Le trasmissioni radiotelevisive per gli italiani all'estero sono produzioni audiovisive in lingua italiana con finalità di informazione o intrattenimento, destinate alle comunità italiane nel mondo. Vengono prodotte sia dal servizio pubblico radiotelevisivo nazionale, altrimenti noto come Rai, sia da enti privati (Mediaset) e possono essere gratuite o a pagamento. Sono disponibili su diverse piattaforme di trasmissione: digitale terrestre, digitale satellitare, via cavo o IPTV per la televisione, FM, AM o DAB per la radio. I programmi radio possono essere inoltre trasmessi anche via digitale terrestre, via satellite o via internet. Per fruire di queste produzioni è indispensabile un apparecchio ricevitore analogico o digitale (smartphone, tablet, notebook, PC, televisione, radio), e se necessario di un decoder.
Trasmissioni radiotelevisive per le comunità italiane nel mondo L’Italia, tra le altre nazioni europee, è quella che ha il maggior numero di cittadini residenti all’estero. Questa specificità rientra all’interno del fenomeno della grande emigrazione italiana, ponendosi come elemento strutturale della società e dell’economia del Paese. Secondo le ultime stime ufficialiSi fa riferimento agli italiani residenti all'estero iscritti all'AIRE al 1º gennaio 2015. gli italiani residenti all’estero sono oggi 4.636.647. Un dato importante che registra una crescita degli espatri del +49,3% nel decennio 2006-2015LICATA D., Rapporto italiani nel mondo 2015, Fondazione Migrantes, Tav editrice, p 6. e che evidenzia come l’Italia, seppur con diverse caratteristiche rispetto a quelli del secolo scorso, sia ancora una terra d’emigrazione. Le trasmissioni radiotelevisive per i connazionali all’estero si inseriscono in modo costruttivo all’interno di questo fenomeno, contribuendo alla diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo. Esse si pongono, dalla loro nascita in poi, come un valido strumento per un’integrazione attiva, favorendo il multiculturalismo e il multilinguismo. La tipologia e i generi di queste trasmissioni sono cambiate negli anni in base al profilo del pubblico audiovisivo, rappresentato dall’emigrante portatore dei valori culturali acquisiti nella società di partenza.
L’influenza delle trasmissioni radiotelevisive sugli italiani all'estero nel XX secolo Il periodo che va dal 1870 al 1970 è conosciuto come il secolo della grande emigrazione: espatriarono fuori dai confini nazionali circa 21 milioni di persone, delle quali circa 7 milioni in via definitivaTAVOSANIS M., Tratti generali delle migrazioni italiane, par. 5.2, capitolo 5, in TAVOSANIS M., L’italiano fuori d’Europa, Dispense del corso di linguistica italiana II, modulo A, 2014-2015, Università di Pisa.. Dal 1876Anno della prima rilevazione ufficiale dei flussi migratori italiani verso l’esterno, in BEVILACQUA P., DE CLEMENTI A., FRANZINA E. (a cura di), Storia dell’emigrazione italiana nel mondo, Donzelli Editore, Roma, p.48. e per circa un secolo dunque la penisola italiana fu contraddistinta da un flusso inarrestabile verso l’esterno. Gli emigranti si dirigevano sia in Europa (Francia, Svizzera, Germania, Belgio) che fuori d’Europa (Brasile, Argentina e USA sino al 1914, Canada e Australia dopo la seconda guerra mondiale)TAVOSANIS M., op. cit, 2014-2015., nella speranza di trovare condizioni di lavoro migliori e di acquisire una maggiore dignità economica. Si trattava, nella prima ondata migratoriaRelativa al periodo 1876-1915. Per maggiori informazioni consultare la voce Wikipedia sull'Emigrazione italiana., di persone dialettofone e analfabete. Queste caratteristiche si posero all’estero come un grande limite per i seguenti motivi: Non erano in grado di comunicare con gli altri emigranti provenienti da zone d’Italia diverse da quella di origine. Non potevano scrivere una lettera di saluto ai familiari, né aggiornarli sui risparmi accumulati, senza affidarsi ad una persona estranea in grado di farlo.
