Sono noti come Alteraciones de Aragón gli eventi accaduti in Aragona durante il regno di Filippo II di Castiglia e I d'Aragona. Il Regno d'Aragona era rimasto tranquillo durante la prima metà XVI secolo, mentre si svolgeva la rivolta dei comuneros in Castiglia e dei Germanies a Valencia, ma la seconda metà del secolo fu segnata da una serie di conflitti che sconvolsero il regno e culminarono nello scontro diretto tra il re e le istituzioni aragonesi.
Antefatti Ad una situazione già deteriorata in Aragona per la Guerra di Ribagorza,Argensola, 1604, pp. 36-50 si aggiunsero il dispotico trattamento dei nobili nei confronti dei loro vassalliPidal, 1863, Tomo I, pp. 80-85, la repressione delle rivolte di questi ultimi ad Ariza, Ayerbe e Monclús, le proteste per l'abuso del Privilegio de los veinte a Saragozza,Argensola, 1604, pp. 57-60 gli scontri violenti tra montagnardi e moriscosArgensola, 1604, pp. 61-65 e il pleito del virrey extranjero. Infine, nell'aprile 1590, aiutato da sua moglie Juana Coello, entrò in Aragona Antonio Pérez. Egli era stato il segretario di Stato di re Filippo II fino al 1579, anno in cui venne arrestato con l'accusa di aver fatto assassinare Juan de Escobedo — segretario e consigliere di Don Giovanni d'Austria — e di aver abusato della fiducia del re per cospirare contro di lui.
Dopo esser fuggito dalla prigione di Madrid, giunse a Saragozza, dove si pose sotto la protezione dei fueros de Aragón e fu coperto dal Privilegio de Manifestación - protezione della giustizia aragonese. Qui ottenne l'appoggio del duca di Villahermosa (al quale avevano espropriato i possedimenti a Ribagorza), del conte di Aranda, e in particolare di Diego de Heredia (della piccola nobiltà). Filippo II, temendo che il tribunale aragonese non avrebbe condannato Antonio Pérez, desistette dal continuare il processo ordinario contro di lui e lo portò in giudizio presso un tribunale al quale, il Justicia de Aragón, non poteva opporsi: l'Inquisizione. Antonio Pérez venne accusato di eresia per aver bestemmiato lamentandosi, con i suoi parenti, per la persecuzione subita.Pidal, 1863, Tomo I, pp. 482-485
I successi del 24 maggio 1591 Il 24 maggio 1591, a seguito di una petizione degli inquisitori e su ordine del Justicia Juan de Lanuza y Perellós, Antonio Pérez venne trasferito alla prigione che l'Inquisizione aveva ad Aljafería. Dopo di che Heredia e i suoi seguaci attaccarono e fatalmente ferirono a morte il marchese di Almenara, rappresentante del re nella causa, dopo che i suoi servitori erano stati disarmati dal Justicia.Pidal, 1863, Tomo II, pp. 19-21 Successivamente si diressero ad Aljafería e, dopo violenze e minacce, ottennero che Pérez fosse trasferito al carcere dei manifestanti.Pidal, 1863, Tomo II, pp. 21-28 Gli Inquisitori di Saragozza emisero un editto ricordando le severe sanzioni che avrebbero potuto essere comminate a coloro che maltrattavano i ministri del Sant'Uffizio, a cui i rivoltosi risposero con nuove minacce.Pidal, 1863, Tomo II, pp. 61-64
Quando Filippo II ricevette la notizia della rivolta e della successiva morte di Almenara, ordinò che le forze che stava approntando per sostenere le lega cattolica nella guerra dei tre Enrichi in FranciaArgensola, 1604, pp. 109-110 si concentrassero nella piazzaforte di Ágreda per raggiungere la frontiera con l'Aragona.Pidal, 1863, Tomo II, p. 43 Dopo aver consultato i propri consiglieri, il re scrisse un messaggio alle università e città dell'Aragona, descrivendo il tumulto di Saragozza e chiedendo loro calma e obbedienza alle disposizioni del viceré.Pidal, 1863, Tomo. II, p. 58 Le città, paesi e comunità risposero condannando la rivolta e chiedendo la punizione dei suoi promotori e che venisse isolata Saragozza, dove tutti i rivoltosi sembravano essersi riuniti.Pidal, 1863, Tomo