Carmen è un'opéra-comique di Georges Bizet composta da quattro atti (o quadri, come vengono chiamati dal compositore), su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy. Tratta dalla novella omonima di Prosper Mérimée (1845), alla quale i librettisti apportarono delle varianti salienti tra cui l'introduzione del personaggio di Micaela, maggior risalto alla figura del torero Escamillo e modifiche al carattere di Don José. Bizet stesso aveva scelto il testo di Mérimée e collaborò anche al libretto, partecipando alla stesura della celebre habanera L'amour est un oiseau rebelle.La Nuova Enciclopedia della Musica, Milano, Garzanti, 1983
La prima rappresentazione avvenne all'Opéra-Comique di Parigi il 3 marzo 1875. Inizialmente l'opera non ebbe grande successo, così che Bizet, morto tre mesi dopo la prima rappresentazione, non poté vederne la fortuna.
L'opera irruppe nella seconda metà del XIX secolo come un lavoro innovativo, ma al tempo stesso riassuntivo di molti aspetti della tradizione operistica e ad essa a buon titolo "compete il riconoscimento di capolavoro assoluto".Claudio Casini, L'ottocento in Storia dell'Opera, vol. II, Torino, Utet, 1977 Dal 1880 è stata una delle opere più eseguite. ed è un classico del repertorio operistico. Carmen appare al secondo posto sulla lista di Operabase delle opere più rappresentate nel mondo, dopo Il flauto magico di Mozart e prima de La Traviata di Verdi, e al primo come numero di produzioni.
Storia Dopo la prima dell'opera Djamileh del 22 maggio 1872, i direttori dell'Opéra-Comique, Camille du Locle e Adolphe de Leuven, nonostante lo scarso successo della rappresentazione, pensarono che Bizet fosse il musicista più adatto per rinnovare il repertorio del teatro troppo legato ormai allo stile "leggero" di Auber; il nuovo lavoro doveva essere basato sulla novella di Mérimée, secondo le indicazioni date dallo stesso Bizet, e avrebbe dovuto debuttare alla fine dell'anno successivo. Il musicista iniziò a scrivere la partitura dell'opera nei primi mesi del 1873, ma la proposta fattagli per un altro lavoro sulla storia del Cid intitolato Don Rodrigue, gli fece interrompere la composizione; per vari motivi l'opera non fu terminata né mai rappresentata. Egli tornò quindi con impegno a lavorare alla Carmen; si trasferì dall'appartamento di Parigi in rue de Douai alla casetta di Bougival, sulla Senna, dove terminò lo spartito per pianoforte durante l'estate del 1874 e la partitura con l'orchestrazione completa, solo dopo due mesi.
Le difficoltà nel trovare una protagonista femminile ritardarono però le prove fino ad agosto 1874. Inizialmente sembra che il musicista pensasse per la parte di Carmen a Zulma Bouffar, cantante scoperta da Offenbach di cui interpretò alcune operette; la scelta però fu presto revocata e Bizet considerò invece Marie Roze che aveva una certa notorietà come interprete di Auber.Giorgio Corapi, Invito all'ascolto di Bizet, Milano, Mursia, 1992 La cantante, rendendosi conto di non essere adatta al ruolo, rifiutò la parte;Mina Curtiss, Bizet and his world, New York, Vienna House, 1974. l'impresario Camille du Locle avvicinò il famoso mezzosoprano Célestine Galli-Marié. Nel settembre del 1873 Bizet la ascoltò cantare e si convinse subito che fosse una Carmen ideale. In seguito a una lunga trattativa economica, in quanto la cantante chiedeva un compenso piuttosto alto, quest'ultima accettò nel dicembre del 1873 per 2.500 franchi al mese per quattro mesi.
