La chiesa di San Giovanni Battista è un edificio di culto ubicato a Baida. L'aggregato monumentale comprende la chiesa e il convento dell'Ordine dei frati minori osservanti sotto il titolo di «San Giovanni Battista», alle falde di monte Cuccio..
Storia Epoca normanno-sveva
Nel 1177 il villaggio fu donato da Guglielmo II all'arcivescovo di Palermo Gualtiero Offamilio come contropartita di scambio dell'arcipretura di Corleone, confluita nella nascente diocesi di Monreale. La concessione fu rinnovata nel 1211 da Federico II di Svevia..
Epoca aragonese
L'arcivescovo Matteo Orsini lo cedette nel 1377 a Manfredi III Chiaramonte, che vi costruì il monastero dell'Ordine benedettino sotto il titolo di «Santa Maria degli Angeli». Risale a quest'epoca la facciata della chiesa, col leggiadro portichetto su cui è scolpito lo stemma della famiglia Chiaramonte. Andrea Chiaramonte, figlio di Manfredi, accusato di fellonia, fu decapitato nel 1392 per volere di Martino I di Sicilia. Confiscati tutti i beni, il casale di Baida, ancora esistente, transitò nel Regio Fisco. Il 19 gennaio 1398 Martino il giovane nominò governatore del monastero Tommaso da Termini, vescovo colocense.
Epoca spagnola
Nel 1499, in virtù della concessione normanna, il monastero, con tutti i beni e le pertinenze, fu rivendicato dall'arcivescovo Giovanni Paternò, con l'obbligo di mantenervi i monaci e di restaurarne le strutture.. Il sito fu arricchito con un adeguato sistema di approvvigionamento e distribuzione dell'acqua, migliorando gli impianti d'irrigazione, sfruttando una vicina sorgente e costruendo alcune fontane; furono inoltre impiantati giardini e coltivazioni, presupposti per farne un valido luogo di villeggiatura per gli alti esponenti ecclesiastici e i loro successori. Nel 1510 al monastero venne annessa la mensa arcivescovile e, in quella circostanza, lo stesso arcivescovo Paternò, dopo averne restaurato la chiesa e il chiostro, la dedicò a San Giovanni Battista. Come espressione del rinascimento siciliano, il tempio dedicato a «San Giovanni Battista» fu arricchito con la cappella dedicata al Precursore e con la statua di Antonello Gagini, artista del quale il Paternò fu un appassionato estimatore e promotore.
Negli anni successivi fu sede temporanea dell'Ordine cistercense, della mensa vescovile e dell'Ordine di Sant'Agostino. Posto sotto la cura del priore dell'abbazia di San Martino delle Scale, nel 1567 fu ulteriormente migliorato dall'arcivescovo Ottaviano Preconio, che ne incrementò il patrimonio idrico. Poco prima di tale passaggio, nel monastero dimorarono per un certo tempo anche i religiosi dell'Ordine carmelitano. Nel 1596 l'arcivescovo Diego Haëdo, su istanza del Senato Palermitano e di Giovanni Ventimiglia, marchese di Geraci, principe di Castelbuono e presidente del regno, concesse chiesa e monastero in uso ai frati dell'Ordine dei minori osservanti di San Francesco d'Assisi, che ancora oggi lo posseggono..
Dai francescani a oggi
Contigua al monastero, gli arcivescovi di Palermo istituirono una "casa di delizie" per i soggiorni fuori porta;. dopo essere rimasta in abbandono per molti anni, fu trasformata da Francesco I delle Due Sicilie in ospedale, mantenuto a spese regie. Fu in questo ospedale che prestò la propria opera il venerabile Francesco da Picciano, frate francescano morto nel 1851 in fama di santità, la cui tomba si trova tuttora nella chiesa, nella cappella di Sant'Antonio di Padova.
L'arcivescovo Pietro Martinez y Rubio, durante il suo mandato (1657-1667), restaurò l'antico edificio e incrementò il numero delle stanze. Ferdinando Bazan y Manriquez costruì due nuove fonti.
Il convento ospita oggi il centro francescano di spiritualità, destinato all'accoglienza.
