Titoli Pochissime sono le notizie sulla vita della regina Henutsen. Alcuni studiosi ritengono fosse una figlia del faraone SnefruJoyce A. Tyldesley: Chronicle of the Queens of Egypt: From Early Dynastic Times to the Death of Cleopatra. Thames & Hudson, New York 2006, ISBN 0-500-05145-3, p. 36 & 45., ma il dibattito è aperto. Secondo alcuni studiosi non sono stati rintracciati, correlati a lei, gli usuali titoli di Figlia del Re e Figlia del Corpo del Re: titoli che altrimenti la renderebbero identificabile con certezza come principessa reale. Ad esempio per l'egittologo Zahi Hawass l'unico titolo attribuibile con certezza è quello di Sposa del ReZahi A. Hawass: Mountains of the Pharaohs: The Untold Story of the Pyramid Builders. Doubleday, New York 2006, ISBN 0-385-50305-9, p. 91-96..
Vi è un documento (Stele dell'Inventario) che tuttavia la inquadra come principessa. La stele fu realizzata durante la XXVI dinastia egizia (664 a.C. - 525 a.C.: successiva di ben venti secoli all'epoca di Henutsen). La stele fu trovata dall'egittologo Auguste Mariette nel 1858. Durante alcuni scavi presso la piramide G1c (piramide satellite della Grande Piramide) fu scoperto il Tempio di Iside al cui interno fu rinvenuta la stele. Auguste Mariette, Gaston Maspero: Monuments divers recueillis en Egypte et en Nubie. Paris, F. Vieweg, Libraire Editeur Rue de Richelieu, 1889, p.17. L'egittologo James Henry Breasted nel 1906James Henry Breasted: Ancient records of Egypt, Volume 1 The first to the seventeenth dynasties. Chicago, The University of Chicago Press 1906, p.83-85,118. indica che quanto troviamo scritto sulla stele presenta degli elementi (prove ortografiche, culto di Iside e titolo attribuito ad Iside) che gli fanno ritenere che la stele non sia una copia di un antico documento. Più di recente, sono ad esempio gli egittologi Zahi Hawass e Peter Jánosi a ritenere che si tratti di un falso realizzato dai sacerdoti durante la suddetta dinastiaPeter Jánosi: Die Pyramidenanlagen der Königinnen (= Denkschriften der Gesamtakademie, Österreichische Akademie der Wissenschaften, volume 13). Vienna 1996, ISBN 3-70012-207-1, p. 11, 125. Zahi Hawass: The Khufu statuette: Is it an Old Kingdom sculpture?. Melanges Gamal Eddin Mokhtar volume I, Institut Francais d'Archeologie Orientale du Caire, 1985, p. 382..
Lo scopritore della Stele, Auguste Mariette, nel 1872 riteneva quest'ultima autentica Auguste Mariette, Hyppolite Délié, Emile Béchard: "Album du Musée de Boulaq." Mourés Editeur, Le Caire, 1872. Nel 1906, l'egittologo Gaston Maspero riteneva che, sebbene non fosse un originale dell'Antico Regno, quanto riportato nella Stele fosse comunque una copiaGaston Maspero: Guide to the Cairo Museum. Printing Office of the French Institute of Oriental Archeology, Il Cairo, 1906, p.44., e dello stesso parere era Emmanuel de Rougé, constatando l'inserimento nel testo di elementi meno antichiVicomte Emmanuel de Rougé: "Recherches sur les monuments qu'on peut attribuer aux six premiéres dynasties de Manéthon précédées d'un rapport addressè à M. Le ministre de l'instruction publique sur les résultats généraux de la mission". Paris, Imprimerie Impériale, 1966 In tempi più recenti fu l'egittologo Selim Hassan ad indicare che la Stele potesse essere una copia di un testo antico, sebbene caratterizzata da varianti che rendevano il testo più idoneo al periodo in cui fu scritto, ovvero per le finalità di venerazione del tempio Selim Hassan: The Great Sphinx and Its Secrets. Historical Studies in the Light of Recent Excavations. Cairo: Government Press. 1953.