Durante le prove l'accordo fra Bizet e i due cantanti protagonisti procedeva senza problemi, invece i librettisti mossero numerose critiche sia alla Galli-Marié, troppo provocante, sia all'atteggiamento del baritono che interpretava Escamillo. Du Locle, che avendo rilevato le quote di Adolphe de Leuven voleva dettar legge, espresse il suo malcontento per la trama dell'opera e fece pressione su Bizet e sui librettisti per modificare il finale tragico. Secondo Du Locle, per le famiglie sarebbe stato un trauma vedere un'opera così "dissoluta" sul palcoscenico dell'Opéra-Comique, un teatro con la reputazione di essere adatto a un pubblico di ogni età. I due protagonisti insorsero, minacciando di abbandonare la rappresentazione se il finale fosse stato modificato. Du Locle dovette accettare e i librettisti attenuarono solo alcuni degli elementi più forti della novella di Mérimée.
Le prove finalmente iniziarono nell'ottobre del 1874. I membri dell'orchestra dell'Opéra-Comique dichiararono la partitura non eseguibile e il coro era apertamente in contrasto con le indicazioni di Bizet; non accettavano due interventi nel corso del primo atto: due esibizioni, peraltro di grande difficoltà, in cui i coristi dovevano cantare ma anche muoversi, alzarsi, andare e venire. Tuttavia l'opposizione più forte venne da Du Locle, a cui piaceva Bizet personalmente, ma non ne amava l'opera e con il suo atteggiamento contribuì a creare malcontento fra gli artisti in palco e in buca. Inoltre le difficoltà finanziarie dell'Opéra-Comique portarono l'impresario a convincersi che l'opera avrebbe fatto fallire l'azienda, non riuscendo più a produrre un vero successo dal Faust di Charles Gounod. Tuttavia, con grande sollievo di Bizet, le prove finali sembrarono convincere la maggioranza della compagnia della genialità dell'opera. Pochi giorni prima del debutto il musicista riuscì anche a vendere all'editore Choudens la partitura dell'opera per la cifra di 25000 franchi.
Rappresentazioni, accoglienza e critica La prima rappresentazione ebbe luogo il 3 marzo 1875 a Parigi, il giorno stesso in cui Bizet fu premiato con la Légion d'honneur. Tra il pubblico furono presenti non solo compositori come Charles Gounod, Charles Lecocq, Jules Massenet e Jacques Offenbach,McClary S. George Bizet, Carmen; Cambridge Opera Handbooks. Cambridge, Cambridge University Press, 1994. ma anche i cantanti Hortense Schneider, Zulma Bouffar, Anna Judic, Jean-Baptiste Faure e altre importanti personalità in campo letterario e musicale come Jules Pasdeloup, Alphonse Daudet e Alexandre Dumas figlio. Mancò invece tutta quella parte di pubblico della borghesia medio-alta che solitamente frequentava l'Opéra-Comique, dissuaso dalla propaganda negativa dell'impresario che temeva uno scandalo.
Secondo il diario di Halévy, la prima non andò bene. Il primo atto riscosse un notevole entusiasmo e ci furono delle chiamate alla ribalta; nel secondo atto Escamillo e il quintetto ricevettero numerosi applausi, ma verso la fine il pubblicò incominciò a manifestare freddezza; nel terzo atto solo l'aria di Micaela ottenne consensi. L'ultimo atto ebbe infine un risultato disastroso e il pubblico si dimostrò glaciale. Solo qualche amico e gli ammiratori fedeli rimasero a sostenere il musicista che, amareggiato, si nascose nell'ufficio di Du Locle. Nei giorni seguenti il compositore fece qualche ritocco alla partitura, in particolare sulle parti del coro femminile, limandone le difficoltà. Gli interpreti furono all'altezza del loro ruolo, tranne il tenore Lhérie che non dimostrò di avere un'intonazione perfetta; per rimediare Bizet pose un harmonium nascosto dietro le quinte per sostenere la parte di don José e affidò l'incarico a Vincent d'Indy.
Nelle repliche successive l'accoglienza andò piano piano migliorando con incassi discreti, si arrivò alla 35º replica; nonostante le recensioni negative il pubblico era comunque attratto dall'aspetto scandalistico della vicenda. L'opera però faticò poi a rappresentare tutti gli spettacoli della prima produzione e chiuse il gennaio successivo. Verso la fine delle rappresentazioni, la produzione iniziò a vendere biglietti all'ingrosso nel tentativo di riempire i posti a sedere.
