San Lazzaro di Sàvena (San Lâżer o San Lâżar in dialetto bolognese) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Bologna in Emilia-Romagna.

Geografia fisica Territorio

La cittàStatuto comunale PDF incrocia la via Emilia (lAemilia, eretta dal console Marco Emilio Lepido tra il 189 e il 187 a.C.), ed è sulla destra idrografica del torrente Savena, a 6 km dal centro di Bologna (in direzione sud-est). È saldata all'agglomerato urbano del capoluogo: la separa da questo solo il corso del Savena, sulla cui sponda sinistra sorge, fra l'altro, l'omonimo quartiere della città di Bologna.

Il territorio del comune si sviluppa in pianura e a ridosso delle prime colline bolognesi: è attraversato da alcuni corsi d'acqua come lo Zena, il torrente Idice ed il Savena, nonché da un reticolo idrico di minore portataAQVA FONS VITAE Identità storia memoria di una comunità PDF.

Sono presenti la Grotta della Spipola, con la sua dolina e gli affioramenti gessosi del Farneto e della Croara, che formano un complesso carsico nei gessi (con circa 200 grotte note, favorite dall'elevata solubilità del gesso e dall'azione erosiva dell'acqua), il quale, prodotto nello specifico dal corso d'acqua ipogeo del Rio Acquafredda, ha uno sviluppo complessivo di oltre 11 km ed è il maggiore dell'Europa Occidentale (esso è tutelato dal Parco dei Gessi Bolognesi e Calanchi dell'Abbadessa).

Clima San Lazzaro di Savena presenta un tipo di clima che è generalmente caldo e temperato e con una piovosità annua rilevante (il sistema di classificazione climatica di Köppen-Geiger, fa rientrare il suo territorio nel gruppo Cfa, ossia avente un carattere subtropicale umido).

Dal punto di vista legislativo (D.P.R. 26 agosto 1993, n. 412D.P.R. 26 agosto 1993, n. 412 PDF), il comune fa parte della fascia climatica E, con gradi giorno: dunque il limite massimo consentito per l'accensione degli impianti di riscaldamento è di 14 ore giornaliere, dal 15 ottobre al 15 aprile.

Origini del nome

La natura del nome San Lazzaro di Savena è duplice. La prima parte è da ricondurre al lazzaretto che nel Basso Medioevo era stato elevato a oriente dell'antica cinta muraria di Bologna, attorno al quale, nei secoli, sorse la comunità sanlazzarese (l'agiotoponimo deriva dunque dal suo patrono, San Lazzaro mendicante e lebbrosoSan Lazzaro, protettore dei poveri PDF). In origine, la località ospitante il nosocomio era chiamata Ronco Maruni, la quale divenne San Lazzaro di Roncomaruno (proprio per la presenza dell'edificio) e in seguito abbreviato in San Lazzaro. Al fiume Savena (dall'etrusco Sàvena, "vena d'acqua"Il Savena PDF), che oggi lambisce i suoi confini da nord a sud, la città deve invece l'altro tratto della propria denominazioneL'origine di San Lazzaro (il corso d'acqua, dal 1776 subì una deviazione artificiale, operata per tutelare Bologna dalle sue inondazioniQuando sul ponte c'erano le sirene PDF). Infine, mediante un Regio Decreto del 1862, il comune assunse l'attuale denominazione di San Lazzaro di Savena.

Storia Preistoria ed epoca romana

Abitato fin dall'antichità da gruppi pur non ancora stanziali, dediti alla pastorizia e all'attività di caccia, nel territorio comunale sono stati rinvenuti numerosi reperti risalenti al Paleolitico, all'Età del rame e all'Età del Bronzo (frazioni Croara, Farneto, Castel de' Britti, Colunga, PizzocalvoInsediamenti preistorici e romani ); inoltre, con la vicina Villanova di Castenaso, è stato il primo testimone della civiltà villanovianaLe vicissitudini del fiume Savena PDFGli Etruschi e Bologna : nel 1853, il conte Giovanni Gozzadini portò alla luce una necropoli pre-etrusca, vicino alla parrocchia di Santa Maria Assunta di Caselle (nell'attuale frazione di Caselle)Giovanni Gozzadini PDF.

