Ebbe una lunga militanza nelle file di Potere Operaio, gruppo della sinistra extraparlamentare legato all'area del marxismo operaista, all'interno del quale figurò quale uno dei suoi maggiori esponenti e dove ricoprì anche il ruolo di responsabile del servizio d'ordine. Esperto e appassionato d'armi, fu tra i primi a sostenere la necessità della lotta armata, costituendo inizialmente piccole strutture clandestine assieme a militanti di altri gruppi dell'estrema sinistra capitolina.

Abbandonata poi la militanza in senso operaista, entrò nell'effettivo delle Brigate Rosse nel settembre del 1976, arrivando a ricoprire sin da subito il ruolo di dirigente principale della colonna romana dell'organizzazione lottarmatista, svolgendo compiti di grande rilievo all'interno del Fronte logistico. Ebbe, inoltre, un ruolo di fondamentale importanza nell'agguato di via Fani ed in tutte le successive fasi del sequestro di Aldo Moro. È inoltre autore, assieme all'allora compagna Adriana Faranda, del cosiddetto Memoriale Morucci, un documento contenente nomi e fatti che descrive l'agguato di via Fani. Conosciuto all'interno dell'estremismo di sinistra come "Pecos", nelle Brigate Rosse invece il suo nome di battaglia era "Matteo".

Uscito dalle Brigate Rosse all'inizio del 1979 per forti contrasti sulla linea politico-militare dell'organizzazione, venne arrestato il 29 maggio dello stesso anno e condannato a tre ergastoli. Nel 1985, durante il processo d'appello per il caso Moro, si dissociò ufficialmente dalla lotta armata. Scarcerato nel 1994, attualmente vive a Roma, dove lavora come consulente informatico.

Biografia La prima attività politico-militare Militanza in Potere Operaio Originario di una famiglia romana di artigiani falegnami di tradizioni antifasciste e bolsceviche, Valerio Morucci frequentò con modesti risultati le scuole superiori, pur mostrando vivo interesse per i libri e per letture vaste e disordinate.. Dopo essersi licenziato da un lavoro all'aeroporto di Fiumicino, nel 1967, si iscrisse all'università giusto in coincidenza con la stagione di lotte studentesche e della nascita del Movimento del '68 a cui Morucci partecipò attivamente. Nella stagione delle lotte operaie che ne seguì, entrò a far parte di Potere Operaio, organizzazione della sinistra extraparlamentare, dove si occupò in un primo momento dell'intervento e del proselitismo nelle scuole superiori..

Attivo nelle prime manifestazioni violente, Morucci venne ben presto incaricato di organizzare e dirigere la struttura parallela e armata di Potere Operaio, il cosiddetto Lavoro Illegale, costituito per organizzare le strutture e i materiali tecnico-militari, armi, esplosivi, documenti contraffatti, auto rubate, da impiegare al momento di una eventuale insurrezione contro lo Stato.. Fu lo stesso Morucci a effettuare il 17 novembre 1972 il trasferimento in Italia di un quantitativo di bombe a mano rubate in Svizzera a Ponte Brolla, armi poi in parte impiegate da un gruppo armato legato a Potere Operaio nella rapina di Vedano Olona del 6 marzo 1973..

Valerio Morucci diresse anche personalmente, insieme ad altri militanti, la collocazione di una bomba nella centralina elettrica del Palazzo dei congressi a Roma nel gennaio 1973 per sabotare lo svolgimento del congresso nazionale del MSI; tre giorni prima dell'inizio dei lavori, le forze dell'ordine individuarono e disinnescarono l'ordigno.. Principale dirigente militare di Potere Operaio, Morucci condusse anche l'inchiesta riservata, interna all'organizzazione, per accertare la verità sul tragico rogo di Primavalle e la conseguente morte dei fratelli Mattei il 16 aprile 1973; egli rintracciò a Firenze uno dei tre ricercati, il militante Marino Clavo, e, minacciandolo di morte, ottenne la sua confessione venendo quindi a conoscenza dei reali contorni della vicenda..