Il testo dell'iscrizione presente sulla stele indica che Cheope ha trovato la casa di Iside, Signora della Piramide. Accanto al tempio della dea Iside, Cheope costruì sia la sua piramide che quella per la figlia del re HenutsenJames Henry Breasted: Ancient records of Egypt, Volume 1 The first to the seventeenth dynasties. Chicago, The University of Chicago Press 1906, p.83-85,118.. L'egittologa Zivie-Coche riporta una traduzione analoga in cui indica che Cheope ricostruì sia la piramide di Hanutsen, figlia del re, sia il tempio di Iside che trovò decadente. Viene quindi sottolineato il fatto che non si trattava di nuove costruzioni ma di ristrutturazioniChristiane Zivie-Coche: Sphinx History of a monument. Cornell University Press. 2002, ISBN 0-8014-3962-0, p.84-85..
La stele dell'inventario non è l'unica fonte che fa riferimento, in merito alle piramidi satelliti della Grande Piramide, ad una figlia di un re, in quanto vi è anche lo storico greco Erodoto. Quest'ultimo, come riportato dallo stesso BreastedJames Henry Breasted: Ancient records of Egypt, Volume 1 The first to the seventeenth dynasties. Chicago, The University of Chicago Press 1906, p.83-85,118., riconduce la piramide centrale delle tre piramidi satelliti, ubicate ad Est della Grande Piramide, alla figlia di Cheope. Analoga informazione è riportata da Gaston Maspero il quale, citando Erodoto (ii. 126), indica che all'interno della piramide centrale sembrerebbe vi fosse stata una mummia attribuita ad una figlia di Cheope, indicata come HonîtsonûGaston Maspero: The Dawn of Civilization. Society For Promoting Christian Knowledge. London Northumberland Avenue, W.C. 43, Queen Victoria Street, E.G. 1910, p.380, p.413. . Il riferimento ad Henutsen come principessa, figlia di Cheope, è riportato anche nell'Enciclopedia dell'Arte Antica di F. Tiradritti nell'ambito della citazione relativa alla cappella funeraria collegata alla piramide di Henutsen, cappella che poi sarebbe stata intitolata ad Iside in epoca più recente (XXI dinastia)Francesco Tiradritti: Enciclopedia dell'Arte Antica 1994.. La Stele dell'Inventario è quindi anche conosciuta come 'Stele della figlia di Cheope'. Tale didascalia è infatti ad esempio associata al disegno della stele riportato nel testo 'The Dawn of the Civilization' dell'egittologo Gaston MasperoGaston Maspero: The Dawn of Civilization. Society For Promoting Christian Knowledge. London Northumberland Avenue, W.C. 43, Queen Victoria Street, E.G. 1910, p.380, p.413. , ma anche in testi più recenti (ad esempio come didascalia di una foto della stele nel testo dell'egittologa Zivie-Coche, la quale dedica alla stele anche un capitolo intitolato allo stesso modoChristiane Zivie-Coche: Sphinx History of a monument. Cornell University Press. 2002, ISBN 0-8014-3962-0, p.84-85.).
Le questioni relative ad Henutsen sono quindi connesse alla Stele dell'Inventario la quale riporta altri elementi che vengono ritenuti non appartenenti all'epoca di Cheope da una parte di studiosi, elementi che sono quindi oggetto di dibattito fra chi li ritiene veri e chi li ritiene falsi. Circa Henutsen, un elemento di dibattito riguarda l'assenza di iscrizioni relative al suo status di principessa. Come suddetto, ad esempio per Hawass l'unico titolo attribuibile con certezza è quello di Sposa del ReZahi A. Hawass: Mountains of the Pharaohs: The Untold Story of the Pyramid Builders. Doubleday, New York 2006, ISBN 0-385-50305-9, p. 91-96.. Nel merito, è oggi individuata come probabile sepoltura di Henutsen la piramide G1c, piramide satellite della Grande Piramide, ciò tenendo conto dell'iscrizione della Stele dell'InventarioPeter Jánosi: "Die Grabanlagen der Königin Hetepheres II." Zeitschrift für Ägyptische Sprache und Altertumskunde 123 (1996), p61. Federica Battaglia: La Stele della Figlia di Cheope. Harmakis Edizioni, 2017, p.8. ISBN 978-88-85519-17-6. Zahi Hawass, nell'articolo 'Khufu's National Project. The Great Pyramid of Giza in the year 2528 B.C.' del 2005Zahi Hawass: Khufu's National Project. The Great Pyramid of Giza in the year 2528 B.C.. Structure and significance thoughts on ancient egyptian architecture, Österreichische Akademie der Wissenschaften Wien, 2005, p.314. ISBN 3-7001-3552-1 indica che ad Henutsen è associata la piramide G1c in quanto su di una iscrizione rinvenuta nel tempio di Iside è indicato il suo nome, ciò in accordo con quanto già indicato nel sua tesi del 1987Zahi Hawass Abass: The funerary establishments of Khufu, Khafra and Menkaura during the Old Kingdom. Ann Arbor. UMI, 1987 in cui viene indicato che il collegamento Henutsen-piramide G1c è effettuato considerando la Stele dell'Inventario.