II, pp. 59-60 Il Consiglio consultò un gruppo di studiosi per chiarire se fosse stato contro la legge il passaggio di Pérez all'Inquisizione, a cui il consiglio rispose che non c'era stata alcuna azione contro la leggePidal, 1863, Tomo II, pp. 79-81; a seguito di questo verdetto si preparò il secondo trasferimento di Pérez al carcere del Sant'Uffizio.Pidal, 1863, Tomo II, p. 85 I rivoltosi risposero di nuovo con minacce e violenze, rendendo impossibile l'esecuzione delle disposizioni del Consiglio.Pidal, 1863, Tomo II, pp. 90-93 Questo, piuttosto che imporre la propria autorità, inviò una lettera all'Inquisitore generale ponendo in discussione la veridicità dei testimoni contro Pérez, e insinuando che erano stati corrotti per deporre il falso, dal defunto marchese di Almenara e dall'inquisitore Molina de Medrano.Pidal, 1863, Tomo II, pp. 117-118 Vedendo come evolveva il suo caso, Pérez tentò di fuggire dal carcere dei manifestanti, ma venne scoperto, e il Justicia ordino il suo trasferimento ad una prigione più sicura e meglio sorvegliata.Pidal, 1863, Tomo II, pp. 133-134
I successi del 24 settembre 1591 Dopo molte discussioni e grandi preparativi, le autorità aragonesi ordinarono il trasferimento di Antonio Pérez al carcere dell'Inquisizione per il 24 settembre, ma due giorni prima morì il Justicia Juan de Lanuza e Perellós e, in conformità con le disposizioni del re, gli succedette in carica il figlio Juan de Lanuza y Urrea, di soli ventisei anni.Pidal, 1863, Tomo II, p. 153 Il giorno stabilito, il Governatore chiuse le porte della città e distribuì guardie armate lungo il percorso tra le due prigioni.Pidal, 1863, Tomo II, p. 155 La tensione in città era molto forte, e la decisione di chiudere le porte lasciò inattivi in città i contadini che dovevano recarsi a lavorare nei campi. Il Governatore minacciò di uccidere chiunque avesse dimostrato il minimo accenno di opposizione alla giustizia, e un giovane ragazzo che gridava Viva la libertà venne ucciso da uno degli archibugieriPidal, 1863, Tomo II, p. 156; dopo di ciò i sostenitori di Pérez fecero suonare le campane della chiesa di San Pablo.Argensola, 1604, p. 103
Con grande formalità, l'inquisitore presentò l'istanza del prigioniero al nuovo Justicia, che con i suoi luogotenenti la studiò e dichiarò conforme alla legge.Pidal, 1863, Tomo II, pp. 157-158 I deputati del regno, i giurati di Saragozza, un luogotenente di giustizia e il governatore si recarono alla dimora del viceré, dove si trovavano un gran numero di nobili. Il viceré approvò l'accordo e tutti si recarono alla prigione dei manifestanti per effettuare il trasferimento. Convocata dal suono delle campane, una folla si era radunata davanti alla prigione dove era recluso Antonio Pérez. All'approssimarsi della carrozza dell'Inquisizione, i sostenitori di Pérez attaccarono le guardie, alcune delle quali si unirono ai ribelli e altre fuggirono, così come fecero le autorità. La folla, che aveva incendiato la casa in cui si era rifugiato il governatore, minacciò di fare altrettanto con il carcere, e le guardie si lasciarono sfuggire Antonio Pérez, che assieme ad alcuni dei suoi sostenitori si avviò verso la porta di Santa Engracia, che gli ammutinati avevano aperta, permettendo a Pérez e ai suoi compagni di uscire dalla città ed avviarsi verso la Francia. Nei disordini vennero uccise più di trenta persone, e molte altre rimasero ferite. Dopo che Pérez fuggì dalla città, e grazie alla mediazione del clero, gli animi si calmarono.Pidal, 1863, Tomo II, pp. 160-172
