Agiografia Della vita di Placido, da non confondere con il suo - e ben più illustre - omonimo venerato a Messina, non conosciamo praticamente nulla, se non che era un prete cristiano vissuto nel III secolo. Esistono tuttavia leggende medievali tratte da un racconto agiografico inserito nel Martirologio Geronimiano che lo identificano come uno dei due discepoli prediletti di San Benedetto da Norcia assieme a Mauro. Questo racconto narra di altri santi commemorati il 5 ottobre che, pur appartenendo a luoghi diversi, sarebbero stati tutti uccisi a Messina nel VI secolo, durante una scorreria di pirati, erroneamente scambiati per arabi da Pietro Diacono nel suo Vita PlacidiPlacido martire a Trasacco non è menzionato nel Geronimiano e neppure nei martirologi medievali di Floro, Adone e Usuardo.. Pertanto, per risalire alle cause del suo martirio, dobbiamo riferirci al sacrificio del prete Cesidio, originario di Trasacco, e inserito nel Martirologio Romano del 1583. Curatore della voce fu il cardinale Cesare Baronio, dietro interessamento del padre Camillo, la cui moglie Porzia Febonia e madre dello storico era di TrasaccoFilippo Caraffa, ad vocem, in Bibliotheca Sanctorum, Vol. III, Istituto Giovanni XXIII nella Pontifica Università Lateranense, Roma 1963, p. 1159..
Il Martirologio Romano indica al 31 agosto la morte del prete Cesidio, insieme con altri cristiani presso la conca del lago FucinoLa prima bonifica del lago risale all'epoca dell'imperatore Claudio nel 52 d.C., prima dello svuotamento completo della conca, avvenuto nel XIX secolo. , in forza della narrazione basata, probabilmente, su una passio latina degli Atti di San CristoforoActa SS. Iulii, VI, Venezia 1758, pp. 146-149, in Filippo Caraffa, ad vocem, in Bibliotheca Sanctorum, Vol. III, Istituto Giovanni XXIII nella Pontifica Università Lateranense, Roma 1963, p. 1157. e in base alla quale i tre preti, Cesidio, Placido ed Eutichio (ma di quest'ultimo non si conosce praticamente nulla), restarono vittima delle persecuzioni volute dall'imperatore Massimino il Trace. I tre religiosi vennero uccisi durante una messa a Trasacco, dove il vescovo di Assisi Rufino, nonché padre di Cesidio, vi aveva fondato una chiesa affidata al figlio stesso, andata poi distrutta nel 936 per incursione degli UngariFilippo Caraffa, ad vocem, in Bibliotheca Sanctorum, Vol. III, Istituto Giovanni XXIII nella Pontifica Università Lateranense, Roma 1963, p. 1158. e riedificata con il nome di Basilica dei Santi Cesidio e Rufino. Con loro perì un numero imprecisato di cristiani. Dopo il martirio, le spoglie di Placido furono trafugate a Roma, dove rimasero fino al 1686.
Si presume che Placido fosse originario della regione dei Marsi e che incontrò Cesidio dopo che questi, al termine di una prigionia subita ad Amasya, in Turchia, insieme al padre, si rifugiò in Occidente, a Trasacco. Solo più tardi Rufino si stabilì ad Assisi. Secondo tale ricostruzione, Cesidio fu poi condannato a morte per aver trafugato il corpo del padre, martirizzato ad Assisi dopo una nuova prigionia. Di conseguenza, l'uccisione di Placido, di Eutichio e dei fedeli presenti alla messa dipese principalmente dalla condanna a morte che aveva colpito CesidioAlcune fonti smentiscono tale versione, ritenendo più probabile che la morte di Cesidio (e degli altri due preti) sia avvenuta prima del martirio del padre. Filippo Caraffa, ad vocem, in Bibliotheca Sanctorum, Vol. III, Istituto Giovanni XXIII nella Pontifica Università Lateranense, Roma 1963, p. 1156..