In precedenza Morucci era entrato in contatto con Giangiacomo Feltrinelli per sviluppare una collaborazione tecnico-militare tra la struttura illegale di Potere Operaio e i GAP clandestini organizzati dall'editore; fu durante uno dei loro incontri che "Osvaldo", il nome di battaglia di Feltrinelli, mostrò a Morucci il revolver che in seguito sarebbe stato usato da Monika Ertl "Tania" per uccidere ad Amburgo l'ufficiale boliviano Roberto Quintanilla, responsabile della morte di Ernesto Guevara e della mutilazione del cadavere..

Nel 2005 l'ex brigatista Raimondo Etro sostenne, riportando alcune confidenze di Alessio Casimirri, che fu Morucci e non Ovidio Bompressi e Leonardo Marino (condannati con Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani) a uccidere il commissario Luigi Calabresi, ma tali affermazioni non furono ritenute credibili. La stessa accusa fu riportata da Emilia Libera, che riferì una voce - circolante nell'ambiente brigatista - riportatale nel 1977 da Antonio Savasta. Morucci, dal canto suo, ha bollate le accuse come "leggende metropolitane".

Tentativi di lotta armata

Dopo lo scioglimento di Potere Operaio, avvenuto ufficialmente nel 1973, Morucci assieme ad altri militanti romani tentò la costituzione nella capitale di una organizzazione politico-militare che sviluppasse la lotta armata seguendo l'esperienza delle Brigate Rosse nel Nord Italia, attive già a partire dagli inizi degli anni settanta. Inizialmente fu costituito il LAPP ("Lotta armata per il potere proletario") formato da una decina di militanti, tra cui Adriana Faranda, la compagna di Morucci, Germano Maccari e Bruno Seghetti..

Insieme a Maccari ed un terzo militante, Valerio Morucci fu protagonista nel 1975 dell'attacco alla centrale di smistamento della SIP in via Cristoforo Colombo a Roma. I tre, camuffati da poliziotti, riuscirono ad entrare nei locali e piazzarono alcune cariche esplosive, quindi fuggirono dopo aver dato l'allarme per permettere lo sgombero dell'edificio; solo una delle bombe esplose, ma l'azione ebbe comunque vasta risonanza nell'ambiente dell'estrema sinistra romana.. Nonostante qualche successo il LAPP ebbe vita breve e Morucci all'inizio del 1976 prese parte alla costituzione di una nuova formazione armata, le FAC ("Formazioni Armate Comuniste), formata da militanti principalmente dell'area dell'Italia centrale che iniziò a prendere accordi di collaborazione con le Brigate Rosse..

Il 21 aprile 1976 le FAC compirono il loro più importante attentato: un nucleo armato, di cui facevano parte anche Morucci e la Faranda, sparò alle gambe dell'industriale petrolifero Giovanni Theodoli (presidente dell'Unione Petrolifera Italiana e della Chevron) che venne sorpreso all'uscita della sua abitazione a Roma in via Giulia mentre saliva a bordo della sua auto. Morucci aprì la portiera sinistra e fece fuoco con una mitraglietta Vz 61 Skorpion, ferendo seriamente alle gambe Theodoli..

L'ingresso nelle Brigate Rosse I primi contatti dei capi brigatisti con Morucci e l'ambiente romano risalgono al 1971; in quell'anno Valerio Morucci incontrò per la prima volta a Milano due capi brigatisti del nord, Alberto Franceschini e Mario Moretti. L'incontro non ebbe molto successo: «Erano tipi tristissimi e anonimi... Ero arrivato all'appuntamento su una Mini Cooper gialla con tetto nero e una ragazza bionda. Loro vennero con un Fiat 850 grigio sbiadito e un enorme portabagagli sul tetto. Franceschini con gli occhiali, senza baffi, ingobbito, cinereo in faccia e nei vestiti. Moretti un po' più aitante, con indosso un assurdo tre-quarti spigato grigio e marrone con le spighe enormi».. Anche Franceschini ricorda nelle sue memorie quell'incontro: «Arrivò in Mini Minor, giacca blu con bottoni d'oro, camicia di seta, cravatta, occhiali Ray-Ban: sembrava un fascistello sanbabilino. Parlò soprattutto lui, e di armi... Ci chiese di entrare nelle Brigate Rosse, ma nessuno fu d'accordo di accogliere Valerio. La nostra diffidenza verso quelli di Potere operaio era congenita... si decise soltanto di continuare ad avere con lui il rapporto che già avevamo, esclusivamente logistico»..