Bizet non visse abbastanza per vedere il successo della sua opera: morì il 3 giugno, la sera della 33ª rappresentazione. Il giorno prima della sua morte aveva firmato un contratto per una produzione viennese della CarmenDean W. Bizet. London, JM Dent & Sons, 1978; p. 129. che venne infatti rappresentata il 23 ottobre di quello stesso anno.
Al Wiener Staatsoper questa prima esecuzione avvenne con i dialoghi recitati, caratteristici del genere dell'opéra-comique, accettati in quanto analoghi ai singspiel di tradizione germanica. Per gli altri paesi, come l'Italia, fu necessario presentare i recitativi interamente musicati; dell'incarico si occupò Ernest Guiraud poiché Bizet non fece in tempo a realizzarli. Nel corso del secolo successivo questa versione è rimasta nel repertorio operistico fin quasi ai giorni nostri.
La critica fu graffiante e feroce, non soltanto nei riguardi dell'argomento, ritenuto troppo scabroso, sostenendo che il libretto fosse inadeguato per la Comique, ma i giudizi si accanirono particolarmente sulla musica di Bizet. Il compositore fu condannato da entrambi i lati del dibattito wagneriano: Adolphe Jullien lo criticò per non aver sufficientemente abbracciato lo stile di Wagner, e giudicò l'opera volgare. Anche Ernest Reyer, nonostante i rapporti di amicizia con il compositore, nel suo articolo parlò solo brevemente e in modo sbrigativo della musica. Su altri giornali i critici si sbizzarrirono in incredibili accuse come "oscurità", "mancanza di drammaticità" o addirittura di "povertà melodica"; persino l'orchestrazione non passò indenne e fu accusata di "monotonia"; altri lo condannarono per aver dato all'orchestra più importanza che alle voci. Tuttavia, alcuni critici, come Joncières e il poeta Théodore de Banville, elogiarono l'opera per la sua innovazione. Banville in particolare lodò i librettisti per la rappresentazione di personaggi più realistici rispetto a quelli normalmente rappresentati all'Opéra-Comique, presentando "uomini e donne in carne e ossa".
In poco tempo tre fra i maggiori compositori in Europa diventarono suoi ammiratori: Richard Wagner, Johannes BrahmsMina Curtiss, Bizet and his world, New York, Vienna House, 1974: pp. 426–7. e Pëtr Il'ič Čajkovskij.Brown D. Tchaikovsky: the crisis years (1874–1878). London, Gollancz, 1992; pp. 58–60. Wagner, che aveva assistito alla Carmen a Vienna nel novembre del 1875, ammirò la musica di Bizet tanto da considerarla la base per un rinnovamento del teatro musicale francese. Friedrich Nietzsche fu presente a una rappresentazione dell'opera, con la Galli-Marié, nel 1881 a Genova; egli esaltò Bizet, la sua capacità di esprimere gli accenti più tragici senza esagerazioni, con grande naturalezza; ne sottolineò gli elementi esotici della partitura, la capacità di riportare l'amore verso una naturalezza pura e assoluta; ne ammirò la grande chiarezza strutturale asserendo: "costruisce, organizza, termina".Friedrich Nietzsche, Der Fall Wagner, Lipsia, 1888, ed. italiana Il caso Wagner, Milano, Adephi, 1970
Trama
Atto I 1820, Siviglia, piazza della città
Al sorgere dell'alba, una fanciulla giunge in cerca del giovane dragone don José; il sergente di ronda cerca di attaccare discorso con lei, ma poco dopo viene annunciato il cambio della guardia: la piazza si riempie di militari e giovanotti che attendono l'arrivo delle bellissime sigaraie della fabbrica poco distante; tra di essi c'è don José, il quale dice al tenente Zuniga che, per quanto graziose esse siano, egli non ha occhi che per Micaela, la ragazza che era venuta a cercarlo; ella è una trovatella, cresciuta da sua madre.