Lungo questo secolo non vi fu alcun intervento, da parte delle istituzioni ufficiali, per attuare una politica linguistica d’integrazione sia col paese ospitante che con la terra d’origine. In molti contesti gli effetti più importanti in tal senso vanno ricondotti ad un forte associazionismo e al potere comunicativo delle trasmissioni radiotelevisive.
Le prime trasmissioni radiofoniche in italiano per l’estero, diffuse per la prima volta nel 1934, parlavano una lingua che non era quella degli emigranti. Eppure questo tipo di comunicazione, caratterizzata da quell’efficacia propria del linguaggio parlato, risultava comprensibile anche dagli analfabeti e fu anzi per costoro motivo di inclusione sociale e miglioramento culturale. A differenza della stampa le trasmissioni radiofoniche, principalmente notiziari e rubriche politiche come Cronache del Regime, erano in grado di veicolare un’informazione largamente comprensibile. Per questo durante il XX secolo la radio prima e la televisione poi si imposero come media di massa.
Sono stati gli unici mezzi di comunicazione, prima dell’avvento di internet, in grado di accorciare le distanze, superare le identità territoriali e aggregare entità fra loro separate. Il rientro a casa era il grande sogno che accomunava gli emigranti e la lingua italiana, veicolata dalla madrepatria quasi esclusivamente attraverso le trasmissioni radiotelevisive, si impose ben presto come lingua d’emigrazione di massa. Essa costituiva un legame affettivo che univa ogni emigrante alle proprie radici ed era al contempo guardiana dello spazio di ricostruzione di un’identità etnica nazionale. Gli italiani in terra straniera, vivendo in una condizione di subordinazione linguistica, furono così stimolati all'apprendimento della lingua italiana.
Al contrario, nella madrepatria degli anni cinquanta l’indice di scolarità era pari a quello dei paesi sottosviluppati: tre anni circa di scuola a testa distribuiti tra chi aveva la laurea e la massa enorme di chi aveva bassi livelli di istruzione, ovvero coloro che sceglievano la via dell’emigrazione. Chi ha poi scelto di rientrare in patria, si è andato ad inserire nel contesto socio-culturale originario come elemento di progresso.
L’influenza delle trasmissioni radiotelevisive sugli italiani all'estero nel XXI secolo A partire dal 1970 questo grande flusso verso l’esterno si arresta. I rientri superano le partenze e l’Italia si trasforma da paese di emigrazione a paese di immigrazione. Solo nel decennio 2006-2015LICATA D., op. cit., 2015, a fianco dei continui flussi verso l’interno del Paese, sono ripartiti anche quelli verso l’esterno. Sono questi gli anni in cui è aumentato il livello di istruzione degli italiani raggiungendo, con 13 anni obbligatori di scuola a testa, gli indici di scolarità dei Paesi ad alto sviluppo.
La cosiddetta nuova emigrazione vede espatriare una diversa tipologia di persone chiamate “cervelli in fuga”, laureati e persone colte che non hanno trovato un lavoro in patria o una retribuzione adeguata alle proprie competenze professionali. Le trasmissioni radiotelevisive del terzo millennio si vanno ad inserire in questo contesto in maniera meno efficace rispetto al passato, soprattutto perché subiscono la nuova rivoluzione tecnologica che pone internet a fianco dei mass media storici come stampa, radio e tv. Cambiano così i modi e i supporti di visione (notebook, pc, smartphone, tablet) che si vanno ad affiancare a quelli standard. Così pure cambiano le tipologie di canale di trasmissione: tutto si può vedere ovunque, in diretta, registrato oppure on demand, ed è possibile rivedere o riascoltare in streaming qualunque programma a qualsiasi ora del giorno e della notte, in ogni punto del mondo.