Dopo questo infortunio iniziale, le Brigate Rosse decisero nel 1975 di organizzare una vera colonna a Roma per portare il cosiddetto "attacco al cuore dello stato" e Valerio Morucci, che aveva già maturato la decisione di passare alla lotta armata, ebbe nuovi contatti con Mario Moretti e Franco Bonisoli che si erano trasferiti nella capitale.. Nel 1976 fu finalmente deciso il suo inserimento, insieme alla compagna Adriana Faranda, nell'organizzazione, direttamente come clandestini dopo un appuntamento il 28 agosto. Le FAC si erano ormai disgregate ed erano rimasti solo sette militanti; Morucci, nonostante alcuni dubbi, entrò quindi a far parte delle Brigate Rosse.. Il loro ingresso fu determinante per la costituzione della colonna romana, formata soprattutto da elementi dei vari movimenti capitolini dell'area dell'estrema sinistra e dei piccoli gruppi di lotta armata già attivi tra cui i Co.co.ce di Bruno Seghetti, "Viva il Comunismo", i LAPP (Lotta Armata per il Potere Proletario) e le FAC (Formazioni Armate Comuniste) costituite in precedenza da Morucci.

Considerato un esperto di armi, Valerio Morucci fu inizialmente incaricato di occuparsi del Fronte Logistico della colonna romana; egli mise a disposizione dell'organizzazione anche le armi di cui era in possesso, tra cui la mitraglietta Skorpion usata contro Theodoli, che negli anni seguenti sarebbe stata impiegata in molti altri attentati brigatisti. Esuberante e molto intraprendente durante il suo periodo alla guida dell'estremismo di sinistra romano, all'interno del quale era conosciuto con il nome di "Pecos" per la sua personalità da combattente solitario da film western., all'interno delle Brigate Rosse, dove assunse il nome di battaglia di "Matteo", Morucci dimostrò invece una fredda efficienza, mettendo a disposizione la sua competenza logistica e la sua preparazione con le armi. Disciplinato e attivo svolse un ruolo decisivo nella costituzione della colonna romana, dove furono progressivamente inseriti molti dei suoi compagni delle formazioni minori, e nell'attuazione dei primi attentati.. Nel periodo del sequestro Moro era uno dei principali responsabili del Fronte Logistico ed era ritenuto il miglior elemento, per preparazione militare e lucidità, all'interno dell'organizzazione..

Morucci divenne ben presto parte della struttura logistica nazionale delle Brigate Rosse e venne inserito nel gruppo operativo che nel gennaio 1977 effettuò a Genova il sequestro a scopo di estorsione dell'industriale Pietro Costa. Il rapimento ebbe successo; dopo una lunga detenzione nel capoluogo ligure, l'industriale venne rilasciato; la famiglia del sequestrato accettò di pagare un cospicuo riscatto, 1 miliardo e trecento milioni di lire, che venne consegnato a Roma. Furono Morucci, Moretti e Faranda a ritirare le valigie con i soldi che sarebbero serviti a finanziare le Brigate Rosse per molto tempo..

Nell'ottobre 1977 Morucci venne incaricato, insieme al brigatista della colonna genovese Riccardo Dura, di organizzare un poligono di tiro per l'addestramento dei brigatisti, ristrutturando un grande garage di una villetta a due piani nell'Appennino tosco-emiliano, messa a disposizione da simpatizzanti. I due brigatisti iniziarono i lavori per allestire il poligono, ma l'impresa finì in un totale fallimento: a causa di un incendio accidentale, la struttura bruciò completamente, mentre Morucci e Dura dovettero allontanarsi in tutta fretta per evitare di essere catturati dalle forze dell'ordine allertate dall'incendio..

L'agguato di via Fani e il sequestro Moro