La traslazione dei resti mortali del santo Nel 1686, le spoglie del martire furono prelevate dalle catacombe di Calepodio – un presbitero romano ucciso cinque anni prima di Placido e condannato a morte dall'imperatore Alessandro Severo – dietro autorizzazione di papa Innocenzo XI, e trasferite a Montecarotto. Questo trasferimento avvenne sull'onda del processo di recupero del culto dei santi, tipico della politica controriformistica, che portò alla quasi totale spoliazione delle catacombe romane. Si può intuire che la casata dei Cybo-Malaspina avesse un particolare interesse per la parrocchia di Montecarotto, specialmente da quando il vescovo di Jesi Lorenzo Cybo vi aveva trovato la morte nel 1680Costantino Urieli, Montecarotto attraverso i secoli, Litograf, Jesi 1988, pp. 307-309.. Spettò a suo fratello, il potentissimo cardinale Alderano Cybo, allora Segretario di Stato di Innocenzo XI e precedentemente vescovo di Jesi dal 1656 al 1671, dopo essere stato prelato domestico di Urbano VIII, a farsi carico della richiesta di concedere a Montecarotto le spoglie di un martire romano. Sempre nel 1686, il successore di Lorenzo Cybo, Pier Matteo Petrucci, fu innalzato alla dignità cardinalizia; anche questo potrebbe aver agevolato presso il pontefice l'ottenimento dell'autorizzazione a tale prelievoCostantino Urieli, Montecarotto attraverso i secoli, Litograf, Jesi 1988, p. 309.. La scelta cadde su Placido, le cui reliquie giunsero a destinazione il 5 ottobre, giorno della venerazione del monaco messinese, generando da allora una facile confusione.
Il 6 luglio 1693, durante la Visita Pastorale alla parrocchia, monsignor Orazio Perozzi, Commissario apostolico del Santo Uffizio inviato da Roma per eradicare ogni traccia di Quietismo (dopo aver sospeso il cardinal Petrucci dall'attività episcopale, successivamente alla costrizione all'abiura), effettuò una ricognizione canonica dei resti di San Placido. Il Perozzi esaminò con attenzione sia la cassetta che conteneva le ossa, verificando l'autenticità e l'integrità dei sigilli apposti al momento dell'estrazione e autenticazione delle reliquie a Roma da parte del Prefetto della Sacrestia Apostolica, sia le reliquie stesse. A conclusione della ricognizione, Perozzi concesse l'autorizzazione di esporre alla venerazione dei fedeli quelle reliquieCostantino Urieli, Montecarotto attraverso i secoli, Litograf, Jesi 1988, pp. 309-310..
Una agiografia leggendaria In mancanza di conoscenze agiografiche precise, nel XIX secolo (più precisamente dopo il 1843) attorno alla vita del santo crebbe a Montecarotto un'autentica leggenda, che lo volle addirittura nipote e discepolo prediletto di San Benedetto da Norcia, e da lui inviato in Sicilia per fondare nuovi monasteri, prima di finire vittima delle incursioni saracene (semmai, di pirati vandali di fede ariana guidati dal temibile Mamucha), che intendevano eradicare il culto cristianoNel 1878, il canonico Giuseppe Bini pubblicò una biografia in cui ritraeva il santo come nipote e discepolo di Benedetto da Norcia, entrato in monastero all'età di soli 12 anni. Costantino Urieli, Montecarotto attraverso i secoli, Litograf, Jesi 1988, p. 309.. A riprova dell'assenza di un legame storico tra l'omonimo ucciso a Messina e il nostro giovane romano vi è il fatto che le spoglie del primo furono rinvenute a Messina il 4 agosto 1588, cinque anni dopo la prima edizione del Martirologio Romano, e da allora custodite in Sicilia.
Non meno azzardato è l'accostamento con un altro presunto Placido, anche lui monaco ma di cui non si hanno riferimenti agiografici, sempre ucciso a Messina nel VI secolo, o addirittura prima, sotto Diocleziano, da cui il sospetto che la ricostruzione degli eventi storici sia grossolana e che insista sulle indagini agiografiche una ricorrente difficoltà nel distinguere due figure religiose la cui unica relazione è, probabilmente, il nome.
Sempre Baronio nel Martirologio Romano ci narra di un gruppo di martiri con ricorrenza l'11 ottobre composto dai santi Placido (diacono) e Anastasio (presbitero), il cui nome venne mutato dai precedenti Tanasio e, ancor prima, Taraco, a cui vanno aggiunti Genesio e compagni, mai ricordati nelle copie del "Geronimiano", ma che formano nell'insieme un gruppo artificiale di martiri sempre uccisi in Sicilia, "dovuto" - scrive Caraffa - "a copisti inetti"Filippo Caraffa, ad vocem, in Bibliotheca Sanctorum, Vol. I, Istituto Giovanni XXIII nella Pontifica Università Lateranense, Roma 1963, p. 1071..