Al fianco delle produzioni dei canali ufficiali di stato della rete RAI, che inizia a pensare a palinsesti ad hoc e canali tematici, si sviluppano anche quelle private con le tv e le radio libere. Nel 1995 nasce all’interno della RAI un canale interamente dedicato alla programmazione per l’estero, Rai International, che prosegue le attività fino al 2011 per poi essere trasformato in Rai World. Decade così il canale ufficiale dedicato agli italiani nel mondo in virtù di un’abbondanza di altri canali e di strumenti, di un’accesa concorrenza da parte di Mediaset Italia, oltre che da una ricchezza e quantità di programmi un tempo inimmaginabili. Il nuovo obiettivo della RAI è quello di sfruttare tutte le piattaforme in relazione alla rete, offrendo canali generalisti, tematici e dedicati.
Lo scopo di questi programmi è coinvolgere i connazionali all’estero nella diffusione dell’italiano, distinguendo i gruppi per i quali la lingua italiana può diventare un’esigenza di appropriazione, riappropriazione, ricostruzione di un legame con un passato più o meno lontano o con una terra d’origine più o meno distante, anche decostruendo stereotipi e luoghi comuni legati alla diffusione dell’immagine italiana nel mondo. Questo perché le comunità italiane all’estero non sono formate solo dai nuovi emigranti italofoni, ma anzi essi si vanno ad affiancare ai milioni di oriundi, che in genere perdono la conoscenza della lingua di origine entro la terza generazione, e agli italofili del mondo.
Storia delle trasmissioni radiotelevisive per gli italiani nel mondo: 1931-2016
Le prime radiotrasmissioni per l'estero (1934-1943) Il successo internazionale della radio come mezzo di comunicazione di massa si data a partire dal primo trentennio del XX secolo. Per quanto riguarda l'Italia, il servizio radiofonico nazionale venne inaugurato il 6 ottobre del 1924 sotto l’egida della prima società di broadcasting, l’Unione Radiofonica Italiana – URI, trasformata poi nel 1928 in Ente Italiano per le Audizione Radiofoniche – EIAR. Un decreto regio stabilì infatti che l’impianto e l’esercizio di comunicazione per mezzo delle onde elettromagnetiche doveva essere riservato allo Stato, mentre al Governo spettava la possibilità di concedere questi servizi in concessione. Oltre alle trasmissioni per l’Italia, il Paese iniziò la programmazione per gli italiani all’estero dal 1934Le prime trasmissioni sporadiche risalgono già al 1931, in RAI, op. cit, p. 21., ponendosi come nazione pioniera nelle trasmissioni ad onde corte. Originariamente irradiate nel Nord America, con programmi sia in italiano che in inglese, le trasmissioni arrivarono circa un anno dopo anche nel Sud America in lingua italiana, spagnola e portoghese. Il 7 aprile 1935 le trasmissioni in lingua italiana, come riporta il RadiocorriereIl Radiocorriere è il periodico ufficiale dell'EIAR dedicato alla radio. La sua evoluzione sarà il RadiocorriereTV. La consultazione dei fascicoli storici è possibile tramite l'archivio informatico di RAI TECHE, link: http://www.radiocorriere.teche.rai.it/ dell'epoca, vengono per la prima volta trasmesse anche nel bacino del Mediterraneo. Si riporta di seguito il discorso inaugurale del presentatore Pietro PariniMORANDOTTI P., Novanta momenti per novant’anni di Storia della radio e della televisione in italiano, Editore Youcanprint.it, 2014, p. 31.:
La funzione di comunicazione e collegamento con le grandi comunità dell’emigrazione italiana fu particolarmente importante sino all’avvento della Seconda guerra mondiale, portando all’istituzione nel 1938 di una vera e propria Università Radiofonica Italiana per la diffusione della lingua e della cultura nazionale nel mondo. I radioprogrammi per l’estero posero il Paese all’avanguardia rispetto al resto d’Europa sia in termini di quantità dei programmi che di qualità dei contenuti, che variavano su concerti, teatro, sport e notizie.