La piramide G1c è posta in adiacenza del Tempio di Iside che fu allargato attraverso la demolizione della mastaba di Khufu-Khaf (o Khufukhaf) (mastaba G7130-7140). Nonostante tali attività, all'interno della mastaba rimangono dei rilievi che ritraggono Henutsen con il figlio Khufu-Khaf. Su questi rilievi Henutsen è circondata da geroglifici che espongono le sue caratteristiche (ad esempio relative all'essere madre) e fra questi sarebbe presente un'iscrizione che, sulla base di interpretazioni relative alla sua traduzione, si leggerebbe come "figlia di un re”, da cui deriverebbe il titolo di "principessa"Seyfzadeh, M., & Schoch, R. M. (2018): The Inventory Stele: More Fact than Fiction. Archaeological Discovery, 6, 103-161.. Anche l'egittologo Jánosi osserva che Henutsen è indicata sulla Stele dell'inventario come figlia del re e non come reginaPeter Jánosi: "Die Grabanlagen der Königin Hetepheres II." Zeitschrift für Ägyptische Sprache und Altertumskunde 123 (1996), p61..
Figli Diede alla luce due principi, Khufukhaf I e Minkhaf I. Nel caso in cui, come sostengono alcuni, Khufukhaf I non sia da identificare con Chefren, allora anche quest'ultimo fu figlio della regina Henutsen. Tutti i suoi figli sono sepolti a Giza. La tomba a mastaba di Khufukhaf fu parzialmente demolita per fare spazio a un tempio dedicato a IsideMiroslav Verner: The Pyramids: The Mystery, Culture, and Science of Egypt's Great Monuments. Grove Press, New York 2007, ISBN 0-802-19863-5, p. 212..
Sepoltura Henutsen fu molto probabilmente sepolta nella piramide G1c, alta 29,60 metri e larga 46.25, dirimpetto alla Grande Piramide di CheopeZahi Hawass: The Discovery of the Satellite Pyramid of Khufu (G1-d). In: Peter Der Manuelian: Studies in Honor of William Kelly Simpson, Vol. 1. Museum of Fine Arts, Boston 1996, pp. 379-398.. Alcuni archeologi ritengono che la struttura non facesse originariamente parte del complesso funerario di Cheope, ma che sia stata aggiunta successivamente. La faccia meridionale della piramide non coincide infatti con la Grande Piramide; coincide invece con la mastaba di Khufukhaf. Rainer Stadelmann ha ipotizzato che il principe Khufukhaf sia da identificare col faraone Chefren, il quale avrebbe eretto la G1c per la propria madre Henutsen, una volta assurta al rango di madre del reMiroslav Verner: The Pyramids: The Mystery, Culture, and Science of Egypt's Great Monuments. Grove Press, New York 2007, ISBN 0-802-19863-5, p. 212.. La piramide G1c è stata a lungo definita una piramide-satellite, mentre ora viene vista come una piramide incompiuta, innalzata con una certa frettaZahi Hawass: The Discovery of the Satellite Pyramid of Khufu (G1-d). In: Peter Der Manuelian: Studies in Honor of William Kelly Simpson, Vol. 1. Museum of Fine Arts, Boston 1996, pp. 379-398..