In età romana l'ambiente locale si mostrava per la sua vocazione prettamente agricola (in tal senso, testimonianze sono state trovate in un luogo centrale della città), essendo, fra l'altro, nella zona che abbracciava Bononia, nel tratto della via consolare Emilia di congiunzione con la scomparsa città di Claterna.

Attorno al 190 a.C., nell'area dell'attuale frazione Colunga, si accampò parte dell'esercito romano del console Publio Cornelio Scipione Nasica, il quale, nei dintorni ove ora sorge la città di Castenaso sconfisse i Galli Boi. Successivamente, alcuni soldati rimasero in quelle terre, colonizzandole.

In località Pizzocalvo, la presenza romana si materializzò nella forma di un insediamento risalente al periodo fra il I e il II secolo d.C.Gli scavi di via Montebello a San Lazzaro di Savena (BO) Testimonianze di vita romana dal Parco dei Gessi Bolognesi In epoca romana da San Lazzaro di Savena passava la via Aemilia, che collegava Ariminum (Rimini) con Placentia (Piacenza) per poi continuare, grazie a un prolungamento successivo, fino Mediolanum (Milano).

Medioevo ed epoca napoleonica Feudo di Matilde di Canossa, alla morte di questa (1115), il territorio che diverrà sanlazzarese entrò a far parte di quello felsineo.

All'epoca della prima cinta muraria di Bologna, presso la chiesa di San Michele dei Leprosetti, vi era anticamente un lebbrosarioPiazza Bracci, che metamorfosi nei secoli PDF (la via Emilia, percorsa frequentemente, era un vettore diffusore di epidemie e comportò la creazione di lazzaretti per isolarne i colpiti). Con l'espansione della città, l'ospedale venne trasferito: in effetti, tra il XII ed il XIII secolo fu eretto un lazzaretto (dislocato come usanza del tempo, proprio fuori dalle città popolose, in maniera da limitare la propagazione delle infezioni) a tre miglia da Bologna, in una località di campagna chiamata Ronco MaruniIn Piazza San Lazzaro PDF (un antico documento riporta come funzionante tale ospedale già nel 1214Dieci anni insieme PDF). Nella disponibilità dell'edificio (governato da un rettore nominato dagli stessi infermi, i quali gli conferivano il potere di rappresentarli e di amministrare i loro beni) vi erano anche un oratorio, un pozzo, un'area ortiva e una cimiteriale.

Per via del lebbrosario medioevale, col tempo, Ronco Maruni cambiò nome in San Lazzaro di Roncomaruno e successivamente in San Lazzaro.

L'ospedale diventò poi una commenda affidata a varie famiglie nobili (come quella Isolani o degli Albergati). In particolare, nel XVI secolo la famiglia Alamandini (con il rettore Girolamo Alamandini) si rese protagonista della riedificazione dell'edificio ospedaliero e del restauro ed ampliamento di quello ecclesiastico (facendo erigere un campanile e un porticato).

Successivamente, con provvedimenti in motu proprio, prima Papa Sisto V, quindi Urbano VIII nel 1624 ed infine Innocenzo X, assegnarono la commenda ad altre famiglie gentilizie. Nel 1692 la struttura ospedaliera e la chiesa andarono sotto l'amministrazione dell'Opera Pia dell'Ospedale degli esposti di Bologna.

Verso il 1700 l'abitato si sviluppò con maggior intensità attorno alla chiesa e al nosocomio (la lebbra già da alcuni secoli aveva avuto una decisa riduzioneL'origine di San Lazzaro ). Proprio l'ospedale fu soppresso durante la dominazione napoleonica, nel 1801Articolo di «In Piazza San Lazzaro», Anno 38, numero 4, novembre-dicembre 2015, p. 5 (le truppe francesi erano arrivate nel 1796). In questo periodo San Lazzaro nacque ufficialmente (1802), divenendo un comune autonomo nel 1810. Dal 1817, causa il ripristino della dominazione pontificia, venne declassato e tornò parte del comune di Bologna, come suo appodiato (per inciso, il palazzo comunale, già lebbrosario e sede di commenda, fu affidato ai Frati dell'Osservanza, nel 1818), ma riottenne l'autonomia a partire dal 1827 (con un motu proprio del pontefice Leone XII), grazie all'aiuto del politico Carlo Berti Pichat (che nel 1828 divenne il priore dell'amministrazione comunale).