Descrizione
Esterno
Il prospetto rivolto ad occidente è preceduto da un portico merlato con tre luci: due monofore laterali con grate e una luce centrale destinata all'accesso. Il varco è delimitato da pilastri ed è sormontato, sull'ogiva, dallo stemma con le armi dei Chiaramonte; sparsi lungo la facciata si trovano inoltre gli stemmi della famiglia Paternò, della Corona d'Aragona, della città di Palermo e della famiglia Xiabicha..
Nel vestibolo, con volte a crociera, sono documentati gli affreschi Gesù scaccia i mercanti dal Tempio, Morte di Eliodoro e Albero della famiglia francescana. La parte superiore, con spioventi a capanna, presenta un arco con bifora inscritta, il tutto delimitato da una cornice polilobata.
Il portale d'ingresso è opera di Antonio Vanella (1507) e reca dedica e stemma del Paternò.Pagina 66, Gioacchino di Marzo (Conte Antonio Cavagna Sangiuliani di Gualdana Lazelada di Bereguardo), "I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI; memorie storiche e documenti." , Volumi I e II, Stamperia del Giornale di Sicilia, Palermo.
Interno Navata destra: Prima campata: Cappella di San Francesco d'Assisi. Sulla mensa è collocata la statua raffigurante San Francesco d'Assisi. Seconda campata: Cappella dell'Immacolata Concezione. Sulla mensa è collocata la statua raffigurante l'Immacolata Concezione. Sulla parete destra dell'arco trionfale, l'affresco raffigurante la Madre di Dio con gli Angeli del XV secolo. Navata sinistra: Prima campata: Cappella di Sant'Antonio di Padova. Sulla mensa è collocata la statua raffigurante Sant'Antonio di Padova. Nelle immediate adiacenze si trova la tomba del venerabile Francesco da Picciano. Seconda campata: Cappella del Santissimo Crocifisso. Sulla parete è collocato il Crocifisso. Sulla parete sinistra dell'arco trionfale, l'affresco raffigurante Sant'Antonio Abate e San Giovanni Battista del XV secolo. In alto, sulla mensola, è collocata la statua di San Giovanni Battista di Antonello Gagini.Pagina 253 e 254, Gioacchino di Marzo (Conte Antonio Cavagna Sangiuliani di Gualdana Lazelada di Bereguardo), "I Gagini e la scultura in Sicilia nei secoli XV e XVI; memorie storiche e documenti." , Volumi I e II, Stamperia del Giornale di Sicilia, Palermo..Pagina 15, Agostino Gallo, "Elogio Storico di Antonio Gagini scultore ed architetto palermitano" , Reale Stamperia, Palermo, 1821. La primitiva Cappella di San Giovanni Battista, patrocinata dall'arcivescovo Paternò e abbellita da un portico e due colonne, è documentata nella seconda campata destra, nella zona diametralmente opposta all'attuale collocazione. Abside in stile chiaramontano, con volta a crociera e nervature, abbellita da una monofora con vetrata istoriata di Alberto Farina. Lungo le pareti sono collocati il coro in legno di noce e una scultura dell'Annunciazione, il tutto incorniciato dall'arco trionfale a sesto acuto in stile gotico con quattro ordini di strombature. Al centro del presbiterio si trova l'altare marmoreo di scuola gaginiana, con fregi raffiguranti la Pentecoste sormontata dalla Colomba dello Spirito Santo, i Dottori della Chiesa e scene della Passione di Gesù. L'altare è sormontato da un moderno ciborio in vetro soffiato, polimetacrilato e resina, attorniato da sette lampade e dalla colomba eucaristica; in cornu evangelii si trova l'ambone, di moderna concezione.
Chiostro Dell'originale chiostro benedettino rimangono soltanto tre lati. Il lato est consta di nove campate con volte a crociera di stile gotico, le cui colonnine richiamano quelle del chiostro di Monreale; i capitelli sono tutti diversi, e raffigurano scene bibliche.
Feste religiose 24 giugno, Festa di San Giovanni Battista.
Note
Bibliografia
Voci correlate I Francescani a Palermo: XIII secolo, Chiesa di San Francesco d'Assisi Chiesa di Santa Maria degli Angeli detta la «Gancia» Chiesa di Santa Maria di Gesù (Monte Grifone)
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