È innegabile che tutte queste ricostruzioni, dalla scarsa attendibilità, ignorino la provenienza catacombale delle spoglie del martire, che ne attesta l'epoca pre-costantiniana e avvalora l'importanza del recupero del corpo in un contesto di feroci persecuzioni anticristiane. E i seguaci di Pietro e Paolo erano ben consapevoli che sfidare le autorità romane, e in particolare trafugare le reliquie dei martiri (un reato punibile con la morte), avrebbe offerto notevoli vantaggi in termini di proselitismo.
Martirio di Placido ed Eutichio Più degno di nota è invece il martirio di Placido ed Eutichio, che il "Geronimiano" colloca genericamente in "Sicilia", ricordandolo il 5 ottobre, sebbene tale data (che per Montecarotto resta l'anniversario dell'arrivo delle reliquie da Roma) sia circondata da più imprecisioni che certezze. I due furono uccisi insieme a un numero variabile di compagni: trenta nei manoscritti noti come Bernense e Wissenburgense, otto nellEpternacense. Tuttavia, le identità e l'epoca in cui questi martiri perirono sono impossibili da stabilire con certezza, poiché mancano notizie antiche e attendibili, sebbene si presuma che la morte risalga al periodo delle persecuzioni anticristiane. È tuttavia difficile non ritenere che una simile narrazione si confonda con quella del nostro Placido, avvalorando il sospetto di un’agiografia sovrapposta e incapace di un percorso narrativo autonomo. Non mancano, anche in questo caso, le consuete leggende medievali, che identificano Placido con il celebre discepolo di San Benedetto, culminanti in un tragico, ma storicamente impreciso, martirio per mano di pirati arabi. Di conseguenza, sia le origini siciliane che il 5 ottobre vacillanoAgostino Amore, ad vocem, in Bibliotheca Sanctorum, Vol. X, Istituto Giovanni XXIII nella Pontifica Università Lateranense, Roma 1963, p. 955..
Culto Nel 1843, Gregorio XVI ufficializzò San Placido come patrono di Montecarotto. Se da un lato la decisione suscitò un moto d’orgoglio per il suo significato religioso, dall’altro diede origine a un acceso dibattito sulle presunte identità benedettine, mai documentate e sbrigativamente ancorate alla scelta di Gregorio XVI di fissare la data della venerazione del martire nel giorno dedicato al monaco messinese. Da qui derivò anche l’attribuzione di doti miracolose, puntualmente smentite dalla Curia romana. Da allora molte immagini lo rappresentano in abito benedettino, in netto contrasto con il tradizionale abito romano che ricopre le sue reliquie. Anche la preghiera a lui dedicata denuncia un “tormento” riconducibile alle torture subite dall’omonimo messinese, a riprova di una mancata scissione delle due vicende martiriologiche e di una scarsa riflessione sulle spoglie catacombali di epoca romana.
Preghiera al Santo O glorioso Martire Placido, il tuo corpo ci parla di tormento, di pazienza, di vittoria e di gloria. I carnefici hanno straziato le tue membra giovanili e tu sorridevi loro. Il tuo occhio mirava il Cielo mentre il tuo sangue scorreva in terra. L'amore che portavi a Cristo superò l'ardore dello strazio e mentre a te si imprecava e malediceva tu sentivi che nessuna sofferenza può superare il gaudio immenso del Paradiso. Sei rimasto fedele a Gesù Signore nel tuo vergine cuore ed hai conseguita la palma del martirio. Avvocato e Patrono nostro noi ti salutiamo. Sii il custode dei nostri bimbi e dei giovani nostri; il dolce consolatore dei nostri malati e dei vecchi nostri; dirigi il ricco e l'operaio sulla via regia della carità. Proteggi le famiglie nostre, Prega, o pio, per Montecarotto, per l'Italia, per la Chiesa. Ci ottieni, o giovane santo, di essere un giorno con Te lassù ove il Padre il Figlio e lo Spirito Santo regnano ed è comune ed eterna la gioia e la vitoria. Così sia.La preghiera è stata curata dall'arciprete mons. Carloni nel 1948.
Preghiera a San Placido (nuova versione) O San Placido, patrono della nostra comunità di Montecarotto,