Quando la notizia dell'accaduto giunse alla corte reale, Filippo II ordinò la riunione di una Junta de Estado, che decise di rafforzare il confine con la Francia, per evitare che i francesi potessero dar sostegno ai ribelli, e per cercare di riprendere il fuggitivo. Inoltre venne ordinato alle autorità aragonesi di proteggere o distruggere le armi in loro possesso, per timore che cadessero nelle mani dei ribelliPidal, 1863, Tomo II, pp. 179-180. Antonio Perez, viste le difficoltà di arrivare in Francia, decise in segreto di tornare a Saragozza, dove era in contatto con i capi dei rivoltosi spingendoli a pensare che l'esercito reale stava andando in Aragona per abrogare i loro diritti.Pidal, 1863, Tomo II, pp. 184-187 Le autorità di Aragona ignorarono l'ordine reale e diedero le armi ai ribelli, che presero il controllo di SaragozzaPidal, 1863, Tomo II, p. 191 Il re decise allora di marciare verso l'Aragona, con il suo esercito, per ristabilire l'autorità della giustizia e del Sant'UffizioPidal, 1863, Tomo II, p. 194 Il 15 ottobre il re mandò alle città, università e signori di Aragona un messaggio che annunciava l'ingresso dell'esercito e il motivo che lo aveva determinato.Pidal, 1863, Tomo II, pp. 200-201
Ingresso dell'esercito reale in Aragona La notizia che l'esercito reale stava andando in Aragona sconvolse tutto il regno.Pidal, 1863, Tomo II, pp. 201-202 I sostenitori di Pérez chiesero al Consiglio di dichiarare l'ingresso dell'esercito contrario alla legge e di ordinare la resistenza armata.Pidal, 1863, Tomo II, pp. 205-210 I deputati consultarono un gruppo di avvocati che ritenne l'ingresso di forze armate straniere, per far rispettare la giustizia, violazione della giurisdizione del Privilegio General. Il Consiglio approvò la relazione e la passò al Justicia per studiare il caso e stabilire se l'azione era o meno fuori dalla legge. Il Justicia, sostenuto da quattro dei suoi cinque luogotenenti, confermò che si trattava di azione contro la legge e ordinò la resistenza alle truppe reali, portando le autorità provinciali del Regno in guerra formalmente dichiarata contro il re.Pidal, 1863, Tomo II, pp. 211-220 La dichiarazione venne pubblicata il 1º novembre e comunicata al concistoro dei signori di Aragona, ai quali fu ordinato di inviare forze a Saragozza per partecipare alla difesa, aspettandosi una forza di circa ventiquattromila uomini armati, molto maggiore dell'esercito reale in arrivo. Venne chiesto aiuto anche al Principato di Catalogna e al Regno di Valencia.Pidal, 1863, Tomo II, pp. 228-232 Il re respinse le argomentazioni, dicendo che l'esercito non entrava per imporre una giurisdizione straniera, ma per sostenere le autorità civili ed ecclesiastiche di Aragona in modo da poter ripristinare la propria autorità e giurisdizione.Pidal, 1863, Tomo II, p. 233 I deputati confermarono quanto avevano disposto,Pidal, 1863, Tomo II, pp. 235-236 ed il re ordinò al suo generale, Alonso de Vargas, di prepararsi ad entrare in Aragona con il suo esercito.Pidal, 1863, Tomo II, p. 243
A Saragozza il parere sembrava unanime a favore della resistenza, almeno fino a quando i sostenitori di Pérez rimasero in città, ma il resto di Aragona guardava con sospetto al fatto che coloro che non avevano sostenuto le decisioni del Justicia di restituire Pérez all'inquisizione ora chiedevano di sostenere il Justicia contro il re.Pidal, 1863, Tomo II, pp. 249-250 Alcuni Concistoro inviarono forze a Saragozza, ma furono molto inferiore al previsto. La maggior parte delle città e università contestarono il Justicia con una lettera comune dicendo che non avrebbero resistito al re al fine di proteggere le loro leggi.Pidal, 1863, Tomo II, p. 258 Né i vassalli dei signori fuori da Saragozza risposero alla mobilitazione, aiutando anche l'esercito reale con cibo e uomini armati.Pidal, 1863, Tomo II, pp. 260-261 Neanche i consigli della Catalogna e Valencia inviarono rinforzi. I catalani cercarono di intercedere presso il re a non lasciare entrare l'esercito, ma senza successo.Pidal, 1863, Tomo II, pp. 267-276