I Caprotti sono una famiglia di imprenditori lombardi.
Storia I Caprotti sono originari della zona del Lambro ed erano proprietari terrieri già alla fine del Seicento.
Alla fine del Settecento avviarono un’attività di manifattura tessile e parteciparono alla prima Rivoluzione Industriale europea, grazie a Giovanni Caprotti e al di lui figlio Giuseppe Caprotti.
Nel 1840, Bernardo Caprotti, nipote di Giovanni, iniziò la fase di espansione dell’azienda.
I Caprotti diventarono imprenditori tessili ma rimasero proprietari terrieri: le due attività erano integrate.
A fine Ottocento, 900 persone della zona intorno ad Albiate traevano sostentamento, totale o parziale, dalle coltivazioni di terreni appartenenti ai Caprotti. L’impresa tessile dava lavoro a 487 operai e operaie assunte. Tuttavia il 73% del costo dei salari era costituito da cottimi (contadini che lavoravano le terre e anche i filati di cotone).
Nella seconda metà dell’Ottocento i figli di Bernardo Caprotti, Giuseppe e Carlo, intrapresero un progetto di meccanizzazione dell’azienda acquisendo macchinari all’avanguardia, soprattutto in Svizzera. Giuseppe continuò su questo percorso anche dopo la separazione dal fratello, che proseguì la propria carriera imprenditoriale nel bergamasco.
Più accidentato fu il percorso per i due figli di Giuseppe Caprotti, Bernardo detto Nardo, ed Emilio. Per il tempo che furono alla guida dell’impresa di famiglia, tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, l'azienda fu soggetta a trasformazioni e divisioni. Bernardo arrivò a partecipare alla creazione di un’azienda tessile in Valle Camonica, concorrente della sua stessa ditta albiatese, che sopravvisse con difficoltà a questo periodo, trovando poi nuovo sviluppo solo con l'arrivo del figlio di Bernardo, Giuseppe, detto Peppino.
L’impresa avrà stabilimenti a Ponte Albiate, Sovico, Giussano e Macherio.
Due Caprotti furono sindaci di Albiate. Il primo fu Bernardo, detto Nardo, eletto nel 1896 e rimasto in carica fino al 1907. Alle elezioni per il rinnovo del terzo dei consiglieri comunali, la sua amministrazione fu sconfitta dalla lista cattolica e il fratello Emilio, che si era anch’egli candidato, non entrò nemmeno nel Consiglio di minoranza.
Il figlio di Bernardo, Giuseppe, detto Peppino, nel 1942 fu delegato podestarile (assisteva il podestà soprattutto nell’amministrazione delle frazioni o in specifiche funzioni). Si presentò poi alle elezioni amministrative comunali nell’estate del 1951, che vinse a capo di una lista democristiana, restando in carica poco: morì in un incidente d’auto nel giugno 1952.
Bernardo Caprotti fu impegnato anche nel sociale, trovandosi quale socio fondatore di due cooperative: la Società di Mutuo Soccorso fra Esercenti Operai e Contadini di Albiate, Triuggio, Sovico e Limitrofi, fondata nel 1905 e riconosciuta con decreto del Tribunale di Monza del 23 gennaio 1907, e la Mutua Cooperativa Consumo, costituitasi il 18 gennaio 1920 a Ponte Albiate con il preciso scopo di «giovare alla economia dei consumatori di Albiate, Triuggio, Sovico, acquistando all’ingrosso per somministrare al minuto generi di Consumo alle migliori condizioni possibili» in appositi spacci, con altresì la possibilità di estendere la vendita al pubblico, e il perseguimento di altri scopi utili al miglioramento delle condizioni economiche dei soci. Tra i soci promotori – e più attivi sostenitori, tanto da intervenire più volte con considerevoli somme per assestare i conti d’esercizio – vi fu, appunto, anche Bernardo, detto Nardo, Caprotti.
La Società è tuttora esistente nella grande distribuzione, con quattro supermercati a marchio Coop.
Nel 1947 il figlio Giuseppe, detto Peppino, subentrato al padre, ottiene un finanziamento grazie al Piano Marshall che gli consentì di avviare la costruzione di un nuovo impianto tessile per la Manifattura, facendola diventare così un’azienda d’avanguardia. Nel 1952 Giuseppe morì, e la gestione dell’azienda passò ai figli Bernardo, Guido e Claudio. L’attività andava così bene che nel 1957, quando Nelson Rockfeller fondò la Supermarkets Italiani, gli utili derivati dall’azienda permisero ai Caprotti (la vedova di Giuseppe, Marianne, e i figli Bernardo, Guido e Claudio) di partecipare alla fondazione della stessa e all’acquisto di quote di controllo della società.
Nel 1960 Guido Caprotti, con Marco Brunelli, fu cofondatore di La Romana Supermarket a (poi Supermercati GS). Il progetto prese avvio nel 1959 e si concretizzò a Roma l’anno successivo, con l'apertura del primo punto vendita, in controtendenza alla scelta del management americano di Supermarkets Italiani, società capogruppo di Esselunga, che avevano escluso l'espansione al di sotto della Toscana. I due soci vendettero poi la catena, che assunse il nome di Supermercati GS, poi ceduta al gruppo Carrefour e infine a NewPrinces Group (famiglia Mastrolia). Nel 1965 Guido Caprotti divenne gestore della Manifattura Caprotti, mentre Bernardo e Claudio gestivano la neonata Esselunga. Claudio, dopo un training negli Stati Uniti, lavorò in Esselunga fino al 1972.
Giuseppe e Violetta Caprotti, figli di Bernardo Caprotti e di Giorgina Venosta, entrano in Esselunga a metà anni ’80 e vi lavorano, rispettivamente, per 19 e 10 anni, dando vita a diversi progetti: Giuseppe importa in Italia il modello del superstore, del quale imposta l'offerta commerciale, fonda prima l'ufficio non food, poi quello marketing di Esselunga e la centrale di acquisti ESD - Italia, lancia l’e-commerce Esselunga a casa, il biologico, la campagna pubblicitaria con John Lemon, il bilancio sociale. Violetta si occupa di comunicazione, dei marchi privati e, con il fratello, lancia la Carta Fidaty.
Nel 2000 la Manifattura Caprotti di Albiate viene ceduta da Bernardo ai tre fratelli Albini, proprietari dell'omonima azienda "Cotonificio Albini" e chiusa alcuni anni dopo, dopo 179 anni di attività.
Nel 2004 Bernardo Caprotti allontana Giuseppe dalla conduzione di Esselunga. Violetta se n’era andata precedentemente. Bernardo Caprotti è stato inquisito per stalking nei confronti dei due figli di primo letto, Giuseppe e Violetta.
Nel 2016 Bernardo Caprotti muore lasciando eredi universali la figlia di secondo letto Marina e la seconda moglie Giuliana. Ai figli maggiori viene lasciato un legato di legittima.
Nel 2017 Violetta, Giuseppe, Marina e Giuliana vendono il 67,5% delle loro azioni de La Villata, holding che detiene gran parte del patrimonio immobiliare di Esselunga, alla Supermarkets Italiani, holding proprietaria di Esselunga, della quale Giuseppe e Violetta Caprotti diventano azionisti di minoranza (con il 30%), senza alcun ruolo operativo.
Nel 2020, le azioniste di maggioranza di Supermarkets acquisiscono anche l’ultimo 30% nelle mani di Giuseppe e Violetta Caprotti, che da allora non avranno più alcuna partecipazione in Esselunga e nella Manifattura Caprotti.
Note
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