Con il Regio Decreto n. 923 del 16 ottobre 1862, la municipalità cambia la propria denominazione da "San Lazzaro" a "San Lazzaro di Savena".

Nel XIX secolo San Lazzaro era scarsamente popolato (in rapporto alle sue dimensioni) ed importanti fenomeni di urbanizzazione o industrializzazione non lo coinvolsero: era ancora un borgo prettamente ruraleQuaderni del Savena Rivista di strumenti, studi e documenti dell'Archivio storico comunale Carlo Berti Pichat, n.13 del 2013 PDF.

Dal Novecento a oggi Il comune di Bologna, prima nel 1927 e in seguito nel 1931, cercò di annettere a sé nuovamente il territorio di San Lazzaro, il quale rispose con un lungo contenzioso durato fino al 1935 e risoltosi a favore dei sanlazzaresiPier Luigi, Letizia e Gianni Marchesini, Maria Trebbi, una vita per San Lazzaro, Gianni Marchesini Editore, San Lazzaro di Savena, 2009, p. 46.

Il 28 giugno 1914, mentre a Sarajevo veniva assassinato l'arciduca Francesco Ferdinando dell'Impero austro-ungarico, a San Lazzaro di Savena si votava per il nuovo sindaco. Il socialista Enrico Casanova, bracciante e politico attivo, vinse le elezioni. Nato a Ozzano dell’Emilia nel 1868 e aderente al PSI, Casanova si trovava in un comune in trasformazione con problematiche di disoccupazione stagionale. Durante il suo mandato, avviò iniziative per migliorare l'istruzione elementare e, ispirato dal sindaco di Bologna, acquistò grano per contrastare l'aumento dei prezzi dovuto alla guerra. Nel 1920, con l'avanzare del fascismo, Casanova affrontò violenze da parte dei fascisti, culminate con l'assassinio del socialista Ugo Mezzini il 19 marzo 1922 da parte di un gruppo fascista chiamato " Schiavisti agrari". Dopo numerose minacce, violenze fisiche e vessazioni pubbliche, Casanova si dimise il 12 giugno 1922 e si trasferì a Bologna nel 1923. Durante il suo mandato realizzò anche un nuovo cimitero comunale e sostenne le famiglie dei caduti in guerra, oltre che il monumento ai caduti che si trova tutt'oggi nella centrale Piazza Bracci.

Dopo il 25 luglio 1943 (la caduta del Fascismo) il commissario prefettizio e il segretario del Fascio furono costretti alle dimissioni. I cittadini si ripresero le istituzioni locali. Ma già dall'ottobre dello stesso anno, i soldati tedeschi (nell'ambito dellOperazione Achse) occuparono il paese (stabilendo il loro quartier generale a Villa Rusconi-Rizzi, nell'odierna frazione Croara)Pier Luigi, Letizia e Gianni Marchesini, Maria Trebbi, una vita per San Lazzaro, Gianni Marchesini Editore, San Lazzaro di Savena, 2009, p. 48. Il neo Partito Fascista Repubblicano occupò gli uffici comunali.

In seguito, il sostegno dato dagli abitanti alla Resistenza, non rimase privo di conseguenze. L'episodio più grave si verificò il 2 luglio del 1944, quando otto civili furono rastrellati dai tedeschi delle SS (coadiuvati da fascisti locali delle Brigate Nere) dalle loro case site nella frazione Pizzocalvo, per aver vettovagliato i partigiani, e in località Croara subirono la fucilazione il giorno 3 luglio (vennero poi tumulati frettolosamente in una buca per far credere ad un loro trasferimento a Carpi, in attesa della deportazione definitiva nel Reich): verranno ricordati come i "Martiri di Pizzocalvo"Werther Romani e Mauro Maggiorani, Guerra e Resistenza a San Lazzaro di Savena, Edizioni Aspasia, San Giovanni in Persiceto, 2000. Per commemorarli, sul luogo dell'eccidio fu loro dedicata una lapide (il 3 luglio del 1946) ed eretta una stele (quest'ultima dello scultore Luigi Mattei).

Nella giornata del 15 aprile 1945, un massiccio bombardamento degli Alleati (ad opera della 15ª Forza Aerea degli Stati Uniti e nell'ambito delle operazioni Craftsman e Wowser15 aprile 1945, una tragica domenica PDF) portò la devastazione sul territorio comunale.