscio sulle quali corre un architrave decorato a motivi floreali. L'ordine superiore di questa cornice pittorica è costituito da nicchie, la cui pittura è molto frammentaria e poco leggibile. Subito a sinistra della porta d'ingresso sono presenti, in tre riquadri, lo stemma di Tornimparte e i santi Giorgio e Cristoforo.
Al periodo iniziale della chiesa risalgono anche il portale centrale e quello di destra. Le decorazioni romaniche nelle cornici degli archivolti che sormontano i portoni riportano un modello conosciuto all'epoca: foglie disposte a punta di diamante. Sulla lunetta del portale centrale c'è un affresco con una Madonna con Bambino tra due santi vescovi; sul portale di destra è scolpito un piccolo busto che probabilmente ritrae un signore locale legato al finanziamento per l'ampliamento dell'edificio.
La parte superiore della facciata e il campanile sono strutture settecentesche. Nell'oculo al centro della parte superiore della facciata è dipinta la figura del santo a cui è dedicata la chiesa.
Interno
L'edificio ha una pianta asimmetrica, l'interno è organizzato su quattro navate con copertura a crociera: una centrale, una a sinistra e due a destra, delle quali la più esterna risulta essere più piccola delle altre e probabilmente aggiunta in un secondo tempo. Nella navata laterale sinistra si trova la cappella del Crocifisso e i due altari dedicati rispettivamente a San Francesco ed a San Panfilo. Nella navata di destra si trova l'altare della Natività, mentre nella navata attigua si trova la cappella della Visitazione ed altri due altari dedicati al Santo Rosario e a San Giuseppe. L'altare maggiore posto in fondo alla navata centrale è dedicato alla Madonna Addolorata.
Opere pittoriche L’abside, in fondo alla navata centrale, è decorata dagli affreschi di Saturnino Gatti. Il ciclo che occupa le pareti laterali dell'abside è dedicato alla Passione di Cristo, mentre la volta è occupata dal Dio Padre benedicente circondato da un coro di Angeli e Santi. Sull’arco trionfale, che segna l'ingresso del presbiterio, è rappresentata un’Annunciazione. L’Angelo e la Vergine Maria sono ai lati di una lacunosa veduta di una città sopra la quale c’è l'immagine del Padreterno circondato da un’aureola di cherubini. Nel sottarco ci sono profeti con in mano libri o cartigli collocati all’interno di cornici architettoniche accuratamente dipinte. Ai lati del ciclo sono presenti due nicchie: in quella di destra è dipinto Fra’ Pietro dell’Aquila (detto Scotello, teologo francescano). Dal lato opposto, in una nicchia analoga, è rappresentato san Vito accompagnato da due cani, uno bianco e uno nero. La devozione a tale santo è da riferire alla vicina parrocchia a lui dedicata, nella frazione di Colle San Vito.
Le scene della passione di Cristo sono incorniciate dentro una decorazione marmorea che simula un portico costituito da paraste corinzie, sormontate da architrave decorato da girali floreali, il cui basamento richiama specchiature di marmi misti. L’affresco è purtroppo danneggiato in diverse zone, tra le varie scene restano visibili: alcune tracce della Flagellazione, l’Incoronazione di Spine, il Bacio di Giuda e la Cattura nell'Orto. Quest'ultimo è interrotto da una finestra strombata all'interno della quale sono collocate le figure di due dottori della chiesa: Girolamo e Ambrogio, sovrastati dal trigramma bernardiniano. Il Compianto riporta danni soprattutto sullo sfondo. La scena presenta, al centro, la figura di Cristo distesa, con le braccia raccolte ed incrociate sul corpo, poggiata sul grembo di Maria e circondata dalle Pie Donne che, in ginocchio, ne sorreggono il capo e i piedi; alle loro spalle Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo. L'anatomia del Redentore presenta una plasticità scultorea evidente grazie alla resa luministica del colore.
Le scene dell’Inchiodatura e la Crocifissione, che dovevano precedere il Compianto, sono andate distrutte. La porzione meglio conservata risulta essere la Resurrezione che tocca il punto più alto di tutta la pittura di Saturnino. Al centro l'immagine di Gesù risorto sovrasta un sepolcro marmoreo. A sinistra, sotto uno sperone di roccia, sono raffigurate le Pie Donne. Sul bordo della tomba di Cristo un angelo sorregge un cartiglio e si rivolge ad esse con il dito alzato verso il cielo mentre, sul bordo di destra, altri due angeli sono inginocchiati nell'atto di preghiera. Questi presentano i caratteri tipici della pittura di Saturnino evidente nelle pieghe e nel movimento del panneggio delle vesti, rivelando influenze verrocchiesche. Sullo sfondo si vede un paesaggio, pervaso da una luce chiara, con rocce bianche sopra le quali c’è un pianoro con un paesaggio montano riportato con perizia.
Sulla volta del catino absidale è rappresentato Dio Padre benedicente che sorregge il globo con la mano sinistra, ci sono sei angeli in volo e, inginocchiati in preghiera, un coro di santi a sinistra e sante a destra. Tra i due gruppi di santi, altri angeli sono intenti a suonare strumenti musicali mentre intonano il Gloria in Excelsis Deo, come si legge in un cartiglio. Gli strumenti musicali presenti nella scena, tra i quali possiamo vedere l’organo, il violino, il liuto ed il flauto, sono legati alla tradizione musicale coeva.
Navate La chiesa custodisce diversi dipinti collocati negli altari e nelle cappelle lungo le navate e nella sagrestia. Tra questi c'è un affresco rappresentante il Cristo nel sepolcro (XVI secolo) attribuito a Francesco da Montereale. Il Cristo morto è rappresentato con il corpo per metà contenuto nella tomba, dunque nel momento in cui era stato appena deposto dalla croce (iconografia, questa, diffusa nell'Italia centrale tardo-quattrocentesca). Alle sue spalle si distinguono alcuni strumenti della passione tra cui: la croce, la lancia, la scala, i flagelli e la spugna imbevuta in acqua e aceto. In basso sono incisi i versi di una preghiera devozionale.
Nella navata di sinistra sono presenti due dipinti: una Crocifissione, nella cappella del Crocifisso, anch'essa attribuita a Francesco da Montereale, e un San Francesco che riceve le stimmate alla presenza di frate Leone (XV-XVI secolo) di autore ignoto.
Note
Bibliografia
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Panfilo Categoria:Tornimparte Categoria:Monumenti nazionali della provincia dell'Aquila Panfilo